Domenica 11 aprile 1999 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-1


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11 aprile 1999 Campionato di Serie A 1998/99 - XXVIII giornata

ROMA: Konsel, Cafu (79' Quadrini), Zago, Aldair, Candela, Alenichev, Tommasi, Di Francesco, Gautieri (68' Paulo Sergio), Totti, Delvecchio. A disp. Campagnolo, Ferri, D.Conti, I.Tomic, Bartelt. All. Zeman.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Sergio Conceicao (62' Lombardo), Almeyda, R.Mancini (69' De La Peña), Nedved, Salas (62' Boksic), Vieri. A disp. Ballotta, Favalli, Gottardi, Okon. All. Spinosi - DT Eriksson.

Arbitro: Borriello (Mantova).

Marcatori: 13' Delvecchio, 43' Delvecchio, 79' Vieri, 90' Totti.

Note: espulsi Mihajlovic per scorrettezze, Nesta per fallo da ultimo uomo. Ammoniti: Pancaro e Negro per scorrettezze, Nedved per proteste. Gautieri per comportamento non regolamentare, Totti per scorrettezze. Angoli: 5-3 per la Roma.

Spettatori: 75.560, di cui 42.034 paganti e 33.526 abbonati; incasso totale di 3.535.791.000 lire, quota di 947.576.000 lire.

Il biglietto della gara

Delvecchio, Totti, Alenichev. E Zeman. La Roma mette al tappeto la Lazio (3-1) e riapre il campionato. Se il Milan c'è, si faccia avanti. Perché attualmente il gentiluomo Eriksson ha in mano un formidabile gruppo di fuoriclasse spompati e quattro punti di vantaggio in classifica. E la certezza, sabato prossimo con la Juventus, di dover inventare una difesa senza Nesta, Mihajlovic, Negro e Pancaro. Saranno tutti squalificati. I primi due vengono anche espulsi (con Paulo Sergio) in un derby bello che la Lazio perde in modo inquietante. E che la Roma vince coi gol di Delvecchio detto "incompreso", con un grande Totti e con il dominio tattico del match. Onore a Zeman, che ruba lo spartito a Eriksson. Complici i risultati apparentemente rassicuranti del pomeriggio, il tecnico svedese scioglie il dilemma dell'extracomunitario di troppo rispettando le previsioni e spedendo in tribuna Stankovic e in panchina Boksic, mattatore a Mosca. La Lazio è dunque quella prevista, con Negro e Pancaro difensori laterali, così che il primo incrocia Totti, e con Favalli, pure lui malconcio, in parcheggio accanto a Eriksson. La sorpresa, piuttosto, la riserva Zeman, che mostra coraggio condito da un pizzico di pragmatismo in meno e da tanto realismo in più. Non c'è Di Biagio squalificato, Tommasi fa il centrale e a destra il boemo punta su Alenichev, troppo in forma (lo si è visto in 20' a Bari) e troppo talentuoso per essere lasciato fuori, tanto più che l'impresentabilità di Tomic s'è confermata pure in settimana, bastava guardare gli allenamenti a Trigoria. Zeman però, e qui sta la grossa e decisiva novità, si tutela: all'ala destra non c'è Paulo Sergio, troppo offensivo, ma Gautieri, tatticamente più saggio e capace dunque di sorreggere la leggerezza atletica di Alenichev. L'immarcescibile 4-3-3 della Roma zemaniana, in altre parole, profuma assai d'un 4-4-2 mascherato. Aggiungeteci un Totti ispiratissimo e subito arretrato anche lui sulla linea dei centrocampisti, tanto da fare i conti con pressing e "carezze" di Almeyda, e il quadro tattico della partita è completo. La Roma è corta, spesso oltre il 4-4-2, fino al 4-5-1 col solo ariete Delvecchio là davanti. Corta e velenosa, pronta ad aspettare i quasi campioni d'Italia della Lazio. Compassati, compiaciuti, forse stanchi. Certo lunghi, troppo lunghi. Matura così un primo tempo già decisivo, dominato tatticamente dalla Roma che colpisce due volte, in avvio e in chiusura. La prima (13') proprio in contropiede, la parte che la passata stagione era tanto piaciuta a Eriksson e alla Lazio dei quattro derby vinti. Nedved perde palla quasi nell'area avversaria, Totti verticalizza come meglio non si può, Nesta non si fa trovare e Delvecchio irride da fuoriclasse Mihajlovic prima e Marchegiani poi. Il sinistro sotto la traversa è violento e non perdona. La replica in chiusura (43') con azione più manovrata, prolungamento d'un corner, col cross ancora e sempre di Totti e con Delvecchio che riserva a Nesta una gran brutta figura, liberandosene a due passi dalla porta, sul secondo palo, per accompagnare docilmente il pallone in rete, stavolta col destro. Tra l'uno e l'altro gol, occasioni di qua e di là, quattro limpide per la Lazio con Konsel tre volte decisivo su Vieri (due) e Salas, ma anche altre due per la Roma, con Cafu e Alenichev prodighi a pochi passi dall'altrui porta. Ringhia molto e morde poco la Lazio della ripresa. Vieri sfiora il palo. Borriello grazia più volte Nesta che su Delvecchio commetterebbe anche rigore, poi il guardalinee Albanese lo aiuta nell'identificare e buttare fuori Mihajlovic e Paulo Sergio, appena subentrato a Gautieri, rei di un vivace scambio di colpi proibiti a palla lontana. Eriksson, mezzora alla fine, ha appena giocato la carta Boksic (più Lombardo) per Salas e Conceicao che se ne vanno incavolatissimi. Molla anche Mancini, che fa largo a De la Peña. Vieri, in posizione dubbia, sospinge in rete l'1-2 dopo un tiro di Nedved respinto (male) da Konsel. Mancano più di 10' al termine ma Nesta si fa subito cacciare causa fallo da ultimo uomo su Di Francesco e alla Lazio non resta che tanta (troppa) rabbia. Al trionfo della Roma manca invece il sigillo di Totti. Arriva al 90' anche se di mezzo c'è probabilmente una manina di troppo. 3-1, giusto così, comunque. Ruggiero Palombo

Zoom Delvecchio e quel filo interrotto all'andata (v.p.) Il derby ricomincia dov'è finito. Ma sì, ricordate quel 3-3 dell' andata con la grande rimonta della Roma e il 4-3 annullato dall'arbitro e segnato proprio da Marco Delvecchio? Bene, l'attaccante giallorosso riprende il filo smarrito. E' proprio lui a riempire per primo il tabellino. Stavolta il gol è valido. E stavolta è la serata della Roma.