Domenica 24 marzo 1996 - Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 2-1

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24 marzo 1996 - 2692 - Campionato di Serie A 1995/96 - XXVII giornata

CREMONESE: Turci, Gualco, Dall'Igna, Verdelli, Orlando, Giandebiaggi, Perovic (87' Cristiani), Maspero, Petrachi, Tentoni, Florijancic (62' Fantini, 76' Aloisi). A disp.: Razzetti, Bassani. All. Simoni.

LAZIO: Marchegiani, Negro (80' Nesta), Favalli, Fuser, Bergodi, Chamot, Rambaudi (54' Gottardi), Di Matteo, Boksic, Marcolin, Signori. A disp.: Orsi, Piovanelli, Iannuzzi. All. Zeman.

Arbitro: Borriello (Mantova).

Marcatori: 46' Negro, 53' Tentoni, 83' Tentoni.

Note: ammoniti Marcolin, Boksic, Favalli, Gottardi. Calcu d'angolo: 8-5.

Spettatori: 6.170 con un incasso di £.202.000.000.

Dal Guerin Sportivo: foto della gara
Dal Guerin Sportivo: foto della gara
Dal Guerin Sportivo: foto della gara
Dal Guerin Sportivo: foto della gara

Fondata il 24 marzo 1903, la Cremonese festeggia il compleanno n. 93, con la quarta vittoria stagionale e il quinto risultato utile consecutivo, due circostanze che per la prima volta dall'inizio del campionato le consentono di abbandonare l'ultimo gradino della classifica, alimentando qualche esile speranza in più di salvezza. La Lazio inciampa invece nella terza sconfitta consecutiva e vede assottigliarsi le possibilità di agguantare un posto in zona Uefa, sprofondando in una crisi sempre più sconcertante, che potrebbe anche costare subito la panchina a Zeman, destinato forse ad essere sostituito da Caso, tecnico della Primavera. "Zeman non si tocca", ha però fatto sapere Zoff alla tv, chissà se parlando anche a nome del "patron" Cragnotti, che si è risparmiato la trasferta e in serata è partito per un viaggio d'affari in Brasile. Ma poco dopo il presidente biancoceleste è stato un po' meno categorico, lasciando intuire che al "mister" boemo potrebbe essere accordata un'ultima prova d'appello. "Non ci sono novità ma bisogna vedere cosa accadrà domenica contro il Vicenza", ha spiegato Zoff, senza nascondere la propria delusione per una sconfitta che "deve far riflettere" e che la squadra potrebbe pagare con un ritiro anticipato. Quella che alla Lazio è costata la settima sconfitta in tredici trasferte è stata una partita a senso unico per almeno 75 dei 90' (diventati 97' con le code dei recuperi). L'ha dominata la Cremonese, che aveva più voglia di vincere, che correva di più, che anticipava meglio, che sbagliava meno. Quattro palle gol, compresa una traversa colpita da Maspero, e quattro angoli nei primi 20', sintetizzano la prova caparbia della squadra di casa ed evidenziava le carenze di una Lazio a tratti addirittura alla deriva. Se Bergodi e Chamot soffrivano la mobilita' di Florijancic e gli stacchi aerei di Tentoni, il solo Di Matteo non bastava a reggere il confronto coi centrocampisti avversari e Boksic non era sufficiente a camuffare la giornataccia di Rambaudi e Signori, che talvolta andava a fare addirittura il terzino per sottrarsi al controllo asfissiante di Dall'Igna. Come spesso accade nel calcio, le troppe occasioni fallite dalla Cremonese venivano puntualmente punite, complice però Turci, che si tuffava male su un'innocua conclusione di Negro. Soffiava aria di rapina: la Lazio aveva fatto poco o nulla per meritarsi il vantaggio. Davanti ai grigiorossi affioravano i fantasmi di tante sconfitte fortuite o immeritate, ma a rimediare provvedeva Marchegiani, che nel tentativo di un improbabile stop sul retropassaggio di Chamot consegnava pallone e porta vuota a Tentoni. Il pareggio, confezionato da due interventi dei portieri degni di Ridolini, andava stretto soltanto alla Cremonese, che ringraziava Turci per un paio di respinte che non bastavano a riabilitarlo e continuava ad inseguire la vittoria. Ad agguantarla era Tentoni, che con un morbido colpo di testa portava a quota sette il suo bottino stagionale. La Lazio era ormai al tappeto, bislacca e rassegnata, mentre qualche palla di carta arrivava nei pressi di Zeman, che osservava in piedi i penosi balbettii di una squadra quasi inguardabile, prima di confessare il proprio disagio. "Abbiamo giocato male ma le cause non mi sono chiare, dovremo cercarle tutti insieme. Faccio questo mestiere da vent'anni e sono ormai abituato a essere messo in discussione nei momenti meno felici". Una dichiarazione che odora già di esonero.

Fonte: Corriere della Sera