Saraceni (I) Fernando


Fernando Saraceni
Un breve ritratto di un giornale del 1912

Attaccante e poi dal 1921 difensore. Figlio di Andrea, di mestiere carrozziere, e di Enrica Ascenzi. Nato a Roma il 20 gennaio 1891 in Via del Mascherino n. 89 al piano terra, ed ivi morto il 23 agosto 1956. Impiegato in un ufficio privato. Era alto m 1,64 per un peso di 68 kg. Fernando Saraceni, detto Cecè, è stato uno dei più significativi giocatori della Lazio. Cominciò a giocare nel 1907 ad appena sedici anni e l'anno successivo partecipò alle tre partite disputate e vinte in un solo giorno a Pisa nelle finali del Campionato interregionale. Era il cucciolo della squadra ma era anche in possesso di un tiro micidiale e di una grande velocità. Ottimo atleta anche nel salto in lungo in cui aveva un record di m 5,00 senza l'uso della pedana. In un periodo in cui la vigoria fisica e la forza muscolare erano le doti più ricercate in un calciatore, Cecè seppe coniugare la forza con una tecnica sopraffina e inconsueta per il tipo di foot-ball d'allora. Tra l'anno d'esordio e la prima guerra mondiale vinse tutto quello che era possibile vincere a Roma e nell'Italia centro meridionale: due volte finalista nazionale nel 1913 e 1914, vincitore più volte dei trofei Tosti e Baccelli, vincitore del trofeo Branca e di tantissimi trofei minori, implacabile giustiziere di tutte le più blasonate e ambiziose formazioni romane, rimase affezionatissimo alla Lazio dando sempre l'esempio in ambito comportamentale e tecnico.

Nei cuori dei sostenitori laziali prese il posto, senza farlo rimpiangere, del grande Ancherani che aveva abbandonato lo sport per la musica. Nel 1915 partì per il fronte come soldato semplice del 13° artiglieria di campagna ma quando la guerra finì eccolo di nuovo a guidare la squadra biancoceleste sui diversi campi di gioco, sempre con lo stesso spirito e la sua innata classe. Progressivamente arretrò il suo raggio di azione e intorno al 1921 si schierò a terzino. In questo ruolo confermò la sua abilità non disdegnando rapide puntate in avanti che lo portarono a segnare goal importantissimi. Lasciò lo sport attivo nel 1924 non senza essere stato titolare anche nella sua terza finale nazionale contro il Genoa nel 1923. Lasciò, quindi, il campo ma non la Lazio di cui divenne dirigente (il 18 settembre 1940, ad esempio, fu eletto componente del Collegio dei Sindaci) capace e appassionato fino alla sua prematura scomparsa. Già nel 1914 era stato nei quadri dirigenziali con il ruolo di vicepresidente della sezione Nuoto. Prima di appendere gli scarpini al chiodo aveva però fatto due ulteriori regali alla Lazio, convincendo prima il fratello minore Luigi a vestire la casacca biancoceleste e imponendo la sua ferrea volontà nel far ingaggiare dalla società e far subito esordire titolare il grande portiere Ezio Sclavi. Laureatosi in Ingegneria era uno dei vice direttori della società Immobiliare. Nell'agosto 1956 gli viene diagnosticato un male incurabile che gli provoca fortissimi dolori. Ricoverato presso la Clinica Morgagni nel pomeriggio del 23 agosto si lancia dalla finestra della sua stanza uccidendosi. Cosi scrive il giorno dopo La Stampa:

Ossessionato da un gravissimo male che non gli dava speranze di guarigione, l'ing. Fernando Saraceni, che era uno dei vice-direttori della società Immobiliare e membro del consiglio di amministrazione della società stessa, si è ucciso nel primo pomeriggio di oggi gettandosi dalla finestra della stanza che occupava al quarto piano della clinica Morgagni. L'ingegner Saraceni era stato ricoverato in clinica qualche tempo fa e tali erano i dolori atroci che la malattia gli provocava che spesso aveva manifestato idee suicide per porre fine alle sue sofferenze. Proprio per questo egli era continuamente sorvegliato da qualcuno dei familiari e dagli infermieri. Oggi, il poveretto ha approfittato di un momento che era stato lasciato solo, è sceso dal letto, si è trascinato fino alla finestra, si è arrampicato sul davanzale con l'aiuto di una seggiola e si è lasciato cadere nel vuoto. Nonostante il volo di una trentina di metri egli non è deceduto sul colpo. Soccorso da alcuni passanti e da infermieri accorsi all'allarme lanciato dal portiere della clinica che aveva visto precipitare l'uomo come un bolide, l'ingegner Saraceni è stato sottoposto a cure immediate. Ma tanto gravi erano le sue ferite che dopo meno di mezz'ora egli cessava di vivere.

Nella Lazio ha giocato 124 partite ufficiali e ha messo a segno 36 reti. Quando giocava come terzino con Dosio, la coppia era soprannominata "il processo dei veleni".

Si cimentava anche nel podismo e nel nuoto. In quest'ultima disciplina sportiva, è infatti tra gli iscritti all'eliminatoria romana della Coppa Scarioni dell'agosto 1925.






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