Domenica 3 dicembre 1989 - Roma, stadio Flaminio - Lazio-Bari 2-2

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3 dicembre 1989 - 2433 - Campionato di Serie A 1989/90 - XIV giornata

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Icardi, Gregucci, Soldà, Di Canio, Troglio, Bertoni, Sclosa, Sosa. A disp. Orsi, Piscedda, Beruatto, Nardecchia, Prodosmo. All. Materazzi.

BARI: Mannini, Loseto, Carrera, Terracenere, Lorenzo (83' Ceramicola), Carbone, Perrone, Gerson, Joao Paulo, Di Gennaro (46' Urbano), Monelli. A disp.: Drago, Fioretti, Scarafoni. All. Salvemini.

Arbitro: Frigerio (Milano).

Marcatori: 18' Di Canio, 43' Joao Paulo, 78' Sosa, 79' Joao Paulo.

Note: ammoniti al 4' Loseto, 23' Carrera, 57' Icardi, 62' Troglio, 75' Di Canio, 87' Perrone, 90' Urbano.

Spettatori: paganti 11.450, incasso 257.775.000 lire; abbonati 8.716, quota 293.020.000.

La rete di Paolo Di Canio
Pareggio di Joao Paulo
Sosa esulta dopo la rete
Di Canio in azione
Il biglietto della gara
Gerson marcato a vista da Gregucci

Bando ai vittimismi: povera Lazio! Questa volta non c'è moviola che tenga. Se l'ottimo Di Cola fu giustamente riabilitato dal mezzo tanto caro a Carlo Sassi dopo l'infame gazzarra di Lazio-Atalanta, il povero Frigerio di Milano a tutto potrà attaccarsi tranne che a questa. Essere convinti che Paolo Di Canio sia un cascatore da film western si può anche concepire, perché talvolta l'asso biancoceleste ci prova veramente, ma credere che tenti l'inganno tre volte-tre nel giro •di mezz'ora e con un cartellino giallo già assaggiato è quantomeno discutibile. Di Canio è caduto tre volte in area pugliese: la prima al 52' su intervento di Lorenzo (questo realmente opinabile), la seconda al 75' su sgambetto di Ceramicola (vistoso, è costato al laziale un'ammonizione), la terza all'86' su fallaccio di Terracenere (quest'ultimo è stato addirittura pacchiano).

Se non è sufficiente tutto questo per vedersi finalmente accreditare un calcio di rigore, allora amen. Molto bene hanno fatto dirigenti e giocatori biancocelesti a starsene muti, e in maniera migliore ancora hanno reagito i tifosi laziali i quali, sebbene attoniti, non hanno dato troppo in escandescenze per evitare la squalifica del campo. E' vero che la Lazio ha fatto di tutto per non vincere questa partita, ma sicuramente Materazzi ed i suoi non hanno chiesto ulteriore aiuto al direttore di gara il quale, tra l'altro, è riuscito ad affibbiare sette ammonizioni in una partita che non ne necessitava affatto, visto il feeling che corre tra le due società e, soprattutto, tra le due tifoserie («Lazio, Lazio», hanno a lungo gridato dagli spalti i tanti sostenitori pugliesi giunti a Roma).

Il Bari, al «Flaminio», ha patito l'assenza di Maiellaro, ma ha fruito del sempre più «super» Joao Paulo. Due suoi guizzi hanno fruttato altrettanti gol. E' il brasiliano la nota più positiva dell'intera partita, ideale contraltare alla pessima prova dell'arbitro. Tra i biancocelesti, le reti realizzate salvano la pagnotta a Sosa e Di Canio, gli uomini-principe della squadra di Materazzi, senza i quali la Lazio non è la Lazio. Positivo il rientro di Troglio: talvolta si assenta, il bravo argentino, ma è certo meglio del semplicemente onesto Marchegiani che piace tanto a Materazzi. La Lazio è andata veramente vicinissima alla vittoria. Dopo il gol di Di Canio al 18' su splendido appoggio di Icardi davanti a Mannini, ha avuto subito la palla del 2-0: Sosa però non l'ha sfruttata, facendo spegnere il suo contropiede tra le braccia del numero une barese. Era quello il miglior momento della Lazio. I biancocelesti subivano subito dopo il blando ritorno barese. Il primo gol di Joao Paulo, però, è beffardo: il suo tocco sottomisura su deviazione aerea di Carrera suona come uno sfottò, tanto è infarcita di spilungoni la retroguardia laziale. In effetti, la partita si risolve nei gol e nei rigori reclamati a gran voce da Di Canio. Imitazione brasileira la rete su punizione del secondo vantaggio realizzate al 77' da Sosa; brasileira Doc quella della replica immediata del folletto Joao Paulo che sguscia tra Soldà e Bergodi per superare nuovamente Fiori e portare ad otto le giornate d'imbattibilità della sua squadra.

Fonte: La Stampa