Domenica 2 gennaio 1994 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-1


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2 gennaio 1994 - 2590 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1993/94 - XVII giornata

LAZIO: Marchegiani, Bergodi, Bacci, Di Matteo, Bonomi, Cravero, Fuser, Winter, Boksic, Gascoigne (48' Di Mauro), Signori (71' Casiraghi). - n.e. Orsi, Negro, Sclosa - All. Zoff.

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Serena, Gullit, Vierchowod, Sacchetti, Lombardo, Jugovic, Platt, R. Mancini (80' Salsano), Evani. - n.e. Bariglione, Dall'Igna, Invernizzi, Amoruso. - All. Eriksson

Arbitro: Nicchi (Arezzo)

Marcatori: 6' Gullit, 37' Signori (rig).

Note: Ammoniti Cravero, Pagliuca, Gullit, Platt.

Spettatori: 55.058 (19.053 paganti e 36.005 abbonati).

Il momento della sostituzione di Gascoigne
L'abbraccio tra Di Mauro e Gascoigne

Bella fino a quando Gascoigne resta in campo per valorizzare con i lanci il movimento di Boksic, la Lazio irrompe nell'anno nuovo zavorrata da una sbadataggine difensiva: cinque minuti cronometrati, quell'apertura Gullit ad elettrizzare lo scattista Lombardo e sul primo corner rimediato (batte Evani) Marchegiani sbaglia l'uscita, mentre Treccia Nera azzecca l'incornata. L'episodio dovrebbe spalancare un confronto adatto alle caratteristiche tecnico tattiche dei guastatori doriani. Ma stavolta dentro l'Olimpico subito raggelato il botto olandese non sconvolge più di tanto gli "zoffiani", pronti a determinare scorci di possesso, senza indebolire l'elastico sbarramento di centrocampo. Così, dal momentaneo torpore d'un portiere, che risulterà poi provvidenziale per mascherare il calo atletico dei compagni, la Lazio passa al ragionato accerchiamento, salvo annodare le migliori trame quando l'azione supporta "Gazza", sopra cui servirebbero sentinelle meno saltuarie di Platt, di Jugovic, dello stesso centrale Evani. E se gli lasci qualche metro di respiro, cioè la libertà di sprigionare fosforo calcistico, Gascoigne diventa soprattutto il partner ideale per accompagnare sotto rete l'ingovernabile Alen, senza disperderne l'impressionante potenza in cavalcate di sfondamento. Qui, preso atto d'una Samp improvvisamente contratta, causa il fulmineo vantaggio, forse penalizzata dagli acciacchi di Mancini che semplificano i problemi riguardanti Bonomi, Pagliuca deve presto dimostrarsi degno titolare di Sacchi, per vanificare una travolgente percussione del croato oltre Vierchowod-Sacchetti. E uno strano impasto fantasia velocità più signorilità eccessiva, l'organizzazione "erikssoniana", orientata sulla cancellazione dei ruoli canonici, su un 5 4 1 apparente che fa sparire a tratti perfino lo straripante Gullit quale unico terminale offensivo. Bergodi, l'anima stretta tra i denti, benedice probabilmente le variazioni che gli evitano ribaditi impossibili duelli con l'artista a lui assegnato. Momenti di produzione laziale e colpevole appallottolamento del potenziale doriano. Perché Mancini si trascina, perché Lombardo scala terzino dietro Bacci, perché sull'altro versante tanto Serena quanto Jugovic faticano a chiudere Fuser. Intanto, l'alternanza dietro avanti Winter Di Matteo, favorisce puntuali rifornimenti per "Gazza", che arriva ad inventare l'idea trapassante, dopo aver superato in slalom un paio di posti di blocco blucerchiati. L'invito destra centro area, ad eludere Mannini, trova Boksic avvitato nell'elevazione obliqua. Pagliuca annaspa, la palla sorvola di niente la traversa e di lì a poco l'onda biancoceleste (lungolinea Cravero Fuser, cambio di marcia più cross a rientrare) non travolge il solo Sacchetti, ultimo baluardo che chissà come rintuzza sulla linea di porta l'esecuzione del croato. Sì, domina la Lazio, nonostante due capovolgimenti ancora da brividi, che Evani destina per Mancini, preoccupato di sé stesso al punto d'incartarsi e scivolare tutto solo dinnanzi all'ormai sfiduciato Marchegiani. Bisognerebbe sostituirlo il capitano malandato. Invece Eriksson gli risparmierà giusto gli ultimi dieci minuti, quando le squadre daranno la sensazione di gradire l'1-1. Che arriva agli sgoccioli d'un primo tempo vibrante. Fuser va via a Serena, converge, nel mezzo ancora Boksic s'arrampica nell'aria per impedire le opposte intenzioni aeree di Mannini e la traiettoria smorzata favorisce l'appostamento di Di Matteo sul quale Mancini sembra appendersi. L'arbitro Nicchi non ha dubbi: Signori, che parecchio s'è spostato sul fronte d'attacco senza infastidire né Sacchetti né Serena, rifiata piantando in rete il rigore. Ripresa. "Gazza", a corto di fiato e ammaccato, chiede la sostituzione. Che significa veder sparire la Lazio zampillante verticalizzazioni. Il panchinaro Di Mauro accetta di aiutare in retrovia, di tamponare su Lombardo che, finalmente restituito ad una posizione congeniale, salta sempre Bacci. Però una ventina tra falli tattici e scorrettezze serviranno nell'economia laziale per evitare la sconfitta. Ora la Sampdoria martella divertita. Ora Gullit in vena di delizie infiocchetta per Platt e una finta a beffare Cravero fa schizzare il redivivo Jugovic verso una comoda posizione di sparo. Cilecca! La Lazio boccheggia e si raggomitola ancor di più quando Signori lascia spazio a Casiraghi, causa un dolore muscolare d'avvertimento. Resta un'avanzata di Mancini che, favorito da un rimpallo, sembra preparare il blitz. Però Marchegiani piomba addosso a Gullit e gli ruba l'attimo. Ancora Gullit servito da Serena scheggia il palo. Poi Lazio e Samp evitano di farsi male.

Fonte: Corriere della Sera