Domenica 13 maggio 2007 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 4-3


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13 maggio 2007 - 3.234 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXXVI giornata - calcio d'inizio ore 15:00

INTER: Julio Cesar, Maicon, Burdisso, Materazzi, Maxwell (71' Cambiasso), Solari (46' Figo), Vieira, Stankovic, J.Zanetti, Recoba (64' Gonzalez), Crespo. A disposizione: Toldo, Andreolli, Dacourt, Choutos. Allenatore: Mancini.

LAZIO: Ballotta, Behrami, Siviglia, Cribari (II), Zauri, Mudingayi, Ledesma, Jimenez, Mutarelli (80' Belleri), Pandev (64' Manfredini), Rocchi (73' Makinwa). A disposizione: Berni, Stendardo, Bonetto, Firmani. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Banti (Livorno) - Assistenti di linea Sigg. Di Liberatore e Cariolato - Quarto uomo Sig. Gervasoni.

Marcatori: 3' Pandev, 4' Mutarelli, 20' Crespo, 35' Crespo, 41' Ledesma, 81' Crespo, 85' Materazzi.

Note: espulso all'82' Siviglia per proteste. Ammonito al 7' Mudingayi ed al 40' Burdisso per gioco falloso, al 58' Mutarelli per comportamento non regolamentare, Materazzi per proteste. Recuperi: 2' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 10.263 per un incasso di euro 197.760,50; abbonati 35.166 per una quota di euro 665.334,49.


La rete di Goran Pandev
L'esultanza del macedone
Gioia biancoceleste
Valon Behrami in azione
Una delle reti di Hernan Crespo
Il calcio di punizione vincente di Cristian Ledesma
Il biglietto della gara


La Gazzetta dello Sport titola: "Tre Crespo, un Matrix. L'Inter è infinita ed è record di punti. Lazio avanti 2-0 dopo 5', l'argentino rimonta e Materazzi fa il 4-3. Battuto il primato della Juve, eguagliate le 29 vittorie del Toro".

Continua la "rosea": C'è record e record. L'Inter riempie l'album incollandone altri due: a 93 punti spazza via anche il ricordo dei 91 dell'ultima Juve in A e a 29 vittorie eguaglia il Toro '47-48. La Lazio si sente come se ne avesse battuto uno, trovandosi nei preliminari di Champions League, con due giornate di anticipo e alla faccia dell'handicap iniziale. E pazienza se la certezza arriva solo grazie alla sconfitta dell'Empoli, perché l'ex miglior difesa del campionato prende quattro gol dopo averne subito uno nelle ultime quattro partite, mandando in frantumi l'imbattibilità esterna che durava da inizio dicembre. Partita allegra, fin troppo: Inter e Lazio se la palleggiano giocando ad andare in tilt a vicenda, diciamo un tempo a testa, con difese colpevoli e poco aiutate. Soprattutto quella della squadra di Mancini, a volte parsa inconsciamente tesa a preservare energie in vista del tentativo di rimonta di giovedì. Contro squadre come la Lazio, almeno uno fra Cambiasso e Dacourt diventa imprescindibile: dovendo rinunciare ai due contemporaneamente e con Stankovic a fare da vertice basso del rombo senza avere gambe, furore e lucidità di qualche mese fa, l'Inter si è ritrovata più volte come sospesa, senza rete.

E il suo primo tempo è stato una rincorsa continua, dopo essere inciampata subito lungo una salita-strappo modello coppa Italia: due gol sulla gobba dopo 5', con timidi fischi dei tifosi, imprecazioni alla sfortuna (prima Stankovic scivola, poi il tiro di Pandev si impenna carambolando sulla gamba di Materazzi) e alle chiusure sciagurate di Maxwell (su Jimenez che crossa) e Maicon (su Mutarelli che arriva da dietro, liberissimo). Ma, se non altro, stavolta l'Inter non si lascia cadere dentro un baratro come all'Olimpico contro la Roma, anche se quegli attaccanti laziali che escono molto (soprattutto Pandev), criptano le proprie coordinate e si alternano bene con Jimenez in un fitto gioco di tagli e incursioni, fanno ripensare alle difficoltà di quella partita da incubo. Proprio come a Roma, l'Inter si abbassa troppo e con troppa facilità; come a Roma, l'uomo dietro le punte (mercoledì Figo, ieri Solari) quando sta in mezzo galleggia in una posizione ibrida, annaspando. Ma come a Roma, Crespo ci mette poco a rimettere in corsa l'Inter: Recoba aveva avuto i guizzi giusti per provarci due volte, lui ci riesce in un quarto d'ora, fra il 20' e il 35', con il piede sempre in agguato al posto giusto, come le mani di Julio Cesar quando Pandev (24') prova a riallungare subito. Il brasiliano replicherà ad inizio ripresa su Jimenez, togliendo per la seconda volta alla Lazio - nel frattempo passata di nuovo in vantaggio - la possibilità di riprendersi due piste di vantaggio.

Trovandosi sul 2-2, alla Lazio restano due dubbi relativi a Maicon: un suo fallo su Zauri prima del cross a Crespo per il 2-1 e un suo fuorigioco quando l'argentino si catapulta a pareggiare. Prova a toglierglieli Ledesma, con una punizione che scivola all'incrocio dei pali prima dell'intervallo, durante il quale Mancini si toglie i suoi, cambiando uomini e sistema di gioco, in una partita a scacchi vinta contro Delio Rossi: dentro Figo e 4-4-2; dentro Manfredini con il (teorico) compito di coprire di più sulle fasce e 4-4-1-1 con Jimenez alle spalle di Rocchi; dentro Gonzalez per Recoba e ulteriore allargamento del gioco offensivo dell'Inter. Fino a circuire una Lazio che perde una ventina di metri, senza più Pandev e con il fumo di Makinwa, che non dà nulla di più rispetto a Rocchi. L'Inter invece ha Crespo e poi Materazzi, che firma il 9° gol in campionato, il 4° con la sua testa da tre punti. Aveva appena sentito i tifosi cantare "noi vogliamo la coppa Italia": siccome lui giovedì non ci sarà, si è portato avanti.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


Alla domenica è tutta un'altra Inter. Vince (4-3 alla Lazio, che ha conquistato il preliminare di Champions League) e colleziona record. Gli ultimi due: 29 successi e 93 punti. Mai nessuno aveva raccolto così tanto nei campionati a venti squadre. Eppure il pomeriggio aveva avuto un avvio da incubo, che lasciava immaginare il bis della disfatta dell'Olimpico in Coppa Italia: scivolone di Stankovic, tiro di Pandev, deviato da Materazzi (senza colpe) alle spalle di Julio Cesar dopo 1'59; colpo di testa di Mutarelli con la difesa interista al cinema dopo 4'02. Conclusione: 2-0 per la Lazio e palla al centro, mentre Mancini urlava in panchina ("Ancora, ancora, non è possibile") e Massimo Moratti pensava al peggio davanti alla tv, visto che aveva scelto di disertare San Siro, in una giornata di sciopero del tifo, per protestare (in silenzio) dopo il 2-6 contro la Roma. Come era già successo mercoledì, c'è chi non ha accettato l'idea della resa senza condizioni e ha guidato la rivolta nerazzurra: Hernan Crespo ha fatto vedere che cosa significhi essere superprofessionisti, anche se con futuro incerto (il Chelsea non ha ancora sciolto la riserva). Un suo colpo di testa in torsione, finito a lato (16'), è stato il segnale della volontà di cambiare registro, anche se la Lazio, giocando a cento all'ora per tutto il primo tempo, ha più volte sfiorato il terzo gol, salvo trovarlo poco prima dell'intervallo (41') sulla punizione di Ledesma che ha messo il pallone dove nessuno sarebbe mai arrivato.

L'Inter, a quel punto, due gol li aveva già segnati, con il suo bomber argentino: il primo su assist di Maicon (20'), il secondo su cross del rinato Vieira (35'). Il tutto in un primo tempo con difesa senza protezione, immobile, confusa e troppo bassa, sempre alle corde in opposizione a Jimenez-Pandev-Rocchi e nessuna pressione dei centrocampisti. In questa fase, la Lazio si è molto divertita, ma non ha rotto gli argini, evitando di dilagare. Che l'Inter avesse deciso di cambiare registro lo si è intuito ad inizio ripresa, e non soltanto perché Mancini ha inserito Figo al posto di Solari, con il passaggio al 4-4-2 che ha consentito di coprire meglio il campo. Gli ultimi fuochi laziali sono venuti da una straordinaria percussione di Jimenez (decisivo Julio Cesar, 7') e poi da un colpo di testa di Rocchi (alto, 20'). Prima e soprattutto dopo, l'Inter ha guadagnato campo e ha preso in mano la partita, senza combinare niente di indimenticabile, però dimostrando di aver riattaccato la spina e di saper ancora macinare l'avversario a gioco lungo. Delio Rossi, vedendo i suoi attaccanti in riserva di ossigeno, li ha sostituiti, ma ha perso forza offensiva e l'Inter, liberata dalla paura di prendere il quarto gol, ha trovato prima il pareggio, ancora con Crespo (gol regolare e le proteste sono costate l'espulsione a Siviglia) su assist di Gonzalez, e poi addirittura il gol del 4-3 con Materazzi, di testa, al nono centro in 27 partite, con ricordo del 5 maggio e dedica al team manager nerazzurro, Guido Susini, tornato in panchina dopo due mesi.

Il 4-3 alla Lazio ha alimentato l'idea che giovedì in Coppa Italia l'Inter possa ribaltare il 6-2 dell'Olimpico. Crespo è in un momento straordinario: è salito a quota 14 gol, ne ha segnati addirittura sei in otto giorni (Messina, Roma e Lazio) e vuole San Siro pieno di gente. Ma è impensabile che l'Inter vista contro la Lazio possa fare quattro gol (che sono tantissimi) alla Roma, senza subirne. Troppo cicala, troppo disattenta in fase difensiva, sempre troppo a disagio contro la Roma, come si è visto anche in campionato. Mancini lo sa e l'ha detto: "Dobbiamo far bene, poi vedremo che cosa succederà. Il calcio è strano".