Domenica 18 marzo 1973 - Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 0-2


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1764. Campionato di Serie A 1972/73 - XXII giornata - inizio ore 14,30

PALERMO: Girardi, Fumagalli, Viganò, Arcoleo, Landini (I), Landri, Favalli (II) (67' Reja), Vanello, Pace, Pereni, Ballabio. (12 Ferretti). All. Pinardi.

LAZIO: Pulici F., Facco, Martini L., Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Manservisi. (12 Moriggi, 13 Petrelli). All. Maestrelli.

Arbitro: sig. Gonella di Torino.

Marcatori: 56' Garlaschelli, 68' Garlaschelli.

Note: cielo molto nuvoloso con pioggia a tratti, campo pesante. Angoli 3-2 per il Palermo.

Spettatori: 25.000 circa.

La prima rete di Garlaschelli
La seconda rete dell'ala
Re Cecconi in azione
Dal Corriere dello Sport: la cronaca della gara
Chinaglia in attacco

La Lazio c'è. Il Milan in fuga e la Juventus affannata devono tener presente la realtà di una ex squadra di serie B che oggi affianca in classifica i bianconeri ed attende con ansia il fatidico 22 aprile, giorno in cui si misurerà all'Olimpico contro i rossoneri. Che la Lazio sia la formazione più in forma del momento se n'è accorto amaramente il Palermo, battuto dagli atleti di Maestrelli in modo inesorabile. La scorsa stagione Palermo e Lazio erano protagonisti alla pari nel torneo dei cadetti, anzi ai siciliani toccava il ruolo più importante. In pochi mesi le strade si sono divise. Per i palermitani il sogno di un grande campionato dopo la promozione è stato fin troppo breve: già sentono i rintocchi di un triste richiamo alla retrocessione praticamente inevitabile. I biancazzurri, invece, non parlano di scudetto soltanto per superstizione. Vestono la maglia dell'umiltà, ma giocano da padreterni. Formano uno schieramento saldo che si intende ad occhi chiusi. La «partita salvezza e scudetto» — così era definito l'incontro della Favorita — rappresentava una lotta disperata per i rosaneri tesi a conquistare qualche punto per evitare pericoli di un rapido ritorno in B, ma poteva rivelarsi una frana per i laziali se Chinaglia e compagni avessero snobbato gli antagonisti, se si fossero lasciati innervosire dai gol che hanno tardato ad arrivare o intimorire dalle grida appassionate dei tifosi. Non è accaduto nulla di tutto questo. Il derby vinto sulla Roma non li aveva ubriacati né li hanno turbati gli attacchi dettati più dalla disperazione che da motivi tattici con cui i siciliani sono partiti a testa bassa. La Lazio si è confermata uno squadrone proprio nel periodo iniziale in cui la foga degli avversari dava l'impressione di poter fare scricchiolare l'impalcatura del suo gioco. Si è trattato di una semplice apparenza. La metà campo del Palermo è stata retta soprattutto da Favalli, ormai «vecchio cavallo» da circo abituato a recitare la parte del campione senza avere più. il fiato per eseguire numeri difficili, e dal giovane Arcoleo, mediano di classe che si dice interessi alla Juventus e che oggi si è impegnato al massimo anche per festeggiare la nascita della primogenita, avvenuta poche ore prima. Arcoleo ha avuto sul campo i fiori dei compagni di squadra, non il profumo di una vittoria impossibile. Ai due hanno cercato di dare man forte Vanello e Pereni, tesi entrambi alla ricerca di evanescenti punte da lanciare. Gli attaccanti, invece, non sono esistiti. Pace è rimasto stritolato dalla morsa Oddi-Wilson e Ballabio si è confermato calciatore sincero, forte e troppo grezzo. Perché in simili condizioni Pinardi non faccia giocare l'impetuoso Troja resta un mistero. Il Palermo, appoggiato in fase d'attacco dal terzino d'assalto Viganò, un ex juventino molto bravo e veloce, ha disegnato ragnatele di azioni per tre quarti di campo; nelle vicinanze dell'area laziale la polvere di attacchi si disperdeva. I biancazzurri spazzavano via tutto. E qui si è vista la vera Lazio. In fase di avvio ha superato qualche pausa di incertezza. Nella ripresa l'undici romano è risultato inesorabile. Magnifica l'azione del difensore libero Wilson, di cui non si sa se apprezzar maggiormente la precisione degli interventi o la facilità con cui si sgancia in avanti scambiando con Martini o Re Cecconi, ottimo l'altruismo di Chinaglia che attira su di sé gli avversari e rende liberi i compagni, notevoli il dinamismo di Re Cecconi e il tiro micidiale di Garlaschelli. L'ala destra, di cui in settimana la Lazio definirà la comproprietà con il Como resistendo, si dice, a ricche offerte provenienti da Milano e Torino, è stato l'artefice dei due gol decisivi, entrambi su azioni analoghe. All'11' della ripresa Re Cecconi, fuggito sulla destra, ha centrato; mentre Chinaglia faceva velo Garlaschelli, appostato al centro dell'area, ha deviato in rete. Al 23' l'azione è stata identica, con l'unica variante del passaggio di Re Cecconi, proveniente da sinistra ma con un tiro al volo altrettanto pronto e preciso. Il Palermo era crollato già dopo la prima rete, che ha demoralizzato i giocatori e calmato il pubblico. Finché si era sullo 0 a 0 i tifosi hanno spinto con un baccano infernale i loro atleti offrendo anche all'arbitro profumati frutti della Sicilia sotto forma di arance scagliate — per fortuna con mire imprecise — dalle gradinate. Gonella, al pari della Lazio, non ne è rimasto scosso. Ha tenuto in pugno senza incertezze l'incontro dirigendo con l'abituale autorità. Meno sicuro del solito è apparso, invece, Pulici, il portiere meno battuto d'Italia avendo incassato finora soltanto 11 reti. A metà gara, mezzo accecato dal sole, Pulici non ha bloccato un centro di Favalli La sfera ha picchiato sulla traversa ritornando tra le braccia dell'ex novarese: «Da quattro settimane non prendo palloni - ha detto poi il difensore - mi sarebbe spiaciuto rompere la serie per una distrazione».

Fonte: La Stampa