Domenica 30 settembre 1990 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1


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30 settembre 1990 - 2.459 - Campionato di Serie A 1990/91 - IV giornata

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin, Gregucci, Soldà, Madonna (76' Lampugnani), Sclosa (73' F.Marchegiani), Riedle, Domini, Sosa. A disposizione: Orsi, Bertoni, Saurini. Allenatore: Zoff.

MILAN: Pazzagli, Tassotti, Maldini (46' Costacurta), Massaro (87' Gaudenzi), Galli, F.Baresi, Donadoni, Ancelotti, Van Basten, Gullit, Evani. A disposizione: Rossi, Simone, Agostini. Allenatore: Sacchi.

Arbitro: Sig. Pairetto (Torino).

Marcatori: 54' Riedle, 89' Evani.

Note: giornata di sole, terreno in buone condizioni. Ammoniti Bergodi e Tassotti per gioco falloso, Van Basten per proteste. Angoli 4-3 per il Milan. Esordio in serie A per Davide Lampugnani classe 1969.

Spettatori: 50.000 circa.


Il biglietto della gara
Karl Heinz Riedle in azione
Ruben Sosa in progressione
La rete dell'attaccante tedesco
Valerio Fiori sconsolato dopo il pareggio rossonero

La Stampa titola: "Lazio in vantaggio con un discusso gol di Riedle, ma al 90' il Milan pareggia. Solito colpo di coda del Diavolo. E Zoff perde le staffe dopo la beffa di Evani".

L'articolo così prosegue: E' proprio l'anno del Milan. Certi benigni messaggi della sorte possono essere apprezzati soltanto da chi è abituato a riceverne di contrari. E i rossoneri, un po' come i loro fratelli torinisti, non godono fama di squadra pedinata dalla fortuna. I gol all'ultimo minuto sono più propensi a prenderli che a segnarli e, quando l'evento favorevole si ripete per due volte in 15 giorni, prima contro il Cesena e adesso con la Lazio, può valere da viatico per qualsiasi ambizione. Soprattutto quella di riproporre il copione recitato negli anni scorsi da Inter e Napoli: partenze zoppe nel gioco, ma benedette dal destino, formidabile premessa a uno scudetto che la bontà degli schemi si incaricherà di legittimare più tardi. Fino a pochi mesi fa, un Milan anche più in salute di questo avrebbe perso la partita che lo opponeva alla Lazio, annunciata in grave crisi ma rivitalizzata dal modulo di Sacchi, contro il quale il calcio veloce e senza fronzoli di Zoff rimedia sempre ottime figure. Ma, Dino l'esorcista, dopo il meritato ma discutibile gol del vantaggio segnato da Riedle, il Diavolo stavolta stava proprio nella coda e prendeva le sembianze di una giocata meravigliosa quanto casuale: l'ennesimo cross di Gaudenzi, subentrato all'abulico Massaro, assumeva una traiettoria sbilenca che, sorpassato il testone in agguato di Gregucci e l'indolenza irritante di Van Basten, planava sul limite sinistro dell'area piccola.

Qui stazionava Alberigo Evani, detto Chicco, nei cui confronti il geniale Azeglio Vicini - alle prese con un centrocampo azzurro notoriamente stipato di fenomeni - manifesta da anni un totale disinteresse, in mancanza di amici che gliene segnalino l'esistenza come per fortuna è accaduto con Totò Schillaci. Il prode Chicco si avvitava su quel traversone forse sbagliato e colpiva in sforbiciata col suo magico sinistro la palla del pareggio. Le telecamere dell'Olimpico lavoravano di primi piani sulla faccia di Zoff, balzato in piedi come se l'avesse punto una serpe: la parola che gli usciva dalle labbra era la stessa che Carnevale rivolse durante il Mondiale a Vicini proprio in questo stadio. Il grand'uomo merita la più completa delle assoluzioni: era arrivato a un passo da un'altra impresa anti-milanista. Espressioni altrettanto colorite deve aver ispirato ai rossoneri il gol del vantaggio laziale, sul quale aleggia il dubbio del fuorigioco, l'unico non fischiato agli attaccanti laziali, presi di mira nel primo tempo dalla diabolica tattica della difesa milanista, sorretta dai piedi-calamita del tandem Baresi-Maldini e ben coadiuvata da un guardalinee dai riflessi ritardati. Il fattaccio si consumava al 9' della ripresa: Riedle, spalle alla porta, difendeva il pallone dalla flebile opposizione di Filippo Galli e metteva Pin nelle condizioni di armare il destro. La sassata del mediano veniva attutita dal gomito di Baresi, terminando la sua corsa fra i piedi di un Riedle in posizione sospetta: mentre lo stadio mugugnava per il rigore non concesso, il tedesco sberlava in gol l'1 a 0.

Il testimone delle proteste passava dai laziali ai milanisti: per loro Riedle era in fuorigioco già al momento del tiro di Pin. Il gol, per quanto dubbio, veniva a suggellare la superiorità della Lazio, espressa nel primo tempo con quattro azioni finalizzate con scarsa fortuna dall'esplosivo centravanti germanico, i cui colpi di testa somigliano a frustate. A lui il Milan poteva opporre soltanto la buona volontà di un Gullit che non ha più il guizzo travolgente dei bei tempi. Van Basten era invece impegnatissimo a recitare la parte di Van Basten quando non ha voglia di giocare e ci riusciva naturalmente benissimo. La prima della classe pagava il caldo straccia-gambe della domenica romana, che si accaniva con particolare perfidia su Ancelotti: appena gli era possibile andava a parcheggiarsi sulla striscia di campo ancora in ombra... Mal assistito anche dal fantasma di Donadoni, Gullit poteva contare soltanto su Baresi, Evani e, nella ripresa, Gaudenzi: di fronte a una Lazio che il gol di vantaggio aveva resto troppo rinunciataria, il biondo mediano serviva a Gullit una palla deliziosa, che l'Olandesone spediva a fil di palo in scivolata (81'). E, 8' più tardi, dal piede di Gaudenzi sarebbe partita l'azione della Grande Beffa finale, che consente ad un Milan ancora a mezzo servizio di prolungare di un'altra settimana la sua permanenza solitaria sulla vetta del campionato.


L'Unità titola: "A un minuto dalla fine, la difesa laziale osserva immobile Evani alzarsi in mezza rovesciata: il gol fredda i tifosi dell'Olimpico ormai convinti della vittoria. Il gol del vantaggio segnato da Riedle in sospetto fuorigioco. Partita di grande movimento, ottimo Baresi. Pareggio col fiocco".

L'articolo così prosegue: Prima considerazione: risultato molto giusto. Il taccuino dice che nel primo tempo il Milan va vicino al gol due volte, con Donadoni e Gullit, e altrettante la Lazio, con il tedesco Riedle, che alla fine dei novanta minuti rimedierà uno dei voti più alti. Nella ripresa, un gol a testa, una quasi rete del Milan, ancora con Gullit, ma gioca meglio la Lazio: in sostanza, fa pareggio. Seconda considerazione: è stata una partita divertente, ma poteva esserlo molto se fra i ventisei che hanno calcato l'erba dell'Olimpico non ci fossero stati alcuni giocatori in condizioni di forma precarie. Come Domini, assolutamente inesistente, o come Van Basten, che ha passeggiato lontano dall'area, cercando di proteggere le sue caviglie da fenicottero. Discorso particolare per Gullit: ha galoppato per novanta minuti, proponendosi in pressing talvolta eccessivi, come verso la metà del primo tempo, quando si è fatto mettere in mezzo da quattro laziali disposti in quadrilatero, ma ha mostrato anche di non avere recuperato la velocità di un tempo. Terza ed ultima considerazione: anche ieri l'Olimpico presentava le solite isole azzurre. Poltroncine vuote ai lati della Tevere e dei distinti, e un messaggio molto chiaro: riempire lo stadio romano, almeno quest'anno, sarà molto difficile. L'esito della partita, per come è arrivato, lascia tracce diverse nell'animo delle due strade. Molta rabbia negli umori laziali. I biancazzurri si sono visti sfilare la prima vittoria di campionato da un gol arrivato a trenta secondi dalla fine e la cosa, naturalmente, dà parecchio fastidio. Lo schiaffone ricevuto, però, dovrebbe insegnare qualcosina, ai giovanotti romani.

Certi errori tirano in ballo l'inesperienza e a quanto si è visto ieri, nonostante la cura Zoff, l'ingenuità è un difetto ancora appeso alle maglie biancazzurre. Vedere il film della rete di Evani: Gaudenzi che galoppa sulla fascia destra, salta con una finta Sergio, cross dove nessuno riesce a mettere la zucca per sbattere il pallone fuori dell'area ed Evani che, con un gesto atletico molto bello, in rovesciata, azzecca lo spiraglio giusto. Gol d'autore, d'accordo, ma anche grande sonno da parte della difesa biancazzurra. La Lazio, che pure ha giocato bene, mostrando quella personalità che finora aveva latitato, ha avuto poi il torto di camminare sul suo vantaggio cercando di affrontare a viso aperto rivali sicuramente più esperti. Quei palloni lanciati verso l'attacco, a trapanare la difesa rossonera, potevano forse essere gestiti afidandosi al palleggio e facendo correre a vuoto i milanisti. Che, tranne il solito Baresi, da applausi a scena aperta un suo recupero del primo tempo, quando l'estro non assiste Donadoni e Van Basten, scendono sulla Terra e diventano una squadra abbordabile, forse troppo legata ai ritmi dei suoi cursori. La grande corsa dei suoi maratoneti può essere vanificata facendo girare il pallone, ma gli acerbi giovanotti biancazzurri hanno sorvolato, sprecando così i primi due punti della stagione. C'è anche sostanza buona, comunque, in quello che ha fatto vedere ieri la Lazio. C'è un Sosa che, almeno nel primo tempo, ha fatto dannare Tassotti e Massaro, quest'ultimo costretto a navigare lungo le corsie arretrate per dare una mano al suo collega. E c'è, soprattutto, la consapevolezza di avere làà davanti un centrattacco di sicuro spessore.

Ha una testa che pare un martello, Riedle: impressionante lo stacco dell'undicesimo minuto, quando si è arrampicato nell'aria, ha sovrastato di una spanna Galli che pure di testa non è l'ultimo arrivato, e ha dato al pallone una sventola sulla quale Pazzagli ha fatto capire perché Sacchi abbia puntato su di lui. Apprezzabile anche la rapidità con la quale il tedesco ha piazzato, in posizione peraltro dubbia, la botta decisiva: un guizzo, sul pallone deviato dal gomito di Baresi, una stilettata e Pazzagli secco. Sul fronte milanista, una conferma, innanzi tutto: il Milan è diventato squadra molto pratica. I consumi energetici si sono ridotti, considerata la carta d'identità di qualche trave portante, leggi Ancelotti, ma come una bella signora che in gioventù si è consumata in lunghe notti di baldoria, adesso la formazione di Sacchi ha scoperto la sostanza. E dal nuovo culto del concreto, sono nati la vittoria di Cesena e il pareggio di ieri, che fa legna, legna pesante, e consente ai rossoneri di starsene tranquilli in vetta alla classifica.


In un altro articolo è riportato: "Negli spogliatoi un caso sulla sostituzione di Sclosa. Dura autocritica di Zoff "Ci siamo meritati tutto".

Karl Heinz Riedle si è defilato senza dire una sola parola. La felicità per il gol infilato alle spalle di Pazzagli si è liquefatta assieme all'illusione della prima vittoria. Il tedesco se ne è andato via pensando ancora a quel gol segnato da Evani che per un soffio non è riuscito a salvare sulla linea. Un'occasione sprecata, un pareggio che pesa quasi quanto una sconfitta. Se avessero potuto vestirsi scegliendo i colori a seconda dell'umore, Zoff e giocatori avrebbero scelto un completo nero fumo. Dino Zoff non abbozza nemmeno l'ombra di un sorriso. "Il rammarico c'è. Quando arriva un pareggio al 90' brucia, anche se non posso essere scontento del pareggio. Comunque risultato giusto. Nel primo tempo abbiamo giocato bene, nella ripresa, invece, abbiamo subito. Ci si sono messi di mezzo anche gli acciacchi, Sclosa che si è sentito male. Non parlerei comunque di colpe, piuttosto di ingenuità. E' sempre così quando si prende un gol allo scadere del tempo". Nelle parole di Zoff, però, anche qualche rimprovero indiretto. A Sclosa, per esempio, sostituito da Marchegiani che in un primo momento doveva entrare per Madonna. "Madonna mi detto che Sclosa stava male, ma è stata davvero una sciocchezza commessa dal giocatore. Non aveva preso un calcio, aveva bevuto una bibita fredda durante l'intervallo".

Zoff non si concede nulla. "Inutile dire Lazio in crescita, perché abbiamo giocato quasi meglio domenica scorsa contro il Lecce. Oggi ci è mancato qualcosa. Potevamo spedire la palla in tribuna? Si, se fossimo riusciti a prenderla". Prima tra le facce tristi a sottoporsi alle domande quella di Gregucci. Difesa sotto accusa? Zoff ha parlato di ingenuità, lui che ne pensa? "Mi dispiace molto per l'allenatore, ma bisogna ricordarsi che si difende e si attacca in undici. Qualche colpa comunque l'abbiamo, ci siamo fatti schiacciare quando dovevamo tenere palla". Sergio, invece, stringe la maglia di Massaro nella mano e spiega a voce bassa la "sua" partita. "Sì, la responsabilità del gol è stata anche mia. Avrei dovuto fermare Evani, ma se lo mettevo giù temevo il rigore. Ho pensato di fare bene così, è stato un mio errore. Abbiamo reagito bene alla sconfitta col Modena e a Lecce, ma certo una vittoria ci avrebbe dato morale". Bergodi, invece, respinge particolari responsabilità. "Si spara sempre sulla difesa, ma questa volta penso proprio che non ci siano colpe specifiche. Importante adesso è non perdere la concentrazione e contro il Bologna è un rischio che possiamo correre". Claudio Sclosa chiarisce il perché della sostituzione. "Avevo bevuto una bibita fredda nell'intervallo e mi sono sentito male: una congestione. Nel complesso una buona partita, con la Lazio in crescita. E' giusto continuare ad aspirare alla zona alta della classifica, purtroppo, anche se la squadra è sempre la stessa, ci sono momenti no. L'importante è andare avanti".