Domenica 16 ottobre 1966 - Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 2-2


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16 ottobre 1966 - 5 - Campionato di Serie A 1966/67 - V^ Giornata

MILAN: Mantovani, Anquilletti, Noletti, Rosato, Santin, Trapattoni, Mora, Lodetti, Amarildo, Rivera, Fortunato. All. Silvestri.

LAZIO: Cei, Zanetti, Castelletti, Carosi, Pagni, Dotti, Bagatti, Burlando, D'Amato, Marchesi, Morrone. All. Mannocci.

Arbitro: Sig. Angonese (Mestre).

Marcatori: 26' Bagatti, 52' Rosato, 85' Rivera, 88' Bagatti.

Note: cielo coperto, temperatura autunnale, terreno scivoloso. Esordio in serie A per Enrico Burlando classe 1944. Espulso Castelletti per fallo di reazione. Ammoniti: Burlando e Noletti.

Spettatori: 30.000 circa con 15.897 paganti e 11.000 abbonati per un incasso di £.19.492.000.

Minuto 85: Carosi vince un duello con Rivera, avanza e calcia da lontano verso la porta milanista. E' un classico tiro di alleggerimento che Mantovani addomestica con sicurezza rimettendo veloce in gioco il pallone verso Trapattoni che serve Rosato che verticalizza rapido su Rivera il quale con un tocco delizioso supera Cei: 2 - 1 per i rossoneri. Neanche il tempo di rimettere palla al centro che l'arbitro emette il triplice fischio finale. Con animi diversi i ventuno giocatori in campo si avviano verso gli spogliatoi. La panchina della Lazio però si accorge che mancano ancora tre minuti per giungere al 90'. Mannocci si avvicina lesto al segnalinee Amilcare Muzio, un famoso mobiliere veronese, e segnala l'anomalia. Angonese viene avvertito dall'assistente e si rende conto dell'errore. Occorre giocare ancora e richiama subito le squadre nel rettangolo verde. Due calciatori della Lazio sono già negli spogliatoi e capitan Pagni s'incarica di avvertire Morrone e Carosi del fatto. Il "barone" sembra il più seccato dell'inconveniente e svogliato si posiziona centravanti. D'Amato ruba un pallone a Fortunato e serve proprio Carosi che crossa: Noletti manca l'intervento e il pallone schizza sul petto di un esterrefatto Mantovani per arrivare sui piedi di Bagatti che lesto mette dentro per il goal del pareggio. Scoppia il finimondo quando due minuti dopo l'arbitro chiude il match. Tre spettatori entrano in campo minacciosi e uno di questi sferra un pugno al collo di Angonese che ha appena messo piede nel sottopassaggio. Mora furibondo si scaglia contro la panchina laziale e viene alle mani con Mannocci. Fuori lo stadio la situazione s'infiamma in pochi minuti. La celere è costretta a usare i manganelli e i lacrimogeni contro i tifosi rossoneri che lanciano pietre e mulinano gli ombrelli. La Mercedes del Presidente Carraro viene ammaccata dagli stessi sostenitori milanesi. Il torpedone della Lazio lascia solo alle 18.30 San Siro scortato da numerose camionette. A sera si conteranno trenta feriti, dieci dei quali fra le forze dell'ordine. La partita era iniziata in un clima festoso per il ritorno in campo di Bruno Mora a dieci mesi dallo spaventoso incidente riportato al Comunale di Bologna. Il pubblico omaggia il giocatore con cori e applausi. Il Milan che ha avuto un inizio di campionato balbettante cerca di riconciliarsi con il suo pubblico e parte subito molto motivato, ma la Lazio si capisce ben presto che non si vuole prestare a vittima sacrificale. Mannocci schiera la sua squadra in modo ottimale con due accorgimenti molto azzeccati. Marchesi si posiziona come centromediano metodista mentre Morrone si schiera alle spalle delle due punte D'Amato e Bagatti. L'esordiente Burlando s'incolla a Lodetti e Carosi fa altrettanto a guardia di Rivera. I biancocelesti sciorinano un gran calcio e San Siro ammutolisce. Al 26' la supremazia dei romani viene premiata. Fallo di Santin su D'Amato e punizione calciata a pennello da Marchesi per Bagatti che anticipa tutti e di testa mette dentro. Seguono dieci minuti di gran calcio per la Lazio e il Milan reagisce solo con l'orgoglio collezionando solo un buon numero di calci d'angolo. Al riprendere del gioco i milanesi vanno in forcing non creando però pericoli dalle parti di Cei. Occorre un calcio da fermo per raggiungere il faticoso pareggio. Fallo di Marchesi su Amarildo. Batte Rivera e Burlando respinge in barriera. Il pallone giunge a Rosato che dal limite dell'area azzecca una mezza volèe che s'insacca all'angolo sinistro di Cei. Al 58' accade un brutto episodio. Mora smanioso di mettersi in luce perde un contrasto con Castelletti e reagisce con un calcione sul ginocchio del biondo ex viola il quale molla un calcio di risposta neanche paragonabile a quello che ha subito. Mora finisce in terra come colpito da un fulmine e il pubblico si scatena in difesa del suo pupillo appena tornato da un calvario quasi senza speranze. L'arbitro espelle Castelletti e condizionato dalla situazione ambientale non interviene ai danni di Mora. La partita riprende in un clima di battaglia. Segna Amarildo ma il fuorigioco è evidente. All' 81' Morrone, letteralmente scatenato, salta due uomini e calcia rabbioso mancando il bersaglio per una questione di centimetri. Gli ultimi minuti sono già stati narrati e la Lazio conquista, seppur in modo rocambolesco, un punto importante, ma vista la magistrale partita disputata gli uomini di Mannocci avrebbero meritato l'intera posta in palio. Il tecnico toscano alla fine si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe con la seguente dichiarazione "Abbiamo giocato una grande partita sul piano tecnico, agonistico e atletico. La mia squadra non è un "bluff", non è come i critici l'hanno giudicata dopo la partita con l'Atalanta."






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