Siliato Salvatore Leonardo


Leonardo Siliato
Il presidente Siliato, a sinistra, premia nel 1964 il pioniere Tito Masini
Leonardo Siliato con le sue decorazioni
Siliato, a sinistra, e Tessarolo alla fine della drammatica assemblea del 4 novembre 1956, tenutasi nel CRAL della Presidenza della Repubblica in Via Piacenza
Leonardo Siliato alle prese con il bizzoso fuoriclasse Humberto Tozzi

Leonardo Salvatore Siliato, di origini siciliane, nacque a Genova (secondo il permesso temporaneo di soggiorno in Brasile del 1953, la nascita sarebbe avvenuta invece a Riposto, in provincia di Catania) il 4 aprile 1896 e morì a Roma il 24 ottobre 1976. E' stato presidente della Lazio dal 1956 al 1960.

Negli anni '30 fu legato al P.N.F. e si occupava di problemi legati alla Previdenza e all'Assistenza dei lavoratori. Come politico, nel 1929, divenne Rettore ordinario della Provincia di Genova, ma si dimise da questo incarico nell'agosto del 1931. Fu anche Amministratore unico dell'Ansaldo e presidente del Liguria Calcio nel 1940. In guerra fu pluridecorato al valor militare. Nel dopoguerra fu presidente della Terni e professore universitario.

Il 4 novembre 1956, nel corso dell'Assemblea generale straordinaria, il revisore dei conti della Lazio, Aldo Giuliani, riferisce che il passivo della società ammonta a Lire 818.000.000. Costantino Tessarolo, presidente della Sezione Calcio, comunica che il conte Mario Vaselli, che fino ad allora aveva finanziato la società, aveva deciso di rinunciare ad ogni incarico e che il gruppo di Giorgio Zenobi aveva reperito solo 20 dei 60 milioni necessari per le spese più urgenti. In un clima drammatico si fece ricorso a una reggenza costituita da Leonardo Siliato e l'industriale Antonio Alecce. Il 23 dicembre dello stesso anno viene eletto il nuovo consiglio che vede Siliato presidente della Sezione Calcio e Alecce finanziatore e consulente.

Il presidente generale viene invece eletto il 23 marzo 1957 nella persona del conte Antonio Cremisini. Tuttavia i problemi economici non erano affatto risolti con queste nomine. Il 18 luglio 1957, nella riunione sul rendiconto di gestione, Siliato si presenta dimissionario e denuncia lo stato di pericolo finanziario. Nel tentativo di attenuare la crisi aveva firmato l'accordo di cessione di Arne Selmosson all'Inter, con il fine di avere almeno a disposizione l'acconto da usare nell'ordinaria amministrazione ma la vibrata protesta di soci e tifosi l'avevano costretto a tornare sui suoi passi e a restituire il denaro alla società milanese. Alcuni accorti provvedimenti tesi alla riduzione delle spese e una campagna presso i soci per reperire denaro fresco, hanno successo e convincono Siliato a ritirare le dimissioni e a rimanere nel ruolo di reggente. La Lazio, tuttavia, è sempre sull'orlo del collasso economico e pure i tifosi, disamorati e delusi, abbandonano lo stadio e la società deve rinunciare persino agli incassi domenicali. Il 15 dicembre 1957 all'Olimpico, per l'incontro Lazio-Udinese, sono presenti solo 1.800 spettatori paganti. Nonostante tutto Siliato pensa pure all'aspetto tecnico della squadra e il 5 aprile 1958 ingaggia Fulvio Bernardini come allenatore. Il 6 luglio 1958 una notizia si propaga per Roma veloce come una folgore: la Lazio ha ceduto Selmosson alla Roma.

L'accordo viene firmato il giorno 10 e prevede che in cambio del campione svedese la Lazio avrà ben 135 milioni di Lire. I tifosi laziali scendono nelle strade e sotto la sede di Via Frattina deve accorrere la Celere per calmare gli animi. Alcuni soci, Bruno Jannucci, Valanzuolo e Rendina, contattano Selmosson in Svezia per convincerlo a rifiutare il trasferimento. Siliato, cosciente della gravità della situazione, respinge, per ragioni di opportunità, gli effetti che la Roma gli fa pervenire ma ogni ripensamento è giuridicamente impossibile. E' il vecchio generale Giorgio Vaccaro, sempre presente nei momenti topici, che placherà gli animi con un nobile discorso. Trascorsa l'estate, il 24 settembre 1958 la Lazio vincerà il suo primo trofeo: la Coppa Italia. Sarà proprio Siliato che prenderà dalle mani del Commissario federale Bruno Zauli, simpatizzante laziale, la prestigiosa coppa.

Il 29 luglio 1959 il presidente, malato e stanco, chiese in Assemblea un periodo di riposo che alla fine gli fu accordato; in sostituzione di Siliato fu così richiamato Andrea Ercoli. Il 29 novembre 1960 il redivivo Costantino Tessarolo sarà eletto Commissario straordinario della società. Leonardo Siliato è stato ai vertici della Lazio nel periodo più buio della sua storia dal punto di vista economico. Ha fatto il possibile, animato da un grande amore per i colori biancocelesti, per gestire al meglio una situazione difficilissima. La sua signorilità, i modi pacati, l'impegno continuo dispiegato per tentare di risolvere gli innumerevoli problemi societari che lo costringevano a lunghe nottate di lavoro nella sua abitazione di Viale Regina Margherita, lo fanno ricordare con affetto e riconoscenza da tutti i sostenitori laziali e gli consentirono di essere nominato nel 1964 presidente generale della Polisportiva.





Torna ad inizio pagina