Giovedì 5 aprile 2018 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Red Bull Salisburgo 4-2
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5 aprile 2018 – Roma, stadio Olimpico - Europa League, Quarti di andata - inizio ore 21.05
LAZIO: Strakosha, Luiz Felipe, de Vrij, Radu, Basta (65' Patric), Parolo, Leiva, Milinkovic, Lulic, Luis Alberto (65' Felipe Anderson), Immobile (85' Caicedo). A disposizione: Guerrieri, Bastos, Murgia, Nani. Allenatore: S. Inzaghi
RED BULL SALISBURGO: Walke, Lainer, Ramalho, Caleta-Car (81' Wolf), Ulmer; Haidara, Samassekou, Berisha, Schlager, Gulbrandsen (70' Minamino), Dabbur. A disposizione: Stankovic, Onguene, Pongracic, Leitgeb, Farkas. Allenatore: Rosae
Arbitro: Haţegan (Romania) - Assistenti Sigg. Șovre e Gheorghe - Quarto uomo Sig. Ghinguleac – Addizionali Sigg Kovács e Colţescu.
Marcatori: 8' Lulic, 30' Berisha (rig), 49' Parolo, 71' Minamino, 74' Felipe Anderson, 77' Immobile.
Note: ammonito al 28' Basta, al 30' Lulic, al 45'+2' Parolo, all'83' Schlager. Angoli: 2 - 4. . Recuperi: 2' p.t., 1' s.t.
Spettatori: 43.000 circa.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
• Il Messaggero titola: “Lazio, un poker di rabbia”. Continua il quotidiano romano: “Europa League: quattro reti nei quarti contro il Salisburgo; gli austriaci rimontano due volte, la prima su rigore generoso. Lulic apre e Immobile chiude, in mezzo la perla di Parolo di tacco e il guizzo di Felipe: Inzaghi fa festa, semifinale vicina”. “Partita a ritmi impressionanti, decisivi i cambi del tecnico: Anderson imprime la svolta. Il penalty di Berisha e Minamino tengono in corsa gli avversari. Lazio unica italiana vincente nella 3 giorni europea”.
Vola Lazio, vola. L'Europa mette le ali ai biancocelesti nonostante sia il Salisburgo ad avere il simbolo della Red Bull sulle maglie. Unica squadra italiana ad aver vinto in questa tre giorni di coppe. Più forte del fiscale arbitro Hategan, più forte dei suoi stessi limiti. I biancocelesti battono, nell'andata dei quarti, gli austriaci per 4-2 al termine di una battaglia. Un risultato che dà un buon vantaggio in vista della gara di ritorno di giovedì prossimo ma che non chiude il discorso qualificazione. Il Salisburgo è una squadra solida e temibile in ripartenza. La Lazio ha vinto con il carattere dimostrando a tutti, ma a sé stessa in primis, che nessun traguardo le è precluso.
"Non passa lo straniero". La partita è bella fin dai primi minuti. La Lazio spinge forte alla ricerca del gol ma il Salisburgo per nulla intimorito risponde con pressing feroce e ripartenze. Sulla destra i biancocelesti premono con maggior decisione, Basta è in palla e scende a briglia sciolta. È da un suo inserimento che nasce il vantaggio laziale: cross rasoterra del bosniaco, Immobile cicca ma dietro c'è Lulic pronto a spingere la palla in rete. Impressionante il boato dell'Olimpico. Ieri quasi cinquantamila tifosi (di cui quasi diecimila clienti extra di Sky che hanno aderito alla promozione riservata ai biancocelesti) hanno colorato lo stadio e caricato i ragazzi di Inzaghi in campo. "Non passa lo straniero" il motto scelto dalla Nord, citazione della Canzone del Piave in cui si racconta l'epica resistenza degli italiani contro l'impero austro-ungarico. La partita è accesa e basta una scintilla per far divampare l'incendio. L'arbitro Hategan, su suggerimento dell'assistente di porta (circa 12 secondi dopo il fallo), concede un rigore al Salisburgo: Basta sbraccia in area Dabbur. Decisione pignola del direttore di gara. Berisha realizza e mima con le mani l'aquila dell'Albania. In tribuna Monte Mario scoppia qualche diverbio tra i tifosi biancocelesti e quelli del Salisburgo che gli steward sedano a fatica. Chiamato agli straordinari anche il fischietto romeno che prima sventola un giallo a Lulic e poi non usa lo stesso metro di giudizio per una netta trattenuta in area di Ramalho su de Vrij e un fallo solare su Immobile. La tensione è alta e condiziona i giocatori: clamoroso il gol che si divora Milinkovic a due passi dalla porta. Fischi assordanti dello stadio all'intervallo con Inzaghi che va a dirne quattro all'arbitro di porta reo di aver concesso il rigore della discordia. Poi allontana Luis Alberto e Parolo che erano corsi a rincarare la dose.
Il regalo più bello. Ed è proprio loro due che ad inizio secondo tempo fanno esplodere nuovamente di gioia i tifosi biancocelesti: lo spagnolo va via sulla destra e mette in mezzo una palla rasoterra che il numero 16 laziale di tacco spinge alle spalle del portiere Walke per il gol numero 300 in Europa della Lazio (il 100° lo segnò Simone Inzaghi). Apoteosi. Il Salisburgo risente del colpo e sbanda pericolosamente rischiando di capitolare in almeno un paio di occasioni. In una è ancora l'arbitro Hategan a metterci lo zampino fermando Immobile lanciato a rete per un fuorigioco inesistente. Non si placano le proteste biancocelesti soprattutto per la gestione dei cartellini, assolutamente sbilanciata. Inzaghi alza le braccia quasi in segno di resa anche il vice Farris scuote la testa in panchina. Gli austriaci dopo lo sbandamento si riprendono e attaccano a testa bassa alla ricerca del pareggio. Inzaghi allora manda dentro Felipe Anderson per sfruttare la velocità del brasiliano in contropiede con il Salisburgo sbilanciato. Non la prende bene Luis Alberto che avrebbe voluto rimanere in campo. Fuori anche uno stanco Basta per Patric, il cambio non muta la sostanza. Più fortunato il collega Rose che manda dentro Minamino e il giapponese 30 secondi dopo firma il gol del pari con la collaborazione della difesa biancoceleste. La Lazio non ci sta, Felipe Anderson prende palla a metà campo mette il turbo, semina tre uomini e firma il tris. Poi è Leiva a sradicare un pallone agli austriaci e a servire Immobile che cala il poker: rete numero 37 (settima in Europa League, raggiunto Klose) per il bomber laziale che poi corre ad abbracciare Inzaghi. Un regalo più bello per i suoi 42 anni, il mister, non poteva riceverlo.
• Sulle pagine on-line de La Gazzetta dello Sport: “Lazio-Salisburgo 4-2: in gol Lulic, Parolo di tacco, Anderson e Immobile”. Continua il quotidiano sportivo: “Gli austriaci trovano il pareggio due volte, ma la gara di andata dei quarti di finale se l'aggiudicano i biancocelesti...”.
La Lazio si aggiudica il primo atto dei quarti di Europa League. Molto sofferto ma anche molto inseguito il successo sul Salisburgo, che non perdeva dallo scorso agosto. Per due volte gli austriaci si riportano sul pareggio, ma si impone la determinazione dei biancocelesti a segno con Lulic, Parolo, Felipe Anderson e Immobile. La Lazio vince anche sulla rabbia per alcune discutibili decisioni dell’arbitro Hategen nel primo tempo. Così il 4-2 finale è un grosso passi avanti verso la qualificazione in vista del ritorno di giovedì prossimo.
Proteste di rigore. Rispetto alla gara di sabato col Benevento, Inzaghi può recuperare Radu, Lulic e Milinkovic. Rientra dal primo minuto anche Basta. In avanti, Luis Alberto preferito a Felipe Anderson, che parte dalla panchina. Lazio subito protesa in avanti. Luis Alberto orchestra la manovra offensiva ma si mette in evidenza anche con spunti personali. All’8’ i biancocelesti sbloccano già la gara: Basta scatta con forza sulla destra, traversone per il tiro di capitan Lulic che non dà scampo a Walke. Il Salisburgo avanza immediatamente il proprio baricentro. Lazio aggressiva e sempre vispa nelle ripartenze. Gli austriaci manovrano intensificando il ritmo, i biancocelesti serrano gli spazi con attenzione. Al 25’ si sgancia Parolo che però non inquadra la porta. La partita si accende quando l’arbitro Hategan concede un rigore molto dubbio al Salisburgo dopo che Basta ha sfiorato in corsa Dabbur. Dal dischetto Berisha sigla al 30’ il pareggio. Poi Hategan non dimostra la stessa severità quando vengono atterrati in area Immobile e De Vrij. Rissa in tribuna tra alcuni tifosi delle squadre: vengono subito allontanati. Al 36’, botta di Haidara al lato della porta di Strakosha. Due minuti dopo Immobile e Milinkovic si ostacolano a vicenda al tiro. Al 44’, ghiotta chance per Lazio: cross pregevole di Lulic dalla sinistra per il colpo di testa di Milinkovic che però conclude fuori da posizione favorevole. Al 46’ proteste laziali pure per un intervento in area di Ramalho su Luis Alberto. Al termine del primo tempo, Inzaghi infuriato si indirizza verso la terna arbitrale per protestare. Aria tesa per Hategan con i dirigenti laziali anche verso il sottopassaggio.
Poker laziale. Nella ripresa, la Lazio si scaglia all’attacco. E al 4’ si riporta in vantaggio. Lulic apre sulla destra per Luis Alberto, assist in area per Parolo che di tacco infila Walke. La squadra di Inzaghi è molto determinata. Al 14’ incursione di Luis Alberto: para Walke. Si rilancia il Salisburgo: Lainer mette in ansia i difensori di Inzaghi. Al 20’ doppio cambio nella Lazio: Felipe Anderson e Patric la posto di Luis Alberto e Basta. Al 25’ nel Salisburgo a Gulbrandsen subentra Minamino. Che un minuto dopo si avventa su un pallone che Dabbur fa passare tra De Vrij e Luiz Felipe e ripristina il pareggio. Ma la partita è apertissima. E al 29’ Lazio va di nuovo avanti: praticamente a metà campo, Milinkovic serve Felipe Anderson che si invola per una trentina di metri, arriva in area e sigla il 3-2 della Lazio. La squadra di Inzaghi non frena. Al 31’ arriva il quarto gol: lo sigla con un rasoterra Immobile, innescato da Leiva. Nel Salisburgo Wolf dà il cambio a Haidara. Immobile viene sostituito da Caicedo. La Lazio resiste e porta a casa la vittoria per la festa dei 41 mila dell’Olimpico. Un bel regalo per Simone Inzaghi che oggi ha compiuto 42 anni.
• Tratte da Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara.
“Risultato stretto ma tifo fantastico”. Inzaghi soddisfatto della prestazione, non del risultato: “Ci manca almeno un altro gol e peccato per i due subiti. Lo stadio pieno ha fatto la differenza”.
Un regalo di compleanno più bello non ci poteva essere. Una Lazio straripante che parte bene, poi prende due sberle ma si rialza alla grande, rifilando alla fine quattro reti al Salisburgo, sfiorando a più riprese la quinta e infliggendo agli austriaci la prima sconfitta dopo un anno e mezzo d'imbattibilità. Inzaghi si gode il successo, festeggia i 42 anni e vede la semifinale d'Europa League. Una serata perfetta, anche se il tecnico, pur felice, preferisce ancora volare basso: "Bene, abbiamo un vantaggio, ma ancora non è finita. Di sicuro, ora devo pagare una cena a tutta la squadra perché abbiamo segnato con il quinto centrocampista su cinque, l'avevo promesso a Parolo e agli altri prima della partita, appena ce ne sarà l'occasione manterrò la promessa". I complimenti dell'allenatore si sprecano "I ragazzi sono stati fantastici, è stata una gran partita, peccato solo per i due gol. Il risultato è stretto, credo ci manchi almeno un gol. Comunque abbiamo un bel vantaggio, ma al ritorno ci sarà da soffrire comunque, fidatevi". La sua gara è stata un saliscendi d'emozioni, con una partenza veemente e con la decisione dell'arbitro Hategan che ha dato un rigore molto dubbio, tra l'altro per la prima volta in Europa è stato concesso un penalty dopo dodici secondi dall'azione incriminata e con il sospetto di una segnalazione esterna. Ma di questo Simone, nonostante quanto sia successo ieri all'Aia e con le parole di Nicchi, non ne vuole più parlare: "Mi dispiace, ma io di arbitri non parlo più, che sia in Italia e in Europa e sarà così per i prossimi dieci anni, posso solo dire che evidentemente a noi adesso gira cosi, speriamo che cambi". E niente di più sul direttore di gara.
Emozione Olimpico. Sul rigore, ovviamente, dice la sua, ma è solo una frase buttata lì mentre parla della partita e della prestazione dei suoi giocatori: "Sono davvero contento per come la squadra ha reagito dopo l'episodio del rigore, che per me non c'era, ma anche per il secondo gol, nato da un rimpallo sfortunato, ma la risposta dei ragazzi è stata eccezionale, e non era facile". Già perché Lulic e compagni alla fine del primo tempo si erano innervositi parecchio, tanto che sono fioccati i cartellini gialli per protesta: "Per loro non è stato semplice veder dare quel rigore, a loro ho detto nell'intervallo che non dovevano più protestare perché poteva finire male e sono stati bravi a non essere condizionati e a reagire tecnicamente. Sono stati eccezionali". Ma quello che più ha colpito Inzaghi e tutta la squadra è stato l'ambiente dello stadio. Era da diverso tempo che non si registravano così tante presenze, quasi 50.000 persone. "È stata la nostra arma in più e la squadra ne è rimasta impressionata. Appena finito il riscaldamento, li sentivo parlare tra loro ed erano tutti galvanizzati per lo stadio che avevano appena visto, quasi pieno. E questo alla fine ha fatto la differenza. I nostri tifosi sono stati meravigliosi".
Trecento di tacco. Una serata memorabile è stata anche per Marco Parolo, autore del gol del momentaneo 2-1, ma soprattutto la rete numero trecento della Lazio in Europa. "Un bel traguardo, non lo sapevo e la cosa mi inorgoglisce ancora di più, anche perché vedo che il mister aveva segnato il gol numero 100", dice scherzando il centrocampista laziale che, giustamente si prende la scena: "Abbiamo fatto una grande partita, ma adesso non dobbiamo pensare che sia fatta anzi al ritorno sarà ugualmente dura perché il Salisburgo è una squadra organizzata e tosta che può metterci in difficoltà. Ora pensiamo a vincere a Udine e poi ci concentreremo per la sfida in Austria. Siamo vicini a un sogno, ma dobbiamo restare coi piedi per terra".
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► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:
- Portieri: Guerrieri, Strakosha;
- Difensori: Basta, Bastos, de Vrij, Luiz Felipe, Patric, Radu;
- Centrocampisti: Leiva, Luis Alberto, Lulic, Milinkovic, Murgia, Parolo;
- Attaccanti: Caicedo, Felipe Anderson, Immobile, Nani.
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