Domenica 10 aprile 1994 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 3-1


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10 aprile 1994 - 2604 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1993/94 - XXXI giornata

LAZIO: Marchegiani, Bonomi, Bacci, Sclosa (86' Cristiano), Luzardi, Cravero (51' Casiraghi), Negro, Winter, Boksic, Di Mauro, Signori. A disp. Orsi, Corino, Nesta. All. Zoff.

ATALANTA: Pinato, Valentini, Codispoti, Magoni, Pavan, Montero, Rambaudi (82' Morfeo), Sgrò, Saurini (64' Locatelli), Scapolo, Orlandini. A disp. Ambrosio, Assennato, Perrone. All. Valdinoci.

Arbitro: Franceschini (Bari).

Marcatori: 50' M.Valentini, 66' Signori, 76' Signori, 90' Signori.

Note: ammoniti Bacci, Valentini, Montero, Rambaudi. Esordio in serie A per Domenico Cristiano classe 1976. Calci d'angolo: 8-2.

Spettatori: 42.044 (6.039 paganti e 36.005 abbonati) per un incasso di £. 1.161.157.000.

dal Guerin Sportivo: Foto della gara
dal Guerin Sportivo: Foto della gara
dal Guerin Sportivo: Foto della gara
dal Guerin Sportivo: Foto della gara
dal Guerin Sportivo: Foto della gara
Il biglietto d'invito della gara

Anche una Lazio svogliata per cinquanta minuti può bastare contro questa Atalanta già retrocessa, ma comunque organizzata dignitosamente almeno fino a quando non esplode Beppe Signori. Arrigo Sacchi in tribuna ne prenderà atto. Il capocannoniere gli dedica dall'Olimpico tre prodezze balistiche, sempre su calcio piazzato, sempre impallinando Pinato con quel sinistro da museo del Louvre, caricato appena fuori area, cioè laddove gli orobici rovinano la loro sfiziosa domenica. Superfluo dunque carrellare lungo l'inguardabile primo tempo, che evapora fra reciproche amnesie, mentre i tifosi laziali fischiano oppure espongono scritte d'incoraggiamento verso Gascoigne, idolo ancora una volta in frantumi. Qui, assenti pure Di Matteo, Favalli e Fuser, gli "zoffiani" penalizzati da scelte rinunciatarie che escludono il tridente, propongono l'accoppiata esterna Bacci-Negro per impossibili trovate creative, salvo pasticciare nell'interno annodati allo stato confusionale di Sclosa o Di Mauro. Ma l'allenatore presidente resta imperturbabile dinnanzi a tanto scempio delle risorse "cragnottiane" e occorrerà arrivare alla bravata Valentini (schiacciata obliqua di testa in beata libertà, propiziata dall'inserimento cross d'Orlandini dall'altra parte) per ridisegnare dal 5O' una Lazio tatticamente accettabile, con l'inserimento di Casiraghi come apripista del tandem Boksic-Signori. Difatti prima, tanto Pavan quanto Valentini sanno incapsularli e l'unico pericolo lo timbra Boksic. Sbadigli. La Lazio rientra dopo l'intervallo, convinta che la vittoria da quarto posto in classifica, debba arrivare senza neppure lottare, quasi per diritto divino. Però Montero, libero propositivo, dissente: egli avvia alcuni ribaltamenti che evidenziano la solita fragilità della difesa arrangiata con Bonomi sugli stinchi di Rambaudi e Luzardi arrancante, dietro Saurini. Certo, Winter sbaglia due reti fatte, quasi intendesse incoraggiare l'Atalanta ad uscire dal guscio per assaporare le ultime soddisfazioni da serie A. Sappiamo in quale maniera Valentini raggela i fans sugli spalti. Poi, galvanizzati, i ragazzi di Bergamo inalberano Orlandini, che se ne va sparato lungo l'out di destra, trovando gli aiutanti di Marchegiani ingenuamente sbilanciati in avanti. Passaggio filtrante: Bacci, in disperato recupero azzoppa Saurini, senza impedire che Marchegiani, uscito su Rambaudi, debba quasi sderenarsi per portargli via l'occasione del bis. Beh, i laziali capiscono, recuperano un po' di profondità, sottraggono il superfluo Cravero (Bacci scala libero) e aggiungono Casiraghi nell'assalto al rischiatutto. Così Di Mauro in percussione va giù e Beppegol dai venti metri avvia lo show: s'apre la barriera e il rasoterra risulta imparabile. Il bis, undici minuti più tardi, con Negro atterrato da Pinato. Identica procedura, quasi analoga posizione di battuta. Resta il racconto della "perla" susseguente, preceduta da un salvataggio sulla linea di Montero. Signori si lascia stendere e quindi indovina l'incrocio dei pali. E la sua ventesima soddisfazione stagionale. Uno spettatore è morto nello stadio Olimpico in seguito ad un infarto che lo ha colpito prima che cominciasse la partita tra Lazio e Atalanta. Domenico Carlini, 64 anni, originario di Ceccano (Frosinone), si è sentito male cinque minuti prima dell'inizio della gara. Soccorso e sistemato su un'unità mobile coronarica, è giunto morto al Policlinico Agostino Gemelli, dove i medici hanno accertato che il decesso era stato provocato da arresto cardiocircolatorio.

Le grandi rivelazioni dopo lo spavento, il timore della figuraccia davanti al pubblico amico e proprio in vista del raggiungimento della miglior classifica nella sua storia escludendo lo scudetto di venti anni fa. Cragnotti prende al volo l'occasione della rimonta e del "Signori show" e annuncia i piani per il futuro, spazzando però via le speranze dei tifosi di vedere ulteriormente potenziata la squadra. Niente stranieri, a parte forse Chamot. Nessun investimento folle, in nome di un'austerità non sbandierata ma di certo attuata dopo aver investito ingenti cifre negli ultimi anni. Il presidente biancazzurro esterna a fine gara, quando già la sua Lazio ha scacciato i fantasmi di un risultato imbarazzante contro la volenterosa ma tecnicamente approssimativa Atalanta. "Signori? Il primo tempo forse aveva ancora qualche problema fisico. Poi si è scatenato, chissà probabilmente perché è stato rassicurato sulle sue condizioni", dice tra il serio e l'ironico Cragnotti. Il quale poi rivela: "E vero, avevo una scommessa con lui. Prima il tetto era stato fissato a 15 gol, adesso a 20", annuncia. Ci siamo, dunque: Cragnotti dovrà arrendersi e pagare il pegno con lo sgusciante e imprendibile attaccante, che ha dimostrato per l'ennesima volta quanto vale realizzando una fantastica tripletta. Riconosce, Cragnotti, che Cravero e compagni non hanno disputato la loro miglior partita del campionato. "Va bene così - dice -, ma all'inizio sono stati troppo titubanti e si sono scatenati solo dopo aver iniziato a fare pressing". Si parla inevitabilmente del grave infortunio di Gascoigne, delle conseguenze per la Lazio. E del futuro: "Gascoigne è un nostro patrimonio, cercheremo di recuperarlo. Chi lo ha sostituito, si è comportato bene. Però in certi momenti le assenze importanti si avvertono. Martedì o mercoledì andrò a trovare Gascoigne a Londra". Alla conclusione del torneo mancano ancora tre giornate e i biancazzurri, dopo il risultato con i bergamaschi, sono più che mai in corsa per conquistare la piazza d'onore alle spalle del Milan dei miracoli: "La Lazio merita il secondo posto, decideranno gli scontri diretti con Sampdoria e Juventus". Il discorso scivola sugli acquisti, sugli stranieri che dovrebbero consentire alla Lazio il definitivo salto di qualità per puntare decisamente, l'anno prossimo, allo scudetto: "Boli e Chamot? Il primo non credo che arriverà, per il secondo vedremo. Il nuovo tecnico dirà la sua opinione e poi la società deciderà", annuncia. "Comunque, 5 o 6 stranieri sono un'assurdità", ribadisce tanto per non essere frainteso. Ancora, sgomberando qualsiasi dubbio sul nuovo assetto dirigenziale dopo la nomina di Zoff a presidente: "Non ci sarà alcun cambiamento d'organigramma, tutti manterranno i loro ruoli. Lavorando d'accordo potranno fare un grosso lavoro". E sui presunti problemi economici: "Mai come oggi la società ha dato ampie garanzie di solidità. E appoggiata a una grande industria, non ha alcun problema".

Fonte: Corriere della Sera