Via Frattina, 89


Il portone del palazzo che ospitava la sede
L'ingresso della sede
Un'immagine satellitare del luogo
Un confortevole bar era presente nella sede. In questa foto, del giugno 1957, Humberto Tozzi impara a fare il caffè
Dal Littoriale del 21 novembre 1934

La S.S. Lazio rimase in Via Frattina dal 1934 al 1958.

In questi 24 anni lì dentro accaddero avvenimenti che hanno determinato molta parte della storia, sportiva e non, di questa gloriosa società. La sede, lussuosa ed ampia, fu inaugurata sotto la presidenza Gualdi il 19 novembre 1934. Nel palazzo vi erano altri uffici del presidente e la scelta della sede fu decisa da questo intelligente e pragmatico imprenditore. Precedentemente era stata la sede del CONI.

Innummerevoli furono le decisioni che scaturirono da scelte prese in quegli spaziosi ambienti ottocenteschi. La Lazio, in quegli anni, arrivò in finale nella Coppa Europa perdendo, con grande sfortuna, con il Ferecvaros e giunse seconda in campionato. Qui si festeggiarono Baldo e Gabriotti che fecero parte della nazionale vincitrice delle Olimpiadi del 1936 e nel 1938 anche Silvio Piola campione del mondo e capocannoniere a Parigi.

Ma si pianse anche la morte di Octavio Fantoni (II), ucciso dalla setticemia causata da una ferita riportata giocando con la maglia biancoceleste contro il Torino nel 1935. In quegli anni la Lazio ebbe tra le proprie file calciatori come Viani, il già citato Piola, Guarisi, Ferraris (IV), Blason, Busani, Milano, Camolese, Monza ed altri.

Il 29 aprile 1939 si dimise Gualdi e il suo posto venne preso da Raffaello Riccardi che incaricò Zenobi di occuparsi della sezione calcio. Le dimissioni di Gualdi furono provocate da gelosie di personaggi molto potenti e collegati ad apparati politici che mal tolleravano l'intraprendenza e i successi di un uomo che mai volle schierarsi politicamente.

Alla vigilia della guerra, Zenobi allestì una squadra modesta che si avvaleva di molti di quei pulcini, ormai adulti, che incantarono Vienna. La squadra era allenata da Viola. Eppure quella squadra riuscì ad espugnare Testaccio per la prima volta e mise in luce il talento di un giovane centrale difensivo romano, Sandrino Ferri, proveniente dal vivaio, molto somigliante ad un altro Sandro, anche lui del vivaio, che circa sessanta anni dopo sarà una barriera insuperabile per gli attaccanti avversari.

Nel Luglio del 1939 la presidenza venne affidata ad Aurelio Aureli mentre la sezione calcio passò nelle mani di Ercoli. Ma tutto finì per lo scoppio della guerra che vide i tornei falsati dall'incompletezza delle rose private dei giocatori chiamati alle armi o addirittura aboliti e ridotti a piccoli campionati locali a seconda delle zone geografiche interessate all'evento bellico.

Il 15 agosto 1943 nella sede di Via Frattina uscì un comunicato che dichiarava decaduto l'intero consiglio e la società fu affidata ai vecchi pionieri del 1900 che ne garantirono l'esistenza e ne custodirono lo spirito. Finita la guerra, la Lazio, sebbene non avesse più tra le proprie file Piola, accasatosi al nord, tentò generosamente di ricominciare e pian piano Via Frattina ricominciò ad essere il centro propulsore delle attività sociali. Allenatore era l'austriaco Cargnelli e molti bravi atleti ne formarono i ranghi: Gradella, Penzo, Remondini, Cecconi, il redivivo Flamini, Fantoni (IV) tra gli altri.

La situazione societaria era complessa: tra dirigenti che presero e rinunciarono ai loro incarichi, la situazione post-bellica oggettiva, il pessimismo diffuso, i continui cambi di allenatore, le formazioni allestite in fretta, la Lazio sembrò essere sull'orlo della crisi. La situazione si risolse solo il 26 gennaio 1949 con la nomina, nella sede di Via Frattina, del dirigente Remo Zenobi al ruolo di presidente generale. Con Zenobi e con l'appoggio del ritrovato Gualdi, la Lazio arrivò tre volte quarta in classifica schierando una difesa fortissima che ebbe l'appellativo di "difesa di ferro".

I giocatori di quegli anni erano i fratelli Sentimenti, Furiassi, Antonazzi, Remondini, Arce, Veronici, Puccinelli, Nyers (II), Unzain, Gualtieri, Lombardini, Malacarne, Alzani, Fuin, Lofgren, Larsen, Hofling. Gli allenatori che si succedettero furono Sperone, Bigogno e Notti.

La sede della Lazio era vivacizzata dalla presenza quotidiana di sportivi di tutte le sezioni e dei calciatori. Vi erano sale da biliardo e di lettura, tavolini per il gioco delle carte e altri intrattenimenti. Insomma un vero e proprio Club biancoceleste dove ognuno era onorato di appartenervi indossando quei colori. All'uscita, sotto la sede, una folla di sostenitori attendeva i giocatori per colloquiarci ed incoraggiarli. La morte improvvisa di Zenobi nel 1953 bloccò, purtroppo, la crescita ulteriore della Società.

Nello stesso anno fu inaugurato il grande Stadio Olimpico e il calcio a Roma entrò in una dimensione di estremo professionismo. Dopo alterne vicende la presidenza passò al Comm. Tessarolo che, da finanziere, preferì creare una squadra forte, pur in contingenze economiche precarie, credendo che ai risultati sportivi positivi avrebbero corrisposto anche quelli economici. La squadra era allenata ancora da Sperone ed annoverava calciatori di fama come Burini, Vivolo, Bredesen, Bergamo, Pistacchi. Ma i risultati non furono pari a quelli precedenti a causa di cessioni intempestive come quella di Sentimenti (IV), e a cambi di allenatore non produttivi come l'assunzione di Copernico al posto dell'esperto e collaudato Sperone.

Inoltre il dissidio sempre crescente tra Tessarolo e Mario Vaselli, danarosa figura che spesso intervenne per risolvere acuti problemi finanziari, non riuscì a rasserenare i conflittuali rapporti tra i due. Ognuno cercò di imporsi nell'ambito dirigenziale ma non sempre la competizione fu salutare. Comunque Vaselli riuscì a portare a Roma il forte centravanti brasiliano Humberto Tozzi, poi lo svedese Selmosson e Bettini.

Grazie a questi campioni e all'abilità del nuovo tecnico inglese Jesse Carver, la Lazio giungerà terza nei campionati 1955/56 e 1956/57. Il deficit però ammontava a 950 milioni di lire e questo costituì un macigno non superabile. Si dovette procedere a dolorosissime cessioni e il 10 luglio 1958 in Via Frattina la Lazio del Commissario Leonardo Siliato vendette l'idolo Selmosson al migliore offerente.

Ma questo offerente era la Roma che offrì ben 135 milioni. Sotto la sede si scatenarono i tifosi e molti dirigenti laziali si dimisero per protesta mentre altri, che avevano approvato l'operazione, furono costretti a rintanarsi in casa per molti giorni. Avvennero anche scontri tra tifosi e Celere e questo generò un inasprimento nei rapporti tra Società e sostenitori. Con questa cessione la sede di Via Frattina perse quel carattere di elemento aggregatore tra la Lazio e il suo popolo.

Il presidente Leonardo Siliato, non più commissario, ritenne eccessivo il costo di gestione della storica sede che venne trasferita in Viale Gioacchino Rossini ai Parioli. Nel frattempo la squadra, a dispetto di tutti gli avvenimenti che incombevano e in conformità alla sua storica imprevedibilità, vinse, sotto la guida di Fuffo Bernardini, il suo primo trofeo importante: la Coppa Italia del 1958.