Domenica 7 dicembre 1958 - Alessandria, Stadio Giuseppe Moccagatta - Alessandria-Lazio 0-0 (sospesa al 46' per nebbia)


Stagione

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La gara effettivamente disputata (Alessandria-Lazio 0-2)

7 dicembre 1958 - Campionato di Serie A 1958/59 - XI giornata

ALESSANDRIA: Notarnicola, Nardi, Snidero, Pistorello, Boniardi, Girardo, Lorenzi, Manenti, Vonlanthen, Dorigo, Tacchi. All. Robotti.

LAZIO: Lovati, Lo Buono, Del Gratta, Carradori, Janich, Pozzan, Franzini, Tagnin, Tozzi, Fumagalli, Prini. All. Bernardini.

Arbitro: sig. Gambarotta (Genova).

Note: gara sospesa per nebbia al 46'.

l'Unità titola: "All'inizio della ripresa la decisione dell'arbitro. Alessandria-Lazio sospesa per la nebbia mentre le squadre erano in parità: 0-0. Annullato un goal di Vonlanthen perché segnato in posizione di fuorigioco. L'attacco biancoazzurro delude ancora nonostante l'innesto di Franzini all'ala destra. I "grigi" si sono confermati in ripresa".

L'articolo così prosegue: Durante l'intervallo una pesante coltre di nebbia ha avvolto il "Moccagatta" e agli spettatori è sfuggito l'ultimo atto dell'incompiuta Alessandria-Lazio. Il signor Gambarotta, infatti, accompagnato dai fidi sbandieratori e dai capitani delle due squadre Nardi e Lovati si è recato presso una delle porte e di lì, con il gruppo "notabile" ha constatato, "regolamento alla mano", la necessità di sospendere l'incontro. I primi 45 minuti erano terminati con un nulla di fatto e, in fondo, la nebbia ha steso un pietoso velo su una partita che non sarebbe certo passato alla storia come un "big match". Prima dell'inizio della partita i "grigi" (per l'occasione in maglia rossa) erano i più propensi alla sospensione. Metà della difesa aveva dovuto sottoporsi alle cure dell'infermeria durante la settimana e di tre infortunati, capitan Pedroni, Gerbaudo e Boniardi, solo quest'ultimo poteva presentarsi in campo con una maglia reumatica dorso-lombare per nulla guarito. Le cose in campo sono andate diversamente dal previsto e alla fine i più scontenti sono stati i padroni di casa che avevano intravisto la possibilità di continuare la bella serie casalinga. Pur riconoscendo i limiti di un commento che dovrà ovviamente prendere in considerazione solo mezza partita, crediamo utile un esame delle due squadre. L'Alessandria è in ripresa. Ha vinto il complesso della "Cenerentola" e fronteggia gli avversari in campo aperto senza assurde tattiche "catenacciare".

Boniardi si è dimostrato un ottimo "stopper" (degna di elogio la sua partita) e Pistorello si è inserito nella manovra dell'attacco in modo costante. L'estrema difesa ha tenuto bene il ritmo imposto dalla squadra, un ritmo non sempre pulito e sobrio, ancora confusionario, ma già ricalcante un certo schema organico. L'attacco, per esempio, non sempre ha saputo concretizzare - almeno in pericolosità - le situazioni che nascevano a centrocampo. Comunque, Lorenzi, ci è apparso meno abulico del solito (specie nella prima mezz'ora) e Vonlanthen ha dato l'impressione di non voler cancellare il bel ricordo di domenica scorsa. Per la Lazio il discorso è un altro. Bernardini evidentemente è sceso ad Alessandria con l'intenzione di portar via almeno un punto. Ha inserito all'attacco al posto d'ala (e sono quattro gli uomini che hanno indossato la maglia azzurra con il numero 7) un esordiente, Franzini, che è notoriamente un "interno" e ha lasciato al tandem, Tozzi-Fumagalli il compito di "sfondare". La tattica ha fatto cilecca. I due centravanti, con il loro gioco fatto di scambi stretti, hanno favorito la difesa alessandrina che ha avuto buon gioco a controllare i due attaccanti. Sul morale di Tozzi può aver influito il fatto di essersi "mangiato" al 5' la più bella delle occasioni. A nulla è valso lo scorribandare di Tagnin, generoso come sempre, la gran mole di gioco svolta dai due mediani laterali: Pozzan e Carradori (due colonne!); l'attacco non ha mai dato l'impressione della irresistibilità e non solo nel reparto avanzato la squadra azzurra ha scricchiolato ma anche nella retroguardia è apparsa abbastanza discutibile la presenza di Del Gratta (oggi anche falloso) con un Molino in tribuna intento a soffrire le pene dell'inferno.

Lovati è stato all'altezza della sua fama e un suo intervento al 26' su tiro di Dorigo ha avuto del miracoloso. Malgrado la confusione che c'era in area ha agguantato una cannonata dell'interno grigio con un tuffo prodigioso. Sempre sulla Lazio sarà bene dire che il giocare tutta la partita sul "fuori-gioco" è un po' come baloccarsi con una mina magnetica. Presuppone questa tattica un'oculatezza pressocchè perfetta dell'arbitro e si sa che ciò, se è auspicabile, non sempre è possibile. Al 21', per esempio, la tattica del fuori gioco è servita ad annullare un goal di Vonlanthen, ma al 32' a causa di una discesa di Vonlanthen, anche questa volta in posizione irregolare ma non individuata dal giudice di gara, Janich, che ha giocato da battitore volante, è stato costretto ad affibbiare un sonoro ceffone al pallone e non si capisce come l'arbitro abbia potuto chiudere gli occhi. Due sviste una dietro l'altra, ma non può essere sempre festa.


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