Domenica 10 gennaio 1988 – Brescia, stadio Mario Rigamonti – Brescia-Lazio 0-0


Stagione

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10 gennaio 1988 - 17 - Campionato di Serie A 1987/88 - XVII^ GIORNATA

BRESCIA : Bordon, Testoni, M.Manzo (78' Piovani), Bonometti, Chiodini, Occhipinti, Turchetta, Corini, Iorio, Beccalossi, P.Mariani. All. Giorgi.

LAZIO: Martina, Marino, V.Esposito, Pin, Gregucci, Piscedda, Savino, Acerbis, Galderisi, Muro (78' Brunetti), Camolese. A disp. Salafia, Foschi, Biagioni, Rizzolo. All. Fascetti.

Arbitro: Sig. Dal Forno (Ivrea).

Note: cielo sereno, terreno in buone condizioni. Ammoniti : Manzo, Bonometti, Marino e Esposito. Espulso all' 82' Esposito per doppia ammonizione. Calci d'angolo: 8-4 a favore della Lazio.

Spettatori: 18.000 circa.

Alcuni ritagli di giornale della gara(Gent.conc. Giovanni Pantano)

Ripetendo la prova di domenica scorsa contro l'undici barese, la Lazio è uscita indenne dallo stadio Rigamonti. Ma la partita ha confermato che i laziali non sono affatto meritevoli di risalire in classìfica fino a guadagnare le posizioni di testa. Il Brescia, invece, non è stato fortunato. Ha attaccato molto e, forse, avrebbe meritato il successo, ma non ha avuto la sorte dalla sua, non ha trovato lo spiraglio per mandare il pallone in porta. O, forse, non ha avuto la freddezza necessaria. La partita ha avuto la sua parte migliore nel secondo tempo, quando i padroni di casa hanno suonato la riscossa. Nei primi 45 minuti, infatti, le avversarie si sono studiate per lunghi momenti e i capitolini, esibendosi in un gioco di stretta copertura, non hanno permesso lo svolgimento di un gioco sciolto e piacevole.

Il blocco difensivo dei laziali (l'undici è sceso in campo in divisa gialla), capeggiato da Marino, Gregucci e Piscedda, lasciando ad Esposito la libertà di alleggerire il compito in interventi sugli attaccanti bresciani più pericolosi, non aveva difficoltà, ad impedire a Iorio, Mariani e a Turchetta di avventurarsi nell'area di rigore. Il portiere Martina, un "ex", che ha dimostrato nella ripresa di essere all'altezza del suo compito, non aveva così avuto alcuna preoccupazione. Gli azzurri di casa, con Beccalossi regista e Chiodini forte coordinatore nelle retrovie, hanno cercato con ostinazione di superare il blocco laziale. Non sono mancate scaramucce con relative ammonizioni, ma per vedere qualche bella azione si doveva aspettare il secondo tempo, decisamente più ricco di emozioni. Già al 46' Martina si esibiva in una grande parata. Punizione-cross di Turchetta: Beccalossi, da posizione angolata, raccoglieva al volo di sinistro ma il tiro, violentissimo, veniva deviato dall'estremo difensore. Pochi minuti più tardi, al 51', ancora Beccalossi avanzava a centrocampo. Perfetto lancio a Iorio: il centravanti entrava solo in area, tiro secco e mira sbagliata, il pallone volava sulla traversa.

Sembrava che, sotto i colpi dei padroni di casa, l'undici romano dovesse crollare. Invece aveva un improvviso risveglio: azione Muro-Savino, al 65', tiro di quest'ultimo deviato in angolo dall'attento Bordcn e, al 68', ancora con Savino: che mandava a lato un buon pallone. Ma la Lazio d'attacco aveva vita breve. Come paghi per la dimostrazione, gli ospiti tornavano in gruppo a presidiare la propria metà campo. Ma il vero giallo della contesa avveniva al 72', quando in seguito ad una bella azione in profondità dettata dal solito Beccalossi la mezzala Corini, diciassettenne promettente, metteva sui piedi di Manzo un pallone d'oro. Neppure a tre metri dallo specchio della porta laziale il giocatore veniva mandato a gambe levate da Savino, accorso a dar manforte alla sua difesa. Pareva rigore netto, invece l'arbitro Dal Forno non era dello stesso parere. Inutili le proteste e Bonometti era ammonito. Il Brescia, tuttavia, non si dava per vinto e insisteva all'attacco, ma gli uomini di Fascetti lo controllavano e anzi si gettavano in contropiede. All'82' Esposito, uno dei laziali più efficaci, atterrava malamente Turchetta e veniva espulso. La partita però non diceva più nulla: i padroni di casa attaccavano, gli ospiti li controllavano adeguatamente.

Fonte: La Stampa