Domenica 19 dicembre 1993 - Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2


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19 dicembre 1993 - 2589 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1993/94 - XVI giornata

LECCE: Gatta, Biondo, Altobelli, Padalino, Ceramicola, Trinchera, Gazzani, Gerson, Ayew, Notaristefano (53' Melchiori), Baldieri. A disp. Torchia, Frisullo, E.Bruno, Ingrosso. All. Marchesi.

LAZIO: Marchegiani, Bacci, Favalli, Di Matteo, Bergodi, Cravero, Fuser, Winter, Casiraghi, Gascoigne, Boksic. A disp. Orsi, Negro, Luzardi, Sclosa. All. Zoff.

Arbitro: Cesari (Genova).

Marcatori: 22' Gazzani, 31' Winter, 90' Casiraghi.

Note: ammoniti Bergodi, Favalli, Gascoigne, Trinchera. Calci d'angolo: 7-9.

Spettatori: 8.253 (2.683 paganti e 5.570 abbonati).

Una fase della gara
Una fase della gara
Il goal decisivo di Casiraghi

Giuseppe Gatta esclude la Lazio dal "gruppo donatori 1993 pro Lecce" (Atalanta, Juve e Genoa unici contribuenti) proprio quando l'arbitro Cesari sta amministrando gli ultimi sbuffi di una sfida accartocciata sull'1-1. Invece no. Basta che Cravero scarichi lungo per gonfiare le vele del vascello biancoazzurro che si realizza l'imprevisto comico: Padalino lascia quella traiettoria, il suo portiere decide di farsi scavalcare, poi rincorre Casiraghi mentre deposita beato nella rete. Questa elargizione, che gratifica tra l'altro l'ex bomber juventino caro a Sacchi dopo quasi undici mesi di carestia da campionato, diventa forse ineguagliabile pur nell'interminabile lista delle amnesie degli ultimi in classifica, ormai tramortiti da tredici sconfitte. Rino Marchesi, subentrato a Sonetti, non ha racimolato finora neppure un punto. Oggi sarebbe stata la volta buona e Gatta vorrebbe quasi piangere. Zoff più tardi risolverà ogni impaccio, bofonchiando: "Cose che capitano. D'altra parte potevamo segnare prima, anche se la posizione leccese in campo m'è sembrata valida". Valida soprattutto oltre l'intervallo, causa laziali calligrafici e senza carattere, troppo allungati, troppo fiacchi, troppo condizionati dalle pause Gascoigne sopra cui Biondo detta legge o dal ciclone Boksic ormai placato sotto le randellate di Trinchera. Superati certi spaventi iniziali, sradicano dunque palloni quei proletari del Salento, neppure avessero recuperato all'improvviso la formula per galleggiare competitivi: allineamento corto, movimenti intersecati, sbocchi preparati lungo le corsie, là dove Fuser soffre Altobelli e Favalli allunga il collo all'inseguimento dell'imprendibile Gazzani. E perfino il ganese Ayew, tipo folkloristico, tormenta Bacci, pregustando addirittura la bravata grazie ad un pasticcio Cravero-Winter, mortificati da un'idea filante di Gerson. Ayew e Marchegiani: beh sarebbe troppo, e il fusto a guardia dei tesori di Cragnotti gli restringe la visuale, gli ruba l'attimo, gli rotola addosso costringendolo a guardare il mondo sottosopra. Prodezza che risulta decisiva. L'acqua va sempre al mare. Così rischiato lo scempio, inalberato in extremis l'illustre sostituto di Signori, fino ad allora deludente, la Lazio scopre di viaggiare a media scudetto, quindici punti in dieci partite, alcune delle quali semplificate da episodi rocamboleschi. Ebbrezza illusoria? Chi lascia prevalere l'ottimismo giudicherà appagante il didattico quarto d'ora introduttivo: tre sprechi in nove minuti, prefiguranti l'abbuffata biancoazzurra. Boksic comincia devastante e l'invenzione liberatoria culmina nel sinistro ravvicinato addosso a Gatta. Il croato prosegue in vena di delizie: la base di lancio stavolta è Di Matteo, gli ostacoli inesistenti, lo spreco sullo stinco di Ceramicola ancora incredibile. Leccesi pigmei: l'autonomia di fiato di Gazza è ancora tale da supportare qualsiasi compagno in vena di slanci. Certo, Boksic è la stella cometa. Ora toglie palla ad Altobelli, sfonda quale provvisoria ala destra, delega Casiraghi a raccogliere tanto ben di Dio. Basterebbe un soffio verso la porta spalancata. Se non che Casiraghi, in mezza scivolata, scarabocchia fuori. Comunque, sullo sfondo di tanta superiorità, sfilano le solite crepe difensive degli zoffiani. Sfarzosa secondo estri saltuari dei solisti, la Lazio rischia al primo spiffero: punizione di Notaristefano per Baldieri, Bergodi resta imbambolato, Marchegiani s'intromette provvidenziale. Il Lecce insiste lungo il lato di destra e passa: tacco di Baldieri, Trinchera lancia Altobelli e dal fondo la centrata trapassante esalta l'elevazione di Gazzani. Nove minuti più tardi, grazie ad un angolo Fuser (volée di Gazza accompagnata sulla traversa) nel reparto pietrificato, Winter sempre di testa in mischia azzecca il pareggio scacciaincubi, ma i biancoazzurri lasciano l'iniziativa con colpevole accidia. Gli snodi successivi, con i solidi Di Matteo e Winter passabili interditori, con Gazza che butta lì dribbling improduttivi, con Boksic ammaccato e stanco di mandare Casiraghi tra le grinfie di Ceramicola, non documentano più l'enorme differenza dei valori in campo. I pigmei di Marchesi crescono fino a spaventare, giocano all'altezza, sfiorano la seconda vittoria stagionale. Sappiamo poi cosa succede. Casiraghi dice: "Dedico il mio gol al presidente e ai compagni di panchina". Già, lui purtroppo se ne intende. La maglia di titolare appartiene a Signori e Zoff non ha nessuna intenzione di sperimentare il tridente delle meraviglie che vagheggia Cragnotti. Per Casiraghi il regalo di Natale di Gatta rischia di essere una gentilezza isolata. Arrivederci al 1994.

Fonte: Corriere della Sera