Domenica 3 settembre 1989 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 0-1


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3 settembre 1989 - 2421 - Campionato di Serie A 1989/90 - II giornata

MILAN: Galli G., Tassotti, Maldini, Colombo (46' Evani), Galli F., Baresi (II), Donadoni, Ancelotti, Borgonovo, Rijkaard, Massaro (66' Simone). A disp.: Pazzagli, Costacurta, Stroppa. All. Sacchi.

LAZIO: Fiori, Bergodi, Beruatto, Pin G., Gregucci (65' Monti), Soldà, Di Canio, Icardi (60' Marchegiani F.), Amarildo, Sclosa, Bertoni. A disp.: Orsi, Piscedda, Sergio. All. Materazzi.

Arbitro: Sguizzato (Verona).

Marcatori: 41' Maldini (aut).

Note: giornata calda, terreno buono. In tribuna Marchesi, Corso e Luis Cesar Menotti.

Spettatori: paganti 11.556, abbonati 41.181.

Il biglietto della gara
La rete dei biancazzurri
L'esultanza dei giocatori laziali
Amarildo e Di Canio festeggiano
Beruatto e Maldini

Una maldinata, diranno i nostalgici, ma forse c'è qualcosa di peggio nella sconfitta, inaspettata, imprevedibile del Milan campione d'Europa, del Milan privo di Van Basten e Gullit. Un crollo improvviso come se le fondamenta non fossero più in grado di reggere una costruzione che sembrava solida ma che sicuramente lo è nonostante questo crack. La Lazio corsara, la Lazio che perdeva colpi ad ogni partita facendo traballare la panchina del suo tecnico, Materazzi, ha sbancato San Siro undici anni dopo mettendo a fuoco i temporanei malanni della squadra di Sacchi. L'episodio dell'autorete di Maldini (è più colpevole il terzino, che ha passato indietro il pallone senza controllare dov'era il compagno oppure Galli che stava troppo lontano dai pali ? E' nato prima l'uovo o la gallina ?) poteva essere una fase marginale della gara se il Milan nella ripresa, nel continuo assedio alla porta di Fiori, avesse rimediato com'era nelle sue possibilità. Ad un tenore i loggionisti possono perdonare una sbavatura se nel secondo atto tira fuori tutta la sua classe.

Macché, il Milan ha continuato a steccare e stupisce che l'abbiano fatto proprio i Rijkaard e gli Ancelotti. Forse l'inizio a Cesena è stato troppo facile, forse ha illuso qualcuno: Sacchi ha cambiato perché i titolari dovevano avere il posto in squadra ma alcuni di loro potevano essere recuperati con minore affanno dando modo ad altri giovani, come Stroppa e Fuser (ancora in tribuna) di rendersi utili al Milan. Altrimenti che senso aveva la panchina lunga se poi il tecnico si affretta a cambiare in continuazione ? Con che morale si ritroveranno i vari Stroppa e Fuser utilizzati col classico «usa e getta» ? Oltretutto a pagare, quando le cose non vanno bene, è il solito Massaro: tolto di squadra dopo un primo tempo onorevole, dopo avere sfiorato diverse volte la marcatura, l'unico a gettarsi con decisione verso la porta di Fiori, a differenza di Borgonovo, troppo spesso con la schiena rivolta alla porta e costretto ad avventurarsi in mezzo a due o tre avversari. Semmai il cambio andava fatto con Ancelotti che portava palla con un movimento macchinoso, non essendo ancora nella condizione fisica ideale. Massaro non è mai stato nelle grazie di Sacchi, a quanto pare non lo è tuttora. Sfumature, si dirà, perché si perde o si vince in undici.

Effettivamente il Milan ha perso in undici e pochi hanno salvato la faccia: Baresi, che nel rabbioso finale ha rimediato anche un'ammonizione in tandem con Ancelotti (Sguizzato ha pensato soltanto ad ammonire ma non ha certo diretto bene) quindi Tassotti (250 presenze in rossonero), Donadoni ed il citato Massaro. Troppo poco per un Milan abituato a festosi pomeriggi: stavolta il giocattolo si è rotto, quasi nulla ha funzionato, persino Berlusconi ha abbandonato la tribuna dalla rabbia prima della conclusione. Aveva capito che insistendo con quel gioco i rossoneri non avrebbero mai pareggiato. Molti ora si chiederanno: sarà sempre così sino a quando rientreranno Gullit e Van Basten ? Non crediamo: il Milan di ieri non era il Milan ma un complesso che si è fatto innervosire dall'autogol, che ha perso la testa. Non è possibile una metamorfosi così radicale. Diciamo pure che è stato il classico incidente di percorso: la Lazio non avrebbe mai segnato, avesse giocato pure per due anni di seguito: però l'anno scorso ha strappato due pareggi agli allora campioni d'Italia, questa volta addirittura i due punti. Mercoledì a Bergamo dovrà rialzarsi in piedi, lestamente, altrimenti saranno davvero guai.

Fonte: La Stampa