Mercoledì 12 maggio 2004 - Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 2-2


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12 maggio 2004 - 3101 - Coppa Italia 2003/04 - Finale, gara di ritorno

JUVENTUS: Chimenti, Ferrara, Thuram, Legrottaglie, Birindelli, Zambrotta, Maresca (75’ Di Vaio), Pessotto (46’ Appiah), Nedved, Trezeguet, Del Piero (78’ Miccoli). A disposizione: Buffon, Iuliano, Boudianski, Chiumiento. Allenatore: Lippi.

LAZIO: Sereni, Oddo, Stam, Mihajlovic, Favalli, Fiore, Giannichedda, Liverani (75’ Albertini), Cesar, Muzzi (61’ S.Inzaghi), Corradi. A disposizione: Peruzzi, Couto, Zauri, C.Lopez. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Paparesta (Bari).

Marcatori: 20’ Trezeguet, 46’ Del Piero, 69’ Corradi, 83’ Fiore.

Note: ammoniti Birindelli, Giannichedda e Favalli per gioco falloso. Recuperi: 2' p.t., 2' s.t.

Spettatori: 38.849 paganti per un incasso di € 433.605,00.


La Coppa Italia 2003/04 è biancoceleste
La formazione laziale: Mihajlovic, Corradi, Oddo, Stam, Cesar, Sereni; Liverani, Muzzi, Giannichedda, Fiore, Favalli
L'incornata vincente di Bernardo Corradi
Abbracci sotto la curva laziale
L'esultanza del giocatore senese
Capitan Giuseppe Favalli e la Coppa Italia
Il tiro vincente di Stefano Fiore per il pareggio biancoceleste
Jaap Stam alza la Coppa al cielo
Il biglietto della gara
Il rigore di Trezeguet

Nella gara di ritorno di Coppa Italia la Juventus, grazie a Trezeguet e Del Piero, riesce a raddrizzare fino al 69’ il risultato subito all’andata (2-0 a favore dei biancocelesti). Poi un’incornata di Corradi rimette in carreggiata la Lazio e Fiore sigla il 2-2 definitivo che vuole dire la conquista della quarta Coppa nazionale per i capitolini. A dire la verità, alla Lazio ne sarebbe bastata anche una sola di rete, in virtù del risultato maturato all’andata, ma la formazione di Mancini, una volta subito il doppio svantaggio e quindi il riequilibrio nel computo totale delle reti, prende di petto la gara assediando l’area bianconera sino al pareggio.

La Coppa Italia va quindi alla formazione più meritevole e più forte e sugli scudi si erge ad assoluto protagonista Stefano Fiore, autore di tre reti sulle quattro che la Lazio rifila tra andata e ritorno alla Juventus. E' serata di gloria anche per l’allenatore biancoceleste Roberto Mancini che vince la sua ottava Coppa tra calciatore ed allenatore. La Juventus pur se riesce sino ad un certo punto a raddrizzare il doppio svantaggio subito a Roma nella gara d'andata, commette i soliti errori in difesa e cede poi alla veemente reazione biancoceleste. La gara comincia persino bene per i piemontesi in quanto al 20’ Trezeguet, dopo un cross di Birindelli, è abile ad anticipare di testa sia Mihajlovic sia Sereni per il vantaggio bianconero.

La difesa laziale riesce a reggere e non permette né al francese, né a Del Piero e Nedved di creare eccessivi pericoli. In avanti la Lazio è però poco incisiva in quanto Corradi, pur lottando, trova in Thuram un muro spesso insormontabile mentre gli altri compagni sono più sulla difensiva. L’inizio della ripresa vede la Juventus raddoppiare subito. Un’azione rocambolesca vede un lancio di Appiah che Nedved corregge di testa, Trezeguet, pur con l’ausilio del braccio, porta avanti il pallone e si scontra con Sereni in uscita. La sfera giunge così a Del Piero che può tranquillamente insaccare a porta vuota per il 2-0 che vuol dire raddrizzare le sorti della Coppa.

La Lazio potrebbe a questo punto cedere ma invece reagisce da grande squadra. Simone Inzaghi rileva Muzzi e comincia l’assedio alla porta juventina. Corradi prova maggiormente il tiro pur sbagliando occasioni ma sino al 24’ quando la Coppa Italia riprende la via di Roma: dall’ennesimo corner battuto da Mihajlovic, l’attaccante senese incoccia violentemente la sfera di testa, sovrastando Legrottaglie e battendo inesorabilmente il portiere bianconero Chimenti. Lippi, che ha questo punto deve sperare in altre due reti senza subirne alcuna per poter vincere il trofeo, getta in campo le ultime carte a disposizione con l’ingresso di Di Vaio e Miccoli. Ma nonostante ciò la reazione della Lazio non si ferma ed i biancocelesti raggiungono il pareggio con Fiore che insacca con un rasoterra un pallone respinto malamente dalla difesa bianconera. Può comininciare così la festa biancoceleste.

L'allenatore biancoceleste Roberto Mancini: "Con questa vittoria abbiamo coronato due anni di lavoro. Abbiamo fatto una stagione super, ora speriamo per il quarto posto: nel calcio non si sa mai. Siamo andati sotto di due gol, ma in maniera casuale. Specie la secona rete l'abbiamo subita in maniera un po' strana. Ma vedevo la squadra giocare bene: poi è stato bravo Bernardo, bravi tutti. Restare alla Lazio? Io ho un contratto, spero che le cose vadano nel verso giusto. Per continuare a vincere: l'ho fatto da giocatore, ora comincio da tecnico."

L'allenatore juventino Marcello Lippi: "Ci siamo andati vicino. Sul 2-0 ci avevamo creduto, poi abbiamo preso il gol su calcio d'angolo ed è quello che ha ammazzato le nostre speranze. I ragazzi hanno fatto quello che hanno potuto, peccato quell'occasione capitata a Nedved sul 2-0. La partita è stata la sintesi dell'annata, storta. Eravamo raffazzonati, ho provato a cambiare qualcosa a centrocampo. Certo, la Lazio ha meritato, ma sul 2-0... Lascio con un rammarico in più, sarebbe stato bello vincere questa coppa. C'è grande dispiacere, tanta amarezza. Peccato, pazienza..."


La Gazzetta dello Sport titola: "Juve, non è annata da imprese. Trezeguet e Del Piero illudono, ma la Lazio rimonta con Corradi e Fiore e trionfa".

Continua la "rosea": Un tempo e qualche secondo (23 per l'esattezza) per illudere la Juve e i suoi tifosi, poi sul 2-2, quando molti al "Delle Alpi" avvertono i segnali del sorpasso, la Lazio si mette a far sul serio, prende in mano la gara, stringe d'assedio l'area avversaria e piazza due palloni nella rete di Chimenti. Ne bastava a quel punto uno solo, ma tanto per evitare guai e per legittimare una superiorità complessiva espressa nelle due gare, la squadra biancoceleste ha preferito non perderla neppure questa finale bis. Ci ha pensato Fiore, il giustiziere bianconero per eccellenza, a siglare il pareggio. Avrebbe potuto rivincere la Lazio, ma il freno del 2-0 dell'andata ha condizionato Corradi e compagni e dato fiato alla reazione juventina; quando poi tutto era ritornato su un piano di perfetto equilibrio, è uscita fuori la squadra più forte e meritevole. E così Mancini vince la Coppa Italia anche con la Lazio dopo esserci riuscito con la Fiorentina, ma lì subentrò a Terim, qui è tutta opera sua. Una coppa che sa anche di consolazione, perché a questo punto sembra davvero difficile che la Lazio raggiunga il quarto posto in campionato e quindi la Champions League. Nessuna consolazione invece per la Juve che ha solo accarezzato l'idea di una entusiasmante rimonta, ma la stagione è di quelle che non ammettono momenti di festa.

Anche ieri sera, quando si erano create le migliori circostanze per ribaltare lo 0-2 dell'andata, la squadra si è seduta, ha commesso i soliti errori in difesa e si è dissolta sotto la veemente reazione dell'avversario. Al punto da far sorgere il sospetto che il 2-0 maturato al primo minuto della ripresa fosse frutto della remissività della Lazio piuttosto che di un vero risveglio juventino. E così Lippi ha dovuto lasciare il campo ancora amareggiato dall'ennesimo traguardo fallito in questa stagione, dopo tanti anni di successi in bianconero. Triste congedo di un tecnico che rimarrà comunque nei cuori della tifoseria juventina, come giustamente era scritto su tanti striscioni issati sulla curva già prima dell'incontro. E pensare che si era messa subito bene la gara per i padroni di casa. Il primo gol era arrivato anche abbastanza in fretta, al 20', dopo un'incursione di Birindelli sulla sinistra conclusa con un cross che piombava in mezzo all'area della Lazio e veniva girata di testa in rete da Trezeguet, lesto nell'anticipare e sorprendere sia Mihajlovic, sia Sereni. Per il resto del primo tempo la Juve aveva cercato di mantenere l'iniziativa nonostante il francese, poco e male servito, non riuscisse più a tirare in porta e nonostante Del Piero stentasse a trovare il guizzo necessario a superare la difesa avversaria. Spostato, come al solito, un po' sulla sinistra, la sua posizione finiva con coincidere con quella di Stam e in questo momento tra i due non c'è partita. Né Del Piero riusciva a trovare fattiva collaborazione da un Nedved al quale non riesce più nulla di concreto. Per sua fortuna, la Juve riusciva a non correre rischi in difesa perché la Lazio giocava troppo sulla difensiva, Liverani non inventava, Muzzi non riusciva ad inserirsi negli spazi con velocità, Fiore latitava e Corradi, pur lottando alla sua maniera, trovava soprattutto in Thuram un ostacolo insormontabile e in più sbagliava del suo.

Aveva bisogno di segnare anche in fretta il secondo gol, la Juve, e la cosa le riusciva in modo abbastanza rocambolesca ad inizio di ripresa. Pochi secondi, c'era un lancio di Appiah (subentrato a Pessotto), Nedved correggeva di testa, tagliando fuori Stam, Trezeguet si portava in avanti il pallone con un braccio, si scontrava con Sereni in uscita permettendo a Del Piero di depositare il pallone nella porta sguarnita. A questo punto, tra le due squadre era tutto pari. C'era sempre sulla testa della Juve la spada di Damocle di un gol della Lazio che avrebbe reso vana la rimonta (a quel punto la Juve avrebbe dovuto vincere 4-1), ma le condizioni per l'impresa c'erano tutte, a cominciare dal morale che aveva galvanizzato la squadra juventina. Invece qui la Lazio è stata grande. Ha avuto una reazione da squadra di razza. Si è gettata in avanti, Inzaghi ha sostituito l'inutile Muzzi, Corradi ha cominciato ad arrivare con frequenza al tiro, sia pur fallendo occasioni propizie. Ma al 24', all'ennesimo corner battuto da Mihajlovic, il centravanti si è gettato come una catapulta sul pallone, incenerendo Legrottaglie e lasciando di stucco Chimenti per l'inzuccata vincente. Era il gol che in pratica assegnava la coppa Italia. Lippi ha cercato di rivitalizzare l'attacco con l'ingresso in campo prima di Di Vaio e poi di Miccoli, ma non c'era più nulla da fare. La Juve era sulle ginocchia e i laziali volavano. Al 38' si sono tolti anche la soddisfazione di uscire imbattuti dal "Delle Alpi": cross in area bianconera, pallone respinto malamente, arrivava in corsa Fiore dalla destra e infilava rasoterra nell'angolino opposto, dando il via alla festa biancoceleste.