Domenica 14 aprile 1996 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 2-1

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14 aprile 1996 - 2695 - Campionato di Serie A 1995/96 - XXX giornata

LAZIO: Marchegiani, Negro, Chamot, Nesta, Favalli, Fuser, Marcolin, Winter (78' Piovanelli), Signori, Casiraghi (90' Gottardi), Boksic (83' M.Esposito). A disp.: Orsi, Grandoni. All. Zeman.

PARMA: Bucci (46' Buffon), Mussi, Cannavaro, Minotti (46' Stoichkov), Apolloni, Benarrivo (35' Di Chiara), D.Baggio, Sensini, Crippa, Brambilla, Zola. A disp.: Castellini, Pin. All. Scala.

Arbitro: Pairetto (Nichelino).

Marcatori: 14' Fuser, 41' Casiraghi, 83' Zola.

Note: calci d'angolo 5-6.

Spettatori: 50.000.

Dal Guerin Sportivo: foto della gara

Stanno forse tornando d'attualità i testi "zemaniani", per impedire che l'imprenditore Cragnotti abbocchi a chi, dentro la Lazio, sollecita nuove avventure, senza lo stakanovista boemo. E allora, messo sotto il Parma più di quanto illustra il punteggio, ci restano male soprattutto alcuni cronisti argentini, piombati all'Olimpico come fans del presunto successore di Zeman, Carlos Bianchi, dal quale l'azionista biancoceleste sarebbe stato abbagliato. Poi si rabbuia Nevio Scala, altra soluzione possibile nel ventilato rivoluzionamento, anche se quale promesso sposo perde subito quota, risultando un tecnico agli sgoccioli, capace solo d'ammassare nove distruttori fra sentinelle e centrocampisti, senza punte vere, senza supportare Zola, unico riferimento là davanti. Ne discende l' inevitabile carica dei laziali, con la trazione anteriore e il calcio di possesso sublimati da Boksic, divoratore d'occasioni ma velocista devastante oltre Cannavaro, oltre ogni muro doppio o triplo. Ne discendono, osservatore affascinato Arrigo Sacchi, quegli smottamenti del quintetto proposto davanti a Bucci, che diffondono addirittura preoccupazione nei disimpegni; sempre sotto pressing, portando ad esempio Minotti a scivolare nel tranello, quando Signori l'attanaglia, salvo delegare Fuser alla stangata d'apertura. Rifulge il pensiero tattico di Zeman: immutabile 4 4 3, però con azzardi contenuti, con l'aggressione saltuariamente alta, con divaricazioni che responsabilizzano Fuser e privilegiano l'ariete Casiraghi, impreziosito dalla decisiva duttilità. Invece mancano gli ingredienti degli oppositori anche riferiti all'orientamento d'attesa; né basta l'acume superstite di Sensini che vorrebbe aggiungere ribaltamenti verticali al banale mansionario srotolato lungo tratti orizzontali. Inoltre il Parma appare troppo arrugginito (Benarrivo lascia a Di Chiara dopo 35 minuti; l'impresentabile Stoichkov rileva lo stralunato Minotti nell'intervallo; Bucci viene forse degradato per rilanciare Buffon nella ripresa, ma la versione ufficiale lascia trapelare l'infortunio) e allentato per garantire quanto meno una partita bloccata sul nulla, secondo desideri d'approccio. Mancano i propulsori laterali, ridotti inseguitori di corsia dietro Negro, Winter e Fuser; manca, anzi non lascia segni nell'interno campo l'accoppiata Dino Baggio-Crippa, che pende dietro avanti, inevitabilmente sbattuta via ogni volta che monta l'irruzione della Lazio. Emblematico il raddoppio, timbrato Casiraghi, terminale d'una manovra indisturbata, tutta di prima, Signori Boksic Winter Fuser. E a Marchegiani, poco prima, è toccato appena l'incornata ravvicinata di Sensini, con Mussi sguinzagliato chissà come per tratteggiare l'ombra d'un pericolo. Senonché, le successive modifiche d'inseguimento al modulo catenacciaro, tradiscono lo stesso sapore insipido, almeno fino a una manciata di minuti dall'epilogo. Colpa del "panchinaro" Hristo, fantasma vagante attorno alle introvabili proprietà dei bei tempi andati. Merito del modulo laziale, dove nessuno si ritrae; dove lo stesso Marcolin distribuisce diligente mimando Di Matteo; dove imperversa Alen Boksic fra trasvolate e sperperi, comprensivi d'un palo per innervosire l'ottimo Buffon. Che evita la goleada, aspettando l'affievolirsi del ciclone sfruttato un attimo dal redivivo Zola: scorrettezza su Chamot non sanzionata, palla a Stoichkov crossatore e "opplà" parte il siluro di consolazione. Poi sopraggiunge la festa del sorpasso laziale sui romanisti. Resterà Zeman ?

Nel giorno del sorpasso alla Roma e del rilancio definitivo della sua squadra era inevitabile che Zeman dovesse sopportare un fuoco di fila di domande sulla propria situazione. Contratto sì o no? "Io ho parlato due volte con Cragnotti. Mi ha detto certe cose e, per me, la sua parola continua a valere più di tutto". Da tempo si vocifera che il tecnico boemo non rimarrà sulla panchina laziale nella prossima stagione. E uno dei sui possibili successori è proprio Scala, da lui sconfitto senza attenuanti in un incontro che poteva valere anche un ingaggio: "Certo, queste voci non fanno piacere. Ma noi siamo abituati, fa parte delle regole del gioco", taglia corto l'allenatore laziale facendo così chiaramente intendere che vede il suo futuro ancora targato Lazio. E comunque uno Zeman inedito, quello che parla del successo di Signori e compagni sul Parma, che sconfessa il suo credo nelle proiezioni offensive a tutti costi. A un certo punto, ammette: "Sono stato io, alla fine del primo tempo, a consigliare alla squadra di preoccuparsi più di difendersi che di attaccare. Eravamo sul 2-0, la partita era importante ed era inutile rischiare, magari solo per cercare di raccogliere gloria personale". Sul fronte emiliano, espressioni cupe. Zola e Buffon si rendono conto che, visti i risultati, adesso il Parma è al centro della bagarre per la conquista di un posto in Coppa Uefa. Ma sono fiduciosi: "Abbiamo una serie di partite in casa che ci possono consentire di raggiungere il risultato senza grandi problemi", sottolinea il giovane portiere, ancora una volta autore di una prestazione autorevole. Il fantasista, invece, non vuole sentire parlare di rilassamento: "Escludo che ci sia qualcuno tra noi che si senta appagato. Piuttosto, stiamo attraversando un momento di difficoltà anche perché abbiamo numerosi infortunati. Ma sono sicuro che non falliremo l'obiettivo".

Fonte: Corriere della Sera