D'Amico Vincenzo


Vincenzo D'Amico
D'Amico con la Primavera del 1971-72
La squadra degli Allievi Provinciali C.O.S. Latina del 1967 con un giovanissimo D'Amico. Da sin. in piedi: l'allenatore Antonelli, Bruschi, Tobaldi, Giancola, Latini, Guercio, Drigo, Agostini; in ginocchio da sin. Forcina, Panigutti, Miranda, Ulgiati, D'Amico, Stefani.
Foto donata dal sig. Roberto Tobaldi
Un'altra immagine di Vincenzo D'Amico
In ospedale dopo l'infortunio
L'esordio di Vincenzo D'Amico contro il Modena
D'Amico con i tifosi
Un giovane Vincenzo D'Amico
In copertina sull'Intrepido
D'Amico in divisa
In ritiro a Padula
Un giovanissimo D'Amico, è il 1971, premia il veterano Nello Governato. A destra assiste Angelo Lenzini
Vincenzino in azione
Con la Nazionale Giovanile
In Nazionale Giovanile
Vincenzo con Fulvio Bernardini

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Biografia

Vincenzo D'Amico nasce a Latina il 5 novembre 1954 e da molti addetti ai lavori è considerato l'ultima bandiera biancazzurra per il suo attaccamento alla maglia e alla Società. Un divertente aneddoto riguarda la sua data di nascita. Il padre lo registrò all'anagrafe solo il giorno dopo scordandosi di specificare che era nato il 5. L'addetto comunale registrò la data con il giorno 6, per questo molti almanacchi riportano questa data e non quella vera.


Un giovane talento

Già in adolescenza il pallone è parte indissolubile delle sue giornate dopo la scuola. Ci si accorge subito che il ragazzo ha talento, ma è anche irrequieto e ogni tanto, come è giusto per i bambini della sua età, compie qualche monelleria per la disperazione dei genitori. La classe cristallina lo porta a giocare giovanissimo per la squadra degli allievi provinciali C.O.S. Latina e poi nell'Almas e, dopo un interessamento della Roma, giunge alla Lazio nel 1970 dove segue la solita trafila delle giovanili mettendosi in mostra per il tocco di palla vellutato ed una visione di gioco fuori dal comune per un ragazzino così giovane. E' però molto indisciplinato e tende ad ingrassare e non sono poche le volte in cui viene messo a dieta ed invitato a fare una vita da atleta. Ma la gola a volte è più forte e a tavola non si sa contenere. Ma sono peccati veniali per un giocatore che da solo riesce a risolvere le partite più difficili con i pari età.


Da un grave infortunio a rivelazione del campionato

Il giovane Vincenzo si fa largo progressivamente nelle squadre minori ma subisce un primo serio infortunio. Comunque viene segnalato a Tommaso Maestrelli che va a visionarlo rimanendo incantato dal suo modo di giocare sopraffino ed intelligente. Nell'ultima parte della stagione 1971/72 viene aggregato alla prima squadra e il 21 maggio 1971 esordisce da titolare in Serie B contro il Modena con la maglia numero 11 e gioca una bella gara. Non ha ancora 17 anni. Viene poi convocato nella nazionale Juniores dove disputa 5 partite. Sembra così lanciato per il grande salto ma un secondo infortunio al ginocchio, più grave del precedente e riportato il 5 ottobre 1972 nel corso di un'amichevole a Rieti, lo costringe a saltare tutta la stagione 1972/73 rischiando di finire anticipatamente la carriera. Solo grazie alle cure mediche e alla forte fibra questo pericolo viene scongiurato.

Alla ripresa dell'attivirà agonistica viene nuovamente convocato (con 5 presenze) nella Nazionale Juniores nel Torneo Europeo dell'UEFA del 1973. Ritorna in prima squadra all'indomani dell'indimenticabile campionato che aveva visto la Lazio sfiorare lo Scudetto. Maestrelli lo porta in ritiro a Pievepelago per dargli un'altra chance e valutarne le capacità di recupero dopo la forzata inattività dovuta all'incidente dell'anno prima. Il ragazzino si mette subito in luce e si fa notare anche dai compagni che gli fanno da chioccia tenendolo fuori dai clan e dalle liti che si scatenano negli spogliatoi ed in campo. Viene poi convocato nella Nazionale Under 21 dove gioca una partita. E quattro giorni dopo, alla 2^ giornata, il 14 ottobre in occasione della gara contro i blucerchiati della Sampdoria, arriva il sospirato esordio nella massima serie in una gara spigolosa in cui sostituisce al 69° Re Cecconi.


Campione d'Italia a 19 anni

Il ragazzino (è l'appellativo datogli dai compagni) si fa strada a forza di colpi di classe non indifferenti, ma Maestrelli il più delle volte lo deve calmare per frenarne l'esuberanza agonistica ed emotiva. L'allenatore gli sequestra la patente per evitare che la sera esca con qualche ragazza e gli mette alle calcagna capitan Wilson con il compito di controllare che a cena non mangi troppo. Anni dopo D'Amico, in un'intervista, ammetterà : "All'epoca mi sentivo un deficente: senza patente, senza soldi" (Maestrelli per evitare che spendesse troppo gli fece versare l'ingaggio ed i premi in un conto vincolato a suo nome) "e controllato a tavola; ma devo la mia carriera al Maestro, egli aveva ragione". La prima partita da titolare la gioca contro l'Inter nella 6^ giornata e da quel momento la squadra punta su di lui e sulle sue discese a sinistra. Ha un momento di sbandamento nel derby di andata, tant'è che Maestrelli lo deve sostituire con Franzoni all'inizio della ripresa. Forse ha sentito troppo la stracittadina ma è giovane e gli si perdona tutto.

Già la domenica successiva è di nuovo in campo col numero 11 contro il Napoli capolista ed è uno dei protagonisti in campo. Pian piano anche il resto dell'Italia calcistica si accorge di lui e la stampa inizia a seguirne con attenzione le partite, giocate sempre con attaccamento e dedizione alla causa biancoceleste. Maestrelli è attento a non bruciarlo facendogli capire molte cose e predicandogli modestia. Il ragazzo apprende bene gli insegnamenti dell'allenatore e cresce di partita in partita. La Lazio va in testa alla classifica anche grazie alla sua classe ed ai suoi assist. Domenica 27 gennaio 1974 contro il Bologna arriva per Vincenzino (il soprannome datogli questa volta dai tifosi) il sospirato primo gol in Serie A.

La Lazio è in vantaggio per 1-0, quando un'azione imperiosa di Giorgio Chinaglia, smarca di tacco la giovane ala che a porta vuota da pochi passi infila la rete felsinea. D'Amico si mette le mani sugli occhi e scoppia a piangere incredulo, abbracciato dai compagni. Ormai sente sua quella maglia e la gente laziale lo riempe d'amore e d'affetto. Pecca ancora d'innocenza come a Milano contro l'Inter quando, sotto di tre reti, si mette a ridere vedendo Chinaglia vittima di un tunnel da parte di un avversario. Questi, irritato per l'accaduto, gli rifila un calcione nel sedere e lo invita ad avere più rispetto e ad impegnarsi di più. Ma sono peccati di gioventù e due mesi dopo il primo goal arriva il secondo, forse ancora più importante per lui e per il campionato.

E' il 31 marzo e si sta giocando il derby di ritorno. La Lazio è sotto per una contestatissima rete quando rientra in campo per il secondo tempo. Al 47° dopo vari rimpalli in area, la palla giunge al ragazzo che non ci pensa due volte e tira fulminando il portiere Conti. Stavolta niente pianti, ma palla messa subito al centro per attaccare ancora. E tre minuti dopo la Lazio è avanti per 2-1, con il ragazzo imprendibile e migliore in campo. Viene poi convocato nella nazionale Under 23 dove gioca una partita realizzando un goal. E' un crescendo di prestazioni maiuscole, fino alla decisiva gara contro il Foggia il 12 maggio quando la Lazio si gioca il tricolore. Anche lui va in campo nervoso, anche se la giovane età ed il carattere gli regalano un pizzico d'incoscienza di fronte ad un avvenimento che tutti aspettavano da 74 anni. Colpisce un palo e cerca in tutti i modi di contribuire alla vittoria. Verso la fine dell'incontro non disdegna di buttare qualche pallone in tribuna per perder tempo e, alle 17,45, si laurea Campione d'Italia a 19 anni. Verrà premiato come il miglior giocatore esordiente della Serie A e miglior giovane (premio "Calciatore d'oro").


Una bandiera per tutte le stagioni

Maestrelli raccomanda sempre l'umiltà ed il ragazzo (ribattezzato "Golden Boy") ormai ha capito la lezione. Unico suo difetto è la buona tavola che mal si coniuga con la tendenza ad ingrassare ma anche lì, ormai, riesce a contenersi e sembra aver messo la testa sulle spalle. La Lazio acquista però nel calciomercato Roberto Badiani che gli toglie spazio in squadra nella stagione successiva. Un errore che viene corretto in corso di stagione, ma fino all'11^ giornata della stagione 1974/75 gioca poco e mai da titolare (eccetto il derby dell'ottava giornata). Gioca invece da titolare quattro partite nella Nazionale Under 23. Purtroppo la malattia di Maestrelli non permette alla Lazio di bissare i fasti della stagione precedente e anche D'Amico cade nella frustazione della squadra che vede spegnersi l'amato allenatore macerato da un male incurabile. Il campionato 1975/76 è travagliato, con la Lazio che rischia la retrocessione ma che si salva grazie al ritorno di Maestrelli che sostituiva il contestato Giulio Corsini e che vede D'Amico battersi come un leone arretrando a centrocampo il suo raggio d'azione. Gioca una partita nella nazionale Under 23 e quattro partite (con tre reti) nella Nazionale Militare.

Nel 1976/77, con la Lazio di nuovo protagonista, D'Amico gioca da campione trovandosi perfettamente a suo agio con Bruno Giordano, nuovo bomber biancazzurro che, grazie ai suoi assist, segna reti a ripetizione. Gioca una partita con la Nazionale B Sperimentale (che prende il posto della Under 23). La carriera sembra ad una svolta ma un altro grave infortunio subìto nella gara contro il Boavista in Coppa UEFA lo mette fuori squadra per il resto della stagione. Nell'estate del 1978 sta per essere ceduto all'Inter ma rifiuta categoricamente il trasferimento e si mette a disposizione della squadra biancoceleste. Gli anni passano veloci ed alla fine di marzo del 1980 si ritrova, praticamente da solo, con un manipolo di ragazzini a combattere per non retrocedere, dopo che alcuni compagni furono arrestati per lo scandalo delle Scommesse clandestine. Epica è la decisiva partita contro il Catanzaro che vince praticamente da solo.


Un anno a Torino

La Lazio si salva sul campo ma retrocede a tavolino. Umberto Lenzini è rovinato e deve cedere il suo gioiello per non fallire. A malincuore D'Amico è costretto ad accordarsi con il Torino. Il passaggio in granata è a dir poco traumatico perchè non riesce ad ambientarsi e soffre di nostalgia. Gioca però bene anche se finisce molte volte in panchina. Arriva anche la chiamata in azzurro (due convocazioni per le partite contro Lussemburgo e Danimarca nel 1980), ma dura poco e non gioca mai. Alcune sue dichiarazioni contro il C.T. Enzo Bearzot, poi, gli chiudono definitivamente le porte della Nazionale. Già a marzo a Torino sanno che se ne vuole andare: "O torno alla Lazio o smetto di giocare" è il tono con cui affronta la dirigenza granata che alla fine lo deve accontentare. E nel giugno 1981 è portato in trionfo dai tifosi biancazzurri sotto la sede di Via Col di Lana.


Gli ultimi anni con la Lazio

Il ritorno alla Lazio coincide con uno degli anni più bui dei biancazzurri: il campionato 1981/82. A D'Amico viene data la fascia di capitano ma le cose vanno male. Viene anche espulso in una gara con il Palermo e pesantemente squalificato. La squadra rischia la retrocessione in Serie C ma, grazie ad una partita magistrale contro il Varese in cui D'Amico segna una tripletta, i biancazzurri si salvano. Fortunatamente con i rientri di Giordano e Manfredonia, graziati dopo la squalifica per le vicende del calcio-scommesse, nel 1983 la Lazio potè festeggiare la promozione nella massima serie. Il ritorno di Giorgio Chinaglia nelle vesti di Presidente sembrava inoltre aprire nuovi orizzonti, ma era una falsa illusione. Nella stagione 1983/84, dopo l'infortunio di Giordano, D'Amico riprese la Lazio per mano e grazie alle sue prestazioni e ai suoi goal riuscì a portarla alla salvezza proprio quando ormai nessuno ci credeva più. Ma nella stagione seguente nulla potè per evitare un umiliante ultimo posto e la conseguente retrocessione. L'ultimo anno in biancazzurro fu il 1985/86. Trova poco spazio, anche a causa di un infortunio, a metà ottobre, alla cartilagine del ginocchio ed alla fine della stagione lasciò la Lazio, dopo 276 presenze in campionato e 40 reti. Gioca gli ultimi scampoli d'attività nella Ternana. Due stagioni in serie C2 (56 partite e 20 reti): nella prima 27 presenze e 13 goals, nella seconda 29 partite e 7 reti. Poi, a causa di un altro grave infortunio, dovette definitivamente abbandonare il calcio giocato dopo oltre 15 anni di attività.


La carriera giornalistica

Il ragazzino è diventato uomo e non è il tipo da andare in pensione vivendo di ricordi. Dopo una parentesi come allenatore del settore giovanile della Lazio, inizia a fare l'opinionista nelle Tv private della Capitale, dove è notato dai vertici della Rai. Il passo è breve e comincia a lavorare per la televisione di Stato. Inizia anche a commentare le partite in diretta, apprezzato e stimato da tutti. Il 14 maggio 2000 è opinionista Tv a Domenica Sprint. La trasmissione va in onda dopo la fine tumultuosa della partita di Perugia. Sembra debba scoppiare, come uno che volesse urlare la sua gioia per la conquista del secondo Scudetto della sua Lazio. In diretta dice: "In questo momento faccio il professionista, ma appena la trasmissione finisce, farò come Fantozzi....urlerò di gioia!". Attualmente è opinionista e commentatore televisivo sia in Rai sia in una nota trasmissione di una Tv privata romana, dove non smette mai di difendere la sua Lazio ma anche capace, in taluni frangenti, di essere molto critico. Nel 2007 diventa presidente della Virtus Latina, e nell'agosto 2009 assume la carica di direttore generale dell'Adrano (CT) che milita nel girone I della serie D.



Palmares





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