Giovedì 12 aprile 2018 - Salisburgo, Red Bull Arena - Red Bull Salisburgo-Lazio 4-1
12 aprile 2018 – Salisburgo, Red Bull Arena - Europa League, Quarti di ritorno - inizio ore 21.05
RED BULL SALISBURGO: Walke, Lainer, Ramalho, Caleta-Car, Ulmer, Haidara, Schlager, Berisha, Yabo (83' Minamino), Hwang (79' Gulbrandsen), Dabbur. A disposizione: Stankovic, Wolf, Pongracic, Farkas, Mwepu. Allenatore: Rosae
LAZIO: Strakosha, Luiz Felipe, de Vrij, Radu, Basta (60' Lukaku), Parolo, Leiva (77' Nani), Milinkovic (69' Felipe Anderson), Lulic, Luis Alberto, Immobile. A disposizione: Guerrieri, Caceres, Murgia, Caicedo. Allenatore: S. Inzaghi
Arbitro: Skomina (Slovenia) - Assistenti Sigg. Praprotnik e Vukan - Quarto uomo Sig. Klančnik – Addizionali Sigg. Jug e Vinčić .
Marcatori: 55' Immobile, 56' Dabbur, 72' Haidara, 74' Hwang, 76' Lainer .
Note: ammonito AL 60' Ulmer, al 64' Leiva, al 65' Luiz Felipe, al 89' Milinkovic, al 90'+1' Ramalho, al 90'+1' Walke . Angoli . Recuperi: p.t. 0', 4' s.t.
Spettatori: 29.520.

Foto Getty Images

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
• Il Messaggero titola: “Suicidio Lazio, Europa addio”. Continua il quotidiano romano: “Biancocelesti eliminati dalla coppa nonostante il vantaggio di Immobile. Il Salisburgo si scatena nella ripresa e segna quattro volte in venti minuti. Strakosha non regala più miracoli. Radu confeziona una prova pessima. Simone ora dovrà fare lo psicologo”.
Bastano quattro minuti di follia alla Lazio per uscire dall'Europa League e buttare al vento il vantaggio accumulato all'andata. Vince il Salisburgo per 4-1 distruggendo i sogni dei biancocelesti. Una serata nera, da dimenticare al più presto perché domenica c'è il derby contro la Roma che arriva, invece, gasatissima. Quattro minuti in cui la difesa sbanda e concede tre gol. Tre macigni. Un crollo psicologico, più che fisico quello dei ragazzi di Inzaghi incapaci di reagire su tutti i fronti. Forse è proprio tutto l'approccio alla gara che non ha funzionato. In una settimana la Lazio è passata da unica squadra a potersi qualificare ad una semifinale europea ad essere clamorosamente eliminata. Inzaghi deve assumersi le responsabilità.
Tutto sbagliato. La Red Bull Arena è rovente. Costante l'incitamento dei tifosi austriaci che hanno riempito lo stadio. Inzaghi si affida a Milinkovic in mediana per dare più peso al centrocampo laziale con tre mediani. In panchina Felipe Anderson. Come ipotizzabile il Salisburgo parte a mille sfruttando la velocità e fisicità dei suoi uomini. Il tecnico Rose cambia modulo all'ultimo affidandosi a un più offensivo 4-3-3. Il primo pericolo lo porta il coreano Hwang, assente all'andata, che brucia la difesa biancoceleste e impegna Strakosha. La Lazio contiene e gioca di rimessa. Sergej prende una botta dopo pochi minuti e si estranea. Forza spesso la giocata facendo arrabbiare Inzaghi e qualche compagno. Le difficoltà maggiori sono dal punto di vista fisico perché gli uomini di Rose corrono senza soluzione di continuità e stargli dietro non è per nulla semplice. La prima chance della Lazio capita al minuto 40 sui piedi di Immobile illuminato da Milinkovic ma l'attaccante laziale cicca la palla al momento del tiro. Poco dopo lo stesso Ciro si divora un altro gol calciando su Walke in uscita. Bellissimo il colpo di tacco di Luis Alberto.
Quattro minuti di follia. Non rispettate affatto le consegne di Inzaghi che aveva chiesto ai suoi di non far ragionare gli austriaci. Pronti via e Immobile sbaglia un'altra rete solo davanti al portiere biancorosso. In panchina Simone si mangia le mani. Alla quarta occasione però non sbaglia: filtrante da fantascienza di Luis Alberto e Ciro con un destro a giro fa 39 in stagione. Rete numero 109 per la Lazio di Inzaghi che eguaglia quella scudettata di Eriksson. Nemmeno il tempo di esultare sotto il settore dei tifosi biancocelesti che Dabbur, approfittando di uno svarione collettivo della difesa, fa 1-1. La Lazio accusa terribilmente il colpo, il Salisburgo preme forte sull'acceleratore e Schlager centra il palo dalla distanza. Inzaghi capisce il momento complicato e decide di ridisegnare la squadra: un suicidio. Fuori uno spento Milinkovic e dentro Felipe Anderson e Lukaku al posto di Basta con Lulic dirottato a destra. I cambi sono disastrosi. Luis Alberto si divora il match point. I biancocelesti crollano. Haidara avvia la remuntada, Hwang, decisiva la deviazione di Radu e Lainer la completano. Storia bellissima quella del calciatore classe 1992: suo padre con l'allora Casinò Salisburgo arrivò in finale di Coppa Uefa 24 anni fa. Quattro minuti di follia che hanno deciso la gara. Inutili le lacrime a fine gara.
• Sulle pagine on-line de La Gazzetta dello Sport: “Salisburgo-Lazio 4-1. Inzaghi eliminato”. Continua il quotidiano sportivo: “Ottima Lazio per 55' e vantaggio di Immobile al 10' della ripresa, poi la squadra di Inzaghi crolla: pari di Dabbur dopo 120 secondi, gol di Haidara, Whang e Lainer tra il 27' e il 31' s.t.”.
Una notte da Euro-choc. Difficile da spiegare, ancora più dura da digerire. La Lazio è eliminata dall'Europa League dopo un ottimo primo tempo, essere passata in vantaggio al 10' della ripresa con Immobile e forte del 4-2 dell'andata. Perde 4-1, la sequenza dei gol dal 2-1 al 4-1 si completa addirittura in tre minuti e il Salisburgo vola alle semifinali di Europa League. Mentre una Lazio incredula se ne torna a casa. Senza averci capito più nulla dal quarto d'ora della ripresa.
45' senza pericoli. L'avrà immaginata prudente, Simone Inzaghi se l'è ritrovata da battaglia nel primo tempo, non pervenuta nella ripresa dopo il vantaggio di Immobile. Lazio tosta, quasi imperforabile, durissima da far male nei primi 45', irriconoscibile nei secondi. Si poteva intuire già dal riscaldamento che l'opzione dei centimetri e dei muscoli di Milinkovic a centrocampo, liberando Luis Alberto dalle consegne di copertura, fosse dettata dalla strategia di avere una squadra fisica e bella compatta. In effetti, il muro laziale c'è, ma è un muro part time crollato nella seconda parte della partita. Nel primo tempo funziona. La sbavatura al centro dopo pochi minuti, quando Hwanga prova a spaventare Strakosha, è un'eccezione alla regola. La Lazio è solida, non rischia niente, alla fine le capita anche l'unica chance del primo tempo (sprecata da Immobile). Anche a Salisburgo è arrivato il libeccio della ultima due giorni di Champions, che ha soffiato nella direzione delle grandi rimonte. Così la scelta è stata ovvia e gratificata da un primo tempo da pericoli zero, mettendo in cassaforte il 4-2 con il quale si è ripartiti in questa gara-due dei quarti di Europa League, sprecando tutto in una ripresa sciagurata.
Primo tempo superiore. Nel primo tempo Milinkovic è il puntello nel centrocampo, i rinforzi all'assetto ribassato arrivano dalle posizioni di Lulic e Basta più in modalità "terzini" vecchio stampo che da "esterni" da calcio moderno. L'interpretazione di LUcas Leiva a metà campo è da Ogni Maledetta Domenica. Gli austriaci ci mettono la voglia, vero, ma quando De Vrij e compagnia la mettono sul piano fisico il confronto diventa impietoso. Non rischia contro questi austriaci piccoletti, qualche potenziale pericolo arriva da contropiede nati male e finiti peggio, ma Radu e De Vrij non regalano niente. Chi si aspetta un Salisburgo arrembante rimane deluso: la strategia di Simone Inzaghi funziona nella prima parte della gara, al punto che l'unica vera occasione del primo tempo cade nei piedi di Immobile. A due minuti dal riposo, Ciro da pochi passi sbatte su Walke. Sarebbe stata la fideiussione per ipotecare il passaggio del turno.
L'illusione di Ciro. Quando si rientra dall'intervallo, il copione sembra essere identico. Lazio perfettamente in palla, e arriva anche lo strappo dopo dieci minuti con il vantaggio di Immobile (implacabile nell'esecuzione) lanciato da un illuminato Luis Alberto. A questo punto il discorso qualificazione sembra chiuso. Sembra. Ma qui accade l'impensabile.
Spina staccata. Nel momento più alto della Lazio, gli austriaci riescono a venire fuori dalla buca. Calo di concentrazione (anche fisico?) netto della Lazio, e dopo appena centoventi secondi dallo strappo di Ciro arriva il pari di Haidara. Inzaghi mette dentro Lukaku (per Basta) e Felipe Anderson (per Milinkovic). Piano piano il Salisburgo comincia a crederci, la Lazio arretra fino a scomparire inspiegabilmente mentre ha ancora la partita in pugno (siamo sull'1-1). E i pericoli zero del primo tempo diventano un lontano ricordo. Il ritmo degli austriaci cresce, la Lazio soffre e crolla vistosamente. Il paradosso è che dopo il gol di Immobile, che sembrava aver chiuso il discorso qualificazione, la Lazio va letteralmente k.o. Il palo di Schlager è il primo campanello di allarme, ma l'incredibile sta per accadere. Quando Luis Alberto si divora il bis davanti a Walke il punteggio è ancora sull'1-1. È dall'azione successiva che arriva l'Euro-choc.
Il black out. In cinque minuti c'è il blackout totale della Lazio. Il Salisburgo affonda e fa male. Il capitombolo ha dell'incredibile. Haidara al 27' segna il 2-1, Whang al 29' sfrutta un buco difensivo ed è il 3-1, al 31' la frittata è completa con il 4-1 di Lainer, figlio di Leopold Lainer che nel 1993 segnò l'1-0 del Salisburgo contro lo Sporting Lisbona in quella che fino ad oggi era l'ultima rimonta degli austriaci dopo aver perso con due gol di scarto all'andata. Inzaghi mette in campo anche Nani, ma la Lazio è come un pugile suonato. Disorientato, incapace di reagire. E non reagisce. Gli sguardi persi di Parolo, Immobile, Lulic raccontano tutto. Ma non spiegano nulla, di questi ultimi trenta maledetti minuti che hanno buttato la Lazio fuori dall'Europa.
• Tratte dal Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara.
Inzaghi “La differenza? L’hanno fatta gli errori”. Gli occhi sono lucidi, le mani frenetiche nella ricerca di un appiglio nell'aria a cui aggrapparsi. Inzaghi è trasfigurato. Seduto sulla poltrona della sala stampa della Red Bull Arena sembra quasi attendere che il buio avvolga tutto togliendo ogni ricordo. Impossibile in quel momento. I gol scorrono di continuo sugli schermi. Va anche in scena la festa dei giocatori nello spogliatoio. Non ci sono alibi per giustificare un crollo così. Nella settimana più pazza del calcio Europeo la Lazio è l'unica ad uscire senza applausi. Anzi. "Una volta andati in vantaggio abbiamo subito preso l'1-1 e c'è stato un blackout che non ci voleva, avevamo la qualificazione in pugno" è la prima spiegazione che cerca di dare ma sa benissimo anche lui che di spiegazioni nella notte fonda di Salisburgo non ce ne sono. Solo parole che possono lenire il dolore ma non diminuire i rimpianti. "Una squadra che vuole andare in semifinale non può prendere l'1-1 dopo 30 secondi e 3 gol in 4 minuti. Prendere 4 gol in 18 minuti complessivi non va bene al di là delle autoreti. C'è rammarico, ma bisogna mettercelo alle spalle" rimarca il tecnico biancoceleste.
"Niente scuse". Sotto accusa anche i cambi fatti dal Inzaghi che hanno alterato gli equilibri: "Basta non stava bene, però avevo detto di tenere duro. Avevo Lukaku, Lulic è passato a destra. Poi ho inserito Felipe Anderson che ha avuto l'occasione del 2-1, ma nella ripartenza l'abbiamo subito" spiega il tecnico che ha anche un rigurgito di orgoglio: "Con il 2-1 sulla ripartenza sarei stato il più bravo del mondo, ora è giusto che ci siano critiche". La delusione è infinita ma ora bisogna ritrovare immediatamente le forze mentali e fisiche perché domenica c'è il derby contro una Roma lanciata a mille: "Ci saranno due spiriti differenti. In Europa abbiamo sbagliato 20 minuti, ma qui nessuno ti perdona. Bisogna però voltare pagina. Ci servirà da lezione per crescere. Dobbiamo essere fieri del nostro cammino in Europa e in campionato. Mancano 7 partite, nessuno ci ha regalato niente, ci giocheremo le nostre chance per raggiungere una posizione importante a fine stagione". Già perché la qualificazione in Champions ora diventa l'unico obiettivo stagionale e fallire anche quello sarebbe criminale per quanto fatto finora.
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► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:
- Portieri: Guerrieri, Strakosha;
- Difensori: Basta, Bastos, Caceres, de Vrij, Luiz Felipe, Lukaku, Radu;
- Centrocampisti: Leiva, Luis Alberto, Lulic, Marusic, Milinkovic, Murgia, Parolo;
- Attaccanti: Caicedo, Felipe Anderson, Immobile, Nani.
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