Domenica 3 ottobre 2004 - Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia - Atalanta-Lazio 1-1


Stagione

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3 ottobre 2004 - 3110 - Campionato di Serie A 2004/05 - V giornata

ATALANTA: Taibi, Rivalta, Gonnella, Natali (53' Sala), Bellini, Albertini, Bernardini (46' Zenoni) Marcolini, Gautieri, Budan, Pià (46' Lazzari). A disposizione: Calderoni, Innocenti, Mingazzini, Saudati. Allenatore: Mandorlini.

LAZIO: Sereni, Oddo, Siviglia, Fernando Couto, Zauri, A.Filippini, Giannichedda (63' Dabo), Liverani (58' Pandev), E.Filippini (83' Di Canio), Rocchi, Muzzi. A disposizione: Casazza, Negro, Oscar Lopez, Seric. Allenatore: Caso.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Marcatori: 11' Gautieri, 85' Muzzi.

Note: giornata di sole, terreno in buone condizioni. Ammonito Muzzi per comportamento non regolamentare. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 3.647 per un incasso di 65.994 euro. Abbonati 8.987 per una quota di 140.386,89 euro.


Un'azione della gara
Tommaso Rocchi in azione
Paolo Di Canio in azione
Un fotogramma della partita
L'esultanza di Roberto Muzzi dopo la rete del pareggio

La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio si arrangia con Muzzi. L'Atalanta va in vantaggio poi 'regala' il pari ai Caso-boys. I biancocelesti non hanno convinto, i bergamaschi soffrono a livello atletico".

Continua la "rosea": Spaccata perfettamente a metà, la mela della partita racconta di un'Atalanta delusa perché raggiunta nel finale, quando già sperava di avere in tasca la prima vittoria del campionato, e di una Lazio soddisfatta perché gli sforzi e la fatica sono serviti a conquistare un punto. Ma siccome la realtà non è mai così netta e precisa, e nasconde zone d'ombra da interpretare, l'amarezza dell'Atalanta è figlia di errori che sono gli stessi uomini di Mandorlini a commettere e la moderata allegria laziale non deve far pensare che la formazione di Caso abbia risolto all'improvviso tutti i problemi. L'1-1, risultato giusto, consegna ai bergamaschi un paio di dubbi: perché non si è insistito sul contropiede manovrato nella ripresa e perché, a livello atletico, la squadra si è spenta con il passare dei minuti? La Lazio dovrà cercare le cause di una manovra sempre sotto ritmo, sempre troppo lenta, prevedibile (anche quando l'Atalanta è alle corde) e quasi mai in grado di innescare gli attaccanti. Mandorlini, al fischio d'avvio, prende una lunghezza di vantaggio sul suo avversario Caso: il 4-3-3 dell'Atalanta garantisce la superiorità numerica in mezzo al campo, con Albertini che fronteggia Liverani, Giannichedda che viene pressato da Marcolini e Bernardini, fulcro davanti alla difesa, libero di impostare e di offrirsi al disimpegno dei compagni.

Siccome Emanuele Filippini tarda a capire che deve accentrarsi per aiutare il reparto in difficoltà e siccome Zauri viene sempre tenuto in apprensione da Gautieri, ecco che la Lazio soffre proprio nella zona dove nasce il gioco. Bastano undici minuti ai bergamaschi per concretizzare questa supremazia: tocco di Bernardini per Gautieri, triangolo con Pià e destro in diagonale sul quale Sereni non può fare nulla. E quelli della Lazio dove sono? Il momento nero degli uomini di Caso dura ancora un po', perché Budan sfiora il raddoppio (19', disattenzione di Siviglia) e Giannichedda e Liverani non riescono proprio a prendere in mano la squadra. L'unico squillo è la conclusione di Rocchi salvata davanti alla porta da Marcolini (21'): troppo poco per costruire una reazione seria. E troppo poco viene prodotto dal centrocampo, nel quale i due Filippini corrono tantissimo ma non incidono come qualità. Con la possibilità di filare via in contropiede e di giocare negli spazi ampi concessi dalla Lazio, l'Atalanta inspiegabilmente tira il freno: forse c'è poca birra nelle gambe, forse le due sostituzioni fatte nell'intervallo (Zenoni per Bernardini e Lazzari per Pià) sono eccessive e poi all'8' del secondo tempo Natali è costretto a uscire per una brutta botta in testa e così Mandorlini finisce i cambi con largo anticipo.

La Lazio, rinfrancata dall'atteggiamento rinunciatario dei bergamaschi, macina calcio a ritmo lento, però riesce ad alzare il baricentro. Caso fa l'alchimista, disegna prima un 4-5-1 con Rocchi largo a sinistra, poi toglie un impalpabile Liverani (13') per inserire Pandev e schierare la squadra secondo il 4-2-3-1, quindi butta dentro Di Canio e in campo ci sono praticamente quattro punte (Muzzi, Rocchi, Pandev e lo stesso Di Canio). Mosse che scuotono la Lazio e intimidiscono l'Atalanta che si aggrappa al suo portierone Taibi per restare a galla. Non che i biancocelesti producano spettacolo, tuttavia ci provano e spingono. E alla fine, sfruttando un errore di rinvio in piena area di Budan, Muzzi (assolutamente trasparente per il resto della gara) timbra l'1-1. E' il 40' del secondo tempo e negli ultimi minuti la Lazio insiste con determinazione e tenta il grande colpo: un bolide di Oddo (42') viene deviato da Taibi in angolo. Ma, onestamente, la vittoria della Lazio sarebbe stata un premio esagerato per una formazione che ha mostrato diverse lacune e che non ha mai incantato sul piano del gioco.


La Repubblica titola: "Una rete per parte a Bergamo. Sblocca Gautieri ma Muzzi pareggia e gli uomini di Caso sfiorano il colpo. Atalanta ancora a secco: la Lazio le nega la vittoria".

Continua il quotidiano: L'Atalanta ha assaporato a lungo il gusto della prima vittoria in campionato, ma, a cinque minuti dal termine, il laziale Muzzi ha fatto svanire tutti i sogni di gloria. Alla fine, il pareggio va considerato giusto, visto che le due squadre, gol a parte, non hanno fatto molto per superarsi e le occasioni pericolose sono state davvero poche. I primi minuti di partita sono i più vivaci. Già al 1', la Lazio impegna Taibi con un insidioso destro di Muzzi. L'Atalanta risponde, al 4', con un tiro di Albertini deviato da Sereni. Il primo gol arriva all'11': scambio Pià-Gautieri, con quest'ultimo che entra in area e con diagonale preciso batte Sereni. Al 17', Bernardini prova a raddoppiare, ma il suo tiro da fuori termina a lato. Atalanta ancora insidiosa un minuto dopo: assist di Albertini sul quale Siviglia alza a campanile, sulla palla si avventa Budan che dal limite sfiora la traversa. La Lazio subisce, ma al 21' potrebbe pareggiare sugli sviluppi di un calcio d'angolo: mischia in area, botta di Rocchi a colpo sicuro che trova però Marcolini sulla linea, a Taibi ormai battuto. I biancocelesti prendono coraggio ed al 30' Zauri impegna Taibi alla deviazione. Il ritmo della gara, comunque, non decolla. L'Atalanta si ritira nella propria metà campo, la Lazio affonda i colpi ma a corrente alternata. Al 42', girata di Liverani, ma Taibi è attento.

Al rientro in campo, Mandorlini sostituisce Bernardini e Pià con Zenoni e Lazzari; Caso lascia immutata la formazione biancoceleste. Al 6', brutto scontro tra Bellini e Natali, con quest'ultimo che resta a terra immobile, molta paura poi il giocatore si riprende anche se deve uscire in barella e viene sostituito da Sala. Al 9', si fa vedere la Lazio con una punizione di Oddo, ma Couto è anticipato da Budan. Un minuto dopo, Antonio Filippini resta a terra e Budan, sportivamente, non prosegue il contropiede per consentire i soccorsi all'avversario. Al 13', Caso fa entrare in campo Pandev al posto di Liverani e, quattro minuti dopo, entra anche Dabo per Giannichedda. Il match stenta a decollare e le occasioni da rete non arrivano. Da registrare solo due punizioni, entrambe ribattute dalla barriera: al 25' quella calciata da Albertini, al 28' è la volta di Dabo. Al 34', invece, arriva la migliore occasione della ripresa ed è della Lazio: Pandev lascia partire un tiro di sinistro e Taibi risponde da par suo. Ultimi minuti di speranza per la squadra di Mimmo Caso che, per trovare il pareggio, è costretta a lasciare spazi ai padroni di casa.

Nel finale, entra in campo anche Di Canio per Emanuele Filippini, al 38'. Due minuti dopo, la Lazio pareggia con Muzzi che approfitta di una clamorosa disattenzione della difesa neroazzurra, sugli sviluppi di un calcio d'angolo calciato proprio dal neoentrato. Al 42', un destro di Oddo mette paura all'Atalanta, ma, ancora una volta, è bravo Taibi a sventare l'occasione.