Domenica 3 marzo 1991 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 1-0

Da LazioWiki.

Stagione

Turno precedente - Turno successivo

3 marzo 1991 - 2478 - Campionato di Serie A 1990/91 - XXIII giornata

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin, Gregucci (85' Lampugnani), Soldà, Bacci, Troglio, Riedle, Sclosa, Sosa. A disp.: Orsi, F.Marchegiani, A.Bertoni, Saurini. All. Zoff.

JUVENTUS: Tacconi, Galia, Luppi, Fortunato (46' Corini), Julio Cesar, L.De Agostini, Hassler, (70' Di Canio), Marocchi, Casiraghi, R.Baggio, Schillaci. A disp.: Bonaiuti, De Marchi, Alessio. All. Maifredi.

Arbitro: Sig. Sguizzato (Verona).

Marcatori: 35' Riedle.

Note: ammoniti al 22' Schillaci, 30' Luppi, 46' Soldà, 91 ' Casiraghi.

Spettatori: paganti 46.644, incasso 1 miliardo, 916.330.000 lire; abbonati 15.816, quota abbonati 460.932.000 lire.

Gregucci contro Schillaci
Montezemolo e Agnelli in tribuna
La gioia di Riedle
La rete biancoceleste
Sclosa in contrasto
Il biglietto (viola) in "Curva Sud"
Una cartolina commemorativa della gara
Il biglietto (grigio) in "Distinti Ovest"
Il biglietto (beige) in "Curva Nord"

Dino Zoff ha consumato fino in fondo la sua «vendetta», da gentiluomo, però. La Lazio ha sconfitto la Signora, che l'aveva liquidato con troppa fretta, e gli ha fatto il più bel regalo per il suo 49° compleanno. Già all'andata al Delle Alpi i biancazzurri avevano impartito una lezione di gioco all'italiana alla «zona» di Gigi Maifredi. Ieri, con il concorso della fortuna, hanno completato l'opera centrando il bersaglio al 39' su un contrattacco impostato da Troglio per Pin che ha scambiato con Bacci: il cross dal fondo dell'ex juventino, deviato con la gamba sinistra da De Agostini, ha trovato Riedle pronto ad incornare anticipando Calia e bruciando Tacconi. Fiori, ottimo allievo di un maestro come Zoff, ha salvaguardato il risultato, negando due volte a Casiraghi, prima di mano e poi di piede, il possibile 1-0 e bloccando all'85' un'insidiosissima rovesciata ravvicinata dello stesso Casiraghi, servito da un intelligente pallonetto di Baggio. E' stata, insieme con un precedente assist a Casiraghi, l'unica invenzione del fantasista bianconero che, neppure nello stadio delle notti magiche, ha ritrovato la miglior condizione. Fiori gli ha pure parato una punizione a fil di palo. In questi episodi salienti è racchiusa la partita, anche se Marocchi aveva respinto sulla linea (6') un colpo di testa di Gregucci, e se Schillaci (63') ha reclamato il rigore per un contrasto falloso, da tergo, appena dentro l'area laziale. Totò, che non ha lesinato l'impegno, era circondato da Sclosa e Sergio. Il penalty, forse, ci poteva stare ma non fa gridare allo scandalo la decisione di Sguizzato di lasciar correre: difficilmente Schillaci, che dava le spalle alla porta, si sarebbe liberato dalla morsa. C'è stato anche un gol di Corini annullato per fuori gioco (81'): l'arbitro, su sbandieramento del guardalinee, aveva fischiato prima del tiro la posizione irregolare dello juventino subentrato, in avvio di ripresa, ad un Fortunato sotto tono in tamponamenti e rilanci.

La coerenza spesso è un merito, anche se porta a perseverare sugli errori: ma in questo periodo non paga, non fa gol né punti, anzi uno in quattro gare, compresa quella persa con la Roma in Coppa Italia. Non paga, almeno per Maifredi e la sua Juve a trazione anteriore che, ad onta del febbraio nero, è scesa in campo all'Olimpico con la solita voglia di vincere. E, per quasi mezz'ora ha messo in difficoltà la Lazio, soprattutto a centrocampo, grazie alla determinazione e al pressing di Schillaci (ammonito al secondo fallo su Troglio), Casiraghi, Haessler e dello stesso Baggio che a turno rientravano, sacrificandosi in copertura con un notevole dispendio di energie. Cosa che, a gioco lungo, ha tolto lucidità. Maifredi, contrariamente a quanto aveva lasciato capire all'inizio di settimana, non ha rinunciato ad Haessler ripresentando la solita formazione. E quando ha sostituito il tedesco al 65' con Di Canio ha reso più offensiva la Juventus, cosa logica visto che non c'era più niente da perdere.

L'ex laziale, fischiatissimo dal suo vecchio pubblico per il tradimento bianconero, ha aumentato il tasso di incisività della manovra, sfruttando il suo dribbling. Con la squadra già sbilanciata ci sono stati un paio di contropiede laziali, ispirati da un Troglio in vena, da Sosa brillante (non solo sulle punizioni), da un Pin che è molto maturato tatticamente e dalle discese di Bacci e Sergio, un terzino indicato da tempo come juventino futuribile. Determinazione e volontà non sono bastate ai bianconeri: Fiori era insuperabile.

Al fischio finale, Zoff è saltato come una molla dalla panchina. L'«uomo di ghiaccio» si è subito ricomposto assumendo il consueto atteggiamento misurato che avrebbe poi mantenuto nei commenti del dopo partita. Ma è bastato quel gesto istintivo per capire i suoi sentimenti profondi, nascosti accuratamente in superficie, che non recavano etichette di vendetta, ma sicuramente di una piacevolissima rivincita ottenuta contro la sua vecchia Juventus. Un argomento inevitabile per la prima domanda negli spogliatoi, alla quale Zoff ha replicato indirettamente con molta pacatezza: «Nella gara d'andata a Torino abbiamo raccolto meno di quanto ci sia riuscito oggi. Abbiamo sofferto molto dopo il gol. La Juve ha reagito alla grande. Ci ha creato parecchie difficoltà». Ha messo nei guai Maifredi. «Non credo - ha risposto il tecnico biancoceleste spendendo parole consolatrici per gli sconfitti - alla lunga i bianconeri verranno fuori da protagonisti. I giocatori sono di grande valore, penso che tuttora la Juventus abbia le possibilità per recuperare il terreno perduto nella zona alta della classifica». E' riuscito a vincere adottando una tattica migliore di quella scelta da Maifredi? «No, solo piccoli accorgimenti». E' stata una settimana carica d'attesa durante la quale ha tenuto banco, nei commenti degli sportivi romani, lo scontro con la Juventus. Quanto può aver influito sui giocatori il significato della partita che veniva identificata con la personale rivincita del. Dino nazionale? «Ora lo posso dire - ha detto sorridendo Zoff - ho dovuto faticare a spegnere l'euforia che mi sembrava prematura. Ma i ragazzi sono stati bravissimi. Avevano promesso di farmi un grosso regalo per il mio compleanno e hanno mantenuto la parola».

Maifredi non si abbatte «Abbiamo conservato la dignità». Ancora una brutta Juve, una Juve che farà nuovamente discutere. Per vederla i vip si sono mossi in massa, da quelli più interessati alle sue sorti come Giovanni Agnelli, Romiti e Montezemolo ad altri di «fede» indefinita come De Mita, Forlani, Gaspari, Rodotà e Del Turco. Una platea importante e eterogenea che ha espresso una gamma di giudizi contraddittori, in stretto rapporto con le convinzioni calcistiche di ognuno. Sferzante il giudizio conclusivo del presidente juventino, avvocato Chiusano: «All'Olimpico abbiamo rimediato un brutto colpo. Se quelli - e il dirigente bianconero accenna agli spogliatoio, dove i giocatori si stanno rivestendo - hanno sangue nelle vene è il momento che lo dimostrino». Mentre Luca Cordero di Montezemolo, vicepresidente della società bianconera, si rifiuta di parlare essendo squalificato, il dottor Cesare Romiti, amministratore delegato della Fiat, si lascia andare a commenti telegrafici quanto severi. Dopo aver elogiato Dino Zoff («L'allenatore della Lazio sta svolgendo un ottimo lavoro»), Romiti accenna alla Juve esprimendosi in questi termini: «Mi sembra che il centrocampo bianconero funzioni poco e accusi mancanza di equilibrio. E mi fermo qui perché non vorrei provocare nuove polemiche». Nient'affatto preoccupato, anzi disteso e divertito Enrico Montesano. Durante l'intervallo, pacioso e sorridente, il popolare attore distribuiva buffetti a destra e manca. Laziale, vero? «E che, non si vede? Questa Lazio è come una bella donna di teatro, un'attrice che concilia il gusto dello spettacolo». Perché tiene le dita incrociate? «L'ultima volta che venni intervistato, la Lazio stava pure vincendo per 1-0 e poi finì sconfitta. Non si sa mai...». Il tempo dei divertimenti è finito, diamo la parola al grande «imputato». L'analisi di Maifredi, che pure nasconde la delusione dietro a un sorriso, è sofferta. «Sarebbe una giornata bruttissima se avessimo perso la dignità, ma così non è stato». Quattro partite e un solo punto raccolto: che cosa si è rotto nel bel giocattolo che le hanno regalato? «Nulla, l'equilibrio di una partita può alterarsi anche a causa di una sciocchezza. Certo, se non si riesce a vincere neppure profondendo il massimo impegno, qualcosa non funziona a dovere. Comunque, non per invocare attenuanti banali e attaccarmi alla sfortuna, ma a Genova non avremmo dovuto perdere, così come sarebbe stato giusto avessimo conquistato un punto in più con il Lecce. E anche contro la Lazio, visto il modo con cui abbiamo tenuto il campo, non sarebbe stata mia follia pretendere un pareggio».

Non crede di dover fare autocritica? «Certo, ci mancherebbe altro che il comandante di una nave che fa acqua non si accollasse delle colpe. Sarei presuntuoso se non mi ritenessi responsabile anch'io delle difficoltà che sta attraversando la squadra. Però lavoro seriamente per conquistare buoni risultati, non sicuramente per ritrovarmi pieno di problemi e questo mi mette la coscienza in pace». E neppure, Maifredi, crede a un appannamento fisico. «Ho visto i miei attaccare fino al termine e questa è una constatazione che mi conforta. D'altra parte, se Fiori non avesse parato da campione quella mezza rovesciata di Casiraghi o quella punizione di Baggio, adesso nessuno penserebbe di mettere in discussione la condizione fisica dei ragazzi. Piuttosto può darsi che non siamo preparati ad affrontare le critiche e quindi stentiamo ad uscire dalla difficile situazione in cui ci siamo cacciati». Com'è il morale della squadra? «Nessuno canta per la gioia, questo mi sembra ovvio, ma nessuno pensa a impiccarsi, ci mancherebbe altro». L'avvocato Agnelli non è soddisfatto del vostro gioco. «Ribadisco che a condannarci sono essenzialmente i risultati. Rivediamoci insieme anche questa partita e sarete costretti a darmi ragione». Un ritorno amaro per Di Canio, fino a ieri laziale come pochi. Fischi e ancora fischi quando nella ripresa è entrato in campo per sostituire Haessler e ogni volta che ha toccato il pallone. Un'accoglienza che lo ha fatto soffrire: «Con l'amore che ho portato verso quelle maglie non pensavo proprio che il mio ritorno all'Olimpico sarebbe stato così triste. Forse i tifosi non mi hanno perdonato il fatto che ancora qualche settimana prima di partire per Torino avevo dichiarato che non avrei mai abbandonato la Lazio» dice. Un'altra giornata deludente per la Juve: «Pur non entusiasmando, non era una brutta prestazione. Ci siamo dimostrati ingenui mentre i laziali sono stati bravi a sfruttare l'unica occasione che hanno avuto». Dopo Di Canio, Luppi. Solo loro, tra i bianconeri, hanno trovato la serenità e il senso di responsabilità per presentarsi ai giornalisti. «Sono confuso - dice il difensore - è un periodo nero, non trovo una spiegazione a questa nuova caduta. Alla delusione per la sconfitta si aggiunge il rammarico personale per l'ammonizione, che data la diffida preesistente, farà scattare la mia squalifica». Nulla da rimproverarvi? «Sì, la sfortuna che ci perseguita». Della classifica Luppi afferma: «Bruttina. Meno male che non ha vinto la Samp, se no sarebbero stati guai. Ma ora dovremo guardarci anche dalle formazioni che ci stanno alle spalle».

Nella ripresa la Lazio si è chiusa correndo parecchi rischi. «Sì, ma non è stata una nostra scelta. Ci hanno costretto gli avversari a difenderci». Un posto per l'Uefa sembra a portata di mano. «Non illudiamoci troppo - ha "frenato" Zoff - è un campionato molto equilibrato». Chi invece non sembra avere dubbi è il presidente Calleri: «Non vogliamo nasconderci dietro un dito. E' un traguardo che ci siamo posti dall'inizio del torneo. Ho visto una grande Lazio opposta ad una grandissima Juve». Gregucci ha riportato una distorsione al ginocchio sinistro, ma sopraffatto dall'emozione per il successo non sembra accorgersi del dolore: «La Juve è stata la squadra più forte affrontata all'Olimpico - ha detto il difensore -: non ha segnato perché siamo stati bravi a chiudere gli spazi, ma possiede grosse potenzialità. La squadra di Maifredi deve essere lasciata tranquilla. Con l'attesa paziente, arriveranno anche i risultati». Il tedesco Riedle, autore della rete del successo, vede addirittura la possibilità per la Lazio di agganciare l'alta classifica: «Stiamo giocando bene. Abbiamo conquistato due punti importanti contro una grande che ha dimostrato di esserlo sul campo. Julio Cesar è stato il più valido avversario che abbia affrontato da quando sono Italia. Al momento del gol si trovava in altra posizione e io sono riuscito ad anticipare Galia. Un posto in Uefa è sempre più vicino». «Tre partite da titolare, sei punti - ha ricordato Troglio a chi lo aveva liquidato - è il mio regalo per Zoff che mi ha fatto rinascere calcisticamente».