Domenica 21 gennaio 2007 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 0-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

21 gennaio 2007 - 3.226 - Campionato di Serie A 2006/07 - XX giornata

LAZIO: Peruzzi (46' Ballotta), Behrami (81' Belleri), Siviglia, Cribari, Zauri, Mudingayi, Ledesma, Mutarelli, Mauri, Rocchi, Pandev (86' Foggia). A disposizione: Bonetto, Manfredini, Firmani, Makinwa. Allenatore: D.Rossi.

MILAN: Dida, Cafu, Bonera, Maldini, Jankulovski, Gattuso, Pirlo, Brocchi (82' Ambrosini), Seedorf, Kakà, Gilardino (70' F.Inzaghi). A disposizione: Storari, Simic, Costacurta, Gourcuff, Oliveira. Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Sig. Saccani (Mantova) - Assistenti di linea Sigg. Rossomando e Saglietti - Quarto uomo Sig. Giannoccaro.

Note: ammoniti Zauri per proteste e Bonera per gioco scorretto. Recuperi: 0' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 16.107 per un incasso di 359.351 euro; abbonati 12.841 per una quota di 172.724,03 euro.


Goran Pandev in azione
Kakà impegna Valon Behrami
Stefano Mauri contrasta Pirlo
Tommaso Rocchi circondato da maglie rossonere

La Gazzetta dello Sport titola: "Dida torna al massimo. Ma il Milan non decolla. Rossoneri lenti e molli, brilla il portiere. La Lazio mantiene il distacco di tre punti".

Continua la "rosea": Il quattro rischia di essere un numero stregato per il Milan, che a Roma fallisce l'appuntamento con la quarta vittoria consecutiva, e di conseguenza il primo match-spareggio per inseguire il quarto posto, agganciando la Lazio. Tre punti distaccavano i rossoneri dagli uomini di Rossi e tre punti continuano a separarli dopo questo insipido 0-0, identico all'ultimo dello scorso campionato. Con l'aggravante che stavolta Ancelotti aveva parlato di crocevia fondamentale per il futuro del Milan, invitandolo caldamente a vincere per alimentare la rincorsa al traguardo minimo. Invece Maldini e compagni, oltre a non fare passi avanti in classifica, ne fanno sicuramente uno indietro a livello di gioco, dopo gli incoraggianti successi, tutti con tre gol tra l'altro, contro Catania, Udinese e Reggina. La voglia di raggiungere la Lazio non basta, perché nell'atteso scontro diretto per avvicinarsi ai preliminari della prossima Champions League, il Milan torna a dimostrare i suoi antichi difetti. All'Olimpico si rivede una squadra molle, lenta in mezzo al campo, con una serie esasperante di passaggi più orizzontali che verticali, con scarse proiezioni del declinante Cafu e dell'anonimo Jankulovski sulle fasce laterali, e soprattutto senza alcuna invenzione da parte dello svogliato Seedorf e dell'egoista Kakà. E così, anche se con questo modulo avrebbe tutto lo spazio per far valere le sue grandi qualità, in assenza di Inzaghi, Oliveira e... Ronaldo al suo fianco, Gilardino sembra un naufrago in attesa di una scialuppa di salvataggio. In compenso, i rossoneri dimostrano di saper reggere bene in fase di contenimento, perché Gattuso e Brocchi non perdono un pallone, confermandosi preziosi frangiflutti tra il ritrovato Pirlo e la barriera corallina alle loro spalle, in cui brilla ancora il talento, oltre all'esperienza, di capitan Maldini. Senza Oddo, trattato come un immaturo professionista incapace di giocare contro i suoi prossimi compagni, la Lazio per la verità fa poco più del Milan. Behrami, sostituto del quasi ex capitano biancoceleste, prova a spingere come sa sulla destra, facendosi notare anche a fine primo tempo quando un suo disinvolto passaggio arretrato costringe Peruzzi all'intervento più difficile per evitare un clamoroso autogol. Ma almeno la Lazio può accontentarsi del pareggio, che tiene comunque il Milan a distanza di tre punti, e forse è questo freno psicologico a togliere agli uomini di Rossi la necessaria continuità.

Ledesma prova invano a far partire l'azione, assistito più da Mutarelli a sinistra che da Mudingayi a destra, lasciando a Mauri il compito di accelerare davanti a Pirlo per fornire qualche pallone decente ai mobilissimi Pandev e Rocchi. E non a caso nel finale del primo (deludentissimo) tempo proprio un'apertura del trequartista inventato da Rossi offre a Rocchi la possibilità di impegnare severamente Dida, subito promosso al rientro in squadra. Costretta a ripartire con Ballotta, al posto dell'infortunato Peruzzi, la Lazio inaugura i cambi prima del previsto, ma ovviamente non può essere il portiere di scorta a modificare il copione di una gara bloccata. E allora stupisce l'immobilismo di Ancelotti, che da metà primo tempo fa scaldare Gourcuff e Ambrosini. Capace di tirare soltanto da lontano con Kakà e Brocchi, il Milan si limita a giochicchiare perdendo tra l'altro Gilardino, uscito in barella per un bruttissimo intervento sulla caviglia di Behrami, nemmeno ammonito. Al suo posto si rivede Inzaghi, mentre Rossi sostituisce proprio il frastornato Behrami con Belleri. Subito dopo rispunta anche Ambrosini che rileva Brocchi e poi c'è spazio per Foggia che dà il cambio a Pandev. Ma sono tutte mosse inutili, perché una partita nata male e proseguita peggio poteva concludersi soltanto così. Con uno 0-0 che farà crescere a Galliani la voglia di dare una scossa all'ambiente acquistando Ronaldo. Anche se nemmeno lui potrà spaventare l'Inter, che sembra più in alto della Madonnina del Duomo, con 30 punti di vantaggio su questo Milan minore. Seedorf svogliato, Kakà egoista: nella squadra di Ancelotti riaffiorano i vecchi vizi e così sfuma l'aggancio alla diretta avversaria per la zona Champions.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


Zero in tutto, non soltanto nei gol. L'incrocio ravvicinato tra la Lazio e il Milan è l'antitesi del gioco del calcio. Ci nega gioco, spettacolo, brividi. È un'accozzaglia di pedate alla palla, sovente senza un filo logico e tutto ciò nonostante i rossoneri fossero annunciati in crescita. Addirittura Ancelotti s'era sbilanciato sostenendo che, a differenza dello scorso anno, la sua squadra avrebbe giocato per vincere. E invece è finita nell'identica maniera, uno 0-0 da mettersi le mani nei capelli. Di rimarcabile resta così soltanto l'entrataccia di Behrami sulla caviglia di Gilardino ("Ho visto un fallo terribile", s'è lamentato Adriano Galliani), una scorrettezza da espulsione diretta su cui l'incapace arbitro Saccani ha preferito glissare. Duro il lavoro che attende l'"allenatore" Collina lungo la strada dell'uniformità decisionale dei fischietti... Questa partita capace di esprimere il nulla ha così contraddetto in maniera netta e clamorosa le premesse della vigilia, le attese e le speranze di chi aveva maturato la convinzione che il miraggio diffuso del quarto posto avrebbe sparso sale e pepe sulla sfida. Tanto la Lazio quanto il Milan hanno infatti manovrato con ritmi blandi, fatta eccezione per qualche rara accelerata biancazzurra fine a se stessa. Più che applausi sono stati soprattutto sbadigli: neppure il caso-Oddo è infatti riuscito ad accendere la serata. Calma piatta in tutto l'Olimpico, l'unico striscione ci ha ricordato il dramma di Luciano Re Cecconi, altri tempi, altro calcio: del capitano, accantonato da Delio Rossi in spregio alla sua professionalità, non s'è avuta traccia nei cori e negli slogan della tifoseria. Strano davvero. Di certo, però, osservando gli strafalcioni calcistici di Cafu, abbiamo maturato la convinzione dell'assoluta necessità da parte milanista di chiudere la pratica-Oddo per restituire almeno un pizzico di credibilità alla propria manovra sulle fasce. Così, approfittando della calma piatta con cui la partita si è sviluppata, Valon Behrami è riuscito a disimpegnarsi senza affanni sul versante destro della linea difensiva: qualcuno, in realtà, temeva cedimenti immediati dalle sue parti.

Lo svizzero, fermo da più di sei mesi causa un grave infortunio, ha recitato con disinvoltura il ruolo di vice-Oddo, rovinando peraltro la sua prova nel finale con quell'allucinante fallaccio su Gilardino. Al di là di questo, ieri il Milan si è accostato alla sfida in modo molto più distratto della Lazio, accumulando una serie impressionante di errori, amplificati in maniera impietosa dall'arrendevolezza di Kaká, incapace non soltanto di imporsi nell'uno contro uno in velocità, ma pure di reperire un soffio di fantasia dal suo sterminato repertorio. Tranne una sventola di Ledesma di poco fuori (26') e una girata di Pandev, toccata in angolo da una scarpa di Bonera (38'), il primo tempo si è sviluppato in maniera imbarazzante fino ad una manciata di secondi dall'intervallo: è stato infatti al minuto 44 che i padroni di casa hanno prodotto l'unica vera palla-gol di tutta la serata, bel sinistro incrociato di Rocchi su assist di Mauri che Dida, allungandosi, andava a pizzicare in angolo accanto al palo più lontano. La staffetta forzata nell'intervallo tra Peruzzi (guai intestinali) e Ballotta è comunque scivolata via senza alcun contraccolpo per la retroguardia romana. Neppure nella ripresa il Milan è riuscito infatti a tirare in porta in maniera credibile. Oppure vogliamo etichettare come tiro in porta il sinistro centrale di Gilardino (3') o il destro da lontano e senza veleno di Brocchi (25')? Paradossalmente la loro occasione più ghiotta i rossoneri se la sono progettata e poi costruita senza arrivare alla battuta a rete: è successo quando Seedorf, presentatosi in solitudine in area, s'è visto soffiare il pallone da un cronometrico recupero di Cribari (26'). Più di questo la supersfida per agguantare la Champions League prossima ventura non è riuscita a produrre. Che delusione!