Domenica 17 marzo 1940 - Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bologna 2-2


Stagione

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17 marzo 1940 - 606 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1939/40 - XXIII giornata

LAZIO: Blason, Faotto, Monza (II), Milano, Ramella, Baldo, Busani, Piola, Barrera, Flamini, Vettraino. All. Kertesz.

BOLOGNA: Ferrari, Pagotto, Ricci, Montesanto, Andreolo, Corsi, Biavati, Sansone, Puricelli, Andreoli, Reguzzoni.

Arbitro: sig. Bertolio di Torino.

Marcatori: 20' pt Puricelli, 23' pt Flamini, 32' st Barrera, 40' st Montesanto.

Note: tempo bello, terreno in non buone condizioni. Annullate alla Lazio due reti di Barrera e Vettraino. Incidente a Ricci che ne ha compromesso la prestazione.

Spettatori: 30.000 per un incasso di lire 250.000.

Un tentativo di Piola
Il titolo de "Il Littoriale"
Immagini e disegni del match

Roma, 18 marzo. Di gioco d'assieme, di cose aventi un vero valore tecnico, pochine, ma la battaglia c'è stata, limpida, avvincente, maschia, drammatica. La Lazio attacca per prima a favore di sole e di vento. Subito, al primo pallone che riceve, ad un minuto dall'inizio, il portiere bolognese guarda in alto, rimane abbagliato, non vede più niente: fa per eseguire una presa ed invece la palla gli rimbalza su un piede e schizza via in modo fortunoso.

Poco più tardi Ferrari commetterà ancora un consimile errore, sempre a causa del sole. Perché non porta un berretto per attenuarne almeno l'effetto. La Lazio attacca forte; per un quarto d'ora il giuoco è quasi tutto suo. Spinta in avanti da tre mediani energici, la prima linea rovescia le sue offensive a folate in area di rigore, ma conclude male. Il piccolo Vettraino, disposto all'ala, si batte con coraggio leonino contro il lungo Montesanto e riesce a mandare al centro più di un pallone pericoloso.

Quando il Bologna può incominciare a sviluppare qualche tema d'attacco, fa tutto sulla destra e fa le cose per bene. La prima volta che chiama all'opera l'ala sinistra, segna. Una punizione contro la Lazio dalla parte di Reguzzoni quasi sulla linea di fondo. Tira Reguzzoni stesso: un forte centro basso. Blason ferma la palla, pare la tenga ed invece se la lascia sfuggire sulla sua sinistra: Puricelli non ha che da sospingere in rete.

La Lazio scatta infuriata e in un paio di minuti pareggia. Tocco di Piola a Busani, immediato centro alto di questi, allungo di testa di Barrera verso la sinistra, tiro in corsa di Flamini. La palla va a piantarsi in rete a mezza altezza, sulla sinistra del portiere. Una quarta parte del tempo totale è trascorsa e tutto è da rifare. Incidenti. Già da qualche minuto le cose accennano a guastarsi. Un duro colpo a Barrera accende gli animi. Poi scontro fra Ricci e Barrera. Il primo riceve una zampata sulla gamba sinistra che lo mette nettamente fuori combattimento.

Esce, rientra, va a finire all'ala sinistra, non può né correre né calciare. Reguzzoni prima, poi un po' Corsi, un po' Andreolo, un po' altri, ne prendono il posto. Andreolo, a sua volta, lamenta uno stiramento muscolare riportato nei primi minuti di giuoco. Sulla fine, Busani si procura, tutto da solo, una distorsione al piede sinistro mettendo il piede in una buca. L'arbitro deve lavorare parecchio per tener a freno i giocatori, ma finisce per riuscirvi. Di giuoco di assieme, però, non si parla più. Quello che non è reso impossibile dagli incidenti e dagli spostamenti, è consumato dal calore del combattimento. Il quale ha in sé elementi di interesse a sufficienza per compensare di ogni cosa.

Ad ogni istante vi è da tenere il respiro per qualche azione pericolosa o per qualche sprazzo individuale. Barrera piomba su un centro di Vettraino e segna: « con le mani » — dice l'arbitro, che annulla. Piola scavalca tutti e viene atterrato fuori area: Reguzzoni fila via da solo e provoca una situazione pericolosissima davanti a Blason. Sansone tiene mezzo campo in lavoro difensivo ed offensivo. E si giunge alla metà tempo. Alla ripresa Ricci è al suo posto. Per un paio di minuti soltanto, però. Non regge, torna a fare da comparsa all'ala sinistra. Andreolo retrocede a terzino. Montesanto è il nuovo centro mediano e Sansone il mediano destro.

E in prima linea lo schieramento è vario e mutevole. La Lazio è tutta all'attacco e il Bologna giuoca per la divisione dei punti. Vettraino centra a portiere battuto, nessuno raccoglie. Si preme, non si segna. Quando si segna, l'arbitro non è d'accordo. Così avviene quando, ricevendo da Barrera, Vettraino batte Ferrari da due passi e l'arbitro annulla per fuorigioco provocando, in reazione, un piccolo tumulto. Per segnare un punto valido, i laziali dovranno attendere fino al 32', quando Barrera, piombando in area, provoca un errore del portiere e scavalca tutti. Con tutti battuti, il pallone colpisce il palo e rimbalza in giuoco: allora, finalmente, Barrera può riprendere e mettere in rete.

Il Bologna reagisce. Quanto valga il Bologna, come fermezza d'animo, come sicurezza di se stesso, lo si vede allora. Mutilato e costretto a giuoco di improvvisazione, va senz'altro avanti a raddrizzare le sorti compromesse. Ha l'aria di dominare gli eventi. Sfiora dapprima il pareggio con un colpo di testa di Puricelli. Lo acciuffa poi con un tiro di Montesanto che salta fuori improvvisamente nella posizione di centro-avanti.

Il lavoro di approccio è tutto di Sansone che, approfittando di una punizione, evita una carica, batte un avversario, gira attorno ad un altro e poi porge a Montesanto mentre questi sta correndo in avanti, anche lui nel segno del rifiuto materiale a veder perdere la propria squadra. Il capitano non si fa pregare. Accetta l'offerta, applica il piede al pallone: traiettoria da circa venticinque metri, alta, sulla testa di tutti, con perdita di forza del tiro proprio all'altezza del bersaglio, con penetrazione del proiettile nell'angolo alto sulla destra del portiere il quale, o non vede, o si muove in ritardo. Due a due. Il giuoco è fatto. Si tratta ora di resistere cinque minuti senza danno, all'offensiva nervosa, convulsa, disordinata, dell'avversario.

Il Bologna è maestro in questo. Vi riesce senz'altro. E' stato un vero peccato che gli incidenti e l'atmosfera di combattimento abbiano impedito di vedere una parte importante di quello che si voleva e si poteva vedere. Nulla di Ricci, ad esempio, uno degli uomini più interessanti del momento, stroncato da una brutta botta. Poco di Andreolo, diventato terzino. E poco, di qua e di là, di quel giuoco di intesa, coordinato, preciso, calmo, che deve stare alla base dell'attività tecnica di una squadra.

Ma parecchie altre cose, in compenso. Teniamoci, come commenti, nei limiti del ristretto spazio consentito ad una partita grande. In stile telegrafico. La Lazio meritava, poteva, doveva vincere, ma ha stile mai pratico. Tutto su Piola, anche se mezz'ala. Il quale è vittima seccata e stroncata. Occorrerebbero più Piola. Una quantità enorme di lavoro per nulla. Miglior uomo laziale, Baldo. Peccato per Busani che andava bene. Vettraino è tecnico ma fragile, lo dice il nome.

Fuori fase i due portieri. Buoni Biavati, Sansone, Reguzzoni, ma buona essenzialmente la struttura pratica della squadra petroniana. Proprio nella giornata in cui la compagine è stata stroncata come giuoco, ne è emerso lo spirito. Capito che un punto a Roma poteva voler dire il campionato, si è rifiutata di perderlo. Il disordine apparente della ripresa, era ordine effettivo. Dieci minuti Biavati a sfiancarsi in aiuto alla mediana, poi dieci minuti Reguzzoni, poi venti minuti Andreoli, poi Sansone che distruggeva e costruiva nello stesso tempo. E infine un punto che è un successo. Altra unità sarebbe naufragata, il Bologna no. Una delle poche squadre nostre che ha conservato l'antico spirito indomito, freddo, sereno, rinnovamenti solo graduali e sicuri hanno garantito continuità, stile e mentalità. Specchio del passato. E per finire nello stesso stile, pubblico da partita internazionale, giornata primaverile, terreno non in ottime condizioni.

Fonte: La Stampa (Vittorio Pozzo)