Domenica 2 marzo 1952 - Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 1-1


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2 marzo 1952 - Campionato di Serie A 1951/52 - XXIII giornata

INTERNAZIONALE: Ghezzi, Blason, Padulazzi, Fattori, Giacomazzi, Neri, Armano, Broccini, Lorenzi, Skoglund, Nyers (I). All. Olivieri.

LAZIO: Sentimenti (IV), Antonazzi, Sentimenti (V), Alzani, Malacarne, Fuin, Puccinelli, Larsen, Antoniotti, Lofgren, Sukrü. All. Bigogno.

Arbitro: sig. Massai di Pisa.

Marcatori: 48' Lofgren, 69' Lorenzi.

Note: giornata di sole; terreno buono. Nessun incidente di rilievo. Calci d'angolo 9 a 1 a favore dell'Inter. Lofgren ha realizzato il gol numero 1.000 della Lazio in Serie A.

Spettatori: 45.000.

Alcuni elementi della partita, in primo luogo il numero dei calci d'angolo, possono indurre in errore gli sportivi, che non hanno il piacere di essere presenti alla gara. La Lazio ha semplicemente accettato il confronto con l'Inter in campo aperto, opponendo gioco scoperto al gioco scoperto, tecnica a tecnica, dispositivo tattico a dispositivo tattico. Si è battuta da pari a pari con la squadra che scorgeva nella vittoria il trampolino di lancio per balzare nello spazio virtuale dello scudetto. L'Inter contava troppo poco, evidentemente, sulla qualità e sulle risorse della Lazio. pertanto il pareggio faticoso del quale ha dovuto accontentarsi ha meno punito il suo gioco del suo orgoglio. Il quadrilatero della Lazio è stato, a un tempo, il protagonista virtuale della partita e il fattore tecnico che ha determinato l'orientamento del gioco e il mancato successo dell'Inter. Abbiamo visto un Larsen superlativo, un Lofgren tessitore abile e instancabile, un Fuin elastico ed elegante, un Alzani ingegnosissimo, infaticabile artigiano del bel gioco. L'Inter, partita in piena velocità, ha esordito con due calci d'angolo a suo favore. Mentre la folla s'attendeva un attendamento degli attaccanti nerazzurri in campo laziale, la squadra romana manifestava le sue intenzioni bellicose al 6' di gioco, allorché Larsen, da posizione arretrata, spediva un rasoterra preciso e violento al portiere interista, che doveva gettarsi in tuffo per abbrancare la sfera. L'Inter reagiva subito con una serie di attacchi incisivi e spigliati, che avevano il protagonista in Lorenzi, artefice all'8' di una stangata alta e al 10' di un tiro a tutto arco di gamba che il portiere bloccava senza muoversi, in presa perfetta. Lorenzi continuava a spopolare e al 14' centrava in pieno il palo. Ancora Lorenzi un minuto dopo tentava di farsi largo con un bel aggiustato colpo di testa, centro di Skoglund, e ancora Sentimenti era pronto alla respinta. Dopo cinque angoli consecutivi collezionati dall'Inter dal 1' al 16' di gioco la lazio apriva la sua serie che peraltro era destinata ad esaurirsi subito. Corner per i biancocelesti: l'assembramento dei giocatore volge verso la direzione del tiro che però è molto arcuato sicché Sukru, tutto spostato nella direzione opposta, viene a trovarsi libero davanti alla rete ma fallisce il tiro.


Di seguito il commento de "Il Calcio Illustrato":

I nerazzurri hanno sfoggiato nel primo quarto d’ora dell’incontro un giuoco vivido e ricco d’iniziative, capace di mettere in difficoltà la Lazio. In tale periodo iniziale si è avuta l’impressione che gli avanti dell’Inter potessero sorprendere in velocità gli ospiti, non ancora assestati e scaldati; senonché un tiro di Lorenzi è stato respinto dal palo e un paio di interventi difficili di Sentimenti IV hanno negato ai nerazzurri la soddisfazione del goal. Se l’Inter fosse riuscita a segnare nella fase di maggiore intraprendenza, probabilmente la partita avrebbe assunto un’altra fisionomia invece lo sprazzo migliore dei nerazzurri (per l’occasione in maglia arancione) si è esaurito senza frutto, un po’ per merito del portiere laziale e un po’ per demerito degli avanti milanesi, con particolare riguardo per Broccini e Skoglund.

Superato senza danni il periodo più critico dell’incontro, la Lazio si è gradatamente rinfrancata; la prima linea dell’Inter, che non ha potuto certamente mantenere il ritmo iniziale, ha dato anche l’impressione di afflosciarsi, mentre la retroguardia dei romani si è fatta sempre più sicura e decisa. Inoltre la squadra ospite si è gagliardamente distesa, in virtù soprattutto del giuoco superiore dei due interni, cosicché con lo scorrere del tempo il giuoco si è fatto sempre più equilibrato, al punto di far considerare equo lo zero a zero verificatosi alla fine del primo tempo.

Al 4° della ripresa si è avuto il colpo di scena del goal laziale. L’azione impostata da Puccinelli sembrava doverrsi esaurire in una serie di ripicchi, allorché Lofgren è riuscito a piazzare da cinque o sei metri un tiro basso e preciso che si è infilato radendo il palo. Si è avuta l’impressione che tale tiro fosse parabile; ma probabilmente Ghezzi, già fuorviato dalla confusa situazione, si attendeva una stoccata di maggiore potenza. Una volta passata in vantaggio, la Lazio pur senza chiudersi strettamente in difesa si è fatta più guardinga contenendo validamente la reazione nerazzurra in virtù dell’ottimo piazzamento e della confermata sicurezza, il tutto potenziato sempre dalla superba guardia di Sentimenti IV, che al 16° ha anche bloccato un forte tiro di Broccini. Quando sembrava ormai preclusa all’Inter la via del pareggio, questo è sopraggiunto al 24°. Su azione impostata da Padulazzi, proseguita da Skoglund e Nyers e risolta da Lorenzi, che dopo avere visto il suo primo tiro respinto da Sentimenti IV, ha ripreso mettendo in rete di prepotenza da pochi passi.

A questo punto l’Inter ha tirato fuori le supreme energie per raggiungere la meta del successo; ma al 28° un forte tiro alto di Lorenzi è stato miracolosamente intercettato dal portiere con una manata e nel finale Antonazzi è riuscito a neutralizzare alcuni guizzi pericolosi dello stesso Lorenzi. Ma ormai la stanchezza era subentrata in tutti ed entrambe le squadre accusavano precedenti sforzi; l’Inter non è così riuscita a piazzare la stoccata decisiva, mentre la Lazio ha tenuto duro fino all’ultimo.

A conti fatti, pareggio esatto. L’Inter è mancata in parte nel giuoco offensivo, a causa della giornata poco felice di Broccini e Skoglund. Il primo non si è quasi mai visto; il secondo si è visto di più, ma è incorso in molti errori, accusando anche una certa timidezza negli urti. Anche tenendo conto dell’efficienza e della solidità degli avversari, Broccini e Skoglund hanno giocato al disotto del loro valore, compromettendo così il rendimento della prima linea. La quale è vissuta sostanzialmente sugli strappi nervosi di Lorenzi, capaci di mettere in difficoltà la potente difesa avversaria ed anche di creare situazioni pericolose. Ridotto così il ritmo delle mezze-ali, anche le estreme non potevano non risentirne, nonostante gli spostamenti di Nyers, che attirando Antonazzi lasciava spesso via libera a Skoglund lanciato sulla sinistra. Le imprecisioni di passaggio e le deficienze di tiro dello svedese hanno impedito lo sfruttamento delle situazioni più propizie, specialmente nella fase iniziale. Gli sforzi più intensi dei nerazzurri si sono così esauriti senz’alcun risultato pratico: Nyers ha avuto qualche guizzo al centro, così come Armano ha lavorato, ma tenendo troppo il pallone, com’è ormai suo difetto.

La mediana ha certamente risentito dell’assenza di Giovannini, perché il sostituto Giacomazzi, pur giocando con volontà, difetta di nerbo e di sicurezza. La preoccupazione e la responsabilità gravano sull’azione dell’improvvisato centrosostegno, che oltre a respingere come può, nei suoi precipitosi interventi, si è palesato spesso in difficoltà di fronte ad avversari di buona levatura tecnica come quelli laziali. Errori veri e propri non ne sono stati commessi; però quasi tutti i palloni di Giacomazzi erano alti o mai diretti e quindi poco sfruttabili. Assai meglio hanno giocato i due laterali Fattori e Neri, che nella ripresa si sono anche scambiati di posto. Specialmente Fattori ha manovrato con accortezza, offrendo molti palloni alla prima linea, mentre Neri, più deciso ma meno esatto, ha lavorato più di forza che di classe.

Un simile ragionamento è possibile farlo per Blason, che ha lottato risolutamente per controllare il suo diretto avversario, non sempre riuscendovi Padulazzi, dove aver fornito un ottimo primo tempo, si è lasciato talvolta sorpassare nella ripresa. L’azione del pareggio è scaturita da lui. Il portiere Ghezzi ha avuto poco di difficile da sbrigare e non può essergli attribuita alcuna responsabilità per il goal di Lofgren. L’Inter ha insomma prevalso, impegnandosi a fondo, ma senza raggiungere la dovuta praticità e ciò, non bisogna dimenticarlo, anche per merito del giuoco avversario.

Difatti la Lazio, dopo aver retto alla sfuriata iniziale dei nerazzurri con difficoltà ed anche con un po’ di fortuna, ha saputo ergersi sicura e combattiva con lo scorrere dei minuti, confermando il suo solido impianto di giuoco. Il portiere è stato il primo artefice dell’affermazione romana egli ha saputo conferire alla squadra sicurezza e tranquillità, sia nel periodo più efficace dei nerazzurri, sia lungo l’arco dell’intera partita. Colpo d’occhio, elasticità, scatto e sicurezza di presa hanno fatto rivedere il Sentimenti IV delle grandi giornate, pressoché imbattibile. Antonazzi, dopo un inizio piuttosto incerto (il terzino destro è apparso disorientato al principio dai fulminei spostamenti di Nyers) si è gradatamente rinfrancato, ritrovando la consueta baldanza: Sentimenti V ha sfoggiato risolutezza e potenza, costituendo con Antonazzi e Malacarne un baluardo difficilmente sormontabile. Soltanto Lorenzi è riuscito talvolta a mettere in difficoltà i difensori laziali, sorpresi dagli scatti e dalle improvvisazioni del centravanti nerazzurro. Pure Fuin, dopo una partenza alquanto sfocata, si è ripreso magnificamente imponendo la sua tecnica superiore, mentre Alzani ha tenuto con efficacia da un capo all’altro dell’incontro.

La prima linea ha messo in luce i due interni Larsen e Lofgren, utilissimi anche per la retroguardia in virtù del loro giuoco ampio e continuo impostato sui canoni della migliore scienza calcistica. Controllo esatto del pallone, lanci accorti e precisi, buon tiro a rete; Larsen e Lofgren posseggono insomma tutti i requisiti delle mezze-ali di classe. La tecnica di Antoniotti si è amalgamata con profitto ed è un peccato che il fisico non sorregga il centravanti laziale, consentendogli di sfruttare le azioni favorevoli con dovuto mordente. Le due estreme hanno dato del filo da torcere; Puccinelli sta attraversando un buon periodo di forma, mentre Sukru, talvolta ingenuo, è risultato poco realizzatore, fallendo un paio di facili occasioni. Il complesso laziale si è confermato ottimo ed equilibrato: molte manovre sono state eccellenti.

Renzo De Vecchi