Domenica 12 novembre 1978 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-0


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12 novembre 1978 - 1980 - Campionato di Serie A 1978/79 - VII giornata

LAZIO: Cacciatori, Tassotti, Martini, Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Badiani, Giordano, A.Lopez, D'Amico (84' Agostinelli). A disp.: Fantini, Ammoniaci. All. Lovati.

ROMA: Conti, Chinellato, Rocca, Boni, Spinosi, Santarini, Maggiora (68' De Nadai), Di Bartolomei, Pruzzo, Borelli, Ugolotti. A disp.: Tancredi, Casaroli. All. Valcareggi.

Arbitro: Barbaresco (Cormons).

Note: giornata di sole, terreno in ottime condizioni. Ammoniti Chinellato, Boni. Angoli 8-3 per la Lazio.

Spettatori: 60.000 circa. Incasso £. 195.637.800

La Roma «corta» di Valcareggi impone il pareggio (0 a 0) ad una Lazio forse troppo sicura e in parte anche sciupona. L'elogio alla Roma sta nel risultato; la critica alla Lazio invece dovrebbe essere piuttosto severa perché dopo le dichiarazioni della vigilia ci si attendeva una squadra lanciata, sicura, determinata. Invece gli errori, specie in fase conclusiva, fanno aggio sulle cose belle. Conti para i pochi spunti indovinati di Giordano, Cordova gioca arretrato in prudente copertura, D'Amico gigioneggia ma combina poco, Garlaschelli non ha spazio per il controllo ferreo di Chinellato. La Lazio è quasi tutta qui. La Roma oppone la volontà di rivincita sulle brutte prove precedenti, manovra con decisione, ha momenti di difficoltà da cui si riprende per il carattere del suoi giocatori migliori. Chi si aspettava un Pruzzo «da derby» rimane deluso, chi credeva nella ripresa di Di Bartolomei anche. Lo 0 a 0 in fondo è giusto. Diranno i laziali di aver attaccato di più, ribatteranno i romanisti reclamando un rigore per intervento falloso di Martini ai danni di Boni.

A merito dei biancoazzurri c'è anche un palo «scheggiato» dal giovane terzino Tassotti con un tiro da lontano. Tassotti è l'unica novità interessante della gara. Diciotto anni, fisico discreto, posizione difensiva validissima, possibilità anche, nei disimpegni: è uno del giovani delle squadre minori, segno di scuola valida. Del derby manca la grinta, mancano le emozioni, e difetta anche il clima sugli spalti. Non siamo alla sonnolenza, ma poco manca. La Roma è disposta secondo i canoni vecchia maniera: tornano al loro posto Rocca e Boni, Spinosi gioca stopper. Maggiora è ala di raccordo, con funzioni di protezione a centrocampo. E'una Roma «corta». Che significa ? E' una Roma che muove in sincrono centrocampisti e difensori che stanno più vicini. Le punte, Pruzzo e Ugolotti vanno avanti, ma sono troppo isolate. Tentano azioni d'attacco ma senza continuità e con poca convinzione. Valcareggi, prima di tutto, non vuol perdere e dispone i suoi in copertura. Non è catenaccio «stile Rocco», è gioco d'attesa per puntare sul contropiede.

Del resto il pronostico dà favorita la Lazio. Provino i laziali ad attaccare Lovati, temendo che i suoi non abbiano la convinzione del «rischio-derby», chiede spigliatezza ma anche prudenza. Badiani, mezz'ala, gioca nella zona di Rocca, Lopez è mediano arretrato, Cordova non avanza che rare volte. C'è Martini che si danna l'anima, ma non basta a dare continuità alla manovra, che vede un Giordano impegnato in grande movimento e Garlaschelli imbrigliato da un attento Chinellato. L'inizio è abbastanza veloce ed anche interessante. Al 2' su contropiede la Roma arriva in area. E' un'azione improvvisa e rapida. Borelli serve Ugolotti che da sinistra centra per Pruzzo. Manfredonia è fuori posizione. Basterebbe tirare in gol, ma Pruzzo conferma il suo attuale stato di crisi esitando e sbagliando la conclusione. Risponde la Lazio con Badiani. Conti para. Al 6' Giordano svaria sulla sinistra e centra per Badiani. Il laziale è a due metri dalla porta, Conti è superato, pare gol fatto, ma Badiani manda alle stelle. L'inizio sembra promettere grandi cose ma la partita molto presto scade In un gioco anonimo e noioso. La manovra è troppo elaborata, sui due campi si moltiplicano gli errori, siamo alla noia.

Nessuno pretende la guerra, nessuno chiede la rissa, ma un po' di grinta sì, un po' di decisione. Sembra che romanisti e laziali accettino la «non belligeranza». Anche i tifosi (numerosi ma senza il «tutto esaurito») stanno calmi sugli spalti. C'è qualche sprazzo di gioco, subito frustrato da un errore. La mezz'ora è trascorsa da poco quando Garlaschelli lancia D'Amico, che avanza verso Conti. Il portiere esce, viene superato, ma nello scarto finale D'Amico si defila dalla porta vuota. Tenta poi il tiro da posizione difficile, e sbaglia clamorosamente. La ripresa comincia con una Roma più vivace, ma è fuoco di paglia. Al 47' Pruzzo azzecca un allungo a Boni finalmente avanzato. Il mediano entra in area, si avvicina a Cacciatori inseguito da Martini in precipitoso rientro. La spinta da tergo è evidente. Boni cade accentuando le conseguenze del fallo. Rigore ? Per Barbaresco tutto è regolare. Il gioco continua, la palla viene deviata verso il centro dell'area, Pruzzo azzecca un tiro violento che Cacciatori manda in angolo, mentre Wilson corre a protezione del suo portiere. Superato il pericolo, i laziali puntano decisamente all'attacco. La Roma attraversa momenti difficili. Il dispositivo biancoazzurro è spostato in zona d'attacco. Non è un dominio costante ma abbastanza netto. La Roma chiama i suoi a raccolta davanti a Conti.

Chinellato viene ammonito per fallo, ed al 63' Garlaschelli riesce a servire Giordano tutto solo nella zona di destra. Sembra tutto facile, ma Giordano anziché tirare cerca di aggiustarsi la palla, esce Conti che devia con il corpo il tiro del centravanti. Valcareggi manda Maggiora zoppicante negli spogliatoi e lo sostituisce con De Nadai. La Lazio insiste, avanza anche Cordova che serve Tassotti. Il giovane terzino tenta il gol con un tiro diagonale forte e potente. Conti forse tocca, e la palla batte sulla base del montante destro della porta romanista. Un brivido per i tifosi giallorossi. Pruzzo zoppica per una botta su un muscolo, mentre D'Amico rallenta ancora di più la sua azione e viene sostituito da Agostinelli. E' la fine di una gara senza sprazzi di gioco, piuttosto lenta, forse noiosa. E' pareggio come voleva Valcareggi, che inizia bene la sua nuova attività. Il risultato non soddisfa i laziali, che forse sono arrivati al derby troppo convinti di essere più forti. E che dire della Lazio ? Una mezza delusione. Giordano non basta a fare gioco, D'Amico deve lavorare ancora. Lodi al solito Wilson, all'attento Manfredonia, ed al bravissimo Tassotti. E' un ragazzo che farà strada. Ha mezzi tecnici e fisici per riuscire bene.


La «battaglia» del tifo stavolta è stata vinta dai sostenitori laziali, più numerosi e convinti di affondare la Roma sotto una valanga di reti. I romanisti, appostati di fronte, sulla curva sud, hanno tentato di raddoppiare le loro grida di incitamento, spesso rabbiose, quando gli avversari lanciavano il coro di «serie B, serie B». Ad un grande striscione bianco sul quale era scritta la frase in nero: «Uniti per vincere» sbandierato dai giallorossi, i laziali hanno replicato con un'altra scritta, di grande effetto che copriva gran parte del settore nord: «Forza Lazio, vinci per noi» tra cui spiccava una grossa «B» di colore giallo e rosso. La fantasia dei biancocelasti in vena di trovate originali non si esauriva qui. Poco prima dal fischio di inizio, hanno lanciato in campo undici poveri polli spauriti, pitturati con i colori della Roma, che si sono rifugiati negli angoli dello stadio sopraffatti dal terrore. E' stato un grosso smacco che ha fatto saltare i nervi ai romanisti i quali, al termine della partita, si sono vendicati con gesti di scherno accompagnati da pesanti frasi del colorito dialetto romanesco.

Negli spogliatoi l'atmosfera è apparsa assai più tranquilla. Valcareggi appariva un po' frastornato, ma è riuscito a rispondere con la consueta calma al massiccio assalto dal giornalisti: «Anche se la gara è finita in parità, mi pare che sia stata abbastanza divertente — ha dichiarato l'ex ct. azzurro — in un quarto d'ora del secondo tempo c'è stato qualche attimo di sbandamento nelle nostre file. Dobbiamo calibrare le triangolazioni, giocare di più sulle fasce laterali per mettere in condizione Pruzzo di essere meglio sfruttato. Devo rivolgere tuttavia un elogio alla squadra per come ha saputo lottare sul piano agonistico e della volontà. Il risultato mi pare giusto. Loro hanno avuto tre o quattro occasioni bloccate dalla bravura di Conti. Però anche noi abbiamo sfiorato la marcatura con Pruzzo e Ugolotti».

I laziali sono stati ovviamente del parere totalmente opposto. Ad agitare le acque è però intervenuto Cordova il quale ha espresso giudizi assai pesanti sui suoi ex compagni: «Mi è sembrata una banda di morti — ha esordito cogliendo un po' tutti di sorpresa — alla fine non si reggevano più in piedi. Mi hanno fatto una impressione penosa. Quando si parla di serie B io dico che la Roma deve stare ben attenta. Praticamente non c'è stata partita. Abbiamo dominato, avremmo dovuto vincere con almeno tre gol di scarto». Bob Lovati, pur dicendosi convinto che la Lazio avrebbe potuto assicurarsi il successo pieno, si è espresso in tono più equilibrato: «Siamo mancati un po' nel primo tempo a causa di posizioni sbagliate di qualche giocatore. Maggiora ci ha creato parecchie difficoltà con i suoi improvvisi affondi laterali. Nel secondo tempo abbiamo cambiato le marcature, il tipo di ritmo, la fisionomia della gara è mutata completamente a nostro favore. Le occasioni le abbiamo avute tutte noi. La Lazio ha sentito di più il derby, è mancata la sua partenza sprint, condizionata forse sul piano psicologico Tuttavia mi pare che abbiamo praticamente dominato per quasi tutto il confronto».


Fonte: La Stampa



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