Mercoledì 9 settembre 1998 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cosenza 2-1


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9 settembre 1998 - 1804. Coppa Italia 1998/99

LAZIO: Marchegiani, Negro (78' Fernando Couto), G.Lopez, Mihajlovic, Lombardi (72' Protti), Sergio Conceicao, Venturin (60' Stankovic), De La Peña, Nedved, Salas, R.Mancini. A disp. Ballotta, Marcolin, Gottardi, Baronio. All. Eriksson.

COSENZA: Frezzolini, Parisi, Malagò, Paschetta, Di Sauro, Apa (62' Logarzo), Riccio, Moscardi, Morrone, Manfredini (69' Andreoli), Tatti (84' Marcatti). A disp. Riva, Toscano, Colle, Florio. All. Sonzogni.

Arbitro: Sirotti (Forlì).

Marcatori: 60' Riccio, 69' Salas, 81' Salas (rig).

Note: espulso Paschetta al 19' s.t. per fallo da ultimo uomo. Ammonito Frezzolini per comportamento non regolamentare. Calci d'angolo 3-2 per la Lazio.

Spettatori: 25.000 circa.

Il biglietto della gara
Dal Guerin Sportivo: alcune immagini della gara

Dalla Gazzetta dello Sport:

Ricordate i laziali in bombetta da uomini della City a far pubblicità per l'ingresso della società in Borsa ? Allora prendevano lezioni di economia, ieri sera la lezione l'hanno subita da un Cosenza dai nomi poco altisonanti ma dal calcio efficace e gradevole. Alla fine il risultato fa riemergere i valori tecnici, ma per fortuna ci sono squadre come quelle di Sonzogni che insegnano che la palla è ancora rotonda e non saranno impennate a Piazza Affari o grandi manovre finanziarie a farla rotolare in fondo al sacco. Aspettando un Christian (Vieri) ecco che il protagonista è un omonimo, tale Manfredini di 23 anni che per poco non lascia il segno su questa strana partita di fine estate. Si, perché nella sera in cui si sperava di vedere brillare le tante stelle della Lazio, il figurone l'ha fatto un Cosenza ben messo in campo da Giuliano Sonzogni, eccentrico si ma sempre in umiltà. Il tecnico dei calabresi al pomeriggio va a seguire Astrea-Lodigiani, coppa Italia di C, tanto per non dimenticare le origini. E i suoi ragazzi capiscono la lezione, sentono l'aria inebriante dell'Olimpico, ma hanno ancora nel naso e negli occhi la polvere dei campi di C e così danno tutto, con ordine tattico invidiabile per una neopromossa. La Lazio è forte e si vede. Ma vuol dimostrarlo in maniera accademica, con poco ardore e insufficiente continuità. A questo va aggiunta la serata non felice delle sue punte in fase conclusiva ed ecco confezionato un risultato che non lascia tranquillo Eriksson per il ritorno.

Senza Vieri, il tecnico svedese sposta Mancini in avanti reinserendo Nedved nel suo ruolo di esterno sinistro. Sonzogni invece preferisce lasciare fuori la giovane punta Marcatti, inserendo all'estrema sinistra il peperino Manfredini, abile a far l'elastico fra centrocampo e attacco, e assicurando comunque la copertura di 5 uomini in mezzo, cosa che consente ai rossoblù di controllare senza troppi danni l'inventiva del discontinuo De la Peña. Chi invece crea seri problemi alla retroguardia calabrese è Sergio Conceicao. I primi 10 minuti del portoghese sono portentosi e basterebbero da soli ad atterrare l'avversario se Mancini e Salas non sprecassero gli inviti dell'imprendibile ala. Poi un lampo di De la Peña: assist per Salas che controlla in maniera divina e manda fuori tempo il proprio marcatore con una finta di corpo, ma il suo sinistro basso è fuori di un nonnulla. Poi ecco salire agli onori della cronaca tale Giorgio Frezzolini, che di fare da sparring-partner non vuol sentir parlare. Un anno fa, di questi tempi, parava per la Fidelis Andria e nello stesso turno della coppa Italia subiva 3 gol a partita dai biancocelesti. Stavolta dice no e al 25' fa due miracoli su altrettante deviazioni a botta sicura di Salas e De la Peña. Dunque è Salas a graziare l'estremo difensore mangiandosi un gol già fatto su bel velo di Mancini. Ma quando credi che il Cosenza stia per capitolare, ecco che sono proprio i calabresi a doversi rammaricare per un palo colpito di testa da Manfredini su bel cross di Apa.

E nella ripresa sono ancora gli ospiti a crederci di più fino al meritato gol, preceduto da una bella azione che Morrone conclude all'incrocio dei pali: ma sulla respinta ecco Riccio librarsi in aria e con una rovesciata in bello stile trovare l'angolino più lontano. A questo punto si sveglia Salas, che con uno scatto costringe Paschetta al fallo da ultimo uomo e all'espulsione. Eriksson gioca il tutto per tutto inserendo Protti e passando al 3-4-3. Salas pareggia, addirittura di destro. Poi nel finale Parisi e' ingenuo nel trattenere Protti in elevazione, rigore trasformato dal solito Salas, che nella rabbia dimentica persino l'inchino da Matador. Dunque il palo salva il Cosenza (punizione di Mihajlovic) da una sconfitta più pesante oltre che immeritata. Sarà per questo motivo che De la Peña e Protti falliscono altre due clamorose occasioni. Ma l'ultimo tiro è di Riccio ed è Marchegiani, stavolta, a salvare il risultato. La Lazio aveva fatto i conti senza un'ammonizione. Mentre tutto era pronto per il debutto, ci si è accorti che Vieri non avrebbe potuto giocare contro il Cosenza. Christian aveva un conto in sospeso con i giudici sportivi italiani e, tornando dopo un anno in Spagna, ha trovato chi gli ha prontamente chiesto di saldarlo. La "colpa" di Vieri risale all'ormai remoto '96: il 18 dicembre a San Siro, durante un Inter-Juve di coppa Italia, entrato al 26' del secondo tempo, riuscì a farsi ammonire per "comportamento non regolamentare". Quel cartellino ormai sbiadito nel tempo lo ha costretto a rinviare l'esordio con la maglia della Lazio. Per vedere il cannoniere azzurro di Francia '98 accanto a Salas, i tifosi dovranno aspettare domenica, quando la squadra andrà a Piacenza per la prima di campionato.


Da Il Messaggero:

Sergio Cragnotti fa il pieno d'applausi, la Lazio no di certo. Partita raddrizzata un po' così, contro un Cosenza che non fa solo di difesa virtù. Due pali pieni, un gol molto bello, una vivacità interessante, quella dei calabresi. Raggiunti solo per difetto d'esperienza, l'espulsione del centrale Paschetta, di cui Salas, dopo molti errori insoliti, ha saputo approfittare. E superati da un rigore potente dello stesso cileno, alla fine salvatore della patria, assegnato per una vistosa trattenuta di Parisi su Protti. La qualificazione i biancocelesti dovranno dunque guadagnarsela al ritorno, dopo aver molto sprecato e aver colpito anch'essi due legni con De la Peña e Mihajlovic, punizione telecomandata negli assalti finali. E dire che Salas, orfano di Vieri, era subito apparso deconcentrato sotto porta: due conclusioni uscite di pochi centimetri non farebbero scandalo se il cileno non fosse stato messo in entrambe le occasioni a tu per tu con Frezzolini, portiere di scuola laziale, poi prodigioso nel fermargli un altro colpo ravvicinato. Nel rocambolesco rimpiattino, De la Peña ha colpito il palo con la pelata, a conferma di uno spreco forse dettato dal troppo facile. In effetti i biancocelesti, nel primo tempo, hanno saputo costruire con tenacia perdendosi solo in zona gol: Sergio Conceicao ha confermato la sua capacità di arrivare al cross sempre con pericolosità e lo spagnolo, pur con qualche pausa, è abilissimo nelle giocate difficili, palloni quasi sempre scodellati oltre le opposte difese.

Buoni anche gli assist di Venturin contro un Cosenza partito con qualche timidezza ma poi cresciuto alla distanza con poche ma solide geometrie, la sintesi del pensiero di Sonzogni, un tecnico che potrebbe portare i calabresi anche in zona promozione. Squadra giovane e preparata, quindi rapida, quella rossoblù. E vicinissima al colpaccio, in chiusura di tempo, con una girata di testa del suo uomo migliore, Manfredini, un colored che ha un buon passato nelle giovanili: il palo ha salvato un Marchegiani sorpreso dall'altezza dell'area piccola su un cross calibrato di Apa. Eriksson, del resto, ha portato un po' più avanti del solito i due terzini. Ha chiesto cioè a Negro e Lombardi di sostenere la manovra, lasciando però nella circostanza troppo isolati Mihajlovic e Lopez, spesso costretti ad avventurosi uno contro uno. Il problema di assetto riguarda soprattutto la fascia sinistra, con Nedved che quasi mai è rientrato, probabilmente per la stanchezza della partita disputata domenica in nazionale. Stanchezza che ha preso decisamente il sopravvento nella ripresa, con la Lazio irretita dalla difesa alta dei cosentini, abili a far scattare il fuorigioco. Fermi, troppo fermi, gli avanti laziali. Ed evidenti i buchi lasciati dai centrocampo, con De la Peña in chiaro debito d'ossigeno e Nedved confinato in una posizione insulsa.

Il vantaggio degli ospiti è arrivato, meritato, al quarto d'ora, da un affondo sulla destra: prima Morrone, libero in mezzo all'area, ha centrato la traversa, poi sulla ribattuta Riccio ha pescato l'angolino in acrobazia, con Marchegiani fuori dai pali. Salas si è guadagnato subito l'espulsione di Paschetta (palla rubata e fallo da ultimo uomo), per poi agguantare il pareggio su bell'invito del nuovo entrato Couto, portiere dribblato e rasoterra. Eriksson ha giocato anche la carta Protti, togliendo l'altro terzino Lombardi e sperimentando la difesa a tre. Igor è stato decisivo, procurandosi il rigore della vittoria, ma ha pure sprecato, solo davanti a Frezzolini, il pallone del 3-1. Un risultato che certo avrebbe dato garanzie diverse. Attenti a pensare che Vieri da solo possa cambiare una squadra illusa forse troppo dalla Supercoppa.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Il Matador incanta l'Olimpico: prima spreca, poi esalta. Marcelo Salas si è presentato alla sua maniera all'esordio ufficiale casalingo della Lazio. «Sì, la prima è stata proprio una rete "alla Salas", spero di segnarne tante in questo modo». Il cileno ha il solo rammarico di non aver chiuso la partita nel prima frazione. «Potevamo andare al riposo con quattro gol di vantaggio ed invece abbiamo dovuto soffrire nella ripresa. Ho sbagliato due reti incredibili, però credo sia solo una questione di allenamento: mi servono ancora tre partite per arrivare al massimo della forma. Ad ogni modo, sono sulla buona strada ed il problema alla gamba pare ormai superato. Sono soddisfatto sia dell'intesa che ho raggiunto con i compagni, che delle numerose opportunità create dalla Lazio. Quando arrivi così tante volte vicino alla porta avversaria, è segno che il potenziale è altissimo e che puoi fare centro ad ogni occasione». Una doppietta alla vigilia del campionato. «Due gol che dedico ai tifosi che mi dimostrano sempre tanto affetto ed alla società che ha avuto fiducia il me. L'atmosfera del campionato sarà diversa ed esalterà ancora maggiormente la forza della Lazio: vogliamo partire tutti nel modo migliore».

Sven Goran Eriksson ha saputo solo ieri mattina di dover rinunciare a Vieri. «Nessun problema, nella rosa ci sono tante soluzioni importanti. Con Vieri in campo non avrebbe giocato Nedved, reduce da un viaggio faticoso, ed avrei collocato Mancini in posizione più arretrata, però è andata bene ugualmente, almeno sotto il profilo del gioco. La Lazio ha giocato i primi venti-venticinque minuti alla grande ed avrebbe potuto realizzare anche più di un gol. Purtroppo gli errori ci hanno condizionato ed invece di chiudere il match nel primo quarto d'ora, siamo stati costretti ad inseguire nella ripresa. Ho rivisto una buona Lazio nel finale quando, pur giocando con in superiorità numerica, ha comunque dimostrato di essere in palla. Fino ad oggi abbiamo disputato due match veri: nel primo ci siamo espressi benissimo, nel secondo abbastanza bene». Luci ed ombre nella prima di Coppa Italia. La difesa, ad esempio, ha mostrato spesso la corda. «Ormai bisogna rendersi conto che non si vincono più le gare con tanti gol di scarto perché anche le squadre di serie B fanno soffrire: sono bene organizzate, si affidano al pressing e si difendono in dieci, più il portiere. La qualificazione è tutta in ballo ed a Cosenza sarà durissima. Gli errori difensivi ci sono stati e bisogna lavorare tanto per eliminarli. Di questo sono consapevole ma non preoccupato: non è ancora una Lazio al cento per cento, però nessuna formazione di serie A è al massimo». Stankovic in panchina è stata una scelta di ordine tattico.

«Con lui avremmo avuto un centrocampo troppo offensivo mentre avevamo bisogno di qualcuno che tenesse sempre la posizione». Nel finale si è passati dal 4-4-2 al 3-4-3. «Una soluzione d'emergenza nel momento in cui dovevamo cercare di vincere la gara, forse la riproveremo in altre occasioni». La Romagest, società di gestione dei fondi comuni d'investimento del gruppo Banca di Roma, è un nuovo azionista della Lazio avendo acquistato il 2,022 per cento del capitale.