Martedì 28 febbraio 1995 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Borussia Dortmund 1-0


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28 febbraio 1995 - 2641 - Coppa UEFA 1994/95 - Quarti di finale - gara d'andata

LAZIO: Marchegiani, Negro, Chamot, Di Matteo, Bergodi, Cravero, Rambaudi (61' Casiraghi), Venturin, Boksic, Winter, Signori (72' Bacci). A disp.: Orsi, Nesta, Colucci. All.: Zeman.

BORUSSIA DORTMUND: Klos, Schmidt, Tretschock (89' Kree), Freund (84' Ricken), Julio Cesar, Sammer, Reuter, Zorc, Chapuisat, A.Moller, Riedle. All.: Hitzfeld.

Arbitro: Uilenberg (Olanda).

Marcatori: 68' Freund (aut).

Note: ammoniti Rambaudi, Boksic, Zorc.

Spettatori: 53.000 circa.

Julio Cesar tenta di fermare Boksic
La rete della Lazio
Il gol della Lazio
La rete della Lazio
Una fase della gara
Una fase della gara
Il biglietto della gara

Martedì magro con i panzer tedeschi, castigati comunque da un'autorete, dopo troppo football speculativo. E condannata sempre nei recinti dell'illusione, questa Lazio delega gli zemaniani ad arricchire la sua storia, finora solo nazionalpopolare, nell'Olimpico addobbato come un'astronave da guerre stellari. Via ai quarti Uefa, cioè Borussia camaleontico, cioè cinquantamila spettatori e coreografie suggestive per incorniciare il privilegio mai raggiunto. Privilegio? Accolto Venturin laddove opera lo squalificato Fuser, ripescato Chamot quale fermaglio esterno sul quartetto che prevede Bergodi Cravero centrali, e Negro cursore di destra, la Lazio s'avventa subito frenetica. Ma, liberato all'istante da una progressione Boksic, Signori vede Klos accompagnare quel suo fulmineo diagonale sul palo sinistro e schizzare verso il legno opposto. Sempre così in Europa per Beppegol! Poi, restituito di slancio l'assist, tocca al croato coordinarsi di petto e aggiungere la girata sopra la traversa. Il destino laziale di stagione è quello d'accumulare corse intersecate e gioco spettacolare, almeno quando funziona l'organizzazione centrocampistica preposta all'agile rilancio dell'azione negata agli avversari. I borussiani, equilibrati da Sammer dietro, da Freund o Moeller nell'interno campo, superano l'iniziale sbandamento, regolando meglio flussi e riflussi grazie ad un sostanziale 5 3 2 nelle fasi difensive, che prevede tanto Reuter quanto Zorc mediani laterali, anzi guastatori d'ogni iniziativa. Lampante l'orientamento d'imbottigliare la Lazio prima che il tridente possa spalancarsi, prima che Boksic prenda velocità piantando Julio Cesar e attirando Schmidt lontano da Signori. Che cerca, sull'intero fronte avanzato, un trampolino per interrompere il digiuno gol europeo e insieme polverizzare l'insopportabile prospettiva d'una carnevalata senza reti. Sì, contro i primi della Bundesliga, piuttosto rinunciatari e votati al contenimento, l'assalto biancoazzurro soprattutto dietro le propulsioni di Winter e Chamot, meriterebbe maggior fortuna. Rifinisce adesso Venturin, scintilla l'accelerazione Boksic, ma il piede trasversale di Julio Cesar gli graffia via palla in area. Duello su centimetri di spazio fra l'asso croato e la sentinella brasiliana; duello pure aereo che d'improvviso favorisce sotto misura l'accorrente Negro, che scalcia via l'occasione. Servirebbe variare il tema dello sfondamento frontale, sviluppato laddove tre tedeschi si raggrumano addosso al tandem Boksic-Signori. Utilizzata una sventagliata Cravero, parte Rambaudi per la fuga aggirante, anche se Klos frantuma la centrata susseguente. Se non altro imponendo cadenze forsennate, i biancazzurri riducono all'ordinaria amministrazione le pratiche intorno allo sfaccendato Marchegiani, mentre dall'altra parte Boksic, innestato da Di Matteo, va su in elevazione, gioca a flipper con Schmidt, sorpreso dal regalo elargito di testa al punto di sciuparlo. Né l'atteggiamento dei temuti ospiti cambia dopo l'intervallo: essi proseguono ordinati ad arredare il loro catenaccio in maschera, tutti indietro, a volte perfino Chapuisat e l'ex Riedle occasionali interditori, obbligati a ringhiare sottosopra. E freme Boksic senza inquadrare la porta. Tenuto sotto pressione, il folcloristico portiere Klos rischia d'ingarbugliarsi coi piedi storti. Zeman si spazientisce. Monta il tridente puro (dentro Casiraghi, fuori Rambaudi), una modifica da zonarolo integralista che paga in sette minuti. Scende Chamot, sfonda sul versante mancino, taglia in mezzo dove Freund preoccupato da Casiraghi, fa l'amico del giaguaro, trafiggendo Klos. Alleluja, pare un po' di buona sorte compensativa. In realtà è il minimo castigo per i borussiani, che rischiano ancora quando, su lancio di Winter, Julio Cesar s'arrangia dietro Casiraghi, imbocco d'area. Poi, nel finale Boksic si mangia il raddoppio. Fra due settimane ci ripenseremo?

Fonte: Corriere della Sera