Domenica 25 gennaio 1959 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-2


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25 gennaio 1959 - 1.197 - Campionato di Serie A 1958/59 - XVII giornata

LAZIO: Cei, Molino, Lo Buono, Carradori, Janich, Pozzan, Bizzarri, Tagnin, Tozzi (Humberto), Costariol, Prini. All. Caciagli, D.T. Bernardini.

INTERNAZIONALE: Matteucci, Fongaro, Guarneri, Invernizzi, Cardarelli, Bolchi, Bicicli I, Venturi, Angelillo, Lindskog, Corso. All. Bigogno.

Arbitro: sig. Marchese (Napoli).

Marcatori: 6' Lindskog, 77' Angelillo, 88' Tozzi.

Note: giornata fredda; terreno scivoloso per la pioggia caduta in nottata. Calci d'angolo 5 a 1 in favore della Lazio. Esordio in serie A per Idilio Cei classe 1937.

Spettatori: 40.000 per un incasso di 18 milioni di lire.

Il Corriere dello Sport titola: "La fortuna aiuta i... ricchi. Non senza contrasti Inter-Lazio 2-1 (0-0). Un discusso goal di Lindskog, una prodezza personale di Angelillo e la prodigalità degli avanti biancazzurri hanno creato le premesse al prezioso successo esterno dei nerazzurri".

L'articolo così prosegue: Una partita di difficile identificazione, quella disputata ieri tra la Lazio e l'Inter; sin troppo blanda e rallentata nel primo tempo, più vivace, ma anche sensibilmente confusa nella ripresa. E, come spesse accade in questo stranissimo campionato di calcio, la posta in palio ha premiato la squadra che ha attaccato di meno e che ha fabbricato il minor numero di azioni da rete, la squadra più classica e più metodica, ma anche più fredda e più agonisticamente dimessa. Un epilogo, dunque, discutibile sotto l'aspetto analitico. E probabilmente un risultato di parità avrebbe meglio rispecchiato la situazione, non scontentando quella Lazio che continua a procedere alla maniera del gambero, un po' per fragilità di costituzione, ma un po' anche (diciamolo francamente) per l'influenza nefasta della disdetta. Con ciò non grideremmo né allo scandalo, né tanto meno all'ingiustizia. E' vero che il primo gol dell'Inter (realizzato da Lindskog) ha destato in molti il sospetto di una ispirazione fuori ordinanza (leggi fuori gioco), ma è anche vero che in detto frangente l'arbitro (l'energico e mobilissimo Marchese) si è consultato con il guardalinee, prendendo una decisione tutt'altro che affrettata. Per cui potremmo essere anche nel torto noi, che apparteniamo alla schiera fallibilissima dei mortali. D'altro canto anche a voler ammettere l'eventualità di una svista del direttore di gara, dobbiamo aggiungere, per dovere di imparzialità, che gli errori di mira o di tempo degli avanti della Lazio sono tali e tanti da sommergere ogni grossa responsabilità di Marchese. Perché, sia ben chiaro, l'Inter ha potuto aggiudicarsi due preziosissimi punti esterni, non soltanto in virtù di una prestazione ordinata e avveduta, ma essenzialmente per demerito della prima linea bianco-azzurra che ha macinato non pochi temi offensivi, disperdendoli quasi sempre al vento dell'imprecisione e della sventatezza. La sfortuna, insomma, si è associata alla sterilità: e con simili premesse non è lecito poter creare un solo capro espiatorio, non è possibile andare a cercare il pelo nell'uovo di una regia che, tutto sommato, è apparsa oculata e imparziale.

Né possiamo francamente muovere appunti di natura combattiva alla Lazio di ieri. Lo stesso pubblico ha avvertito una simile condizione psicologica, sostenendo sino all'ultimo secondo la squadra del cuore, persino quando l'esito della contesa è sembrato irrimediabilmente compromesso. Ma, purtroppo, la buona volontà non sempre è fruttifera, non sempre può garantire una impresa positiva. La compagine bianco-azzurra anche ieri ha palesato un grado di efficienza e di maturità tutt'altro che rassicurante. Si è notato qualche progresso d'ordine difensivo, d'accordo; ma sono stati registrati forse anche di riflesso alcuni gravi scompensi nella manovra d'approccio e in particolare nei temi risolutivi. La Lazio, insomma è rimasta alle impressioni di metà gennaio; si è manifestata ancora una volta una formazione incompiuta, o almeno scarsamente lubrificata. Nulla di grave da imputare all'esordiente Cei; la sua condotta può dirsi senza lode, ma anche senza infamia. La seconda rete non è apparsa a tutti incensurabile; ma come poter dimenticare che si trattava di una rete propiziata da una stupenda prodezza del grande Angelillo ? Molino e Lo Buono, pur calando alla distanza, si sono battuti con animosa tenacia e senza sfigurare nei confronti dei loro diretti avversari. Janich ha contrastato il passo ad Angelillo con corretto slancio e con apprezzabile autorità, denunciando una confortante ripresa di forma. Carradori e Pozzan hanno tirato la "carretta dei rifornimenti" con indiscutibile generosità e con evidente puntiglio, ma in qualche occasione hanno difettato di esattezza e di velocità. Nessuno, quindi, dei componenti le retrovie hanno toccato la "zona depressa" dell'insufficienza, anche se l'espediente tattico del "fuori gioco procurato" continua a determinare sfasature non richieste e non certo indispensabili e qualche pausa gratuita ed allarmante.

Il reparto avanzato bianco-azzurro, piuttosto, ha raccolto critiche e riprovazioni massicce e pressoché generali. Si può fare un'eccezione per Tozzi e, in misura ridotta per Tagnin, il primo per aver impostato e sviluppato, sia pure in lampante solitudine e con una scadentissima collaborazione, gli squarci migliori della Lazio di ieri; il secondo per aver svolto una cospicua mole di lavoro, e talvolta con innegabile efficacia di smistamenti. Bizzarri, Costariol e Prini, invece, hanno mostrato un rendimento grigio e incostante; Bizzarri per eccesso di individualismo; Costariol per inesperienza e ridotta visione di gioco; Prini per carenza di forma (quella di ieri era la gara del ritorno all'attività ufficiale). Le conclusioni non sono disastrose rispetto ai recenti precedenti esterni ed interni; ma è indubbio che la Lazio attuale è una Lazio povera di mordente e di incisività, una Lazio che preoccupa, anche se la sua tenuta di ieri non è stata del tutto sindacabile, anche se, nei confronti dell'ultima trasferta di Torino, si può accennare ad un moderato miglioramento. Nulla di straordinario ha messo in vetrina l'Inter. Una difesa scattante e robusta, ma non certo insormontabile, una mediana eccellente, un attacco episodico e frammentario, ma illuminato dal talento ineguagliabile di Angelillo: queste le caratteristiche di uno schieramento che, pur non sollevando grida di ammirazione, ha messo in luce una saldezza ed una coesione senz'altro encomiabili. L'Inter di Bigogno non ci ha rammentato neppure alla lontana, l'Inter spumeggiante e fantasiosa dei Lorenzi, dei Wilkes, dei Nyers I, degli Skoglund, ma ha fatto valere qualità di temperamento e anche di aggressività insospettabili per una squadra che ha sempre avuto nell'estro il suo segno distintivo.

E' un'Inter che non splende, ma un'Inter abbastanza pratica e scaltra. Dobbiamo riconoscerlo al di sopra delle sue non eccelse virtù di ieri. Ottime, naturalmente, anche alcune espressioni di singoli. Matteucci, per non poche strepitose parate, Fongaro per la nitidezza e la decisione di alcuni suoi recuperi, Bolchi ed Invernizzi per quantità e qualità di lavoro, Angelillo e Lindskog per alcuni sprazzi spettacolari possono esigere una mozione particolare; non trascurabile, ma non ineccepibile, l'apporto di Cardarelli, Venturi, Bicicli e Corso. Inadeguato al suo compito, di contro, il terzino Guarneri, di modeste predisposizioni tecniche. Cronaca in... crescendo, avara di citazioni nella parte introduttiva, densa di appunti nel tratto culminante. L'Inter, grazie all'appoggio del vento, inizia con spavalda arditezza. Ma i suoi attacchi, sebbene insistenti, non fanno breccia nella retroguardia laziale. La Lazio, dal canto suo, fa leva sul contropiede. Al 6' triangolazione Prini-Costariol-Tozzi: quest'ultimo piazza una secca stangata in corsa; Cardarelli però, può intercettare e rinviare, proprio nell'attimo conclusivo. L'Inter preme, ma è la Lazio a far pesare la sua maggiore insidiosità. Al 9' su cross di Bizzarri Tagnin in area può deviare a volo in direzione della rete; Matteucci, con magistrale intuito, blocca in tuffo. Poi una... stasi. Sia Matteucci che Cei possono vivere in quasi assolutà serenità. Finché al 32' un dosatissimo passaggio in profondità di Tozzi permette a Costariol di presentarsi tutto solo al cospetto del portiere interista; il giovane interno laziale indugia quel tanto che può offrire a Fongaro l'occasione per un provvidenziale recupero. Al 39' si "vede" l'Angelillo delle giornate di trionfo: mischia in area laziale, il filtrador nero-azzurro risolve con una acrobatica e plastica "rovesciata"; il pallone lascia la sua impronta sulla traversa e ricade nella selva dei difensori laziali e, quindi, viene ricacciato in corner da Molino.

Di marca capitolina il primo finalissimo. 42': cross di Bizzarri, respinta fiacca di Guarneri, irruzione di Pozzan che da favorevole posizione spara alle stelle. 44': Tozzi mette in movimento Bizzarri sulla destra: scatto e tiro: Matteucci sventa in uscita con un istintivo intervento di piede. Molto fumo, comunque, nessun arrosto. Esaurito l'intervallo, la Lazio cerca di approfittare del vantaggio di Eolo. Ma la sorte gli è ostile. La sfuriata bianco-azzurra viene, infatti, "congelata" da una sortita di Lindskog che, al 5', approfitta di un arresto in blocco della retroguardia laziale per filare indisturbato verso la porta dei rivali e per insaccare con un imparabile tiro in corsa. I bianco-azzurri invocano il "fuori gioco" ma Marchese, dopo aver consultato il guardalinee, spegne ogni rimostranza, accordando all'Inter il gol. Con ragione? Arduo ogni pronunciamento. Un giocatore dell'Inter (Bicicli) era effettivamente al di là dell'ultima barriera laziale, ma egli non ha partecipato in alcun modo all'azione (Marchese potrebbe aver considerato "passiva" la posizione del numero sette nero-azzurro). Quanto a Lindskog, abbiamo avuto la sensazione che la sua "infiltrazione" sia stata provocata da un calcolo sbagliato dei suoi oppositori, non da una partenza falsa. Comunque non ci giureremmo. La reazione della Lazio è vibrante. Una stangata di Bizzarri (6') è fermata in due tempi da Matteucci. Una "punizione" calciata abilmente da Tozzi (11') per fallo di Cardarelli sullo stesso Tozzi, viene deviata in corner dal guardiano interista. Una "fucilata" di Pozzan (18') sfiora il bersaglio del pareggio; due tre circostanze propizie alla concretizzazione vengono fallite da Prini e Costariol.

Al 31', in piena controffensiva laziale, Angelillo sfodera il suo "acuto": fugge Bicicli sulla sinistra; ne scaturisce un cross apparentemente innocuo; ma Angelillo sorprende sullo scatto Janich ed a volo corregge stupendamente in rete. Un gol da sbalordire per semplicità e limpidezza di tocco. Un gol magnifico. La Lazio non si arrende. Perservera nel suo arrembaggio. Tozzi (38') costringe Matteucci alla più bella parata della gara (una superba deviazione di pugno in calcio d'angolo). Prini e Costariol dilapidano (39') e (40') due altre occasioni da rete. Al 43', finalmente, la Lazio passa. E' Tozzi che, su invito di Bizzarri, fulmina in rete da una dozzina di metri con superlativa potenza. Ma è troppo tardi per un recupero. Vano ogni sforzo. L'Inter può uscire dall'Olimpico con una vittoria di platino.





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