Martedì 18 ottobre 1994 - Trelleborg - Trelleborgs FF-Lazio 0-0


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18 ottobre 1994 - 2619 - Coppa UEFA 1994/95 - Sedicesimi di finale - gara d'andata

TRELLEBORG: Jankowski, J.Eriksson, C.Karlsson, Mattsson, M.Andersson, Hansson, Palmer, Engqvist, J.Karlsson (66' Larsson), Sandell, Blixt. A disp.: A.Andersson, Nilsson, Papias, Persson. All. Prahl.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli, Venturin, Cravero, Chamot, Casiraghi, Fuser, Boksic, Winter, Signori. A disp.: Orsi, Bacci, Bergodi, De Sio, Di Vaio. All.: Zeman.

Arbitro: Sig. Przesmychi (Polonia).

Note: sugli spalti spiccavano gli striscioni dei Lazio Club di Acuto, Subiaco, Rignano Flaminio, Bagnaia, Ultras, Anzio, Borgovelino, Trastevere, San Giovanni, Ladispoli e Veterani. Ammoniti Casiraghi e Favalli.

Spettatori: 10.000, di cui circa 700 tifosi laziali.

Partita a carte sull'aereo
Scambio di gagliardetti fra capitani

Riportiamo a casa salmone affumicato di Malmoe e la consapevolezza di non aver fatto "shopping" nel vicino "duty free" del Trelleborgs, come vagheggiavano i trecento laziali arrivati dietro le magie zemaniane. E stavolta il pifferaio boemo non scusera' le improvvise amnesie biancoazzurre, derivanti dall' approssimativo recupero psicofisico d' alcuni primi violini, dal gelo, da antagonisti votati soprattutto al contenimento per evitare mortificazioni. Inoltre, inutilizzabili Di Matteo e Rambaudi, ne risente soprattutto l' organizzazione centrale, quella che spesso sa mantenere la squadra corta spalancando il tridente tornado nei momenti offensivi, senza i ritardi qui rintracciabili quando Venturin deve suggerire o quando Casiraghi s' alterna con Signori nei ripiegamenti. Scompensi sufficienti per trattenere in partita i semiprofessionisti svedesi, che corrono come renne, che rappresentano degnamente il loro football terzo ai mondiali, agganciati ad un 4 4 2 di disturbo, con saltuarie rifiatate verticalizzanti verso Sandell o J. Karlsson su cui s' arrangiano tanto Chamot quanto Cravero, senza risalire a turno quali propositori aggiunti, secondo abitudini. E ad interrompere cadenze prevedibili servirebbe almeno la spinta degli esterni Negro Favalli, bloccati dietro pericoli immaginari al punto di non offrire mai soluzioni di corsia a Fuser, agli spostamenti di Winter, a Signori, mentre Boksic spesso isolato pretenderebbe d' aprire voragini tutto solo, aggrovigliandosi inevitabilmente fra M. Andersson, Eriksson, Mattson. Brutta partita, quasi un "black out" laziale, e a conti fatti diventa doveroso segnalare la migliore produzione dei dopolavoristi di questo sobborgo, che sfiorano addirittura in apertura di ripresa lo sfizio indimenticabile, proiettando il solito "Gioacchino" Karlsson oltre gli sbilanciati centrali biancoazzurri. Mazzata da brividi, pero' chissa' come Favalli in scivolata riesce a deviarla proprio d' un niente fuori quadro. Prima, l' ingolfata Lazio, ha invano tentato di prendere velocita' , disorientata da un quartetto di mediani interditori, parecchio affiatato per tagliare i rifornimenti al trio d' attacco la' davanti. Si' , ritrovandosi spesso in superiorita' numerica, Blixt e Palmer, Engqvist e Hansson, hanno sofferto unicamente qualche sparata del polivalente Winter. Troppo poco per prendere consistenza, e giusto un paio d' occasioni hanno evidenziato la differenza dei valori contrapposti nella prima frazione. Pareva il risveglio degli "zemaniani" e del redivivo Negro, che usata la sponda Boksic, ha servito la palla gol per lo sproposito balistico dell' accorrente Winter. Poi, ancora Boksic, si divincola, prende quota, scambia con Signori, che carica il destro obliquo sfiorando l' incrocio dei pali. Cambia poco nel prosieguo: Signori vagabonda dietro avanti di contraggenio senza mortificare Mattson, senza aprire spazi, senza incrociare con i compagni attaccanti. Corridoi intasati, prescindendo da quell' isolata prodezza di Boksic che taglia il campo in slalom, lasciando che Fuser rifinisca per Casiraghi, lento di riflessi sull' uscita del portiere. Gli "zatteranti" organizzati da un Palmer ovunque, ci prendono gusto, moltiplicano gli sforzi, portano Sandell ancora una volta a scaricare Negro in velocita' , ma Marchegiani rimedia in tuffo sul tiro sotto misura appena esalato. Beh, perdere la faccia qui sarebbe troppo e Winter tenta di lavorare sulla macchina laziale inceppata, tentando la percussione senza aiuti grazie ad un allargamento improvviso dei controllori di Signori e Casiraghi, ingenui nel lasciarsi portare via. Non succede nulla: la conclusione e' svirgolata cosi' come quell' inzuccata di Casiraghi nell' azione successiva, liberato ancora dallo scatenato partner croato. Che meriterebbe migliore collaborazione, che scatta tonico con scorte inesauribili di fiato, in un collettivo sfilacciato e privo d' idee sparate. Inaspettata trasformazione del gruppo scatenato di domenica scorsa, che addirittura viene messo sotto nei minuti conclusivi, e deve soffrire per sradicare almeno lo 0 0 aspettando di risolvere il contenzioso tra quindici giorni.

Fonte: Corriere della Sera