Domenica 27 agosto 1989 - Roma, stadio Flaminio - Lazio-Sampdoria 0-2


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27 agosto 1989 - 2419 - Campionato di Serie A 1989/90 - I giornata

LAZIO: Fiori, Monti (39' Gregucci), F. Marchegiani, Pin G., Bergodi, Soldà, Di Canio, Troglio (29' Piscedda), Amarildo, Sclosa, Bertoni. A disp.: Orsi, Beruatto, Sergio. All. Materazzi.

SAMPDORIA: Pagliuca, Carboni, Katanec, Pari, Vierchowod, Pellegrini (I), Victor (81' Salsano), Cerezo (73' Invernizzi), Vialli, A.Lombardo, Dossena. A disp.: Nuciari, Breda, Lanna. All. Pezzotti, D.T. Boskov.

Arbitro: Agnolin (Bassano del Grappa).

Marcatori: 29' Pellegrini I, 34' Vialli.

Note: esordio in serie A per Amarildo classe 1964 e A.Lombardo.

Spettatori: n.d.

Due uomini da mondiale, Agnolin e Vialli, uno stadio nemmeno da serie A, il Flaminio. Ecco protagonisti e palcoscenico di Lazio-Samp. Normale che i primi due la spuntassero sul secondo. Il torto della Lazio è stato di dover puntare quasi tutto sulla cabala e sull'incantesimo della «bomboniera», si fa per dire, recuperata in fretta per quest'anno di via crucis che porta Roma al mondiale. Al Flaminio, dove la folla preme sul campo, dove ogni zolla di terra nasconde insidie all'ospite, l'anno scorso nessuna squadra italiana aveva vinto. Né contro la Roma, né contro la Lazio. Ma ieri la differenza tra la banda Vialli e la compagnia Materazzi era così lampante che il risultato non sarebbe cambiato neppure se si fosse giocato direttamente all'inferno. Merito di un Vialli mondiale, ma anche di un Agnolin in forma strepitosa che ha subito dissuaso i ventidue in campo da colpi proibiti. Si è deciso tutto nel primo tempo, alla mezz'ora, intorno alle fatidiche cinque della sera. Fino a quel momento la partita era stata equilibrata. Equilibrata anche nelle assenze, Mancini da una parte, Ruben Sosa dall'altra. La Samp si affidava ai piedi ottimi di Dossena e Cerezo, coppia «over trenta» ma ancora efficace come poche, sostenuta dal gran lavoro di Victor, Pari e Lombardo. Un po' ovunque appariva come dal nulla il lungagnone Katanec, perfetto negli inserimenti e nei lanci. Di fronte a un centrocampo così equilibrato, la piccola Lazio aveva ben poco da opporre, se non la buona volontà. Eppure i padroni di casa tenevano botta per tutta la prima mezzora. Bloccati al centro dalla Maginot avanzata dei doriani, abilissimi nel fare girare la palla come un tempo le squadre di Liedholm, i laziali spingevano sui lati. A destra Troglio, a sinistra Di Canio, un po' sbalestrato su una zona non sua, ma sempre capace di levate di genio. Ma al 25' proprio l'argentino andava a sbattere contro Victor e ne usciva con le ossa rotte. Materazzi lo sostituiva con Piscedda, spostava a destra Di Canio, ma la musica non era più la stessa. Tanto più che la difesa cominciava a scricchiolare. E si arriva così ai fatali cinque minuti laziali. Al 28' sulla testa di Amarildo finiva l'unico cross della partita e il brasiliano lo trasformava nell'unica pallagol. Una botta di testa violentissima che superava Pagliuca ma non il vecchio Victor appostato sulla linea. Come capita spesso, nell'azione di rimessa arrivava la risposta vincente. Era Cerezo a raccogliere la palla a centrocampo e a lanciare benissimo Luca Pellegrini. Ottimo lo scatto, imprendibile il tiro, disastroso invece il comportamento della difesa laziale tutta, da Soldà che non riusciva a chiamare il fuorigioco, fino a Marchegiani, immobile come un palo. Male disposta e ancora peggio diretta, la Lazio subito dopo si buttava tutta in avanti alla ricerca del pareggio. Puntuale al 34' arrivava il 2-0 in contropiede. Capolavoro di Cerezo, che pescava da trenta metri Vialli. Liscio del povero Monti, affannosa rincorsa di Soldà, ma Vialli è già solo davanti alla porta e infila l'angolo di Fiori. Giornata tragica addirittura per il giovane Monti, che si dice talentuoso. Ridicolizzato per mezzora da Vialli, al quale si opponeva soltanto di gomito, Monti viene prima ammonito e redarguito da Agnolin e poi cacciato da Materazzi. Il posto di guardiano del faro tocca a Gregucci che non riuscirà comunque a fermare Vialli. Si procede dunque allo show doriano. Una variazione sul tema classico del «torello». La palla gira tra Cerezo, uno splendido Dossena, Victor e Lombardo, ottimo acquisto anche schierato nell'inusuale ruolo di tornante destro, e mai che incocci per sbaglio un piede laziale. La Samp addormenta la partita fin quasi al riposo, concedendo soltanto alla Lazio un bellissimo tiro di Pin, deviato da Pagliuca e non raccolto da Di Canio, e un'occasione per Amarildo, purtroppo di piede. La ripresa dovrebbe ospitare la reazione della Lazio ma non se n'è avuta traccia.

Fonte La Stampa