Domenica 22 ottobre 1989 - Roma, stadio Flaminio – Lazio-Bologna 3-0

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22 ottobre 1989 - 2428 - Campionato di Serie A 1989/90 - IX giornata

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Icardi, Gregucci, Soldà, Di Canio, Troglio (37' F. Marchegiani), Bertoni, Sclosa, Sosa. A disposizione: Orsi, Piscedda, Beruatto, Monti. Allenatore: Materazzi.

BOLOGNA: Cusin, Luppi, R.Villa, Stringara, De Marchi, Iliev, Poli, Bonini, Marronaro (75' Neri), Geovani (77' Troscé), Galvani. A disposizione: Sorrentino, L.Villa, Giannelli. Allenatore: Maifredi.

Arbitro: Pairetto (Nichelino).

Marcatori: 53' Di Canio, 79' Sosa (rig), 85' Sosa (rig).

Note: espulso al 57' Iliev.

Spettatori: n.d.

La formazione laziale: Sosa, Sergio, Bergodi, Soldà, Fiori, Gregucci; Di Canio, Icardi, Bertoni, Troglio, Sclosa
Un’entrata decisa di Marronaro su Sclosa
Villa cerca di fermare un'avanzata di Di Canio
Un contrasto tra Luppi e Sergio
L’abbraccio dopo la rete di Paolo Di Canio
Il biglietto (beige) in "Curva Nord"
Il rigore di Sosa
Il biglietto (rosa) in "Curva Sud"

La Lazio ha infranto con il largo punteggio di tre reti a zero, la speranza del Bologna di mantenere l'imbattibilità stagionale. La vittoria dei padroni di casa è maturata nel secondo tempo, dopo che avevano corso grandi rischi nei primi 45 minuti. I rossoblu, infatti, nonostante le assenze di Giordano, Bonetti e Cabrini avevano dato l'impressione di poter ripetere il colpo che due mesi fa consenti loro di mettere fuori la Lazio dalla Coppa Italia. Meglio impostati sul campo, con Geovani in evidenza per le sue iniziative illuminanti, gli uomini di Maifredi non incontravano eccessive difficoltà a contrastare un avversario privo di gioco e di mordente. Il Bologna, però, non riusciva a concretizzare la sua superiorità, fallendo due clamorose occasioni che probabilmente avrebbero potuto cambiare le sorti della partita. Al 7' Poli si presentava solo in area di rigore, facendosi parare il tiro dal portiere Fiori. Sulla respinta Marronaro mancava il bersaglio a porta vuota. Cinque minuti più tardi lo stesso Marronaro, dopo aver ricevuto un preciso allungo di Bonini, spediva la palla oltre la traversa. La Lazio ribatteva con un pericoloso affondo di Di Canio che però si allungava troppo la palla, consentendo a Cusin di sventare il pericolo. Si trattava di un episodio isolato che, a differenza della manovra ragionala dei bolognesi, aveva il sapore della casualità. L'allenatore Materazzi aveva spedito troppo frettolosamente nella mischia Troglio, che rientrava dopo un lungo periodo di inattività. L'assenza di Amarildo infortunato, completava il quadro di una formazione che pur muovendosi con un certo ritmo, stentava a finalizzare il gioco. Di Canio, impegnato in una contesa personale con il pallone, tornava a far aleggiare i dubbi sulla sua utilità a causa di un egoismo eccessivo, a scapito del collettivo. «E' stato decisivo il discorso che ho rivolto ai miei giocatori durante l'intervallo — dirà più tardi Materazzi —. Il Bologna stava giocando esattamente come avremmo dovuto fare noi. Non nascondo che siamo stati aiutati anche dall'espulsione di Iliev. Ma non credo che si possa mettere in discussione il nostro successo». La ripresa ha dato ragione al tecnico biancoceleste al quale va riconosciuto il merito di essersi accorto in tempo di quanto fosso mutile la presenza di un Troglio al cinquanta per cento. Ma tutta la squadra è tornata sul terreno di gioco animata da uno spirito diverso che dava quasi subito i suoi frutti. Dopo appena 4 minuti Sergio, uno dei migliori in campo, effettuava un preciso cross in area bolognese. Un attimo di pausa della difesa rossoblu, consentiva a Di Canio di azzeccare un bolide che si insaccava sotto la traversa, nonostante la leggera deviazione di Cusin autore di un disperato tentativo. Il vantaggio metteva le ali ai piedi dei laziali i quali ritrovavano di colpo convinzione e una discreta limpidità di gioco. Il cartellino rosso per Iliev, intervenuto fallosamente su Sosa, consentiva ai romani di acquistare ulteriore sicurezza contro il Bologna rimasto in dicci. Mentre gli uomini di Maifredi si gettavano avanti con qualche affanno, nel tentativo di rimontare, la Lazio trovava ampi spazi per il contropiede in cui emergevano le formidabili doti di scattista di Ruben Sosa. Al 79' l'uruguaiano fuggiva velocemente sulla sinistra, entrava in area e faceva partire un tiro secco che Cusin respingeva. Nella mischia, da terra, R. Villa allontanava la palla con la mano. Calcio di rigore trasformato dallo stesso Sosa. La Lazio diventava padrona del campo, mentre il Bologna accusava vistosamente il colpo. Ancora una massima punizione messa a segno da Ruben Sosa all'85, per fallo di mani in area di Luppi, contribuiva ad arrotondare il bottino dei biancocelesti. I due episodi non sono stati graditi da Maifredi che ha dichiarato: «Io non giudico mai gli arbitri. Ma gli estremi per i calci di rigore proprio non c'erano. E' vero che Iliev ha commesso un fallo che tuttavia era uguale ad altri 12 interventi di altri giocatori delle due parti. Non mi rammarico per aver perduto l'imbattibilità. Prima o poi doveva accadere. Ma se Poli avesse segnato quel gol quasi fatto».

Fonte: La Stampa