Domenica 16 ottobre 1949 - Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1

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16 ottobre 1949 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1949/50 - VI giornata

LAZIO: Sentimenti (IV), Antonazzi, Remondini, Furiassi, Alzani, Sentimenti (III), Puccinelli, Flamini, Penzo (I), Cecconi, Nyers (II). All. Sperone.

ROMA: Risorti, Maestrelli, Gambini, Ferri, Spartano, Venturi, Merlin, Zecca, Lucchesi, Arangelovich, Tontodonati. All. Bernardini.

Arbitro sig. Silvano di Torino.

Marcatori: pt 29' Penzo (I), 40' Spartano, st 5' Puccinelli, 38' Remondini (rig).

Note: tempo splendido, terreno elastico. Al 15' del st annullato un goal di Sentimenti (III) per fuori gioco. Calci d'angolo 8 a 2 a favore della Lazio. Presenti in tribuna gli on. Andreotti e Bertone, l'Ambasciatore dell'Argentina J. Ocampo e il presidente del CONI Giulio Onesti.

Spettatori: 30000.

Dal "Calcio Illustrato", foto e cronaca della gara

A fine partita i giallorossi erano inferociti contro l'arbitro Silvano, reo, secondo loro, di aver assegnato un rigore alla Lazio che non c'era. E' dura mandare giù una sconfitta nel derby, però ciò non li autorizza a stravolgere la realtà dei fatti. Innanzi tutto il rigore non era netto, ma poteva starci perché Gambini è entrato rudemente su Puccinelli con l'anca e non con la spalla; in secondo luogo la Lazio ha dominato la partita sotto tutti i punti di vista e il risultato è quindi lo specchio esatto delle vicende di gioco. La Lazio ha avuto le idee più limpide e il gioco più intelligente. L'attacco giallorosso ha sempre giostrato ai limiti dell'area biancoceleste e ogni volta che ha tentato di entrarvi dentro, ha trovato prontissimi i difensori a spegnere ogni tentativo di offendere. Anche il goal romanista è venuto più che da un'azione manovrata, per un tiro improvvisato di un mediano e non bastano le innocenti intenzioni di Lucchesi e Zecca per invocare, come scusante per la sconfitta, il rigore accordato alla Lazio. Nel primo tempo, fino a che hanno retto Spartano e Venturi, la Roma ha provato ad opporsi ai rapidi contrattacchi biancocelesti, ma una volta calati tutti e due per la stanchezza, il centrocampo e la difesa sono stati sottoposti alle azioni veloci e lineari dei padroni di casa. Anche l'attacco degli ospiti è apparso lento e macchinoso: Arangelovich ha ricordato la statica e monumentale solennità della statua di Garibaldi al Gianicolo, Venturi ha corso tanto e a vuoto, Lucchesi ha giocato a sprazzi e Tontodonati è sempre rimasto avulso dal gioco. Bravissimo invece l'elegante Maestrelli che ha predicato , non ascoltato dai compagni, la tattica più opportuna per opporsi alla manovra laziale. Il portiere Risorti non era nelle migliori condizioni fisiche ed è stato un rischio schierarlo in campo; l'eccitatissimo Ferri, un ex avvelenato, ha voluto strafare e non ha reso come ci si aspettava. Nella Lazio non del tutto positiva la prova di Sentimenti (IV) che ha sbagliato qualche uscita, ma è incolpevole sul goal. Veramente bravi Antonazzi e Furiassi, mentre Remondini è stata la solita diga davanti a Sentimenti (IV). Sentimenti (III) ha messo in campo tutta la sua esperienza e con i suoi rilanci è riuscito sempre ad innescare azioni pericolose verso la porta romanista. I centrocampisti laziali Alzani, Flamini e Cecconi hanno saputo leggere perfettamente le vicende della partita e hanno dettato schemi e tempi. Gli attaccanti Puccinelli, Penzo (I) e Nyers (II) sono state lame costantemente puntate nei fianchi del reparto difensivo avversario.

Al 4' una serrata conversazione tra Penzo (I) e Nyers (II) mette Cecconi in condizione di tirare di destro, ma questo non è il piede buono del giocatore e ne viene fuori un passaggio millimetrico per Nyers che tira troppo debolmente. Al 7 e al 14' Flamini convoca Penzo all'appuntamento del tiro, ma il potente attaccante tira ambedue le volte alto. Tra i due episodi c'era stata una pregevole girata di Flamini che Risorti spediva in corner. Al 29' Penzo, però, non ha sbagliato quando Sentimenti (III), dalla tre quarti, ha traversato in area e lui è saltato con precisa scelta di tempo sovrastando Ferri e schiacciando la palla a terra di testa e spedendola in rete. La partita si accende e la Roma si porta all'attacco. E', la sua, una supremazia più di facciata che reale perché i difensori biancocelesti non faticano più di tanto a contenere le folate giallorosse. Il goal del pareggio, infatti, non è scaturito da un'azione ragionata, ma da un tiro da 25 metri del difensore Spartano che non sapeva a chi dare la sfera e ha sorpreso a filo d'erba Sentimenti (IV) che non ha visto partire il bolide. Nella ripresa si attendeva il calo della Lazio che aveva speso tanto nella prima parte ed invece i biancocelesti rientravano in campo carichi e propositivi. Infatti al 5' Ferri tenta di appoggiare di testa al proprio portiere, ma colpisce male e il pallone si infrange sulla traversa; Puccinelli si avventa sul rimbalzo e, anche lui di testa, non lascia scampo a Risorti. La Roma si smarrisce e si demoralizza. Un grande numero di occasioni non vengono sfruttate dai laziali: Nyers, Penzo e Flamini sbagliano l'impossibile e Sentimenti (III) segna ma il goal viene annullato per un millimetrico fuori gioco. Poi pian piano la Roma sembra riprendersi e mette in soggezione i biancocelesti che però resistono anche se con qualche affanno di troppo. Ma al 38' Puccinelli fugge sulla destra e mentre sta per tirare viene caricato di fianco da Gambini. Il tiro parte sbilenco e il sig. Silvano fischia la massima punizione che Remondini trasforma con un tiro fortissimo nell'angolo basso. A questo punto la Lazio gioca in scioltezza e concede alla Roma solo un tiro di Tontodonati che Sentimenti (III) para in bello stile. Al fischio finale i giocatori laziali fanno festa insieme al pubblico, mentre i sostenitori giallorossi sfogano la loro delusione lanciando in campo le loro bandiere.





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