Domenica 11 gennaio 1959 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-4


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11 gennaio 1959 - 1.195 - Campionato di Serie A 1958/59 - XV giornata

LAZIO: Lovati, Lo Buono, Del Gratta, Carradori, Janich, Pozzan, Burini, Franzini, Tozzi, Tagnin, Bizzarri. All. Caciagli. D.T. Bernardini.

GENOA: Ghezzi, Magnini, Bruno, Leopardi, Carlini, Delfino, Leoni, Robotti, Dal Monte, Pantaleoni III, Barison. All. Frossi.

Arbitro: sig. Rigato (Mestre).

Marcatori: 10' Leoni, 35' Dal Monte, 49' Burini (rig), 53' Leoni, 56' Barison, 73' Tozzi.

Note: cielo parzialmente coperto. Terreno scivoloso. Calci d'angolo 9 a 5 in favore della Lazio. Frequenti spostamenti nelle due prime linee. Al 15' del primo tempo Burini e Bizzarri si sono scambiati i ruoli; altrettanto è avvenuto al 10' della ripresa tra Pozzan e Tagnin. Al 44' del secondo tempo Burini nel corso di uno scontro con Leopardi e Magnini, ha riportato un lieve stato commotivo ed è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco.

Spettatori: 28.000 per un incasso di 8 milioni di lire.

Humberto Tozzi in azione
L'eloquente titolo di un settimanale
La terza rete dei rossoblù liguri
Burini infortunato trasportato fuori dal campo dal massaggiatore Fortunati, Pozzan e un paio di raccattapalle
La rete di Humberto Tozzi
Humberto Tozzi colpisce di testa (Archivio fotografico L'Unità)

Il Corriere dello Sport titola: "Prudenza e contropiede: formula del successo. Barison, artefice magico. Genoa-Lazio 4-2 (2-0). Le prodezze dell'estrema sinistra rosso-blu e la giornata di magra dell'intera retroguardia bianco-azzurra: ecco le cause principali del risultato a sorpresa dell'Olimpico".

Continua il quotidiano: La Lazio sta attraversando, come suol dirsi, il classico momentaccio, uno di quei periodi di magra immancabili nella storia di un campionato e resi ancor più tempestosi dall'imperversare del vento della disdetta. Non che il Genoa, intendiamoci, possa venir accusato di furto con scasso. Neanche a pensarci. Il suo successo è stato chiaro ed indiscutibile, avallato da un arbitraggio imparziale e sincero (anche se non impeccabile), giustificato da un punteggio che non ammette attenuanti. Occorre, però, anche riconoscere che i grifoni di Frossi hanno quasi sempre giostrato all'insegna del "disco verde" concretizzando con implacabile facilità persino le iniziative più azzardate e più avventurose. Vi basti sapere che Lovati, in ben due circostanze, ha dovuto arrendersi di fronte a tiri sferrati da oltre venti metri, di stupendo effetto, di fulminea portata, ma anche baciati dalla fortuna. Vi basti sapere che non uno dei quattro goals del Genoa reca la sigla dell'irresistibilità. Vi basti sapere che la Lazio ha scontato con spietata immediatezza ogni suo errore, ogni sua incertezza. Il Genoa, insomma, ha potuto aggiudicarsi la posta in palio con rara disinvoltura, senza mai strabiliare, senza mai dimostrarsi una squadra eccelsa, ma sfruttando con scaltrezza, prontezza ed abilità le occasioni propizie, facendo leva su di una accorta e sapiente politica attendista e basando i propri preventivi sull'evidente condizione di disagio degli antagonisti. Mai come ieri la formula tattica di Frossi (prudenza e contropiede) ha trovato tanta rispondenza nei fatti e negli... oppositori. Perché chi ha assistito alla gara non può non essere giunto alla convinzione che il verdetto è stato forgiato, non solo dai meriti dei giocatori rossoblu, ma soprattutto dalle incertezze e dalle sfasature difensive della Lazio. Le retrovie bianco-azzurre, infatti, hanno imbarcato acqua da tutte le parti, spesso crollando al primo urto, spesso sparendo addirittura dalla scena. Lovati ha eseguito tre o quattro bellissime parate; ma non tutte le reti subite recavano l'impronta dell'impossibile. Lo Buono è stato sommerso dal dilagare impetuoso e protervo del velocissimo e tenacissimo Barenson.

Del Gratta ha stentato a scovare la giusta posizione, frastornato dal girovagare dell'ala tornante Leoni. Janich, un tempo colonna di granito dell'edificio di Bernardini, ha denunciato uno stato di efficienza assai precario, non brillando neppure nel suo repertorio migliore (gioco di testa). I due laterali Carradori e Pozzan, discreti nell'arte di suggerimento, hanno peccato di lentezza e di involuzione, apparendo annebbiati e impacciati dinanzi alla mobilità ed alla sveltezza dei loro rivali (Robotti e Pantaleoni). Un vero naufragio, in sostanza, un naufragio che ha coinvolto l'intera squadra. L'attacco laziale, di contro, non può calamitare stavolta grosse ed aspre censure. Tozzi, sottoposto a doppia sorveglianza (Carlini e Leopardi) ha avuto modo di prodursi in non poche azioni di fulgido risalto, conferendo nerbo e pericolosità alla manovra offensiva bianco-azzurra. Anche Franzini e Tagnin, sebbene non sempre precisi e tempestivi, hanno operato con assiduità e ammirevole slancio. Burini e Bizzarri, invece, pur prodigandosi al massimo e pur sfoggiando qualche spunto insidioso, nel complesso hanno palesato un grado di forma tutt'altro che rassicurante. Tiriamo, adesso, le somme. Concediamo al quintetto avanzato laziale l'attenuante dell'assenza di Prini (un elemento-chiave) ed un attestato di volitività e di puntiglio. Per il resto, però, v'è da rimanere sconcertati. Auguriamoci che il sestetto arretrato bianco-azzurro sia incappato in un pomeriggio di nera collettiva. Ogni altra ipotesi, infatti, potrebbe indurre al più deprimente pessimismo. Il Genoa, come avrete già compreso, ha mirato al pratico. Ha compreso a volo la situazione ed ha realizzato un successo prezioso, quanto ineccepibile. La squadra schierata ieri da Frossi non può dirsi una "meraviglia". Ma ha innegabilmente manifestato una saldezza ed una compattezza generali non riscontrabili sulla riva opposta. Qualche crepa è stata avvertita in difesa (Magnini non è più lui), ma riscattata in gran parte dalla spericolata valentìa di Ghezzi. Mediana e attacco, al contrario, hanno macinato trame su trame, mai permettendo alla Lazio di trasformare in assedio la sua prevista supremazia territoriale. Leopardi, Carlini e Delfino hanno assolto al loro compito di interdizione e di rilancio con grintosa diligenza. Robotti e Pantaleoni ed il tuttofare Leoni hanno impostato e sviluppato innumerevoli temi d'attacco, tutti permeati di pericolosità e di altruismo.

Dal Monte ha svolto una limitata mole di lavoro, ma in parecchie occasioni ha fatto balenare la potenza e la repentineità della sua proverbiale stangata. Barison, infine, è stato l'artefice primo della positiva impresa genoana, facendo il vuoto attorno a sé e seminando il panico nell'opposto settore. E veniamo alla descrizione dei passi salienti. Una descrizione lunga e non certo priva di mordente. L'avvio è tutto di marca laziale. Ma è anche un avvio sterile e confuso. Al 9' si fa luce il Genoa; Leoni invita al tiro Dal Monte; Lovati replica con una franca bloccata in volo. E' il preavviso della prima rete della giornata. Un minuto dopo Barison lascia sul posto Lo Buono e dalla sinistra rimette al centro un dosatissimo pallone; Lovati, Janich e Del Gratta indugiano; Leoni li precede con una secca girata in corsa, 1-0 per il Genoa. La Lazio infittisce i suoi sforzi. Un bolide di Franzini (15') sfiora il bersaglio della porta genoana. Una bella triangolazione Franzini-Tagnin-Tozzi (18') viene stroncata da una temeraria uscita di Ghezzi sui piedi del centravanti laziale. Una staffilata da lontano di Pozzan (20') non trova impreparato Ghezzi. Una "fucilata" in corsa dell'attivissimo Franzini (25') viene sventata dallo stesso Ghezzi con una prodigiosa deviazione in corner. Una ingarbugliata mischia nell'area del Genoa (29') viene risolta da Leopardi con una provvidenziale respinta sulla linea fatale, dopo che Ghezzi si era virtualmente arreso di fronte ad una intelligente correzione di testa di Tozzi. Ma ecco il secondo colpo di fulmine. Viene registrato al 34': fugge sulla sinistra Pantaleoni; ne scaturisce un nitido passaggio a Dal Monte; secco e repentino il tiro (alcuni metri al di là del confine dell'area di rigore); Lovati è in "contropiede"; il pallone va ad insaccarsi nell'angolo sinistro alto. E' una doccia gelata che cade sulle spalle malferme della Lazio. E' una doccia che stordisce i giocatori biancoazzurri. Per un soffio, tra l'altro, il Genoa non arrotonda il suo bottino. Va via al 41' il solito Barison, presentatosi tutto solo al cospetto di Lovati; vibrante la cannonata d'epilogo, altrettanto vibrante ed applaudito l'intervento in volo di Lovati.

L'intervallo sembra benfico per la Lazio. I bianco-azzurri iniziano il secondo tempo plagiando le... furie spagnole. Il loro arrembaggio è martellante. L'effetto è raggiunto in soli quattro minuti. Tozzi si esibisce in un suo caratteristico "guizzo", in area genoana viene falciato da Carlini; niente da obbiettare: rigore. E poiché Rigato non è... Guarnaschelli, Burini può mettere a segno con un tiro esatto e puntuale il primo penalty concesso alla Lazio nella attuale stagione. 1-2: la Lazio torna a sperare. Ma il Genoa si scuote e passa al contrattacco. Al 5' su sgroppata impetuosa di Barison, Dal Monte sciupa con un tiro fiacco e centrale una occasione quanto mai propizia. Buon per la Lazio? L'interrogativo non resiste che due minuti. Al 7' Leoni, al culmine di una sua discesa, sfodera un tiro di incredibile poderosità, centrando da oltre venti metri l'obbiettivo dell'angolo destro della porta laziale. 3-1: il Genoa si sfrena, la Lazio si scoraggia. Al 10' calcio di punizione per un fallo di Lo Buono su Barison; pallonetto di Dal Monte, irrompe di testa lo stesso Barison insaccando di prepotenza. 1-4: è finita per la Lazio. Ma i bianco-azzurri traggono dall'orgoglio l'incentivo per tentare l'improbabile. Il Genoa si arrocca. Ghezzi compie miracoli di coraggio e di bravura. Al 24' Franzini può puntare direttamente a rete, su servizio di Pozzan. Ma Ghezzi fa scudo con il petto e sventa in extremis la staffilata in corsa del giovane interno bianco-azzurro. Al 27' minuto su rimessa della bandierina eseguita da Bizzarri, Carradori si fa largo in mischia e di testa indirizza a rete; niente da tentare per Ghezzi; ma la traversa è una imbattibile ancora di salvataggio. Finché, batti e ribatti, la Lazio può ridurre il distacco, grazie a Tozzi (29') che, dopo essersi destreggiato stupendamente tra tre avversari, induce Ghezzi alla capitolazione con una sibilante staffilata in corsa. 2-4: la Lazio insiste. Il Genoa fa muro dinnanzi a Ghezzi.

Al 31' un "mani" in piena area di Delfino (su tiro di Franzini) viene ritenuto "involontario". Al 32' un bolide di Carradori sorvola di una cortissima spanna, l'asta trasversale della porta genoana. Al 36' su cross dalla destra di Tagnin, Tozzi fallisce di poco la seconda prodezza della gara. Il tempo, intanto, lavora a vantaggio del Genoa. La Lazio, minuto per minuto, vede sfumare l'eventualità di un formidabile recupero. Anche perché il Genoa è tutt'altro che domato. I ferri della lotta si arroventano; al 44' Magnini e Burini (commozione cerebrale), escono malconci da uno scontro. Fa la sua comparsa una barella (destinata a Burini), proprio mentre Rigato pone termine alle ostilità. Ed in un silenzio pressoché assoluto. Tutto si potrà, infatti, sostenere fuorché la tesi di uno scarso impegno della Lazio.