Mercoledì 28 febbraio 2007 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-1


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28 febbraio 2007 - 3.223 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXVI giornata - calcio d'inizio ore 15.00

LAZIO: Ballotta, Belleri (39' Mudingayi), Siviglia, Cribari, Zauri, Behrami, Ledesma, Mutarelli, Mauri (54' Jimenez), Rocchi, Pandev (75' Tare). A disposizione: Berni, Stendardo, Bonetto, Firmani. Allenatore: D.Rossi.

CATANIA: Pantanelli, Lucenti, Sottil, Stovini, Vargas, Baiocco, Edusei (91' Morimoto), Caserta, G.Colucci, Corona (82' Rossini), Mascara (78' Izco). A disposizione: Spadavecchia, Sardo, Cesar, Millesi. Allenatore: P.Marino.

Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze) - Assistenti di linea Sigg. Giordano e Grilli - Quarto uomo Sig. Banti.

Marcatori: 17' G.Colucci, 60' Pandev, 88' Siviglia, 95' Rocchi.

Note: espulso l'allenatore del Catania Marino al 61' per proteste. Ammoniti: al 20' Lucenti per gioco scorretto, al 44' Sottil e Pantanelli per comportamento non regolamentare, al 62' Caserta e Mudingayi per gioco scorretto, al 60' Mutarelli per gioco scorretto. Recuperi: 5' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 3.366 per un incasso di euro 67.613,00, abbonati 12.875 per una quota di euro 173.254,74.


Luis Jimenez in azione
Valon Behrami in un momento dell'incontro
L'esultanza della formazione siciliana dopo il vantaggio
Goran Pandev in azione
Igli Tare in contrasto con il portiere etneo
La rete del pareggio di Goran Pandev
Sebastiano Siviglia in un fotogramma della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Alla fine la Lazio mette il turbo. Il Catania in vantaggio con Colucci. Poi Pandev e, negli ultimi minuti, Siviglia-Rocchi".

Continua la "rosea": Ora la Lazio "vede" davvero la Champions. Dall'alto e dal basso. Dall'alto perché, con tutto il rispetto per l'Empoli, sono le ben più temute Milan e Fiorentina ad essere ricacciate indietro, a -3 e -8. Dal basso perché dista ormai solo cinque punti il terzo posto del Palermo che ha disputato una partita in più, mentre delle tredici che restano i biancocelesti ne dovranno disputare ben otto (derby incluso) in casa. I numeri dicono molto. Anche che questa col Catania è la seconda vittoria di rimonta dopo quella di Parma, mentre nelle sei precedenti occasioni in cui la Lazio si era trovata in svantaggio era invariabilmente arrivata la sconfitta. Prova di una raggiunta maturità e consapevolezza dei propri mezzi. A farne le spese un Catania che per quasi un'ora è stato padrone del match e ha avuto il torto di non chiuderlo dopo la rete in apertura di Colucci. Quando la Lazio si è ricordata che si può giocare in campionato anche di mercoledì, e quando Delio Rossi ha capito (assai presto) che la squadra dormiente andava scossa con qualche cambio ben fatto, per il Catania è stata notte fonda. Anche se dopo il pareggio di Pandev ci sono voluti gli ultimi sette minuti del match, recupero incluso, per scardinare il bunker davanti a Pantanelli con le reti di Siviglia, decisivo già con l'Atalanta all'andata, e col solito Rocchi. Il sonno della Lazio è durato cinquantacinque minuti. Il Catania è stato bravo a capirlo e ad approfittarne: così, la lunga imbattibilità biancoceleste è andata a farsi benedire dopo appena 17 minuti, fermandosi a quota 470. Sul corner di Mascara, Colucci, match numero 200 festeggiato nel migliore dei modi, ha messo dentro di testa tra i contemplativi Cribari e Zauri, ribadendo di avere un debole per la Lazio, tre gol in campionato segnati tutti ai romani.

L'errore del Catania è stato di non chiudere la partita: Mascara a tu per tu con Ballotta ha perso l'attimo giusto e le autostrade che puntualmente si aprivano dalla parte di Colucci e Baiocco, cui Zauri e Mutarelli opponevano una fragile resistenza, non sono state più sfruttate a dovere. Rossi ha capito così bene che c'era qualcosa da fare che il primo cambio tecnico, fuori Belleri e dentro Mudingayi a centrocampo, così da riportare Behrami terzino destro con licenza di avanzare, è arrivato prima dell'intervallo. E poco dopo la ripresa del gioco fuori Mauri, stavolta inconsistente dietro le punte, e dentro Jimenez. Questo secondo cambio ha inciso molto meno del primo. E' stato infatti Mudingayi a suonare la sveglia e, grazie al suo temperamento, a restituire fiducia al vicino di banco Ledesma, fin lì inconsistente. Quando l'argentino è finalmente entrato in partita, il Catania è andato in difficoltà, denunciando i limiti di una difesa che è la più battuta (48 reti) del campionato. Il gol dell'1-1 è arrivato dalla terza azione decente messa insieme dalla Lazio: Ledesma-Zauri e cross in mezzo per Pandev, bravo a non mollare dopo la deviazione di Pantanelli. Stovini anziché liberare ha tirato addosso al macedone ed è stato 1-1 senza fuorigioco alcuno, al contrario di quel che ha pensato e detto l'allenatore Marino che dalla panchina è finito, espulso dal Rocchi arbitro, diritto negli spogliatoi.

L'atteggiamento del tecnico, gli eccessivi piagnistei parenti stretti della squalifica del bomber Spinesi, capace domenica di farsi cacciare sul 5-2 per l'Inter, i cambi tardivi (ma forse su quel fronte c'era poco da fare), il Catania si è ritrovato all'angolo. Rossi ha completato l'opera inserendo Tare, una torre decisiva, e togliendo Pandev. Assedio finale e gol di Siviglia da punizione di Ledesma e assist aereo di Tare, a conferma (Cribari domenica, Siviglia ieri) che la miglior difesa del campionato (19 gol al passivo) sa anche farsi rispettare in attacco. Il 3-1 di Rocchi, infine, un gentile omaggio di Lucenti a tempo quasi scaduto. Che evidentemente per questa Lazio non finisce mai.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


La Lazio agguanta la terza vittoria consecutiva quando al 90' mancano due minuti e il pareggio contro il Catania sembra inevitabile. Punizione tesa di Ledesma, spizzata di Tare, zampata di Siviglia. Delio Rossi schizza fuori dalla panchina come se avesse vinto il derby e non ci sarebbe da meravigliarsi se corresse un'altra volta a tuffarsi nel Fontanone del Gianicolo. Del resto, vincere così - quando quasi nulla gira come dovrebbe - fa bene al cuore oltre che alla classifica. L'ottavo risultato utile rafforza il quarto posto e mette la Lazio nella condizione di poter attaccare il terzo del Palermo, lontano cinque punti, teoricamente due se i biancocelesti sfrutteranno bene la partita in più da recuperare contro il Chievo. La lotta per l'Europa che conta è una battaglia difficile e imprevedibile, ma la Lazio ha le carte in regola per giocare sino alla fine. Rossi, stavolta, sbaglia l'assetto, presentando una formazione troppo sbilanciata: Mauri, che si muove dietro gli attaccanti, non è ispirato; il centrocampo non fa pressing ed è lento nelle ripartenze; le corsie non vengono sfruttate per allargare la difesa avversaria. Il risultato è una squadra lenta e prevedibile, che il Catania colpisce al cuore con Colucci dopo 17', fallendo un clamoroso e forse decisivo raddoppio centoventi secondi più tardi: Mascara cincischia e Ballotta - 43 anni tra poco più di un mese - devia il diagonale vincente di Edusei. Rossi però ha l'umiltà di cambiare una Lazio stanca e presuntuosa già prima dell'intervallo: fuori Belleri, dentro Mudingayi e Behrami arretrato sulla linea dei terzini. I biancocelesti s'accorciano, diventano compatti, riescono a chiudere i varchi e a ripartire.

Quando al 9' della ripresa entra Jimenez al posto dello spento Mauri, la Lazio diventa un po' più imprevedibile. Serve però una scossa per dare un senso a una giornata tutt'altro che indimenticabile. La miccia l'accende Pandev con il gol del pareggio, l'ottavo della stagione. Una rete che costa il cartellino rosso all'allenatore siciliano Marino - espulso dall'arbitro Rocchi - e fa crollare di schianto il Catania, improvvisamente nervoso e preoccupato di non portare a casa il risultato. La Lazio, pur non brillando, aumenta il ritmo e mette in evidenza le qualità di Pantanelli, che prima si distende per deviare il tiro di Mudingayi e poi esce con prontezza per anticipare Jimenez innescato da Tare. L'albanese è l'ultimo cambio di Rossi, importante quanto quello di Mudingayi, la torre che scombina l'assetto difensivo catanese. Proprio lui devia la punizione di Ledesma quel tanto che basta per favorire l'incursione vincente di Siviglia, al terzo gol in campionato, un record. Il 3-1, firmato da Tommaso Rocchi, scatena la festa laziale, ma è una punizione troppo severa per il Catania. La squadra di Marino da 11 partite prende sempre gol, ha la difesa più perforata del campionato e ha racimolato appena 2 punti nelle ultime 8 gare. Però all'Olimpico per un'ora tiene botta e i problemi che evidenzia sembrano di natura psicologica perché sino al momento in cui rimane in vantaggio occupa bene il campo e bene fa entrambe le fasi, quella offensiva e quella difensiva. La Lazio deve ringraziare la sua tenacia e un briciolo di fortuna se porta a casa il risultato pieno. Fra tre giorni dovrà cercare di ripetersi con la Sampdoria, consapevole di avere una grande chance.

Contro il Catania perde l'imbattibilità casalinga dopo 470 minuti, ma quella biancoceleste resta la difesa meno battuta del campionato. Ledesma, che ha messo il piede nelle azioni dei primi due gol, è il padrone assoluto del centrocampo in cui Mutarelli, come sempre, fa un gran lavoro abbinando qualità a quantità e Mudingayi appare indispensabile. In attacco i gemelli Pandev e Rocchi hanno raggiunto quota 19 e non sono troppo lontani dalla coppia regina Toni-Mutu (25 gol). Il vento sta cambiando anche sugli spalti: per la prima volta da quando è iniziata la contestazione degli ultrà sono comparsi due striscioni per Lotito, uno in tribuna Tevere, l'altro in curva Sud. È il segno del rinnovamento.