Domenica 27 gennaio 1952 - Trieste, stadio Comunale - Triestina-Lazio 1-1


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27 gennaio 1952 - Campionato di Serie A 1951/52 - XIX giornata

TRIESTINA: Cantoni, Belloni, Zorzin, Giannini, Mariuzza, Begni, Boscolo, Petagna, Ispiro, Ciccarelli, De Vito. All. Perazzolo.

LAZIO: Sentimenti (IV), Antonazzi, Sentimenti (V), Alzani, Malacarne, Montanari, Sentimenti (III), Larsen, Antoniotti, Lofgren, Sukrü. All. Bigogno.

Arbitro: sig. Bernardi di Bologna.

Marcatori: 24' Ciccarelli, 48' Lofgren.

Note: pioggia battente. Terreno pantanoso. Calci d'angolo 6 a 3 a favore della Triestina.

Spettatori: 7.000.

Si son viste tutte le stranezze proprie delle partite nell’acquitrino, con la palla che alle volte mette il motore, altre volte il freno, obbligando i giuocatori che la rincorrono a continui cambi di marcia oltre che a risolvere altri problemi imposti dallo stato di emergenza e, primo, il problema dell’equilibrio. Era davvero un problema correre, calciare, arrestarsi e riprendere, urtare e ricevere l’investimento, risparmiandosi, in tutti questi esercizi, i tuffi e le cadute rovinose. Ben pochi l’hanno risolto, talché alla tregua e alla fine, quelli che ricuperarono gli spogliatoi non erano atleti nelle loro pittoresche divise bianco rosso celesti bensì statue sulle quali il fango aveva steso uno strato di patina. Anche all’arbitro si presentavano dei quesiti non comuni, in primo l’adozione di un genere straordinario di valutazione dei falli con l’ammissione per la gran parte di essi dell’attenuante generica. Poiché arbitro era Bernardi, notoriamente meticoloso e cavilloso, c’era il timore che della partita il pubblico non vedesse se non dei frammenti: una partita non già da vedersi ma… da ascoltarsi. Ma Bernardi, pur senza venire a compromessi con il suo principio per i falli commessi nella grande porzione di campo che sta tra le due aree, ha invece adottato la maggiore indulgenza verso i difensori quando costoro si battevano a pochi passi dal loro ultimo baluardo, risparmiando all’una e all’altra squadra un paio di sanzioni che in altre circostanze egli avrebbe inesorabilmente inflitto.

Interessante partita, essa ha messo alla prova ogni risorsa di ogni giuocatore. Era evidente lo sforzo di ciascuno di acconciarsi alle esigenze speciali dell’ambiente. Parve in un primo tempo che nella Triestina militassero gli elementi più adatti al genere della gara; era infatti in campo laziale che la palla stazionava ed erano i triestini a dare al giuoco l’impronta più pratica, mettendo anche più spesso a repentaglio l’incolumità della rete di Sentimenti . Il giuoco di risposta della Lazio non faceva strada e si perdeva per lo più in azioni a sviluppo laterale che ben raramente varcavano, nonché la linea dei terzini, nemmeno quella di mezzo. La Triestina partiva invece in avanzate frontali, lanciando palle vibrate sulle quali si gettavano a rotta di collo gli agili attaccanti del reparto più avanzato, guidati con mirabile accortezza da quel volpone di Ispiro che, pur nell’ingannevole elemento, riusciva, con rapidi dietro-front e con un giuoco di seconde intenzioni, a far ammattire il suo diretto rivale Malacarne, del resto, costui, non nelle migliori condizioni di forma.

Un’incursione inventata e sviluppata da Ispiro, infatti, dava alla Triestina il vantaggio; molto bene la sfruttava Ciccarelli che, ricevuta la palla del compagno, la saettava in porta nel momento meno attendibile, trovando infatti impreparato lo stesso Sentimenti. Egli è stato battuto da un tiro indubbiamente insidioso e violento ma certamente nella sua lunga carriera, il portiere della Nazionale ne ha parati di peggiori. Le azioni ficcanti degli alabardati sconcertavano però in modo evidente l’intera difesa laziale perché, ancora pochi minuti dopo il goal Antonazzi fu sul punto di segnare una autorete che per sua fortuna si trasformò in… autopalo.

Era non altro che questione di freschezza e di impegno la forte prevalenza stabilita dalla Triestina nel primo tempo: ce ne convinse l’andamento della ripresa sviluppata a proporzioni letteralmente invertite. La Laizo attaccava nello stile che già aveva distinto la Triestina, se mai forte di un maggiore senso collettivo e di un più sicuro possesso della sfera, seppur con decisione minore, mentre la Triestina presentava una prima linea in cui la riserva di energie non corrispondeva alla volontà e una mediana sempre meno elastica nelle avanzate in appoggio degli avanti, onde quel certo distacco tra i due reparti ch’è sempre foriero delle più grandi conseguenze. E tuttavia, pur rimanendo spesso in posizione arretrata, erano proprio Begni, Giannini e Mariuzza a sostenere il maggior peso della situazione però energicamente coadiuvati da Zorzin e da Cantoni, mentre Belloni, azzoppato già nel primo tempo, teneva il posto con abnegazione ma con evidente fatica. Delle menomate condizioni di Belloni aveva abilmente approfittato Sukru, al 3° della ripresa, per avvicinarsi alla porta e per servire Lofgren, dandogli l’occasione, peraltro splendidamente sfruttata, di conseguire il pareggio.

Sarebbe interessante stabilire quale delle due squadre sia stata favorita dalle eccezionali condizioni del terreno ma si entrerebbe nel campo delle ipotesi. Resta l’equità del risultato e la constatazione dell’alto interesse assunto dalla gara appunto per lo stato singolare del fondo, aggravato altresì dalla caduta ininterrotta della pioggia: uno spettacolo di virtù atletiche che valeva la pena d’essere goduto.

(da "Il Calcio Illustrato" del 31/1/1952, articolo di Mario Grassi)






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