Domenica 10 gennaio 1993 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 2-0


Stagione

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10 gennaio 1993 - 2546 - Campionato di Serie A 1992/93 - XV giornata - calcio d'inizio ore 15.00

LAZIO: Orsi, Corino, Favalli, Marcolin, Luzardi, Cravero (74' Sclosa), Fuser, Doll, Winter, Gascoigne (63' Bacci), Signori. A disp.: Fiori, Stroppa, Neri. All. Zoff.

BRESCIA: Landucci, Negro, Rossi, De Paola, Brunetti (55' Schenardi), Paganin, Sabau, Bonometti, Raducioiu (84' Marangon), Hagi, Giunta. A disp.: Vettore, Bortolotti, Piovanelli. All. Lucescu.

Arbitro: Sig. Stafoggia (Pesaro).

Marcatori: 32' Signori, 83' Signori.

Note: espulsi Bonometti al 20' s.t. e Sabau al 28' s.t.. Ammoniti: Corino, Negro e Paganin. Antidoping: Favalli, Gascoigne, Rossi e Marangon. Calci d'angolo: 7-10.

Spettatori: paganti 11.991, incasso L. 389.965.000; abbonati 30.269, quota partita di L. 789.467.000

Il biglietto della gara
La prima espulsione del Brescia...
...e la seconda
Signori ancora sugli scudi
Beppe insacca la seconda rete
Il protagonista del match

Com'è bello disporre di questo Signori, che ti porta su pure quando meriteresti di scivolare giù; che va in rete con qualsiasi procedura; che sembra perfino prescindere dai rifornimenti dei compagni nel prolungamento della sua favola. Com'è comodo scaraventargli palla e verificarne l'elettrica progressione, l'aggancio mozzafiato, la divaricazione incarta avversario, l'interferenza sempre esatta, l'esecuzione spesso imprendibile. Il Brescia s'inchina due volte. Prima il sinistro caricato all'imbocco dell'area flipper, raggelante in quanto schianta l'organizzazione Lucescu proprio dopo trenta minuti d'affanni laziali. E poi, parecchio più avanti, quando diventa impossibile non esporsi remando nove contro undici, ancora Beppe gol butta lì l'assolo devastante oltre Rossi, oltre Paganin, indovinando con l'altro piede, quello abitualmente d'appoggio, la sedicesima frecciata stagionale. Serve allora carrellare all'indietro, evidenziare gli impacci dei centrocampisti di casa attanagliati nell'elastica opposizione d'una zona rotatoria, capace di cancellare e reinventare i ruoli grazie a un vorticoso movimento corale? Che tiri aria di bufera nonostante le immancabili promesse diffuse intorno ai 93 anni della Lazio? Beh, la paura è tanta: il Brescia domina nell'occupazione degli spazi, nella costruzione della manovra, nel negare punti fissi di riferimento ai virtuosi Doll, Winter e Fuser, pressati fino al dispetto, incapsulati tra Brunetti Giunta Rossi, cui s'aggiunge l'equilibratore De Paola. E la Lazio? La Lazio necessita di situazioni utili a sollecitare la propria natura attaccante. Se ne accorge il Brescia mentre rifiata: rifiatare significa rimettere in partita Gascoigne, lasciare visuale a Doll, che può sprintare col cambio di marcia e procurarsi l'angolo. Lo tratteggia lui stesso: Luzardi irrompe inatteso e Landucci si supera, anche se Cravero potrebbe sfruttare il breve respiro di quella ribattuta purchessia. Inutile rimasticare: dall'altra parte già imperversano i romeni e Orsi vorrebbe ringraziare Hagi, artista lanciato tutto solo, che invece di sbattere dentro preferisce il tacco lezioso a cercare lo stralunato Raducioiu. Ecco: evaporano probabilmente qui le pretese di conquista bresciane, anzi finiscono esattamente quando il redivivo Gascoigne prova due volte di seguite l'azione di sfondamento. Dribbling frenato, il pallone che ritorna a Gazza, il tiro che carambola e Signori in agguato ne profitta. Poi Landucci trascorrerà gran parte della ripresa a osservare le orgogliose sfuriate dei fratelli bresciani, capaci di accartocciare il tema preferito dalla controparte anche in inferiorità numerica. Difatti una sventagliata di Cravero, destinazione Doll, rovina la domenica di Bonometti, colpevole (solo secondo l'arbitro) di scorrettezza volontaria sull'ultimo uomo lanciato a rete. Nella stessa infrazione, poco dopo, incorre Sabau. E stavolta appare almeno chiara la volontarietà di bloccare ancora il tedesco attivato da Signori. Il quale Signori inventa in un amen la chiccheria balistica del raddoppio (palo gol) e del terzo posto di Cragnotti.

Fonte: Corriere della Sera