Domenica 24 aprile 1994 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lecce 3-0


Stagione

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24 aprile 1994 - 2606 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1993/94 - XXXIII giornata

LAZIO: Marchegiani, Negro (80' Di Mauro), Favalli (70' Corino), Bacci, Bonomi, Cravero, Fuser, Boksic, Casiraghi, Winter, Signori. - n.e. Orsi, Luzardi, Sclosa. - All. Zoff.

LECCE: Torchia, Biondo, Trinchera, Padalino, Ceramicola, Verga, Gumprecht (70' Olive), Gerson, Ayew, Notaristefano, Baldieri (80' Russo) - n.e. Gatta, Ingrosso, Melchiori - All. Marchesi

Arbitro: Borriello (Mantova)

Marcatori: 27' Winter, 45' Cravero, 77' Boksic.

Note: Ammoniti Cravero, Padalino, Verga.

Spettatori: 44.798 (8.793 paganti e 36.005 abbonati).

La piu' scontata delle vittorie per la piu' inutile delle partite. Lazio Lecce non doveva e non poteva aggiungere nulla a cio' che i numeri del campionato avevano da tempo sancito. Si guarda al futuro, al mercato, al prossimo anno, a Paul Gascoigne. Il resto conta poco, anche le tre reti sul groppone dei volenterosi pugliesi diventano buone solo per aggiornare gli almanacchi. Dopo il crac e l' operazione alla gamba fratturata, l' inglese si e' presentato all' Olimpico con le stampelle: una decina di giorni a Roma sotto le mani dei massaggiatori, poi la decisione se restare o continuare la rieducazione a Londra. "Sono felice di aver rivisto i compagni, tornero' piu' forte di prima". Magro come un chiodo, Gazza e' stato accolto dal solito affetto del pubblico e da una societa' che si e' detta pronta ad attendere il suo recupero. Nel frattempo, le grandi manovre sono gia' cominciate. A fine gara Sergio Cragnotti e' stato chiaro: "E stata una buona stagione con qualche pecca che si poteva evitare. L' anno prossimo voglio vincere qualcosa. Abbiamo preso Zeman perche' rappresenta il nuovo, gli metteremo a disposizione una Lazio ancora piu' forte. Le trattative con Chamot, Ferrara e Venturin dimostrano le nostre intenzioni". Prima la partita era scivolata via cosi' , al piccolo trotto, senza bagliori ne' emozioni. Nell' ultima panchina all' Olimpico in attesa di occupare la poltrona da presidente, Zoff si decideva finalmente a schierare l' eterno incompiuto tridente. Ceramicola, Trinchera e Biondo, terzetto difensore orgoglioso e mai domo, erano la risposta leccese a Casiraghi Boksic Signori: a loro e a un centrocampo assai dinamico va il merito di avere evitato con onore l' annunciato uso del pallottoliere laziale. L' inizio e' un brutto presagio di noia assoluta. I laziali passeggiano quasi a prendere il sole; sotto gli occhi del futuro allenatore, Luciano Spinosi, il Lecce mantiene palla e tenta di pungere. L' assalto al forte Apache del promettente Torchia si fa attendere fin troppo. L' altra faccia del Boksic forza della natura e' quella di un giocatore a tratti apatico e irritante. Signori si danna invano l' anima per arrotondare il bottino che vale il titolo di capo cannoniere, Casiraghi mostra i noti limiti tecnici in fase di appoggio oltre alla poca confidenza con la rete: anche in possibile chiave azzurra, l' intesa tra i due non sembra eccezionale. Alla mancanza di stimoli rimedia pero' la legge del divario tecnico: come si accelera, le occasioni laziali piovono a grappoli. Nel giro di un quarto d' ora, Casiraghi si divora tre reti e Signori coglie un palo. Beppe gol scarica il contachilometri a tagliare il campo per battere tutti i calci da fermo e proprio da una sua punizione nasce il vantaggio: Boksic controlla in area e offre indietro a Winter una comoda sponda. Altro giro dell' orologio, altra manciata di palle gol. L' ennesima punizione di Signori con inzuccata di Cravero chiude il primo tempo. Della ripresa sonnacchiosa rimane qualche volo di Torchia e il tris di Boksic, stacco imperioso a sigillare, ironia della sorte, l' unico calcio d' angolo non tirato da Signori. Fra tanti sbadigli, il vero protagonista diventa Gigi Corino, difensore dai piedi ruvidi ma dal cuore grande che torna a giocare dopo un lungo infortunio. La curva Nord lo ama come Gascoigne e ogni suo tocco e' motivo di boato. Ci si diverte con poco, il fischio finale anticipa il 25 aprile: una liberazione per tutti.

Fonte: Corriere della Sera