Domenica 27 agosto 2006 - Messina, stadio San Filippo - Messina-Lazio 4-3 (d.t.s.)


Stagione

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27 agosto 2006 - 3.198 - Coppa Italia 2006/07 - III turno

MESSINA: Storari, Zoro, Zanchi, Rezaei, Parisi, Coppola, Cordova (72' De Vezze), Masiello, Iliev (82' Sullo), Di Napoli, Floccari (67' Alvarez). A disposizione: Caglioni, Morello, Cristante, Minetti. Allenatore: Giordano.

LAZIO: Ballotta, Oddo (110' De Silvestri), Stendardo, Cribari, Zauri, Belleri (106' Quadri), Ledesma, Mudingayi, Manfredini (64' Tare), Pandev, Rocchi. A disposizione: Berni, Mutarelli, Diakite, D.Greco. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Pieri (Lucca) - Assistenti Sigg. Stagnoli e D'Agostini.

Marcatori: 2' Iliev, 4' Cordova, 6' Pandev, 70' Pandev, 98' Di Napoli, 102' Di Napoli, 113' Rocchi.

Note: ammoniti Zoro, Coppola, Masiello, Mudingayi e Cribari per gioco scorretto, Iliev per comportamento non regolamentare. Recuperi: 0' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 10.000 circa.


Un momento della gara
Gaby Mudingayi in azione
Pandev dopo il suo secondo goal

La Gazzetta dello Sport titola: "Di Napoli fa fuori la Lazio e saluta Messina. L'attaccante segna due gol e oggi passa al Mantova. Oddo vuole andarsene, scatto d'ira con la panchina".

Continua la "rosea": Inter e Roma fanno proseliti. Anche Messina e Lazio, nella prima sfida di coppa Italia tra squadre di serie A, divertono e si divertono a suon di gol ed occasioni sprecate. Sette gol in 120', come sabato a San Siro. Ma al San Filippo è la squadra che passa per prima in vantaggio a spuntarla, dopo essere stata rimontata. A Giordano, al debutto nel suo nuovo stadio, riesce dunque lo sgambetto alla squadra che è stata casa sua per venti anni. Al tecnico romano un po' dispiacerà, ma maggiore è la soddisfazione di essere partito con il piede giusto nella stagione più importante della sua carriera di tecnico. Il suo Messina, più vivace e spregiudicato rispetto alla passata stagione, non dispiace affatto. Anche se, per salvarsi, deve cercare di quadrare meglio la difesa. Per la Lazio l'avventura in coppa Italia finisce con parecchi rimpianti e la piccola consolazione di sapere che la squadra è comunque in crescita, anche se preoccupa la scarsa tenuta difensiva. Che siciliani e romani abbiano voglia di affrontarsi a viso aperto lo si capisce subito. Pronti via e sul San Filippo piovono tre gol. Il Messina si cala nel clima agonistico con il giusto spirito a differenza della Lazio.

E dopo appena 120 secondi i siciliani sono già in vantaggio: Iliev ci prova e la sua perfetta volée di sinistro supera Ballotta. Passano altri tre minuti e il Messina è sul 2-0. Il calcio d'angolo di Cordova è insidioso, Zauri salta con un attimo di ritardo e così invece di respingere finisce col mettere fuori causa Ballotta. La partita sembra già chiusa prima ancora di cominciare, ma ci pensa subito Pandev a riaprirla: il macedone è il più lesto a raccogliere la respinta di Storari. La mossa di Giordano di mettere Iliev a galleggiare tra le due linee laziali manda in crisi la sua ex squadra. O quantomeno ci riesce nei dieci minuti iniziali perché poi la Lazio prende le misure agli avversari e quello che, dopo le prime battute di gioco, rischiava di diventare un tiro al bersaglio, si trasforma invece in una sfida più equilibrata. Con la Lazio che fa la partita, ma che finalizza poco rispetto alla mole di gioco che produce e il Messina che contiene bene e tenta di colpire in contropiede. I siciliani hanno anche le occasioni per chiudere, soprattutto nella ripresa. Ma il palo ferma Floccari. E Di Napoli, prima di salire in cattedra nei supplementari, non capitalizza un paio di palle invitanti (e sciuperà pure quella del possibile 3-2 al 90'). Così la Lazio torna in partita. E a ridarle ossigeno è ancora una volta l'ispiratissimo Pandev di questo periodo. Dopo il relativamente facile gol del 2-1, per il pareggio il macedone si inventa una punizione-capolavoro dalla distanza. La Lazio, a quel punto, ci crede, ma le mancano le gambe.

I 120 minuti giocati a Monza mercoledì pesano. E ancor di più si faranno sentire nel corso dei supplementari. A chiudere la gara ci pensa Di Napoli con un micidiale uno-due tra l'8' e l'11' del primo tempo supplementare. Re Artù, in procinto di passare al Mantova, fa così il suo ultimo regalo alla squadra siciliana. Rocchi prova a riaprire la gara, ma la Lazio finisce senza benzina. E con un caso-Oddo da risolvere. Il campione del mondo, sostituito da Rossi nel secondo tempo supplementare, lancia polemicamente la maglia verso la panchina. La sua storia biancoceleste è al capolinea.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


I tempi supplementari sono fatali alla Lazio che crolla proprio quando sta per vedere lo striscione dell'arrivo con un Messina in ginocchio. Sono due svarioni difensivi a consegnare il passaggio del turno ai siciliani che troveranno i campioni d'Italia dell'Inter. Un 4 a 3 che ha divertito i settemila del San Filippo, che hanno sfidato la pioggia e le disfunzioni organizzative per acquistare i biglietti. La Lazio esce dalla Coppa Italia di fatto per colpa delle sue amnesie difensive, che hanno consentito al Messina di bucare ripetutamente la retroguardia biancoceleste. La doppietta di Arturo Di Napoli, dopo una prova assolutamente incolore, punisce forse oltre misura i ragazzi di Claudio Lotito, ma Delio Rossi ha anche le sue colpe per aver ritardato i due cambi che si era tenuto in serbo proprio dopo aver notato il Messina in affanno. È anche vero che la formazione di Bruno Giordano sul 2 a 1 aveva colpito un palo con Floccari e a tempo scaduto Di Napoli aveva sprecato la più facile delle occasioni davanti a Ballotta. E che tirasse una brutta aria in casa laziale nel finale lo si evinceva anche dal nervosismo del campione del mondo Oddo che, non gradendo la sostituzione con De Silvestri, gettava la maglia contro la panchina. Lazio sprecona dopo il pari di Pandev su splendido calcio di punizione che coronava l'inseguimento al Messina, in gol due volte nei primi quattro minuti, con gara riaperta al sesto del primo tempo dallo stesso Pandev.

L'ingresso di Tare nel secondo tempo per uno spento Manfredini aveva rivitalizzato l'attacco laziale, tanto che lo stesso albanese a sette minuti dalla fine dei tempi regolamentari trovava la girata che poteva cambiare il corso della gara. Il Messina, comunque, non è più quello spento e senza nerbo della scorsa stagione e deve molto per questa sua trasformazione al serbo Iliev. Il giocatore di Belgrado sembra un guaritore, un taumaturgo, una Spa, un vero centro benessere per un Messina che deve fare i conti con il ritardo di preparazione di alcuni suoi uomini di centrocampo e quasi esige dal serbo genialate. E magari rivincite per quello che non è stato lo scorso anno, con tanto di esilio in quel di Genova. Quella di Ivica sembra quasi una favola, in un calcio avaro di storie a lieto fine. Certo è che la Lazio ci ha messo molto del suo nel lasciare via libera al numero dieci giallorosso che è stato bravo a far gol, al volo, dopo appena due minuti, ma sul cross di Zoro la dormita generale della difesa biancoceleste è stata da cineteca. Stendardo e Oddo sembravano due danzatori del Teatro antico di Taormina. Era soltanto il preambolo della sconfitta laziale.