Domenica 22 novembre 1992 - Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 2-1


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22 novembre 1992 - 2541 - Campionato di Serie A 1992/93 - X giornata - calcio d'inizio ore 15.00

FOGGIA: F.Mancini, Petrescu, Caini (78' Fornaciari), Di Biagio, Di Bari, Bianchini, Roy, Seno, Kolyvanov, De Vincenzo, Biagioni (48' Nicoli). A disp.: Bacchin, Bresciani, Mandelli. All. Zeman.

LAZIO: Orsi, Bonomi, Favalli, Sclosa (75' Stroppa), Luzardi (78' Bacci), Cravero, Fuser, Winter, Riedle, Gascoigne, Signori. A disp.: Roma, Corino, Bergodi. All. Zoff.

Arbitro: Sig. Cinciripini (Ascoli Piceno).

Marcatori: 18' Biagioni (rig), 34' Roy, 51' Signori.

Note: espulso Di Biagio al 30' s.t. Ammoniti: Caini, Luzardi, Petrescu, Riedle, Signori. Antidoping: Roy, Bacchin, Luzardi, Bacci. Esordio in serie A per Caini.

Spettatori: paganti 17.531 per un incasso di lire 480.295.000.

Dal Guerin Sportivo: Foto della partita
Dal Guerin Sportivo: Foto della partita
Dal Guerin Sportivo: Foto della partita
Dal Guerin Sportivo: Foto della partita
Il biglietto della partita

Con una difesa da Blob, la Lazio si offre in confezione regalo, permettendo il ripristino di Zemanlandia a passo di carica, come quando le risorse tecniche foggiane risultavano parecchio più affidabili. E insieme all'olandese Roy, imprendibile debuttante, sono due scarti biancoazzurri che tritano le ambizioni di questa squadra miliardaria, alla quale solo Gascoigne cerca di imprimere dignitosi cambi di marcia, entrando ogni tanto, quale mina vagante, dentro schemi troppo prevedibili, rimasticati senza profondità, soprattutto durante quel disastroso primo tempo. Primo tempo che valorizza, invece, la produzione degli "esuli" Di Biagio e Biagioni, accomunati ad esempio nel riquadro dell'inaspettato vantaggio, dopo diciotto minuti di frenetico football zonarolo. Sì, davanti alla blanda opposizione di Sclosa-Winter-Fuser, i peones Seno, De Vincenzo e Caini, hanno la sensazione di volare al cinema: essi scattano, rientrano, sradicano palloni, insistono a smarcarsi senza palla. Così dai e dai, interrotto un fraseggio laziale per vie laterali, diventa facile per Di Biagio pescare Kolivanov con un lancio scavalcante, sulla parte destra dell'area laziale, esposta a qualsiasi spiffero. Chi chiude stavolta? Disposto chissà dove Cravero, ci prova Favalli dietro l'attaccante, attivato di precisione. Però gli scivola penosamente dietro e lo spinge di quel tanto che basta a Cinciripini per rilevare l'ingenua infrazione. Dagli undici metri, Biagioni sbatte dentro. Magari i laziali meno realisti possono pensare che il Foggia verrà inevitabilmente raggiunto, che il Foggia se n'è andato avanti come certi pedalatori brocchi nei prologhi delle tappe interminabili. Previsioni sballate: chiuse le corsie esterne con Petrescu, Seno e Caini, Di Vincenzo, il Foggia, raccolto intorno alla vena distributiva di Di Biagio o agli alleggerimenti ovunque di Roy, lascia giusto affiorare un po' di "Gazza", talento che comunque predilige l'azione portata per linee interne, puntando sempre verso l'"azzurro" Signori, ex frastornato di rimpianti e adesso sovraccarico di responsabilità. E Riedle? Mai accompagnato in area, mai chiamato ad arrampicarsi in aria da qualche cross ghiotto, il tedesco appare come torre di smistamento soltanto una volta dietro un angolo di Signori, ma l'irrompente Luzardi sbatacchia tra le mani del saltimbanco Mancini. Povera Lazio, di fini dicitori martellati in pressing e di posapiano annichiliti dall'intensità dei ritmi della controparte. Winter è un fantasma. Favalli un cammelliere sulle orme di Roy. Né va meglio Luzardi, sempre sotto minaccia di cartellino rosso per chiudere Biagioni. Pertanto, l'ennesima proposta, Di Biagio, in libertà, a favorire l'inserimento di Petrescu, che arrovescia l'assist per l'incornata vincente di Roy, sembra ufficializzare lo stato di crisi del club compratutto, galvanizzato dall'imprenditore Cragnotti nell'ultima estate. Crisi? Beh, rischiato il tracollo (azione Biagioni, Seno e Favalli svirgola malaccorto di poco accanto al palo della porta sua), i laziali interrompono l'elargizione nel prosieguo, improvvisando una rabbiosa reazione a reparti meglio collegati. Reazione che porta Signori a centrare la traversa, seguendo gli sviluppi di una giocata Gascoigne-Fuser e il conseguente incredibile liscio di Riedle. Che si riscatta comunque correggendo di lì a poco un piazzato di Fuser per il sinistro prensile di Signori che beffa il portiere Mancini in uscita approssimativa. Servirà ? Serve a niente. Winter, difatti, butta via il 2-2, esalando da pochi passi in bocca al portiere. Ne soffre il Foggia ridotto a un quarto d'ora in dieci, causa l'espulsione di Di Biagio, colpevole di sfiorare coi tacchetti la faccia di Fuser. Il finale in trincea dei ragazzi di Zeman è commovente. E i ricchi laziali piangono.

Fonte: Corriere della Sera