Ancherani Sante


Sante Ancherani
I ragazzi di Pisa nelle famose "tre vittorie in un giorno" del giugno 1908
Una ricevuta autografa originale di Sante Ancherani del 1910.
Dono di oizaL
Santino con Piola
Una pubblicità del negozio di articoli sportivi di Sante su un giornale
Dal Corsport: l'annuncio della morte di Sante Ancherani
Una foto autografata da Sante Ancherani
Una foto di Sante Ancherani da giovane
Una sconosciuta foto di Ancherani alle prese con una porta. E' il 1910
Ancherani con la formazione giovanile intitolata a suo nome partecipante ad un Torneo Interno degli anni '40
Da "La Stampa Sportiva" del 7/05/1905: Ancherani vince il Campionato romano degli studenti per il 1905
La notizia della morte di Ancherani
Ancherani negli ultimi anni di vita

Biografia

Sante Ancherani nasce a Cotignola (RA) il 6 settembre 1882, di Francesco e da Lucchetti Silvia, ma quasi subito si trasferisce prima a Tuscania (VT) e poi a Roma dove giunge all'età di 4 anni. Piccolo di statura, ma agile e forte, studiava alle scuole tecniche con buon profitto. Amante dello sport e sopratutto della corsa, era sovente allenarsi, dopo la scuola, nella zona di Piazza d'Armi, dove oggi si trova il quartiere "Prati" ma che allora era usato per le parate militari in quanto disabitato. Si era costruito un soprannome desunto dal suo nome di battesimo letto al contrario: Etnas.


La scoperta della Lazio

Fu proprio qui che nel Febbraio 1900 qualcuno, tra i fondatori della Società Podistica Lazio, notò questo ragazzo dai capelli neri correre senza mai fermarsi e lo avvicinò. Mario Pennacchia nella sua Storia della Lazio (1969) descrive l'incontro in maniera romanzesca ma forse non molto dissimile dalla realtà. Qualcuno gli chiese quanto facesse sui 100 metri ed egli, candidamente, rispose in dialetto romanesco: "Nun ce lo so, io corro e basta quanno sto in piedi". Lo vollero cronometrare e il risultato fu di 13 secondi e 10 decimi, un gran tempo per l'epoca. "Ce semo sbajati, puoi riprovà?" gli dissero e Santino riprovò fermando il cronometro a 13 secondi netti! Stavolta niente scuse, Santino è festeggiato e gli viene data la tessera numero 6, che egli conserverà nel portafoglio per tutta la vita.


Pioniere e capitano

Fino al 1901 a Roma nessuno sapeva cosa fosse il Football, gioco praticato in Inghilterra già dalla seconda metà del XIX secolo. Anche in Italia il nuovo gioco stava prendendo piede, sopratutto grazie ai marinai anglosassoni che sbarcavano nei porti di Genova e Palermo ed ai seminaristi scozzesi che venivano in Italia per studiare. Un giorno di Gennaio del 1901 si presenta nella sede di Via Valadier un certo Bruto Seghettini, chiedendo se in quella Società fosse praticato il Football. Ancherani rispose semplicemente che quel gioco lì loro non lo conoscevano e ne sentivano parlare per la prima volta. L'interlocutore non si perse d'animo e tirò fuori un pallone di cuoio che cadendo a terra rimbalzava.

In quel momento il giuoco del calcio era sbarcato anche nella capitale del Regno d'Italia. Fu lo stesso Santino a farsi promotore, presso i compagni basiti, di questo strano sport inglese che lo entusiasmava a tal punto da iniziare a giocarci ogni qual volta il tempo lo permetteva in quello sterminato prato dietro Piazza della Libertà. Ancherani e compagni giocavano sempre fra loro, mettendo due sassi come porte e delimitando il campo con un albero o un cespuglio. Ai piedi gli scarponi di guerra del Regio Esercito, rimediati chissà come e chissà da chi, ma ottimi per dare colpi alla palla. Le carrozze ogni tanto si fermavano a guardare quei giovanotti dare calci ad una sfera di cuoio e le dame benpensanti si chiedevano, inorridite, in che mondo si vivesse.

Tra una corsa ed una partita trascorse ancora un anno; nel mentre i ragazzi biancocelesti perdono 11-0 contro i più avanzati seminaristi scozzesi ma non si scoraggiano, anzi prendono spunto ed imparano la tecnica. Ancherani, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, si porta dietro un paio di scarpini da calcio che fa smontare da un calzolaio di fiducia per riprodurli, cosicchè tutti possono dire addio alle calzature di fortuna con cui finora avevano giocato. Intanto a far compagnia alla Podistica è nata, ad opera di alcuni membri dissidenti, la Virtus, ed allora perchè non sfidarla anche in una gara di pallone? Ancherani, che è ormai il centrattacco, il capitano e l'allenatore, prende la gara sul serio e fa allenare i compagni con 3 ore di partita e poi sgambatura sul percorso: Lungotevere, Viale Carso, Viale Angelico, Viale delle Milizie, per un totale di 3.884 metri!

I ragazzotti sono stremati ma felici e quando scendono in campo, il 15 maggio 1904 a Piazza d'Armi, per quella che tutti concordano come la prima gara ufficiale della storia della Lazio, sono determinati a vincere. La partita è maschia e combattuta e alla fine prevalgono le maglie bianche laziali per 3-0 e Santino, che segna tutte le reti, viene portato in trionfo dai compagni. Il carisma di Ancherani era tale che i compagni lo adoravano. Lui intanto continuava a suonare la tromba ed era entrato nella banda comunale. Aveva anche salvato in vari periodi almeno sette persone che avevano tentato il suicidio gettandosi nel Tevere, lui che come nuotatore non era proprio impeccabile.


Il torneo di Pisa

Passano gli anni e i giocatori biancazzurri sono sempre più bravi nel nuovo gioco che comincia a piacere a tutte le classi sociali. Nel giugno 1908 vengono invitati a Pisa per un torneo interregionale, organizzato col patrocinio del comune toscano, segno che la fama della Lazio sta uscendo dai confini regionali. Per l'occasione Ancherani contatta due fratelli in forza alla Virtus: Corrado Corelli e Filiberto Corelli e chiede loro di aggregarsi alla squadra per la trasferta in Toscana. I due accettano senza remore facendo infuriare i dirigenti della loro ormai ex squadra e creando, senza saperlo, il primo trasferimento della storia della Lazio. Il sabato mattina, i giovanotti, capitanati da Ancherani, partono in treno per il capoluogo toscano, dove giocheranno alle 16:30. La mattina seguente, mentre stanno per recarsi a visitare la città da turisti, vengono avvicinati da alcuni esponenti del comitato organizzatore che li supplicano di giocare contro il Lucca una partita, non in programma, per le 10:00.

Ancherani guarda i suoi compagni ed accetta, tanto ci sarebbe stato tempo per recuperare la fatica. Così si gioca e la Lazio batte il Lucca per 3 reti a zero. Santino e compagni quindi si recano in trattoria per il meritato pranzo ma, quando stanno ancora al secondo piatto, ecco di nuovo gli organizzatori che ancora una volta gli chiedono di giocare, stavolta con la Spes Livorno che non vuole essere trattata in maniera diversa dai lucchesi. Augusto Faccani si adira fortemente ma poi viene presa la decisione di giocare davanti a un pubblico ostile. Si registra un'altra vittoria, stavolta per 4-0, che fa zittire tutti. Giusto il tempo di sdraiarsi a riposare un attimo sull'erba che ecco presentarsi la Virtus Juventusque per la finale. Ancherani suggerisce di farli sfogare e di contenerli: inventa, insomma, il catenaccio pionieristico. La partita sta quasi finendo sul pareggio a reti bianche quando, da un guizzo di Saraceni, la palla va a Corelli, questi crossa per Santino che, indisturbato e con i livornesi sbilanciati, mette in rete. E la Lazio vince la gara per 1-0.

Ricevute le medaglie, Ancherani e gli altri hanno l'idea di inviare un telegramma alla sede per comunicare la vittoria ottenuta. Il testo è il seguente: "Vinto Torneo 3-0, 4-0, 1-0". In sede nessuno ci capisce nulla su cosa significasse tale dispaccio, in fondo si sapeva che si doveva giocare una sola gara, non tre, e solo quando i giovanotti torneranno a Roma il mistero sarà svelato, con grandi risate di tutti.


L'addio al calcio giocato

Ancherani continuava a giocare a pallone ed a suonare nella banda comunale. Dopo ogni partita c'era un calesse pronto a portarlo sul posto di lavoro. Ma nel 1912 dovette prendere la decisione di diradare in parte i suoi impegni con lo sport, in quanto ormai era divenuto per lui arduo giocare e lavorare. Non affisse gli scarpini al chiodo perchè Santino continuò a giocare diverse partite segnando ancora molti gol, ma non lo fece più a "tempo pieno" come prima e, al contempo, la musica era diventata una passione pari a quella che provava per la Lazio. Non si allontanò, pertanto, del tutto dalla società biancoceleste tanto che fu eletto anche Direttore Sportivo nell'Assemblea Generale del 1912. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale Ancherani vedrà partire molti ragazzi tra cui il portiere Lorenzo Gaslini e Alberto Canalini che non torneranno più e molti altri suoi amici che periranno nell'infame conflitto. Ma anche per Ancherani arriva la temuta chiamata per il fronte come recita il suo ruolino militare trovato all'Archivio di Stato. Già messo in congedo illimitato nel lontano 14 agosto 1902, Santino è richiamato nel 27° reggimento "Brigata Pavia" il 10 luglio 1916. Il 27° Reggimento in tempo di pace aveva la sede a Rimini e il 28° Reggimento a Ravenna provincia dove lui era nato (Cotignola), anche se sul suo foglio matricolare era registrato erroneamente come nato a Roma città dove era arrivato da bambino.

Nell'ottobre dello stesso anno è in zona di guerra. Probabilmente avrà anche fatto parte di qualche fanfara militare, ma Ancherani alla fine farà due anni in prima linea. Verrà esonerato dai servizi di prima linea solo l'11 giugno 1918, quattro giorni prima della "Battaglia del Solstizio" che vedrà il suo reggimento sull'Altipiano, per poi essere spostata sul Piave a sostegno del campo trincerato di Treviso, tra Zenson e Fagaré, pesantemente attaccato dagli austriaci. Verrà definitivamente congedato il 30 dicembre 1918 con la dichiarazione di aver tenuto buona condotta e aver servito con fedeltà ed onore. Intorno agli anni venti apre una bottega di articoli per il calcio nei pressi di Via dei Prefetti. Ormai questo sport ha preso piede e sta diventando sempre più importante nel panorama mondiale. Fornisce palloni da gara per quasi tutte le partite giocate a Roma (a volte cucendoli lui stesso) e produce tutto ciò che serve ai calciatori stando sempre all'avanguardia nella ricerca del materiale migliore, importandolo anche dal Regno Unito, patria indiscussa di questo sport.


Laziale fino alla morte

Gli anni scorrono veloci. La Lazio è ormai una realtà consolidata e Sante non manca mai ad una partita. Si commuove quando vede Silvio Piola portare la Lazio a sfiorare lo Scudetto nel campionato 1936/37. Poi gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, quando tutto sembra perdersi, e poi la rinascita. Alla fine degli anni '60 riceve uno smacco dall'allora presidente della Lazio Umberto Lenzini che, mal consigliato da qualcuno, gli toglie la tessera vitalizia. Santino prende allora il portafogli e si regala l'abbonamento in tribuna come un tifoso normale, lui che non lo è. Se ne va il 9 settembre 1971 a 89 anni in una domenica quando la Lazio non gioca, come per non dare eccessivo fastidio, e se ne va tre anni prima di vedere coronato il suo sogno: vedere lo Scudetto cucito sulle maglie biancocelesti da lui amate visceralmente.

Anni dopo molti esperti concorderanno che il vero padre della Lazio sia stato lui, pur senza rendersene conto, perchè il calcio, a Roma e nella Lazio, ha avuto piede grazie alla sua tenacia e al suo entusiasmo, assieme naturalmente ad un gruppo di scapestrati ragazzotti che con il loro gioco facevano inorridire le dame in carrozza della Roma di inizio novecento.






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