Domenica 28 maggio 1989 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0


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28 maggio 1989 - 2413. Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1988/89 - XXX giornata - Inizio ore

ROMA: Peruzzi, Gerolin, Nela, Manfredonia, Oddi Di Mauro, Massaro, Desideri, Voller, Giannini, Policano. A disposizione Tancredi, Ferrario, Collovati, Renato, Rizzitelli. Allenatore Liedholm.

LAZIO: Fiori, Monti, Icardi (61' Piscedda) , Acerbis, Gregucci, Gutierrez, Dezotti, Muro, Di Canio, Sclosa (88' Beruatto), Sosa. A disposizione Martina, Greco, Rizzolo. Allenatore Materazzi.

Arbitro: Sig. D'Elia (Salerno).

Note: giornata calda, terreno in ottime condizioni. Espulsi: 30' Gerolin e Muro. Ammoniti: 16' Sosa, 25' Oddi, 36' Voller, 42' Gutierrez.

Spettatori: paganti 41.633, incasso di 1.145.383.000 lire; abbonati 18.655, quota partita di 555.230.000 lire

Il biglietto della gara
Un momento della rissa in campo
Un'immagine dell'incontro
Gustavo Abel Dezotti prova ad impensierire la retroguardia giallorossa
Una fase di gioco
Angelo Adamo Gregucci
Un momento della gara

Mentre Milano si inflaziona di gioia e volge lo sguardo all'Europa, l'altra capitale, quella vera, si chiude nelle sue borgate per celebrare il derby dell'invidia, sentimento più che legittimato da due squadre che, per chi abbia ancora negli occhi il Milan di Barcellona, sembrano addirittura praticare un altro sport. Il divertimento comincia e si esaurisce nel pre-partita, teatro del braccio di ferro coreografico fra le due curve. Passa in vantaggio quella della Lazio, con una serie di enormi striscioni che inviano al popolo romanista messaggi dal significato talvolta ermetico e in altri casi fin troppo chiaro: "Sfonna, spara, ammazza, ma non sai intinge il biscotto nella tazza". Dagli spalti giallorossi arrivano solo mugugni e qualche rauco e minaccioso coretto a base di «Ve mannamo in B». Gli ultras laziali arrotondano il successo con l'improvvisa esplosione di diecimila bandierine celesti. I romanisti replicano con il loro inno preferito, musica della Cuccarini, testi ispirati al grande Voller: "Tedesco vola, sotto la curva vola, la curva si innamora, tedesco vola".

La replica non si fa aspettare: le note son sempre quelle, le parole, ovviamente, no: Tedesco vola, sui campi di Trigoria a coglier la cicoria, tedesco vola Al «traditore» Manfredonia si dedica solo qualche scontato "Lionello dacci le quote". Per i laziali, comunque, si profila il trionfo. Ma... Le squadre fanno capolino dal tunnel. E' un attimo: là dove fino a un attimo prima si vedevano le sagome di quindicimila mosci tifosi romanisti, campeggia adesso un'enorme chiazza giallorossa, che tronca in due la curva: metà di un colore, metà dell'altro. Un effetto straordinario, ottenuto con delle semplici bandierine di plastica che i pazienti ultras della Sud avevano tenute disciplinatamente nascoste in attesa dell'ora X.

Sbandamento nei tifosi laziali, cui non resta che accettare il capovolgimento del verdetto: la vittoria va, meritatamente, ai tifosi romanisti. A questo punto si sarebbe potuti anche andare tutti a casa, con la soddisfazione di aver assistito a un fantastico spettacolo folkloristico. E invece, purtroppo, è cominciata la partita. Una partita che di folkloristico aveva soltanto gli stop di Oddi e i disimpegni difensivi di Monti. Per il resto una noia assoluta, temperata dalla buona volontà di Dezotti (suo, dopo dieci secondi, l'unico tiro in porta della Lazio) e dalla straordinaria vitalità di Rudi Voller, un eccezionale solista alla vana ricerca di un'anima gemella con la quale imbastire qualche azione.

Il principale difetto di Voller consiste nella sua incapacità di farsi trovare in area a ricevere i cross e i lanci effettuati da lui medesimo. Una grave carenza, ne converrete, e non si vede quindi perché tifosi e giornalisti, anziché prendersela con il tedesco, continuino ad accanirsi con quel talento di Giannini, il cui impiego, più che a Vicini, suggeriremmo al cittì della nazionale di rugby, vista la naturale spontaneità del principino giallorosso nel passare la palla sempre all'indietro. Pensierino finale dedicato a D'Elia: prima si fa scappare di mano la partita, intervenendo solo quando è ormai degenerata in rissa (espulsi Muro e Gerolin, che si stavano prendendo a botte). Poi annulla un gol di Policano per fuorigioco, accorgendosi in ritardo che a passare la palla al romanista è stato il laziale Gregucci. La fortuna lo aiuta, perché un fallo compiuto da Voller sullo stopper gli consente di modificare «in corsa» la decisione senza intaccarne la sostanza. Bravo! Voto: cinque.

Fonte: La Stampa