Domenica 16 settembre 1990 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0


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16 settembre 1990 - 2.457 - Campionato di Serie A 1990/91 - II giornata

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin, Gregucci, Soldà, Madonna, Sclosa, Riedle, Domini, Sosa. A disp.: Orsi, Lampugnani, Bacci, Bertoni, Saurini. All. Zoff.

PARMA: Taffarel, De Mario, Gambaro, Minotti, Apolloni, Grun, Melli (84' Mannari), Zoratto, Brolin (66' Sorce), Catanese, Cuoghi. A disp.: Ferrari, Donati, Osio. All. Scala.

Arbitro: Sig. Ceccarini (Livorno).

Note: ammoniti Sclosa e Apolloni per gioco falloso. Angoli 7-2 per la Lazio. Al 30' Sosa fallisce un calcio di rigore.

Spettatori: 33.031 per un incasso di L. 933.000.000 (abbonati 15.457 per una quota di L. 454.716.000).

Il biglietto della gara
Sosa non ha brillato e ha fallito un rigore mandando a lato sulla sinistra di Taffarel
Sergio ha la meglio su Grun
Taffarel osserva il pallone del rigore di Sosa terminare a lato

La Stampa titola: "Fuori mercoledì dalla Coppa Italia, gli uomini di Zoff non riescono a superare gli emiliani e sono bloccati sullo 0-0. Lazio e Sosa ancora sotto choc, il Parma ringrazia. L'uruguaiano sbaglia un rigore, bordate di fischi per Calleri e i biancocelesti".

L'articolo così prosegue: Un Parma vivace, ordinato, a tratti elegante nella manovra, ha messo in difficoltà la Lazio che non è riuscita a cancellare la negativa impressione suscitata nella gara di mercoledì contro il Modena, costata l'esclusione dalla Coppa Italia. I problemi per Zoff sembrano aumentare. Se infatti nella gara di Coppa i biancocelesti erano riusciti a portarsi numerose volte vicini al bersaglio, ieri non si è vista neppure l'ombra di un pericolo per la porta difesa da Taffarel. La squadra romana recrimina per un calcio di rigore fallito da Sosa (fallo di Apolloni su Riedle). Quando l'uruguaiano ha spedito in curva il pallone dal dischetto, il cronometro segnava il 30' di gioco. C'era tutto il tempo per rimediare. Ma non per la Lazio vista ieri. I guai sono venuti specialmente dal centrocampo, incapace di fornire palle giocabili a Riedle e Sosa che avevano cominciato su toni promettenti. Inutilmente si sono attese le invenzioni di Domini, assai spento, che in teoria avrebbe dovuto assumere il ruolo di regista. Avrebbe potuto risolvere il problema Pin, apparso in giornata felice, relegato invece in una marcatura priva di senso. Ma questo è solo uno degli aspetti negativi. E' stato infatti l'intero collettivo biancoceleste a deludere profondamente la tifoseria che al termine della partita ha dato sfogo ad una vivace contestazione nei confronti dei giocatori, ma soprattutto verso il presidente Calleri, criticato per la campagna acquisti.

La sconfitta subìta contro il Modena, che ha scatenato una valanga di critiche verso il reparto difensivo, ha frenato pure Sergio nelle sue solite incursioni in avanti, con il risultato di sguarnire il gioco sulla fascia che non è mai esistito. Inoltre l'episodio del calcio di rigore gettato al vento, che ha finito per pesare enormemente sulla brutta prestazione di Ruben Sosa. Nel tentativo di farsi perdonare, l'uruguaiano ha cominciato a correre in lungo e in largo per il campo, creando confusione e facendo definitivamente saltare lo schema tattico che prevedeva l'offensiva condotta in tandem con Riedle. Il povero tedesco, pur confermando il suo valore, si è trovato nell'impossibilità di contribuire efficacemente alla manovra d'attacco. Di ben altra statura è apparso il Parma di Scala. Se la squadra emiliana, condizionata dall'obbligo di riscattare prontamente la sconfitta con la Juventus, avesse creduto maggiormente sulle sue possibilità, forse avrebbe potuto dare qualche dispiacere all'avversaria. Invece l'iniziativa è rimasta quasi sempre confinata nella ragnatela di una manovra discreta sul piano estetico per la sua corale precisione, ma scarsamente efficace nelle fasi conclusive. Tuttavia hanno avuto la possibilità di mettersi in evidenza Melli, De Mario con i suoi improvvisi sganciamenti dalle retrovie, ma soprattutto Catanese apparso un'autentica spina nel fianco dei laziali. La partita non ha riservato grandi emozioni. Sui due fronti non si è mai vista una limpida manovra che meritasse il gol. L'unico brivido, a parte il rigore sbagliato da Sosa, è venuto proprio dalla formazione parmense quando al 55', con un tiro dalla distanza, Catanese costringeva il portiere Fiori ad esibirsi in un gran volo per deviare la palla oltre la traversa.


L'Unità titola: "Altro stop dei biancazzurri bloccati dalla matricola. Sciupato un rigore. I tifosi contestano Calleri. Sosa il fallibile. Undici metri gettati al vento.

L'articolo così prosegue: I numeri sono la giusta chiave di lettura di questo Lazio-Parma: un'occasione per parte, fallita, ed ecco spie-gaio lo 0-0, il risultato, però, lascia tracce diverse nel morale delle due squadre. La Lazio, dopo l'umiliante KO rimediato in Coppa Italia con il Modena, e conseguente eliminazione, sciupa nel peggiore dei modi l'opportunità di rifarsi e imbocca, dopo i frettolosi peana di agosto, la strada dell'insicurezza. E in chiusura di match, quando ormai le squadre avevano già raggiunto gli spogliatoi, è planata sul prato dell'Olimpico la prima contestazione della stagione: dalla curva Nord, dove era raggrumato, come sempre, lo zoccolo duro della tifoseria biancazzurra, sono arrivati cori non proprio amichevoli nei confronti del presidente Calleri, invitato a recarsi in un posticino che non è certo un club esclusivo. Musica diversa, invece, per gli emiliani. L'obiettivo era conquistare il primo punticino in serie A, e il punticino, meritato, è arrivato. Per una squadra che ogni domenica deve far legna e mettere su travi per costruire il suo fortino chiamato salvezza, è stata una bella giornata. Usciva da tre schiaffoni di fila, il Parma (doppia sconfitta in Coppa Italia con la Fiorentina e KO interno con la Juve nella prima di campionato), e aveva bisogno di tirarsi su. La prova di ieri ha dimostrato che i tre ganci non hanno prodotto sconquassi: la mascella degli emiliani è dura e per chi deve lottare a ogni ripresa, è una risposta confortante. Manca, però, e questo è l'attuale limite dei gialloblù, il colpo capace di mandare l'avversario al tappeto: Melli e Brolin sono due zanzare, fastidiose, ma poco incisive. Con un attaccante smaliziato, abituato al palcoscenico della serie A, la salvezza potrebbe essere una comoda pratica.

La Lazio, si diceva, è tornata alla realtà. La squadra di Zoff condivide, al pari di altre formazioni di rango, il classico male di stagione, vale a dire lo squilibrio fra chi è in forma e chi, invece, ancora arranca. Domini e Madonna, anche ieri i peggiori in casa biancazzurra, non hanno fatto alcun passo in avanti rispetto alla disastrosa prova di giovedì scorso. Madonna, addirittura, nel secondo tempo è scivolato a fare il terzino, per tenere a freno le galoppate del numero tre del Parma, Gambaro, un velocista che ha creato non pochi problemi sul versante destro laziale. Un passo indietro, rispetto alta gara con il Modena, hanno fatto Scosa, Riedle e Sosa, quest'ultimo uscito di pista dopo il rigore fallito. È andato invece meglio Soldà, elogiato da Zoff negli spogliatoi: parole, quelle proferite e ripetute più volte dal tecnico biancazzurro, che mirano chiaramente al recupero psicologico di un giocatore ormai prossimo al tracollo psicologico. Con questi chiari di luna, si intuisce, la gara ha regalato ben poco da ricordare. Ventuno minuti per vedere la prima azione seria: punizione di Sosa, la difesa del Parma respinge, pallone raccolto da Domini che da quindici metri tira fuori. Al 23' lunga azione di Sergio sulla sinistra, cross rasoterra che taglia l'area, ma nessun laziale riesce a buttarla dentro. Al 29' il rigore per i romani: Apolloni strattona Riedle che finisce a terra. Sul dischetto va Sosa, tiro a mezz'altezza che finisce sul fondo. Nella ripresa, al 57' l'unica azione pericolosa del Parma e pure l'unica da ricordare di un secondo tempo da buttare: Catanese, da almeno trenta metri, scaglia una sassata che Fiori vede all'ultimo momento e riesce a deviare in angolo. Tutto qui. Davvero troppo poco.


In un altro articolo è riportato:

Zoff avvisa: "Difendo tutti ma voglio rinforzi...". Si è rivisto lo Zoff formato Juve, ieri pomeriggio. Ha difeso la squadra, elogiato Soldà "una prova di carattere, la sua", si è detto soddisfatto del risultato "visto com'è andata sugli altri campi, non possiamo lamentarci". La verità è che il tecnico laziale, visto il delicato momento psicologico della sua squadra, cerca di assicurarle un ombrello per ripararsi. Zoff evita di dare in pasto alla critica giudizi "pesanti", fa "gruppo" con i suoi e fa capire alla società che quella della panchina corta è una faccenda che comincia a infastidirlo: "Sono contento perché la squadra, dopo la sconfitta di giovedì, ha reagito. Nel primo tempo, fino al rigore, siamo andati bene. L'errore di Sosa ci ha messo in crisi, poi nella ripresa, abbiamo sentito nelle gambe la partita di giovedì. Purtroppo siamo contati e allora bisogna accontentarsi". Il tasto giocatori-contati anima un'intervista a ritmi sonnolenti: chiederà, gli chiedono, qualche rinforzo ? Zoff dribbla la domanda: "Abbiamo ancora qualche caso da risolvere..", alludendo a quelli di Troglio, e soprattutto, di Icardi, giocatore che per le sue caratteristiche, centrocampista difensivo, serve come il pane alla Lazio. Zoff chiude con un messaggio al pubblico, che pure ieri, come il Modena, ha accompagnato il rientro dei laziali negli spogliatoi con una fischiata colossale: "Il pubblico paga e ha diritto a esprimere il suo dissenso. Io, lo ripeto, di questa Lazio sono soddisfatto".