Domenica 20 marzo 1988 - Padova, stadio Silvio Appiani - Padova-Lazio 2-0


Stagione

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20 marzo 1988 - 25 - Campionato di Serie B 1987/88 - XXV^GIORNATA

PADOVA: Benevelli, Donati, Tonini, Piacentini, Da Re, Ruffini, Zanin (74' Simonini), F.Casagrande, Longhi, De Solda (63' S.Mariani), Fermanelli. All. Buffoni.

LAZIO: Martina, Brunetti, Beruatto, Pin, Gregucci, Marino, Caso (75' Nigro), Acerbis, Monelli, Muro (32' Salafia), Savino. A disp. V.Esposito, Biagioni, Foschi. All. Fascetti.

Arbitro: Sig. Lo Bello (Siracusa).

Marcatori: 34' Da Re, 71' Piacentini.

Note: al 31' espulso Martina per proteste. Esordio in serie B per Alessandro Salafia classe 1965.

Spettatori: 16.000 circa.

Alcuni ritagli di giornale sulla partita (Gent.conc. Giovanni Pantano)

La sconfitta di Padova è netta più nel gioco che nel punteggio e crea grande apprensione nell'ambiente biancoceleste, tanto che a fine gara nessuno vuole parlare. La trasferta è nata male, nonostante i risultati positivi delle due gare precedenti: lite furibonda tra Fascetti e Galderisi, spedito addirittura in tribuna per aver contestato la decisione del tecnico di giocare con una sola punta. Una volta in campo, però, c'è solo una squadra a giocare, il Padova di Buffoni. Nel piccolo e glorioso Appiani, spinti da un pubblico appassionato, i veneti giostrano nella metà campo ospite e assediano la Lazio, che tirerà per la prima e unica volta in porta con Caso verso la fine del primo tempo. Ma il guaio vero lo combina Silvano Martina verso la mezz'ora di gioco, dopo aver salvato con la sua esperienza il risultato già in un paio di occasioni: una protesta reiterata contro l'arbitro Lo Bello, che prima lo ammonisce e poi di fronte all'insistenza del portiere che gli mette addirittura il dito sotto il naso, lo espelle. Una tegola imprevedibile (nei giorni seguenti verrà fuori una storia extracalcio, il mancato avallo di Martina alla difesa dell'arbitro, indagato e poi fermato per dichiarazioni lesive della categoria in presenza di giornalisti: ma la protesta del portiere resta ingiustificabile) che costringe Fascetti a richiamare Muro per mandare in campo l'esordiente portiere di riserva Alessando Salafia. Ciro fin lì era stato l'unico tra i laziali a ragionare, insieme al solito Pin, mentre la difesa aveva ballato paurosamente, tutti presi a spazzar via il pallone invece che a costruire una manovra qualsiasi. Incassato il gol di Da Re, dopo una corta respinta di pugno del portierino, appena tre minuti dopo il suo ingresso in campo, si intuiva che rimontare in dieci sarebbe stato proibitivo. E infatti la Lazio continuava a subire, rischiando la goleada ma subendo solo un'altra rete, quella di Piacentini che approfittava dello sbilanciamento degli ospiti per presentarsi da solo davanti a Salafia e a superarlo senza problemi. Inutile l'inserimento nel finale di un altro attaccante, Nigro, al posto di Mimmo Caso. Fascetti è furibondo ma stavolta deve prendersela anche con la sua prudenza, oltre naturalmente con la follia di Martina.