Domenica 3 marzo 1974 - Firenze, stadio Comunale - Fiorentina-Lazio 1-1


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3 marzo 1974 - 1.806 - Campionato di Serie A 1973/74 - XIX giornata

FIORENTINA: Superchi, Galdiolo, Roggi, Beatrice, Brizi, Guerini, Caso, Merlo, Desolati (80' Speggiorin (I)), De Sisti, Saltutti. A disposizione: 12 Favaro, 13 Parlanti. Allenatore: Radice.

LAZIO: Pulici, Polentes, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Inselvini, Chinaglia, Frustalupi, D'Amico. A disposizione: 12 Moriggi, 13 Borgo, 14 Manservisi. Allenatore: Maestrelli.

Arbitro: Sig. Lo Bello (Siracusa).

Marcatori: 41' Desolati, 64' Chinaglia (rig).

Note: bella giornata di sole, terreno buono. Ammoniti: Roggi per proteste, Beatrice per fallo e Nanni per simulazione di fallo. Espulso Martini per fallo di reazione su Beatrice. Sorteggio antidoping per Merlo, Speggiorin, De Sisti, Garlaschelli, D'Amico e Polentes.

Spettatori: 60.000 (abbonati 17.100, paganti 52.990) per un incasso di £. 178.917.400.

Beatrice cerca di bloccare Garlaschelli
(Gent. conc. Sig. Alessandro Beatrice)
Fausto Inselvini in azione
Da Il Messaggero: la cronaca della partita
Beatrice contrastato da D'Amico
Da Il Messaggero: la cronaca della partita
Il rigore trasformato da Giorgio Chinaglia
Lo Bello contestato per il rigore
(Gent. conc. sig. Alessandro Beatrice)
Chinaglia esulta sotto la curva Fiesole
Luigi Martini in azione
Superchi esce su Garlaschelli
Un momento della gara
(Gent. conc. Sig. Alessandro Beatrice)
Chinaglia e Bezzi escono soddisfatti dal campo
Wilson e D'Amico
(Gent. conc. Francesco Di Salvo)
Il biglietto della gara

Davanti ad un pubblico da record per lo stadio di Firenze, Fiorentina e Lazio si affrontano a viso aperto in una gara dove la tattica e le difese hanno la meglio. La prima azione degna di nota è al 28', quando Saltutti crossa in area ma Pulici in uscita sventa la minaccia bloccando la palla. Al 31', su punizione calciata magistralmente da Guerini, è sempre l'estremo difensore biancoceleste ad alzare sopra la traversa. Al 33' è invece la Lazio a svegliarsi: Martini crossa al centro verso Garlaschelli, Superchi esce dalla porta ma la palla gli sfugge, riprende l'ala laziale che da posizione impossibile manca il bersaglio. Al 41' l'arbitro Lo Bello concede un calcio di punizione a due per un fallo in area su Galdiolo. Merlo batte per Desolati che insacca in rete siglando il vantaggio per i viola. Al 43' Nanni cade in area ma viene ammonito per simulazione di fallo. La ripresa inizia con una rete mancata da Chinaglia che, su passaggio di Nanni spara alto all'altezza del dischetto del rigore. Al 59' Guerini manda al lato una punizione sulla sinistra battuta da Galdiolo. Al 63' la svolta per i laziali: Beatrice trattiene in area Garlaschelli lanciato da Frustalupi, l'arbitro Lo Bello fischia il rigore che Chinaglia, tra le proteste dei giocatori e del pubblico presente, s'incarica di battere e trasformare. La Fiorentina reagisce ma sterilmente. Pulici è impegnato tre volte da Merlo e Desolati, ma senza correre alcun rischio. All'84' Petrelli va in contrasto in area con Speggiorin che cade ma l'arbitro fa proseguire. Finisce così un incontro equilibrato che consente alla Lazio di eliminare i viola da ogni velleità di scudetto. La classifica vede gli uomini di Maestrelli a 28 punti, seguiti dal Napoli a 25 poi Juventus e Milan a 24.


l'Unità titola: "E' durato meno di mezz'ora l'incubo della sconfitta (1-1). Un rigore ha aiutato la capolista a passare anche l'esame di Firenze. Dopo aver subito il gol di Desolati, i biancazzurri smettevano di prendere le misure per giocare d'orgoglio finendo per meritarsi anche il regalo dell'arbitro".

L'articolo così prosegue: La Lazio esce indenne da Firenze, e dunque consolida le sue chances, già di per sé sostanziose. Dire che fosse attesa a questo nuovo impegnativo esame è ovviamente dir poco. Confessare che erano in molti a sperare, sotto sotto, che lo fallisse, altrettanto. Non foss'altro che per l'interesse del residuo scorcio di campionato sul quale una scontata ipoteca-scudetto potrebbe avere la debilitante influenza di un narcotico. Ebbene, aggiungiamo subito che l'ha invece superato con pieno merito, anche se senza particolari lodi. Nel senso che al termine della sua brava partita più che legittimo è risultato a tutti il punto che vi ha strappato, pur non avendo trovato modo di mettere in vetrina tutto quel gran gioco, per intenderci, dì cui s'era servita per mettere sotto la Juve all'Olimpico. A parte comunque il fatto che sarebbe stato eccessivamente pretenzioso attenderselo su un campo così "minato" com'è tradizionalmente quello viola, la Lazio aveva in fondo tutti i suoi buoni, comprensibilissimi motivi, per non azzardare oltre il lecito le sue ambizioni. Anche se questa volta rinuncia al gioco che, per temperamento e per collaudati schemi, più le è congeniale, avrebbe potuto causarle guai seri (e, con quelli, il fallimento del suo obiettivo minimo), come l'andamento, e il risultato, del primo tempo sta giusto a dimostrare. Lusingata infatti dall'accomodante miraggio di un pareggio che avrebbe in fondo salvato e la capra e i cavoli, la compagine di Maestrelli ha all'avvio impostato il match su un cauto tran tran quasi intendesse, prima di ogni altra cosa, non stuzzicare l'iniziativa avversaria, e comunque controllarne senza affanni gli sviluppi. Tale atteggiamento la portava ovviamente lontana da quelle che sono invece le sue riconosciute doti migliori: il ritmo, la rapidità di esecuzione, la rabbia agonistica. Così facendo, tra l'altro, dava corda al gioco viola che, tornato per l'occasione a far perno su De Sisti, trovava giusto nel passo blando e controllato il modo ideale per svilupparsi e per imporsi. La Fiorentina ovviamente che niente di più e di meglio si aspettava non si faceva pregare e, pur nei limiti che la non felicissima prova dei suoi centrocampisti (solo Guerini, in fondo, pur non sempre disciplinato nel suo dinamismo e ispirato nelle conclusioni non ha mai demeritato) le imponeva, trovava e dipanava il bandolo del gioco. Non un gran gioco, ripetiamo, ma pur sempre sufficiente a dare una impronta (oh, non molto marcata!) viola al match.

Succedeva dunque, così stando le cose, che il pallone circolasse con maggior frequenza dalle parti dell'area laziale, che le resse più pericolose puntualmente si verificassero davanti a Pulici. Succedeva anche che in una di queste, appunto, Desolati trovasse lo spiraglio buono, e che i calcoli dei biancoazzurri andassero di conseguenza a pallino. Avrebbe potuto a questo punto essere il principio della fine; proprio qui invece la Lazio si ritrovava, all'insegna del carattere e dell'orgoglio che son giusto quelli del predestinato, proprio qui trovava il modo e la forza di legittimare per intero il suo buon diritto ad un risultato comunque utile. Smessi infatti d'acchito i panni disadatti del ragioniere, i ragazzi di Maestrelli indossavano quelli adusi del bagaglio solito e, manco a dirlo, si trovavano a loro immediato, perfetto agio. Frustalupi cioè, accorciava gli spazi del suo duello a distanza con De Sisti, spostava dunque in avanti il suo raggio d'azione, bravissimo Inselvini lo assecondava al meglio, e tutto il complesso automaticamente finiva col gravare a ridosso dell'area viola dove De Sisti appunto, presto a mal partito, aveva finito col richiamare in aiuto lo stesso Merlo. Non era ancora una grandissima Lazio (quella del primo tempo con la Juve, torniamo a citare per meglio intenderci), perché D'Amico, per esempio, in non buona giornata soffriva in modo particolare le attenzioni di Roggi, perché Nanni sovente falliva gli appoggi più facili, perché lo stesso Chinaglia aveva trovato in Galdiolo un ostacolo pressoché insormontabile, ma era pur sempre una Lazio più che dignitosa, che con insistenza bussava per avere quel gol e quel punto che giusto si sentiva di meritare. Che poi, quel gol e quel punto, siano arrivati sotto le spoglie di un calcio di rigore, tra l'altro di quelli che non si può davvero definire come "sacrosanti", e dunque soggetti all'inevitabile contestazione di parte (anche se nel caso specifico l'evidenza del fallo di mano che l'ha originato non è parsa dubbia), ha un peso e una importanza in fondo relativi. Nella sostanza, una volta assodato che un braccio di Beatrice ha effettivamente colpito quel pallone galeotto, e che Lo Bello ne ha ritenuto di interpretare la volontarietà, intesa a impedire l'intervento verosimilmente decisivo di Garlaschelli, nella sostanza, dicevamo, la Lazio ha rubato niente, né dunque la partita è stata nel suo contenuto e nel suo significato minimamente falsata o in qualche modo alterata.

Era iniziata, la partita, con un'ovvia, scontata fase (stante la decisiva importanza che le si era voluto assegnare) di reciproco studio. Poi, come la Lazio accennava a menare con sottolineata insistenza il can per l'aia, la Fiorentina montava senza dar nell'occhio a cassetta: non una superiorità vistosa, ma una prevalenza netta nel gioco e nelle conclusioni (tiri fuori, o alti, o facilmente neutralizzati da Pulici di Guerini al 6', di Merlo al 9' e di De Sisti al 25'). La prima vera occasione da rete, comunque, tocca al 34' ai laziali (cross di Martini, grosso errore di Superchi in uscita e palla che gli sfugge dalle mani) ma Garlaschelli, sorpresissimo dall'inatteso "regalo" banalmente la spreca sparacchiando sulla faccia esterna della rete. Era sempre la Fiorentina, però, a bazzicare con insistenza dalle bande di Pulici e, giusto premio a tanto lodevole impegno, al 41' le si presentava, magistralmente sfruttata, l'occasione di andare a bersaglio: da sinistra pallone in area, affollato come spesso era fin qui successo, Lo Bello "pesca" un fallo d'ostruzione di Wilson su Roggi e decreta un calcio a due; tocco di Merlo per Desolati, sciabolata in diagonale, una spanna da terra sulla destra di Pulici in vistoso errore di piazzamento. Dopo il riposo la Lazio, come abbiamo detto, è un'altra. E la situazione, in campo, esattamente si rovescia. Adesso è Superchi a sobbarcarsi gli straordinari; Chinaglia lo grazia, al 7' ciabattando ignobilmente alto, una deliziosa palla-gol fornitagli da Garlaschelli a conclusione di un bel dialogo con Wilson. Al 20', comunque, Giorgione, si prende, dal dischetto, la sua rivincita: cross da destra di Inselvini, palla a Frustalupi che appena dentro l'area tenta il pallonetto per Garlaschelli felicemente appostato, gli si oppone di petto Beatrice che, nel girarsi, malauguratamente per lui, devia la sfera con un braccio: infrazione involontaria o voluta? Lo Bello non ha esitazioni e opta per questo secondo corno del dilemma; palla sul cerchio degli 11 metri e Long John questa volta non perdona. Qualche guizzo viola sulla reazione, qualche nervo che qua e là salta, Lo Bello che va in barca non azzeccandone più una, il pubblico che, come si può ben capire, carica e colora i toni, ma la partita in pratica finisce qui. Finisce cioè, com'era, tutto sommato, giusto finisse.


In un altro articolo è riportato: "Wilson: "A noi il merito di aver reagito". Lenzini "profetizza" lo scudetto". Alla Lazio il pareggio andava benissimo alla vigilia e quindi tutti nel clan biancazzurro lo hanno accettato con piena soddisfazione. Lenzini, presidente della Lazio, famoso per le sue previsioni: "Oggi avevo previsto il risultato di 1-1, non dico niente per domenica prossima, mentre dico scudetto per la fine del campionato". Wilson, il capitano, neo azzurro, è assai festeggiato negli spogliatoi. "E' stata una bella partita, finita con un giusto risultato. La Fiorentina è sempre pericolosa, ma noi abbiamo avuto il merito di non abbatterci dopo la rete subita e quindi ci siamo guadagnati il pareggio". Frustalupi, il regista, nega che il gioco laziale sia stato troppo lento: "A noi andava bene anche un pareggio; la Fiorentina è molto pericolosa, quindi siamo stati a occhi aperti, ma quando c'è stato da spingere a fondo per recuperare lo svantaggio lo abbiamo fatto, e fatto bene, perché le poche azioni veramente pericolose sono state le nostre". "Un giudizio sui giovani viola?" "Tutta la squadra viola è andata bene, ma mi ha colpito l'ala destra Caso". Poi la parola a Maestrelli: "E' stata una bella partita, molto combattuta e incerta fino alla fine e le due squadre meritano un plauso per il tono elevato tenuto per tutta la partita. E' evidente — ha continuato il tecnico laziale — che l'agonismo, abbinato a un po' di nervosismo, va sempre a scapito della precisione, quindi il gioco non è stato, e non poteva essere, tecnicamente molto elevato". Sul calcio di rigore, nessuno di parte laziale si è voluto pronunciare, e l'arbitro Lo Bello non ha ritenuto di fare dichiarazioni ai giornalisti. Lasciamolo quindi ai suoi problemi per guadagnarsi un'uscita da una porta secondaria dello stadio e salutiamo in fretta Chinaglia che ha dichiarato: "Era una partita che temevo in modo particolare: abbiamo pareggiato e io sono contento di aver centrato la porta di Superchi, sia pure su calcio di rigore"

Beatrice: "Il rigore? Solo intuizione". Radice, irato, scappa e tace. Aria tesa negli spogliatoi della Fiorentina. A nessuno e andato giù il rigore concesso dall'on. Lo Bello con il quale la Lazio è riuscita a strappare il pareggio. Il più arrabbiato, per il risultato è l'allenatore Gigi Radice il quale a differenza di tutte le altre partite, ha lasciato lo stadio alla chetichella. Per Radice ha parlato il presidente ingegner Ugolini: "Dovete scusarlo. Era molto teso e per come sono andate le cose in campo forse si sarebbe fatto sfuggire parole pericolose. Comunque ritengo che la Fiorentina si sarebbe meritata la vittoria poiché a differenza della Lazio, squadra ben organizzata, che riesce a dar vita ad un gioco armonioso, la nostra squadra ha cercato in ogni momento il successo La Lazio invece fin dalle prime battute ha fatto capire che le sarebbe andato bene anche un risultato in bianco". "Ma Beatrice lo ha fatto o no il fallo da rigore?", gli è stato chiesto. Ugolini con un sorriso sulle labbra che voleva dire tante cose, ha così risposto: "Dalla posizione dove mi trovavo non posso giurarlo però sono in molti a dire che il nostro difensore non ha commesso alcun fallo. Ma chiedetelo allo stesso interessato". E così ci siamo precipitati alla caccia di Beatrice il quale ci ha detto: "L'arbitro ha fischiato la massima punizione per intuizione. Dalla posizione dove si trovava non può aver visto alcun fallo di mani. Fallo che il sottoscritto non ha commesso. Avevo alle spalle Garlaschelli che mi pressava alla ricerca di entrare in possesso del pallone. Io mi sono un po' piegato in avanti, ho fatto un finta e in quel momento il pallone mi ha sbattuto sul petto e non sulla mano o sul braccio. Lo potete vedere attraverso la televisione. Ecco perché sono un po' arrabbiato. Non si possono perdere punti in questa maniera". Capitan De Sisti che ha disputato una buona partita: "La Lazio non ha rubato niente ma il rigore non c'era e così la Fiorentina ha perso un punto prezioso in classifica".