Domenica 26 febbraio 1978 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

26 febbraio 1978 - 1959 - Campionato di Serie A 1977/78 - XX giornata

LAZIO: Garella, Pighin, Badiani, Wilson, Manfredonia, Lopez, Garlaschelli, Agostinelli, Clerici, Giordano, Boccolini. A disp.: Cari, Perrone, Ferretti. All. Vinicio.

INTER: I.Bordon, Canuti, G.Baresi, Oriali, Gasparini, Facchetti, Scanziani, Marini, Anastasi, Chierico (62' Merlo), Muraro. A disp.: Cipollini, Altobelli. All. Bersellini.

Arbitro: sig. Gonella (La Spezia).

Marcatori: 87' Clerici.

Note: giornata di pioggia incessante. Terreno pesante ai limiti della praticabilità. Ammoniti: Chierico, Manfredonia, Anastasi, Wilson, Clerici. Angoli 11-8 per la Lazio. Esordio in serie A per Chierico.

Spettatori: 25.000 circa.

Dal Guerin Sprtivo: la fotosequenza della rete di Clerici

Un'impennata d'orgoglio ha consentito alla Lazio di imprimere una sterzata alla sua marcia scossa dalle polemiche, che stavano conducendo pericolosamente i biancoazzurri verso una zona molto rischiosa della classifica. L'Inter è stata nettamente sconfitta sul pantano dell'Olimpico (su Roma piove quasi ininterrottamente da ieri sera) più di quanto indichi l'esiguo risultato di uno a zero, rimediato dai laziali a due minuti dalla fine. Un gol che oltre ad avere il significato di liberazione per la paziente folla inzuppata fino alle ossa, è stato l'emblema della partita. Si è trattato di un'azione rocambolesca, partita da un angolo battuto da Boccolini, che prima di concludersi è sembrata una scena di scoppiettanti fuochi d'artificio, con molte coronarie sull'orlo del collasso.

Al portiere Bordon sfuggiva la palla, che andava a finire sul piedi di Giordano; l'attaccante tirava prontamente vedendosi respingere il tiro sulla linea da Facchetti; riprendeva Garlaschelli, altro tiro e altra parata di Scanziani con il ventre, probabilmente oltre la riga fatale. A questo punto entrava di prepotenza Clerici e finalmente quel dannato pallone, che aveva danzato per interminabili secondi davanti alla porta di Bordon, andava a depositarsi in rete. Forse l'arbitro Gonella aveva già assegnato il gol a Garlaschelli, ma quando ha visto entrare la sfera colpita da Clerici, ha preferito andare sul sicuro assegnando il punto al brasiliano. « Hanno giocato una partita giudiziosa - ha dichiarato più tardi l'emozionato Vinicio (che in caso di sconfitta quasi certamente avrebbe dovuto fare le valigie) parlando del suoi ragazzi -, avevano una voglia matta di vincere, di cancellare questo brutto periodo. E' una vittoria importante per me, la Lazio e i giocatori ». Sul fronte interista nessuno si è sognato di trovare una scusa per giustificare una sconfitta giunta quasi allo scadere del tempo: « I nostri avversari hanno meritato di vincere - ha riconosciuto sportivamente Bersellini - ma l'Inter di oggi ha giocato la peggiore partita del campionato. Ci siamo chiusi ingenuamente consentendo alla Lazio di sbizzarrirsi in manovre di attacco come ha voluto, finché è andata a segno. Insomma, bravi i biancoazzurri, ma poco scaltra l'Inter ».

Effettivamente il trainer nerazzurro ha centrato il bersaglio, ma bisognerebbe vedere quante colpe ha avuto lui stesso e quante la squadra. Già dall'inizio delle ostilità, la composizione della formazione milanese e l'inevitabile manovra che avrebbe potuto fornire con quella disposizione, lasciavano al massimo intravedere il traguardo dello zero a zero. Bersellini aveva fatto balenare alla vigilia un arco munito di frecce. Stando al fatti solo Muraro ha giocato nel ruolo di attaccante puro, bistrattato a volte duramente da Pighin. L'esordiente Chierico, braccato dal tenace Badiani, pur facendo vedere qualche numero interessante, non ha mai dato l'impressione di poter minacciare seriamente la difesa avversaria, oppure di dialogare proficuamente con i compagni. Anastasi da un pezzo non è più una punta di diamante e inoltre ha avuto la sfortuna di trovarsi di fronte Manfredonia che, recuperato in extremis dopo l'attacco influenzale che lo aveva colpito ieri, è apparso in gran forma. Agostinelli, con un lavoro oscuro, ma prezioso, ha costretto Scanziani a tentare rari affondi, mentre Lopez, uno dei migliori in campo, spesso si è permesso il lusso di trascurare Marini per impostare il gioco.

La Lazio del primo tempo dimostrava di gradire l'impostazione della gara e si adeguava lasciando in avanti il solo Garlaschelli. Ne scaturiva una partita equilibrata, piuttosto brutta. Alla foga agonistica del laziali, i nerazzurri opponevano una manovra un po' più snella, favorita dai varchi più spaziosi. In questa prima parte del confronto, conquistava una parte di protagonista il tanto discusso portiere della Lazio Garella che al 16' deviava in tuffo un tiro saettante di Scanziani e al 38' respingeva da campione un colpo di testa scagliato da Anastasi da non più di due metri di distanza. A questi due episodi la Lazio replicava con un paio di insidiosi sinistri di Clerici e un palo colpito dallo stesso brasiliano. La ripresa ha offerto la visione di una Lazio totalmente cambiata nelle intenzioni con gli interisti nettamente sorpresi dalla nuova piega che forse non si aspettavano.

Al 46' Bordon doveva volare come un angelo per deviare la palla sulla traversa, in seguito ad un colpo di testa di Giordano. Per l'Inter era il campanello d'allarme di un terribile quarto d'ora. I laziali sbucavano come furie da tutte le parti, tamponati con affanno da Facchetti e compagni che tuttavia dovevano affidarsi agli strepitosi interventi di Bordon, il quale effettuava almeno tre parate-gol. Un errato fuori gioco di Garlaschelli fischiato da Gonella, che subito si ravvedeva scodellando la palla al limite dell'area, come a voler dar saggio della bravura di un arbitro designato ai campionati del mondo, ha rischiato di far crollare i nervi dei laziali che dopo tanta fatica stavano vedendosi sfuggire i due preziosi punti. Ma quasi allo scadere del tempo è arrivato il giusto premio. Tutto bene. Ma chi conosce gli instabili umori della Lazio, sa che dietro l'angolo la tempesta è sempre in agguato.

Fonte: La Stampa