Domenica 1 febbraio 1959 – Genova, stadio Luigi Ferraris – Sampdoria-Lazio 1-2

Da LazioWiki.

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1 febbraio 1959 - 1.198 - Campionato di Serie A 1958/59 - XVIII giornata

SAMPDORIA: Bardelli, Marocchi, Sarti, Delfino, Bernasconi, Vicini, Bolzoni, Ocwirk, Milani, Recagno, Cucchiaroni. All. Monzeglio.

LAZIO: Cei, Molino, Lo Buono, Carradori, Janich, Pozzan, Bizzarri, Burini, Tozzi, Tagnin, Prini. All. Bernardini.

Arbitro: sig. Famulari di Messina.

Marcatori: 21' Cucchiaroni, 42' Tozzi, 59' Burini.

Note: cielo piovigginoso, terreno viscido. Leggero incidente a Bizzarri. Calci d'angolo 6 a 1 in favore della Sampdoria.

Spettatori: 15.000.

Vittoriosa, l'ultima volta il 23 dicembre scorso nel recupero di Alessandria, la Lazio ha chiuso ieri una disastrosa serie di cinque sconfitte consecutive che avevano reso difficile la sua posizione in classifica, tornando clamorosamente al successo sul campo della Sampdoria. I biancoazzurri di Bernardini, difendendosi con decisione e manovrando accortamente in contropiede, si sono affermati con pieno merito per 2-1 su una sbiadita squadra blucerchiata, che non ha saputo cavare dalla sua sterile ed insistente pressione altro che un inutile goal su punizione diretta. Nelle file genovesi mancavano Vincenzi, Bergamaschi e Mora e forse in queste assenze e specialmente in quella del mediano della nazionale si può trovare in parte la spiegazione della prova evanescente della Samp. Indisponibile per infortunio un elemento di tendenze costruttive come Bergamaschi, tutto il peso del lavoro di regia a metà campo è rimasto sulle spalle di Ocwirk: è stato quindi più facile per la Lazio bloccare l'unica fonte di gioco dei blucerchiati, affidando il controllo dell'austriaco a Tagnin. La continuità e la precisione con cui il biondo interno sinistro ha saputo svolgere il suo compito (trovando modo, nel concitato finale della gara, di segnalarsi come il miglior uomo in campo) sono state la base del successo romano, costruito del resto con fredda precisione da quel grande attaccante che è Humberto Tozzi. Il brasiliano è stato capace, praticamente da solo, di tenere costantemente in allarme la difesa genovese, ha segnato un goal e ne ha fatto segnare un altro: se Tagnin va considerato il migliore in campo, Tozzi gli è appena secondo e con lui meritano segnalazione anche il mediocentro Janich, Carradori e tutti gli uomini della difesa romana.

Si è detto della Sampdoria e delle assenze che ne hanno diminuito l'efficienza. Ma questo non spiega completamente lo scarso rendimento delle punte avanzate. Soltanto il terzino azzurro Sarti ha confermato, pur nella sconfitta, le sue notevoli qualità mentre con lui si sono fatti apprezzare, oltre a Ocwirk e Cucchiaroni, anche il generoso Vicini e Bernasconi. I blucerchiati, che per dovere di ospitalità si sono presentati in campo in maglia rossa, dopo aver fallito un'occasione al 6' (centro di Recagno, testa di Milani, parata di Cei) sono andati in vantaggio nel più banale dei modi al 21' di gioco. Un fallo di Janich su Milani ha provocato una punizione dal limite: Cucchiaroni ne è stato l'esecutore e, vuoi per la balorda disposizione della barriera, vuoi per un errore di piazzamento, l'immaturo sostituto di Lovati è stato nettamente sorpreso dai tiro con effetto dell'ala sinistra sampdoriana. Su quel vantaggio la Samp è vissuta fin quasi al termine del primo tempo, mancando un paio di volte il bersaglio con Vicini (26') e con Ocwirk (31'), ma al 41' si è vista raggiungere inopinatamente dalla Lazio: un preciso lancio di Pozzan ha tagliato nettamente fuori Bernasconi dando via libera a Tozzi che è scattato prontamente, ha evitato il tentativo di sgambetto da parte di Vicini ed entrando in area, ha battuto Bardelli in uscita con un lento pallonetto. E' stato, questo, l'unico, e fortunato, tiro a rete romano in tutti i primi 45'. Nella ripresa, al 2' la Samp ha avuto l'occasione per riportarsi in vantaggio ma Lo Buono ha risolto una situazione difficile per la Lazio, mandando in angolo il pallone sfuggito a Cei su tiro di Recagno.

Al 14' invece, d'improvviso, una nuova prodezza di Tozzi ha dato la vittoria ai biancoazzurri: ricevuto il pallone da Bizzarri, il brasiliano, con le spalle girate alla porta, ha controllato la sfera, poi si è fulmineamente girato ed ha tirato violentemente di destro. La traversa ha respinto il tiro che sarebbe stato imparabile, ma Burini è stato pronto a raccogliere il pallone sul rimbalzo ed a scagliarlo in rete. Gioco fatto. Da questo momento la Lazio chiama tutti i suoi atleti in difesa a salvaguardare il successo e Tagnin, Janich, Molino, Prini, si superano per sbarrare la via alle punte blucerchiate durante le offensive convulse della Samp. La porta difesa dall'incerto Cei resiste miracolosamente all'assedio ed intanto all'attacco Tozzi con la saltuaria collaborazione di Prini o di Bizzarri, tenta l'occasione per lo scherzo numero tre a Bardelli. Al 32' il brasiliano in fuga è arrestato fallosamente e perde il controllo del pallone, al 34' è Sarti che giunge in tempo ad interrompere l'azione, al 35' uno scambio Prini-Tozzi è sventato da Bardelli in uscita, al 44' lo scatenato Tozzi, lanciato da Prini, va via sulla sinistra ma il suo tiro da posizione difficile, colpisce l'esterno del palo. Meglio cosi, perché un 1-3 sarebbe stato una punizione sin troppo grave per la sconcertante Sampdoria.


Il Corriere dello Sport titola: "Da Marassi la riscossa bianco-azzurra. Estro di Tozzi, talento di Tagnin. Lazio-Sampdoria 2-1 (1-1). Dopo un avvio stentato, l'undici capitolino coglie nella ripresa un successo prezioso quanto sorprendente".

L'articolo così prosegue: Ultimi minuti del primo tempo. La gente sbadiglia. La partita è povera di gioco e avara di emozioni. Il cielo piovigginoso e gli spalti scarsamente affollati aggiungono una nota melanconica allo spettacolo noioso. La "Samp" ha marcato al 21' un gol insipido (calcio di punizione dal limite dell'area, battitore Cucchiaroni, bella tagliata, portiere fermo come una statua). Dopo il gol la "Samp" si è sistemata in sella ad un cavallo a dondolo: il suo gioco, infatti, è una altalena di attacchi senza mordente e di ripiegamenti senza pericolo. Quanto alla Lazio, un collega accanto a me, estemporanea vena poetica, fa rimare Lazio con strazio. Esagera, ma non troppo. La squadra romana si preoccupa soprattutto di contenere le scorrerie dell'avversario con un giudizioso, ma punto attivamente schieramento in profondità. Tagnin ha preso l'indirizzo di Ocwirk e manifesta l'intenzione di fargli compagnia per tutta la durata della partita. I pronostici generali danno la "Samp" sicura vincente. Ad un tratto, il colpo di scena. Un passaggio diagonale e tagliente di Prini manda la palla a Tozzi in apparente stato di ozio sugli spalti di una prima linea piuttosto sfollata. E' come se Tozzi abbia ricevuto nelle reni una scarica elettrica. Scatta con la velocità di un daino. Taglia Bernasconi, affronta il laterale Vicini in affannoso ripiegamento, fa schizzare in rete una palla fulminea. E' il pareggio. Ripresa. La "Samp" fa il forcing. Si trasferisce nella metà campo laziale con quasi tutti i suoi giocatori. In qualche momento ne contiamo una diecina che ballano il can-can davanti all'area proibita del giovane Cei. La capitolazione della Lazio è attesa da un minuto all'altro. A un tratto, il secondo colpo di scena. Scocca il quattordicesimo. Il rapporto delle forze si rovescia repentinamente come la frittata nella padella. La Lazio sgancia Tozzi che infila l'impossibile corridoio che soltanto i suoi occhi di gatto sanno vedere. Entra nella zona della sguarnita difesa sampdoriana. Non indugia un istante. Scaglia a bersaglio una palla rovente. La palla picchia con violenza contro l'asta orizzontale della casa di Bardelli. Il palo trema ancora. Rimbalza di qualche metro. Burini ha assecondato la marcia in avanti di Tozzi e si trova in posizione ideale per raccogliere la palla e saettarla in rete. La Lazio è in vantaggio.

Beffata e battuta, irritata e vendicativa, la Sampdoria si butta al contrattacco per rimettere in equilibrio una partita che in partenza credeva di avere in tasca. Scatena un assalto che prende a volte i toni di un arrembaggio. Fa massa nella metà campo laziale. Ma la squadra romana non perde una battuta, non spreca un intervento, non si lascia tradire dall'orgasmo. Imbottiglia la Sampdoria. La squadra locale diventa un'ape ubriaca che batte contro i vetri di una finestra. Addiziona gli attacchi e moltiplica gli errori: errori di mira, di precipitazione, di coordinamento, difetto di tempo. Spreca sistematicamente i calci d'angolo nei quali spesso si rifugia la difesa laziale. Perde la testa prima di perdere la partita. Infine la Lazio non accetta a bocca chiusa la sorte di difendersi. Mano a mano che la gara volge verso la fine la squadra si distende e manda in esplorazione i suoi attaccanti più freschi e animosi. L'arbitro lascia correre al 34' un fallo madornale compiuto da Bernasconi su Tozzi a un passo fuori l'area di rigore. Un minuto dopo, Bizzarri mette in allarme il portiere Bardelli che gli avvinghia sul piede, in tuffo, una palla pericolosissima! In verità la Lazio chiude la partita spegnendo gradatamente l'attacco avversario e accendendo una nutrita sequenza di abili contrattacchi. La vittoria della Lazio è una lezione sul tema del contropiede. Normalmente si usa impostare questo tema sulla equazione catenaccio-contropiede. Questa è la versione più uggiosa. La Lazio non si è ciecamente attenuta a questa formula tattica della partita. La sua difesa, infatti, è stata organica e tenace, ma è stata altresì una difesa ariosa e manovrata. Tutte le volte che il gioco l'ha invitata ad uscire dagli schemi della retroguardia rinforzata, la squadra romana ha capovolto l'ordine delle sue operazioni e ha accettato la proposta delle sortite della zona protetta per avventurarsi negli spazi lasciati liberi e scoperti dall'avversario. Sta qui il pregio, e sta qui la legittimità della vittoria laziale. Ma non basta avere in testa un piano logico di gioco (difensiva manovrata) per poterlo attuare. Il contropiede, infatti, esige il giocatore, o i giocatori, che non perdano mai l'occasione per sfruttarlo. In altre parole, occorre che la squadra non alzi il ponte levatoio che separa la retroguardia dall'avanguardia, ma pur chiusa nella sua fortezza abbia sempre i muscoli e gli occhi tesi a quelle azioni di sortita che in un battibaleno trasformano la difesa in attacco, la copertura in vittoria. Questo tipo di contropiede ha oggi messo in vetrina la Lazio.

La squadra ha avuto nel complesso dei reparti arretrati ora un baluardo d'acciaio e ora un muro di gomma per infrangere, respingere, annullare le incursioni avversarie. Nello stesso tempo ha sempre avuto in posizione di agguato gli uomini di prima linea, pronti a scattare verso le posizioni avversarie. Tra costoro, Tozzi ha brillato di luce vivissima. Il suo primo gol è stato un gioiello di destrezza, di risolutezza, soprattutto di tempismo. Il suo secondo gol (gli appartiene in coabitazione con Burini) è stato un piccolo capolavoro di decisione e di potenza. Tozzi, infine, ha avuto un merito riflesso e indiretto: quello di dare evidenza alla condotta incerta e tutt'altro che soddisfacente di un Bernasconi che ben raramente è riuscito a "toccare" la palla con la sicurezza dei giorni di vena. Dato a Tozzi ciò che spetta a Tozzi, e cioè il più e il meglio della partita laziale, la rassegna degli altri componenti della squadra romana non può essere sbrigata seminando sulla pagella voti di semplice sufficienza. Il biondo Tagnin, per esempio, ha disputato una partita di eccezionale valore. Un tachimetro applicato alle sue gambe darebbe un numero sorprendente di chilometri percorsi dall'atleta nel suo doppio e sdoppiato lavoro di difensore (svolto specialmente alla custodia di Ocwirk) e di attaccante saltuario (specialmente per i suoi traversoni in profondità, ognuno dei quali era un invito al contrattacco). Né può essere dimenticato il lavoro eccellente di Janich che ha contribuito per la sua parte a "castigare" gli errori e gli svarioni di un Milani che simile a un tiratore in costante crisi di nervi spara a vanvera a tutti i bersagli (e troppo spesso ne ricava padelle). Due terzini poderosi e nello stesso tempo freddi e giudiziosi; due laterali (Carradori e Pozzan) in costante azione di spola; due ali (tornanti ma non troppo) in grado di incrinare con repentine puntate la saldezza della retroguardia avversaria; un Burini pugnace e riflessivo (e fisicamente in tono) hanno composto una squadra viva e vitale che è riuscita nel doppio e coordinato intento di imbrogliare le idee tumultuose della Sampdoria e di coglierla in crisi nei momenti decisivi della gara. Il portiere Cei non ha visto la palla del gol sampdoriano. Poi se l'è sbrigata lodevolmente. Ha occhio, scatto e coraggio. La Sampdoria ha giocato la prima parte del primo tempo con l'aria della squadra che è sicura del fatto suo. Non hai mai forzato il ritmo del gioco in questo periodo di sua prevalenza offensiva, ma ha dimostrato di possedere doti ragguardevoli di bravura stilistica.

Il primo gol, infine, deve averla convinta che il più era fatto e che il resto sarebbe venuto da sé. Invece è venuto Tozzi con l'inaspettato pareggio. Da questo momento in poi (e precisamente lungo tutto l'arco della ripresa) la squadra locale è andata via via sostituendo la confusione all'ordine, l'orgasmo alla chiara disciplina d'azione. E quanto più ha attaccato, tanto meno ha messo in onda periodi apprezzabili di gioco. Invano Ocwirk si è sforzato di coordinare i suoi reparti. I compagni andavano a gara nell'imbrogliare ciò che lui cercava di sbrogliare, compreso Cucchiaroni che si specchia nel suo virtuosismo come Narciso nell'acqua. Il messinese signor Famulari ha guidato con abilità la partita sostanzialmente cavalleresca. Non ha dato soverchia importanza a taluni falli che esigevano una maggiore severità. La sua condotta, infine, merita lode per la calma che ne è stata la bussola psicologica.




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