Domenica 20 febbraio 1983 - Monza, stadio Gino Alfonso Sada - Monza-Lazio 2-0


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20 febbraio 1983 - 2154 - Campionato di Serie B 1982/83 - XXII giornata

MONZA: De Toffol, Colombo, Billia, Trevisanello I, Baroni, Fasoli, Bolis, Saini, Pradella (88' Mitri), Ronco, Papais. A disp. Mascella, Castioni, Marronaro, G.Perico. All. Mazzetti.

LAZIO: Orsi, Badiani, Saltarelli, Vella, Miele, Perrone, Ambu, Manfredonia, Giordano, D'Amico, De Nadai (27' Tavola). A disp. Moscatelli, Pochesci, Montesi, Chiodi. All. Clagluna.

Arbitro: Lo Bello (Siracusa).

Marcatori: 77' Papais (rig), 86' Pradella.

Note: leggera nebbia per tutta la gara, visibilità discreta. Campo in buone condizioni. Serio infortunio al ginocchio destro per De Nadai.

Spettatori: n.d.

La prima rete del Monza
Giordano in azione
La seconda rete del Monza

Il Monza ultimo in classifica ha rifilato alla Lazio prima della classe un 2-0 che non ammette discussioni. I padroni di casa hanno superato i blasonati avversari sul piano del ritmo, della tenuta atletica, della disposizione tattica, del gioco. Per tutti i novanta minuti, i biancazzurri di Clagluna sono stati sballottati dal grintosi avversari senza quasi mai riuscire a esibire anche solo qualche scampolo di quel bel gioco che. fino a qualche tempo fa, faceva considerare la Lazio come l'indiscussa regina della serie cadetta. Il risultato a favore del Monza può stupire solo chi ieri non era allo stadio. Infatti, quando al 32' della ripresa l'arbitro Lo Bello ha decretato il rigore per fallo di Manfredonia su Fasoli e Papais ha perentoriamente concretizzato, si è avuta la sensazione che si fosse finalmente realizzato un qualche cosa di ineluttabile, che era nell'aria già da molti minuti.

E questo è stato il leitmotiv dell'intero incontro. Da parte laziale c'erano piedi buoni, tocchi raffinati, dribbling da applausi, ma dal lato opposto rispondevano una grinta e una determinazione che lasciavano ben poco spazio alle finezze. Gli uomini di Mazzetti hanno affrontato i primi in classifica senza il benché minimo timore reverenziale. Rispondendo con velocità e determinazione alla — perlomeno teorica — superiorità di classe degli avversari. Su ogni pallone è sempre stato primo un biancorosso monzese, ogni dribbling riuscito dei solisti biancazzurri ha sempre trovato successivo, invalicabile ostacolo in un altro avversario pronto in seconda battuta. Ma non è tutto qui.

Il Monza si è dimostrato superiore alla Lazio anche sul piano del gioco puro e semplice. Mentre per dare un brivido ai padroni di casa si è dovuto aspettare un tiraccio da fuori area di D'Amico a cinque minuti dal segnale del riposo. D'Amico, il capitano della Lazio, come uomo dotato d'indiscutibile classe, merita un discorso a parte alla pari degli altri due «big» Giordano e Manfredonia. Le due mezze ali hanno tentato invano d'impostare il gioco, venendo quasi sempre superate da quella avversaria la Lazio impiegava lunghi secondi fatti di molti tocchetti e palleggi. Il Monza è sempre riuscito a portarsi sotto la porta di Orsi con la massima velocità e naturalezza. Vuoi con ficcanti azioni verticali, vuoi con rapide folate sulle fasce laterali condotte non solo dalle ali, ma anche da centrocampisti e difensori a turno.

E' significativo che alla fine dei primi 45 minuti di gioco, la porta laziale era stata minacciata almeno una decina di volte. Nel primo quarto d'ora, Orsi è stato graziato un paio di volte da errori degli attaccanti avversari. Spesso la difesa laziale è stata costretta ad affannosi rinvii alla -viva il parroco- per arginare la pressione del padroni di casa avanzanti con geometrie rapide e compatte. Al 75' il portiere laziale è costretto a deviare alla disperata in uscita su Pradella. che si presenta palla al piede nell'area piccola. Due minuti dopo. il rigore di cui si è già detto.

Altra deviazione-partita di Orsi all'83' su violento tiro rasoterra di Saini lanciato in area da un colpo di tacco di Bolis. All'86' 11 secondo gol. Saini avanza da centrocampo, temporeggia un attimo, poi tira a rete dal limite. Orsi riesce a respingere, ma la palla finisce a Pradella che controlla, fa due passi e infila rasoterra. Niente da eccepire, anzi.

Fonte: La Stampa