Cei Idilio Valerio


Valerio Cei detto Idilio
Idilio Cei
(Dono del sig. Fabrizio Postiglioni)
Cei in campo
Idilio Cei
Una splendida parata di Cei. Da Archivio Unità

Cei Valerio (detto Idilio).

Portiere, nato a Monsummano Terme (PT) l'8 giugno 1937, deceduto a Larciano (PT) il 24 marzo 1996.

Dopo gli inizi nelle minori della squadra del suo paese, viene ingaggiato dal Foligno nella stagione 1956/57. Nella squadra umbra giocano alcuni ex calciatori della Lazio come Furiassi e Fontanesi e l'allenatore è Alzani che per tanti anni era stato uno dei pilastri della formazione biancoceleste. E' proprio quest'ultimo che segnala il giovane portiere alla sua vecchia Società che lo acquista l'anno successivo con lo scopo di farlo crescere alle spalle del grande Bob Lovati.

Dotato di un fisico possente, m 1,81 per kg 91, ma al tempo stesso agile, viene impegnato da Bernardini in due partite di quella Coppa Italia che la Lazio vincerà il 24 settembre 1958 contro la Fiorentina. Nel Campionato seguente gioca 8 volte titolare e darà prova di possedere qualità non indifferenti per ricoprire il difficile ruolo di estremo difensore. Nel 1959/60 gioca ben 25 gare e sembra aver superato Lovati nella considerazione di Bernardini. Con l'arrivo del brillante portiere Pezzullo nell'anno successivo e l'ingombrante presenza di un sempre valido Lovati, Cei difende la porta laziale solamente in 11 occasioni non senza ricevere qualche critica ingenerosa.

La squadra precipita in Serie B dopo un Campionato disastroso, complicato da situazioni societarie mal gestite e da seri problemi economici. Nel 1961/62 il nuovo allenatore Todeschini, succeduto a Carver, decide di promuovere a titolare Cei. Ciò permette al portiere di inanellare una serie di 38 partite in cui darà prova di aver assimilato i fondamentali tecnici per ricoprire il ruolo. Nonostante le ottime prestazioni di tutta la squadra, la Lazio, per un solo punto di differenza dal Napoli e con l'incredibile rete di Seghedoni non vista dall'arbitro Rigato nella decisiva sfida con i partenopei, è costretta a restare un altro anno tra i cadetti. Dal 1962/63, anno della promozione in Serie A sotto la guida dell'allenatore argentino Lorenzo, fino alla stagione 1967/68 Cei diventa il vero punto di forza della Lazio.

Molte squadre di vertice tenteranno di accaparrarsi le prestazioni del giocatore ma i dirigenti resisteranno anche al cospetto di offerte molto sostanziose. Nel 1963 Cei verrà schierato nella rappresentativa interleghe italiana che a Bari pareggerà per 0-0 con la Francia. Il suo ultimo anno di permanenza nella Lazio vede la squadra retrocedere nuovamente in Serie B. Alcune prove non convincenti e un errore clamoroso con il Cagliari determinano la cessione del numero uno al Palermo.

Con la Lazio colleziona 268 presenze in Campionato.

Nella società siciliana resta per due stagioni e terminerà la sua carriera da calciatore qualche anno dopo nella squadra della sua città, ossia la Larcianese, società di Pistoia. In seguito si dedica con un certo successo all'attività di allenatore proprio nella Larcianese, dove intraprende la sua prima esperienza da tecnico, vincendo il premio Il Seminatore d'Oro per la Lega Dilettanti nel 1974/75, per poi guidare la Cerretese (1977/78 promosso in C2 e 1978/79), il Siena nella stagione 1979/80, la Sangiovannese nel 1980/81, il Livorno 1981/82, la Massese 1984/85, il Cuoiopelli 1989/90 e il Montalbano. Quest'ultima squadra fu fondata da Cei e dal giocatore ex Cagliari Raffaello Vescovi e in memoria del portiere laziale ogni anno si disputa il torneo "Memorial Idilio Cei" per la categoria Allievi o Giovanissimi che si svolge nei mesi di Aprile o Maggio, a cui hanno partecipato e partecipano squadre professionistiche molto importanti.

Dal punto di vista tecnico Idilio Cei è stato un portiere con un eccezionale senso del piazzamento, fortissimo nelle uscite basse e con una forza esplosiva negli arti inferiori che gli consentiva parate "impossibili". Non sempre impeccabile nelle uscite alte ha, comunque, sempre saputo infondere sicurezza alla propria difesa diventando un sicuro punto di riferimento. Ha perpetuato sostanzialmente la tradizione dei tanti fortissimi numeri uno laziali da Sclavi a Gradella, da Sentimenti (IV) a Lovati e rimane per questo forte il suo ricordo negli sportivi laziali.

A Larciano gli è stato intitolato il Campo Sportivo Comunale.


da http://iltirreno.gelocal.it/

33 anni fa la tragedia fotocopia di Idilio Cei - Era il 5 agosto 1981, la terribile telefonata arrivò all’allenatore del Livorno mentre si trovava in ritiro con la squadra a Massa Marittima: il figlio 17enne era morto travolto da un’auto sotto casa

Piange a dirotto Idilio Cei. «Quando pensi di aver fatto un piccolo passo avanti nella vita, eccoti la mazzata. La morte di un figlio che ancora non ha diciotto anni, è quanto di disumano, di inimmaginabile un genitore possa provare. Mi chiedo: cosa serve vivere per me, per mia moglie?». Mercoledì 5 agosto 1981. La memoria del cronista, il collega Sandro Lulli, accende il rewind su una tragedia fotocopia di quella che ha distrutto la famiglia di Davide Nicola e ha colpito al cuore il popolo amaranto.

Nel mirino della sfortuna allora ci finiscono un altro ragazzo e un altro babbo. Anche lui è allenatore del Livorno: è Idilio Cei, un’icona del calcio nella Roma sponda Lazio. Quando faceva il portiere qualcuno lo chiamava l’armadio volante, altri l’armadio d’acciaio e d’acciaio quel giorno di agosto di 33 anni fa Idilio deve averci il cuore. La telefonata gli arriva in ritiro, a Massa Marittima, dove il Livorno, ospite in un ex convento di clausura, sta preparando quello che sarà l’ultimo campionato dell’era di Corasco Martelli.

Sono le 19.15 e a duecento e passa chilometri di distanza, sulla provinciale che da Monsummano porta a Larciano, il Piaggio Ciao di Massimo Cei, 17 anni, viene travolto da una Renault 5 guidata da un artigiano pistoiese, a pochi metri da casa. Il ragazzo è scaraventato per 50 metri, il suo volo termina sull’asfalto, dove sbatte la testa. Il motorino è tranciato in due, il cofano della Renault piegato su se stesso, lungo la strada restano i segni di una frenata lunga 90 metri. Per il ragazzo non c’è nulla da fare: morirà in nottata all’ospedale di Pistoia. E’ lì che Idilio arriva dopo un viaggio della disperazione lungo le tortuose statali che tagliano la Toscana. Ad aspettarlo, tra le lacrime, ci sono la moglie Laura e l’altra figlia, 9 anni.

«Era orgoglioso che suo padre allenasse un club di nome e il Livorno lo è nonostante sia in terza serie», racconterà il giorno dopo armadio d’acciaio al cronista del Tirreno. «Massimo era un ragazzone, un fisico come il mio, con una voglia matta di vivere. Avrebbe compiuto i 18 anni il 24 agosto ed era straordinariamente felice perché poteva iniziare la scuola guida. Gli avevo promesso una macchina».

Twitter e internet sono parole sconosciute, ma la notizia fa lo stesso il giro d’Italia. E cominciano ad arrivare i primi telegrammi. Siena, Civitavecchia, Pistoiese, Lazio. Telegrafano Marcello Melani, l’Associazione Calciatori, la Lega. Un gruppo di giocatori amaranto lascia il ritiro per portare un abbraccio al trainer. La città è sotto choc e in tanti partono per partecipare ai funerali a Castelmartini. Idilio Cei pensa di lasciare, se ne sta fuori qualche settimana poi rientra. «Mi sono chiesto a cosa serve vivere, poi ho deciso di continuare per lui - racconterà - Voleva che suo padre arrivasse a dirigere un grande club, eccomi qua».

Palmares

  • 1 Coppa Italia.png Coppa Italia (Lazio) nel 1957/58
  • 1 Scudetto.png Campionato De Martino 1967/68
  • 1 Coppa delle Alpi.jpg Coppa delle Alpi (per nazioni) nel 1961





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